[Post.X]L’11 Settembre Elpidiense

di Sergio Marinelli

PORTO SANT’ELPIDIO – Anche noi abbiamo avuto il nostro 11 Settembre. No, non ve ne siete accorti?

Ok, lo ammetto, le immagini dell’Audi schiantata e messa di traverso in mezzo alla strada, non sarà mai paragonabile alle torri gemelle che collassano su di loro.
Non abbiamo messo sui balconi le bandiere con gli stemmi del nostro comune, non abbiamo avuto quel senso di comunità che prima non avevamo. Niente di tutto questo. Ma quell’agguato ha germogliato in ogni elpidiense la stessa identica sensazione di vulnerabilità di un newyorkese reduce dell’attentato alle Twin Towers.

L’unica flebile prova che ho, sono i volantini con i corsi per l’auto difesa. Tecniche di facile apprendimento. Lo scopo? be’, riuscire a stendere energumeni rumeni dediti allo sfruttamento della prostituzione e al malaffare.
No, non credo sia questo. E’ solo che quando capita qualche colluttazione dove c’è un determinato numero di spettatori ad assistervi, ognuno dirà: “Ehi, poteva succedere qualcosa a me o alla mia famiglia”. Allora il mio istinto satirico m’imporrebbe uno sguardo intriso di simpatia verso il rumeno pappone. Ma è da un po’ che ho posato lo sguardo su di loro. Girano in macchine grosse come quelle dei politici, parcheggiano in doppia fila come dei politici. Hanno palazzine piene di troie come “quel politico”. Troppe le similitudini con la nostra classe dirigente, da poter provare un minimo di simpatia per loro.

Non riesco a tollerare neanche tutte le reazioni razziste e xenofobe dei miei compaesani. In America l’hanno fatto. Nei giorni successivi all’11 Settembre gli yankee sparavano alla gente scura e con la barba. Qua è più complicato procurarsi un’arma.
E adesso la gente vuole imparare a usare il loro corpo come un’arma. Ma c’è già un’arma nel nostro corpo, ed è quella che ha scatenato questa guerra: il nostro cazzo. L’abbiamo tirata fuori per primi e abbiamo sparato le nostre cartucce e generato il proliferare delle meretrici e dei loro protettori.

Rimettiamo il nostro arnese nel fodero e speriamo in un futuro migliore.
E che Dio benedica P.S.E.

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