Angela Serafini critica il “totem” informativo eretto in piazza Garibaldi

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Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Non potevano mancare le voci di Angela Serafini e il suo gruppo di amici a commentare l’erezione del totem in piazza Garibaldi, posto dall’amministrazione comunale a favore dei cittadini che vogliono farsi un’idea di come sarà la nuova piazza. Non sappiamo che idea possano farsi i cittadini guardando quelle tre foto e leggendo quelle dieci righe, di sicuro informare a cose fatte e poco prima dell’inizio dei lavori non è la cosa più democratica che un Sindaco possa fare. Ma purtroppo ci siamo abituati.

“Sono anni che noi cittadini chiediamo ripetutamente al sindaco di mostrare e di spiegare la bozza del disegno della piazza che vuole realizzare; ebbene, per tutta risposta, venerdì 20 ottobre 2017 fa erigere in piazza un cartellone con le immagini riguardanti la sistemazione dello spazio centrale della città”.

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La Serafini, insieme al suo gruppo, ha condotto per anni battaglie per la salvaguardia e la valorizzazione della piazza principale della nostra città, e non ci sta ad accettare l’ennesima pappa pronta dell’amministrazione. “Questo è un progetto definitivo. Così ci informano i nostri governanti e, per giunta, solo pochi giorni prima dell’inizio dei lavori! Secondo il sindaco quella messa in mostra sarebbe la nuova piazza, ma noi vediamo uno spazio massicciamente piastrellato, poco verde e un “recinto per le pecore” sul fosso”.

Poi entra nello specifico, “il sindaco afferma pure che sarà un luogo d’incontro e di aggregazione, infatti colloca i bambini nel recinto a sud-ovest fra la statale e via Piave, i giovani nella biblioteca del Teatro, e gli anziani in cerca del poco verde nella parte nord-est. Vale a dire uno spazio pavimentato, senz’anima e senza storia dove ognuno è separato dall’altro: anonimo, uguale a tanti altri luoghi di qualsiasi periferia”.

E conclude, “non avremo certamente più la nostra vera piazza Garibaldi che ci identificava, che sentivamo vicina e ricca di storia, che ha dato origine alla città. Noi cittadini avremo solo da pagare i mutui accesi dall’amministrazione per opere non qualificanti. Siamo ancora orfani della piazza della città”.

 

Piazza, Serafini: “il Sindaco ha paura di confrontarsi coi cittadini”

Di Angela Serafini e il suo gruppo di amici

PORTO SANT’ELPIDIO – Nell’intervista dell’8 Gennaio scorso finalmente il sindaco è venuto allo scoperto e ha detto ciò che pensa veramente: “UN NUOVO TEATRO IN PIAZZA NON LO VOGLIAMO”!

In realtà, sono i cittadini che devono volere un bene che appartiene loro di diritto e non un sindaco che guida per pochi anni la città e poi se ne va!

Il sindaco inoltre afferma “NON VOGLIO CHE I MIEI FIGLI NON ABBIANO UN LUOGO IN CENTRO CITTA’ DOVE STUDIARE E RITROVARSI… PER QUESTO E’ NECESSARIO AMPLIARE LE OPPORTUNITA’ COMMERCIALI…”

Forse che si studia solo se la biblioteca è dentro la piazza e il ritrovarsi presuppone solo gli acquisti nei negozi…?

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Santa Croce, una Contrada Condivisa

Di Riccardo Marchionni

SANT’ELPIDIO A MARE – A pochi minuti dal quartiere Fonte di Mare, tra i fiumi Chienti ed Ete Morto, c’è la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti. La Basilica e il suo circondario sono state lasciate all’abbandono fino a pochi anni fa. Per far fronte a quest’inaccettabile situazione di degrado è nata un’omonima associazione che opera per il recupero, la tutela e la salvaguardia dell’Abbazia, cercando di favorire gli studi e le ricerche atti a far meglio conoscere la sua storia millenaria e per promuovere l’immagine del territorio allo scopo di rinnovare, tramandandole, le migliori tradizioni storiche, sociali e culturali elpidiensi.

L’Associazione Santa Croce ha così iniziato un lungo e complesso lavoro di pressione a vari livelli per riuscire a trovare i fondi per il recupero e la valorizzazione della Basilica. Il primo successo dell’associazione è stato il riconoscimento del vincolo tutelare della Soprintendenza ai Beni Culturali. Un’altra strada percorsa è stata quella dei soldi pubblici, e con l’aiuto del senatore Luciano Magnalbò, che aveva preso a cuore la questione, sono stati inseriti in un decreto omnibus i soldi necessari al restauro(tre milioni di euro).

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Perché le parole di Sgarbi fanno tanto male, o forse no.

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Di LMC

PORTO SANT’ELPIDIO – “Mai visto una città così brutta” ha dichiarato pochi giorni fa Vittorio Sgarbi a proposito di Porto Sant’Elpidio nel corso del suo intervento al Teatro delle Api. Certo, non fa mai piacere ricevere un’opinione negativa, ma da un critico d’arte che ha costruito la propria carriera mediatica intorno all’iperbole e a una dialettica tanto sexy quanto colorita, non dovrebbe fare poi così scalpore.
Eppure questa esternazione ha alzato un polverone infinito.

Ho provato a ricostruire la dinamica da tre diverse angolazioni, cercando di spiegarmi perché le parole di Sgarbi fanno molto male, ma potrebbero essere ottime opportunità.

Prima angolazione: un semplice rapporto di causalità.

“Caro, ho appena comprato un vestito nuovo. Come mi sta?”
Se teniamo alla buona educazione (e all’incolumità fisica, in alcuni casi), in una scala che misura l’audacia la risposta può variare dal più conservativo “d’incanto, tesoro” al più ruffiano “secondo me questo tortora non valorizza appieno la brillantezza dei tuoi occhi”. Ma a nessuno verrebbe in mente di rispondere “sembri un tombino nutrito da un anno a Big Mac”.
Le parole di Sgarbi, banalmente, fanno male alle persone perché feriscono nell’orgoglio per il tono esplicito e provocatorio.

La seconda angolazione, scatenata dalla prima, è più sottile e analizza la reazione dei cittadini all’insulto.

Ci sono due campi in cui gli elpidiensi eccellono, a seconda della propria indole:

1. la riottosità campanilistica di fonte all’insulto
2. l’autocommiserazione passivo aggressiva

Porto esempi concreti, perché potrebbe non essere chiaro.

Fuori dal perimetro cittadino o di fronte ad osservazioni di scherno da parte di terzi, per il cittadino elpidiense questo paese diventa il più grande esempio di urbanistica internazionale, oasi felice che i villeggianti bramano per lo splendido lungomare, insignito da vessilli di prestigio come la Bandiera Blu, animato da una vita notturna seconda solo a quelle di qualche isola delle Baleari, pullulante di manifestazioni fieristiche che celebrano la mai sopita tradizione artigiana, eventi enogastronomici di prim’ordine ed attrazioni turistiche di rilievo.
Nella vita quotidiana – o meglio, nella visibilità che l’internet ha portato all’interno della vita quotidiana – Porto Sant’Elpidio è la sorella triste di Beirut, un posto dove l’ellenico concetto di agorà si è ridotto a bar, seconda solo ad alcuni quartieri di Caracas per tasso di criminalità, l’ombra della fastosa e benestante Civitanova Marche, ricettacolo di prostituzione, droga, immigrazione ed eventi sportivi minori che occludono la viabilità.

Dico, non vi sembra un tantino esagerato? Tra Marlon Brando e Lino Banfi ci sono galassie.

Vestite i panni di un forestiero, cercando di lasciare a casa cliché e preconcetti.
E’un paese costiero abbastanza giovane, come altri. Ha un bel lungomare, qualche villa, verde pubblico, un calendario di eventi a volte monotono che vive picchi di stagionalità, poche attrazioni turistiche (a me piace molto Villa Baruchello, ma se fossi di Milano non farei 500km per vederla), un centro città che assomiglia ad un cantiere perché le ultime amministrazioni comunali non hanno gestito bene la situazione, opere architettoniche non particolarmente emozionanti (a me sarebbe piaciuto vedere il cineteatro tirato a lucido e avrei trattato in maniera più dignitosa la FIM, ma se fossi di Milano non farei 500km per vederla).
Questo, nel linguaggio di Sgarbi, significa “la città più brutta d’Italia”. Stateci, accettatelo. Sa benissimo che non è così, sappiamo benissimo che non è così. Non è neanche la più bella, quindi se vi aspettavate un pat pat sulla testa avete sbagliato atteggiamento. Cosa possiamo offrire ad un amante della bellezza classica (che non deve per forza essere Sgarbi)? Poca roba: alcune zone del paese sono carine, altre no. Si sta bene? A volte sì.
Ci sono storie, tradizioni e personaggi che riempiono quel vuoto che invece si avverte in altri paesi anonimi.
Per esperienza diretta, quanto ho appena affermato si percepisce quando gli elpidiensi vengono a contatto con altre persone, solitamente fuori dal paese.
Molti erano talmente incuriositi dai miei racconti che alla fine avevano davvero voglia di passare qui. Ad alcuni è piaciuto, altri l’hanno trovato un normale paese costiero, ma si sono divertiti.

Le parole di Sgarbi fanno male al paese perché fanno scoprire, per l’ennesima volta, che l’atteggiamento dei cittadini è sbagliato, provinciale, infantile.
Quindi non cercate di difendere l’indifendibile con foto di tramonti in pineta e allo stesso tempo non idolatrate le esagerazioni di un personaggio che è quasi un caratterista.

Al contrario, uscite da quello stato mentale per cui esiste solo Porto Sant’Elpidio e o fa schifo o è magnifico. Viaggiate, rubate con gli occhi da altre città gli esempi migliori, proponete, raccontate storie e tradizioni agli altri, anche quelle che vi sembrano più ovvie.
Gli ambasciatori del paese siete voi, non Sgarbi.
E a dirla tutta, converrete con me che neanche Sgarbi è fulgido esempio di bellezza apollinea (vedi foto).

La terza angolazione riguarda la pubblicità

Le parole di Sgarbi fanno male al paese perché sono cattiva pubblicità, intesa come diffusione a livello della pubblica opinione.

Per fortuna o purtroppo viviamo in un’epoca in cui è facilissimo informarsi e le notizie risaltano, correndo veloci e ubique. Se ad oggi dovessimo googlare Porto Sant’Elpidio perché la stiamo considerando come meta estiva, verrebbe fuori che è la città più brutta d’Italia. Data la scarsa capacità critica dell’internauta, probabilmente abbandonerebbe subito la ricerca ad appannaggio di un’altra meta.
Ma, per fortuna o purtroppo, le notizie vengono sostituite da altre notizie con estrema facilità. Quindi, supponendo che Porto Sant’Elpidio attirasse l’attenzione mediatica per qualche evento positivo, Google restituirebbe una visione del tutto edulcorata della nostra città.

Insomma, è l’occasione giusta per rimboccarsi le maniche: se qualcuno ha buone idee, le tiri fuori. E’ tempo di fare qualcosa “di unico e di grande”, come cantava Dalla.
Proponete e andiamo insieme a bussare alla porta dell’amministrazione comunale.
Speriamo c’apra.

Cos’è la “durata di vita utile del giacimento”? – Un approfondimento sul referendum del 17 Aprile

Di Redazione POST IT PSE – Slides Gian Vittorio Battilà

PORTO SANT’ELPIDIO – Per quelli che non hanno potuto partecipare alla serata informativa della settimana scorsa sul referendum del 17 Aprile, riproponiamo qui sul nostro Blog alcuni dei passaggi più interessanti della conferenza, direttamente dalle parole di uno dei due relatori della serata.

“Andiamo a votare per decidere il destino di impianti già esistenti entro le 12 miglia, i nuovi sarebbero vietati in ogni caso”, esordisce così l’ingegner Gian Vittorio Battilà, che ripercorre la strada delle attuali leggi vigenti e delle prospettive che potrebbero avere origine dall’esito delle votazioni.

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Nella consultazione del 17 Aprile si chiederà agli italiani se vogliono abrogare la parte della “legge di stabilità” che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia, di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Allo stato attuale, il comma 17 del decreto legislativo 152 stabilisce che sono vietate le «attività di ricerca, di prospezione, nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine dalle coste italiane. Mentre gli impianti già esistenti entro questa fascia, possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione, che su richiesta può essere prorogata fino all’esaurimento del giacimento.

Si tratta quindi di permettere o meno, la prosecuzione delle estrazioni in acque territoriali dagli impianti già esistenti.

Una vittoria del “Sì” obbligherebbe a cessare l’attività di estrazione secondo la scadenza fissata al momento del rilascio delle concessioni, al di là delle condizioni del giacimento. Lo stop quindi non sarebbe immediato, ma arriverebbe nel momento della naturale scadenza dei contratti già stipulati.

Se vince il “No” o non si raggiunge il quorum , le attività di ricerca potrebbero proseguire fino all’esaurimento dei giacimenti.

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A oggi nei mari italiani, entro le 12 miglia, sono presenti 35 concessioni di coltivazione di idrocarburi, di cui tre inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (al largo delle coste abruzzesi), 5 non produttive dal 2015. Le restanti 26 concessioni, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi, sono distribuite tra mar Adriatico, mar Ionio e canale di Sicilia. Di queste, 9 concessioni (per 38 piattaforme) sono scadute o in scadenza ma con proroga già richiesta; le altre 17 concessioni (per 41 piattaforme) scadranno tra il 2017 e il 2027 e in caso di vittoria del Sì arriveranno comunque a naturale scadenza.

“Il referendum avrebbe conseguenze già entro il 2018 per 21 concessioni in totale sulle 31 attive: 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Il quesito referendario riguarda anche 9 permessi di ricerca, quattro nell’alto Adriatico, 2 nell’Adriatico centrale davanti alle coste abruzzesi, uno nel mare di Sicilia, tra Pachino e Pozzallo, uno al largo di Pantelleria”.

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Le ventisei concessioni entro le 12 miglia producono il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4 concessioni dislocate tra Adriatico centrale – di fronte a Marche e Abruzzo – e nel Canale di Sicilia).

La produzione nel 2015 di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc si va a scontrare con  i consumi di petrolio in Italia nel 2014 che sono stati di circa 57,3 milioni di tonnellate. Quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale (0,95%).

Per il gas, i consumi nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep corrispondenti a 62 miliardi di Smc; l’incidenza della produzione di gas dalle piattaforme entro le 12 miglia è stata del 3% del fabbisogno nazionale.

“Non si può sempre tirar fuori questa storia del dover comprare petrolio all’estero, dato che l’1% è davvero una miseria – aggiunge Battilà -, la minaccia non tiene. Allo stesso modo, non è vero che passeranno più petroliere, dato che dalla Basilicata sta per arrivare altro petrolio anche da Tempa Rossa.”

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Nel testo si parla di “vita utile del giacimento”, ma cosa vuol dire?   “È una definizione approssimativa – conclude Battilà – soprattutto se l’Ente di controllo non definisce i parametri. Sarebbe stato positivo se qualcuno avesse definito tali parametri in maniera esplicita ed oggettiva; le multinazionali ragionano molto sui numeri e consegnano i resoconti all’Ente di controllo strettamente su quanto richiesto. Non c’è etica definita sul tema, a parte la questione del rispetto delle norme ambientali. Dunque, si lascia nelle mani delle stesse compagnie concessionarie la definizione di fine giacimento.”

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In questa maniera possono continuare ad estrarre con più calma dilazionando lo sfruttamento dei giacimenti, allontanando così i relativi costi di dismissione delle piattaforme. Lo Stato invece, perde il controllo sui termini e sulla certezza della dismissione.

Inoltre, le Royalties basate sulle quantità estratte permettono alle Compagnie di estrarre poco alla volta azzerando le spese di mantenimento(e non facendo incassare nulla all’erario), ma facendo rischiare a noi di non vedere mai la dismissione e la bonifica delle strutture usate per l’estrazione e il trasporto. Ovviamente si va incontro al rischio che queste possano restare a carico dello Stato.

“Questa situazione non creerebbe ne’ garantirebbe gli attuali posti di lavoro, in quanto basta un operatore che osservi l’andamento della produzione minima da remoto. Infine,  chi dice che nell’arco di altri 10 o 20 anni non si acquisiscano tecnologie tali da permettere di andare più in profondità per cercare altro materiale?”.

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Tutta la questione si snoda intorno alle scelte strategiche nel campo delle politiche energetiche. Se parliamo di cifre irrisorie, perché non cominciare proprio da qui, dalle acque territoriali, una campagna di cambiamento del nostro approvvigionamento energetico? Se la fase di transizione sarà lenta, perché non iniziare da subito e in un contesto così favorevole?

Da quello che è emerso negli ultimi giorni riguardo ai rapporti tra il Ministero dello sviluppo economico e le società che girano intorno agli affari petroliferi, abbiamo molto probabilmente la risposta alle nostre domande: il governo è fortemente condizionato dalle richieste delle grandi società, in questo caso dell’energia.

C’è inoltre il problema ambientale che rimane latente. Nelle zone circostanti alle piattaforme estrattive si rileva un inquinamento non indifferente. Per di più, un recente studio finanziato dall’Unione Europea evidenzia che un incidente petrolifero nell’Adriatico avrebbe conseguenze “incalcolabili” per tutto il Mediterraneo.

Durante la serata è stato proiettato un video emblematico riguardo a ciò che può significare un incidente petrolifero. Si tratta dell’incidente verificatosi nel comune di Trecate, in provincia di Novara, nel 1994. Ve lo riproponiamo.

 

 

Puoi scaricare dal link sottostante l’intera presentazione dell’ingegner Battilà.

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Referendum Trivelle, un convegno per votare consapevolmente

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Venerdì 1 Aprile alle ore 21:15 si terrà presso “La Piccola” un incontro pubblico per parlare del referendum abrogativo di domenica 17 Aprile.

Il referendum, richiesto da 9 Regioni(tra le quali la Regione Marche) chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

La domanda che i cittadini italiani troveranno sulla scheda è “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Chi vuole eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare sì, chi vuole che le trivelle restino senza una scadenza deve votare no.

Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

Degli aspetti tecnici e degli approfondimenti sul tema se ne occuperà Gian Vittorio Battilà, Dottore di ricerca in Ingegneria, con esperienza lavorativa nell’ambito di discussione. Degli impatti ambientali e delle prospettive future per le energie rinnovabili ne parleranno Carlo Baleani, membro del direttivo di Legambiente Fermo, e Andrea Bagalini, direttore regionale Legambiente.

Quest’incontro è stato promosso dai gruppi consiliari di opposizione e dal comitato cittadino “Vota Si per fermare le trivelle”. Per quanto riguarda il partito di maggioranza relativa, si registra la sua posizione astensionistica assoggettata alla posizione ufficiale del governo.

 

 

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Resoconto di un’ottima discussione su piazza Garibaldi

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Martedì 3 novembre si è svolta la seconda serata promossa da “Porto Sant’Elpidio Speaker’s Corner”. Sala piena, dibattito vivo e interessante. Evidentemente parlare pubblicamente di piazza Garibaldi interessa a molte persone.

Nella parte iniziale della serata c’è stata una introduzione volta ad analizzare le mosse recenti dell’amministrazione comunale. Il 22 dicembre 2014 con una determina viene affidato un “incarico professionale per il progetto di massima dell’arredo e sistemazine di via Cesare Battisti, via Principe Umberto e piazza Garibaldi, nell’ambito del piano di recupero di piazza Garibaldi ed ed Orfeo Serafini” ad Alessia Maiolatesi, architetto sangiorgese dipendente di Moreschini(uno dei proprietari del cineteatro Gigli). Il 23 dicembre l’amministrazione presenta alla stampa il progetto della Maiolatesi e un cronoprogramma dei lavori per il 2015, 2016 e 2017.

Nonostante nel programma elettorale della coalizione del Sindaco ci fosse scritto che i primi soldi disponibili sarebbero stati spesi in piazza, e che la progettazione sarebbe stata partecipativa, queste promesse sono state disattese. I primi soldi vengono spesi per rifare completamente via Cesare Battisti(una delle strade messe meglio in centro), e il progetto è stato fatto senza chiamare minimamente in causa nessuno oltre i proprietari del cineteatro.

Estratto del programme elettorale di Nazareno Franchellucci

Estratto del programma elettorale di Nazareno Franchellucci

L’8 ottobre scorso a villa Baruchello l’amministrazione ha presentato in pompa magna il lavoro della Maiolatesi, vendendolo come un progetto di riqualificazione di piazza Garibaldi e del centro città. Quello che ci è stato fatto vedere in realtà è un progetto di arredo urbano di tre vie. Il secondo aspetto da mettere in evidenza è che non è fatto “nell’ambito del piano di recupero di piazza Garibaldi ed ex Orfeo Serafini” perché prevede il cambiamento dello stesso, come confermato quella sera dal Sindaco che ha dichiarato che arriverà al più presto in consiglio comunale una variante.

Il geometra Salvucci ha portato a conoscenza di tutta la città un documento semi-leggendario, cioè l’atto di compravendita del 1928 tramite il quale il comune di Sant’Elpidio a Mare cede il terreno per l’edificazione del Teatro Moderno. In questo documento è previsto il pagamento di una somma(mai pagata) nel momento in cui la società cessasse l’attività di pubblico utilizzo o nel momento della vendita dell’immobile. Un’altra clausola importante è quella che dà al comune il diritto di prelazione in caso di vendita.

Andando un po’ avanti cogli anni si arriva al 2003 quando il comune e l’allora proprietario Marchetti sottoscrivono un preliminare di permuta in cui il cineteatro viene valutato 1.142.000 euro. Dopo sei mesi, il cineteatro viene venduto a 750.000 euro ad un’altra società(gli attuali proprietari).

Ciò che si evince è che l’amministrazione non ha mai avuto la volontà di risolvere la questione piazza, ma ha sempre cercato delle scuse per non risolverla. Altrimenti in quegli anni li avrebbe potuti spendere settecentocinquantamila euro per comprare il teatro e rimettere a posto tutta piazza, invece di spendere inutilmente dodici milioni di euro per ampliare la zona industriale.

Sono stati poi presentati due progetti, due tesi di laurea su piazza Garibaldi. La scelta di proporre queste presentazioni è stata fatta con l’intento di dare ai presenti l’idea di come si possa agire nelle maniere più disparate per modificare uno spazio urbano, infatti i due progetti sono quasi diametralmente opposti. Il primo, di Marta Cordone, prevede il restauro del cineteatro; dei collegamenti ciclabili e pedonali tra piazza, lungomare e torre dell’orologio; un parcheggio sotterraneo sotto la piazza; una zona attrezzata lungo la dorsale nord e una zona verde sopra alla linea del fosso. Il secondo, di Alessandro Pierleoni, è decisamente più visionario. Prevede l’abbattimento di tutti gli edifici presenti in piazza; la realizzazione di una struttura adiacente la ferrovia che diventi stazione ferroviaria sopra e zona commerciale sotto; nel terrapieno della ferrovia inserisce un sistema meccanizzato per il parcheggio delle auto, in quanto l’intera area della piazza diventa pedonale; il fosso è usato come linea di congiunzione mare-monti con un camminamento pedonale poco sopra il livello dell’acqua; nella zona ovest prevede un piccolo anfiteatro coperto, e nella zona centrale un parco verde con collinette artificiali.

La presentazione di questi due progetti serviva anche a far capire qual è l’analisi che ci deve essere dietro ad una progettazione, i presenti hanno potuto apprezzare uno studio comparato delle piazze di alcune città adriatiche e il lavoro concettuale che porta alla redazione di un progetto architettonico.

Per quanto riguarda la campagna d’ascolto riservata ai tecnici promossa dall’amministrazione, è evidente a tutti che si tratta soltanto di una mera operazione di facciata, perché già nel 2014 avevano un progetto fatto da una dipendente del proprietario del cineteatro che hanno presentato alla stampa il giorno dopo l’affidamento dell’incarico. Dopo dieci mesi di limature da parte della soprintendenza si arriva alla presentazione pubblica, e solo dopo si chiede il parere dei tecnici della città? Il parere dei tecnici si chiede prima di presentare un progetto al pubblico, non dopo.

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Qualcuno durante la discussione diceva che i tecnici avrebbero dovuto andare a questi incontri per dire che la strada adiacente alla ferrovia è un obbrobrio, che il cineteatro va espropriato e ridato alla città, che non si può iniziare l’intervento di riqualificazione del centro andando a rifare via Cesare Battisti. Allora qualcuno ha fatto presente che le forze di opposizione proprio su questi temi avevano presentato una mozione in consiglio comunale corredata da più di duemila firme, ma non è stata minimamente presa in considerazione, anzi, in consiglio è stata votata velocissimamente e il Sindaco ha anche sbeffeggiato l’iniziativa più volte.

Si è creato anche un altro filone di pensiero che propone di non andare a questi incontri e di motivare con un documento il perché si disertano, per far sapere alla cittadinanza che l’amministrazione non sta seguendo il giusto iter che si confà ad un progetto partecipativo. Rimane ora il dubbio: andare sapendo di perder tempo, o non andare e denunciare pubblicamente ciò che non va?

Staremo a vedere come si evolverà la situazione. L’appuntamento con la prossima assemblea è per il periodo di Natale, per discutere nuovamente di temi importanti e per tirare le somme di questa campagna d’ascolto.

 

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Ex-Fim, i 5 stelle in tour nei quartieri per informare

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – L’hanno chiamato “La leggenda della Fim”, è il tour nei quartieri del Movimento 5 stelle di Porto Sant’Elpidio. Di leggendario in effetti c’è molto nella storia della ex fabbrica di concime, o almeno ce n’è in quello che ci è stato raccontato negli anni.

I pentastellati vanno ad analizzare alcuni punti salienti, “alcune incongruenze e inadempienze imputabili all’Amministrazione comunale. Descriveremo nel dettaglio la cronistoria della bonifica e urbanística; inoltre porteremo alla luce i dubbi e le anomalie amministrative”. I punti sui quali chiedono lumi sono in particolare tre:

-accordo per la bonifica tra comune e Fim s.p.a ratificato nel consiglio comunale del 23.02.2008 senza che ci sia il numero legale per validare la seduta;
-successiva modifica della delibera del consiglio comunale a giugno dello stesso anno effettuata dalla Giunta Municipale senza il parere del Consiglio Comunale;
-mancata escussione della fidejussione da parte del Direttore dell’area Tecnica per un valore di 3.000.000 di euro, cifra che risarciva il comune per inadempienza sull’opera di bonifica.

Oltre al lavoro di analisi i cinque stelle suggeriscono al sindaco di prendere una posizione importante, di fare una mossa clamorosa, considerando anche il fatto che la procura della repubblica di Fermo sta svolgendo delle indagini proprio su questi fatti: “chiediamo al Sindaco se non sia il caso di sospendere la procedura dell’accordo di programma, voluta da lui stesso appena ricevuto l’incarico di primo cittadino. Procedura che accelererebbe l’iter urbanístico concedendo alla FIM s.p.a. un aumento di volumetrie residenziali di 10.500mq, passando da 22.500 mq previsti ad oggi a 33.000mq.”

Sarà dunque un’ottima occasione per approfondire la storia della zona più strategica per lo sviluppo della nostra città, e per fugare i vari dubbi che ognuno può avere data la complessità del tema.

L’appuntamento per l’ultima data della prima parte del tour è Venerdì 30 ottobre alle ore 21:30 presso la sede dell’associazione di quartiere Marina Picena(via Liguria snc).

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La piazza che non c’è

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Cosa abbiamo capito del “nuovo progetto di piazza” dell’amministrazione comunale.

Il cineteatro verrà restaurato ma non verrà espropriato, perché – dice il Sindaco – siccome è probabile che aumentino i costi in corso d’opera allora si rischierebbe di dover fermare il restauro ad ogni step per reperire i soldi necessari a portare a termine i lavori. L’auspicio di Franchellucci è quello che “l’amministrazione riesca al più presto a fare un accordo progettuale pubblico-privato per il restauro del cinema”. Ma se per anni hanno detto che sotto alle pareti nord e ovest non c’era niente di storico, che paura ha oggi di fare i lavori?

Sul sedime dell’ex municipio si è deciso di non costruire, non per decisione dell’amministrazione come hanno voluto far intendere, ma a causa della crisi del mercato immobiliare. Non è stato minimamente menzionato lo stabile “Belletti”(dove c’è Birimbao e Walter), nonostante sia parte integrante della piazza.

Non si farà il sottopassaggio in via Piave, per non ben specificati motivi tecnici ed economici. Ci è stato presentato però un nuovo sottopassaggio, anzi un’idea di nuovo sottopassaggio, che dovrebbe sorgere in via Regina Elena, all’altezza della Madonnina vicino alla stazione. Il geometra comunale Principi ha spiegato che sarà come quello di via Panama(vicino alla farmacia comunale 1). Ai dubbi sollevati da alcuni cittadini circa l’incompatibilità di un sottopassaggio di tre metri e venti in una zona del genere, il geometra ha rassicurato tutti dicendo che i conti sono stati fatti bene e che non si crea nessun problema di viabilità. Allora ho fatto un esempio grafico: ho tracciato una linea sopra al sottopassaggio di via Panama e ho fatto copia e incolla su dove dovrebbe sorgere quello nuovo. Principi ha detto che la rampa di entrata da ovest inizierà in via San Francesco, e lì l’ho posizionata. Soltanto che la rampa d’uscita in direzione est va a finire in mezzo all’Orfeo Serafini, alla stessa altezza della strada del lungomare centro. Che dobbiamo pensare quindi, che si andrà a restringere l’Orfeo Serafini per far spazio a questa nuova strada?

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La strada che passerà dietro al Gigli verrà realizzata, ma comporterà non pochi problemi di viabilità, tanto che il comandante della Polizia Locale Gattafoni ha ammesso che la viabilità dell’incrocio tra la nuova strada e il sottopassaggio di piazza sarà “sperimentale”. Si partirà chiudendo via Roma, così che quelli che vengono da mare non potranno girare a destra dopo il ponte, e comunque solo una volta realizzata si saprà se funzionerà.

Un’altra curiosità è stata la rivelazione fatta dall’architetto comunale Giulia Catani. Un cittadino fa notare che dal disegno mostrato durante la serata si nota che le panchine di via principe Umberto sono pericolosamente attaccate alla linea del parcheggio, “se uno parcheggia come mia moglie che fa venti manovre, quello che sta seduto si fa un bell’aerosol di aria pulita”, ha commentato ironicamente un attento cittadino. La Catani risponde che le panchine così vicine in realtà sono “un’illusione ottica”, poi ha detto che “quello che appare oggi attaccato al parcheggio non sarà attaccato al parcheggio, quella è la visione che dà il rendering, a volte dobbiamo aggiustare le misure per rappresentare tutto bene”. Ha candidamente ammesso che hanno barato con le distanze per dare un’idea di qualcosa che in realtà non c’è. Via Principe Umberto non diventerà mai un vialone, anche se i marciapiedi saranno rasoterra, lasciando la carreggiata e le due file di parcheggi lo spazio a disposizione sarà sempre lo stesso.

Sulla presentazione del progetto che la ditta Pellegrini “dona” al Comune per riportare in auge il giardino di villa Muri è già stato detto tutto da un cittadino intervenuto durante la serata: negli anni passati quello di villa Murri era uno dei giardini più belli del fermano, non si può trasformare in un “parchetto”. Un intervento estemporaneo di cui nessuno sentiva il bisogno.

Ma arriviamo al succo. La madre di tutti i problemi è che ci hanno venduto un progettino di arredo urbano come “l’unico progetto” per piazza Garibaldi da vent’anni a questa parte. Prima cosa, di progetti su Piazza Garibaldi ne sono stati fatti a iosa, da studenti, da professionisti, commissionati dal comune con gara pubblica, fatti di propria volontà per tesi di laurea ecc. In secondo luogo, se andiamo a prendere la delibera con la quale viene affidato l’incarico alla Maiolatesi si legge benissimo che l’architetto viene ingaggiato per un progetto di arredo urbano di via Principe Umberto, Piazza Garibaldi e via Cesare Battistti, nell’ambito del piano di recupero di Piazza. E non per fare un progetto di riqualificazione del centro cittadino, con necessaria variante a tale piano di recupero.

Fatto sta che l’architetto Maiolatesi, scelto non si sa con quale criterio, forse perché è una dipendente del proprietario del cineteatro Gigli, in un anno e mezzo di lavoro ha prodotto qualche tavola dove far appoggiare la propaganda dell’amministrazione del fare, e l’ha fatto pure male. Infatti i render dell’architetto sono tutti con la luce sbagliata, il sole è stato posizionato a nord, con le ombre verso sud. Una cosa del genere meriterebbe di essere rispedita al mittente con un bel calcio nel sedere.

render piazzag

Il premio per migliore discorso panegirico va al Sindaco quando ha ammesso il fallimento delle politiche sulla piazza adottate fin’ora, ma senza dirlo esplicitamente. Franchellucci ha esortato tutti a non parlare più del passato, perché “questo è un progetto che sintetizza al meglio vent’anni di dibattito sulla piazza”. Peccato che non ci sia mai stato un dibattito vero e proprio, ma soltanto una cieca volontà di speculare da una parte, e la volontà di salvaguardare la storia della città e la richiesta d’ascolto dall’altra. Verrebbe da dire: era ora! Era ora che l’amministrazione capisse che la loro idea di piazza era assurda. Hanno pian piano privato la piazza centrale degli edifici caratterizzanti(Municipio, teatro), negli ultimi anni hanno investito in opere rivelatesi inutili e dannose(ampiamento zona industriale, lungomare Europa ecc.), ed ora vogliono far passare una clamorosa debacle in un atto di riavvicinamento a quella fetta di popolazione che per anni li ha giustamente criticati

Per capire che non sono cambiati affatto basta vedere come Franchellucci, sia durante la serata di presentazione del progetto, sia in consiglio comunale lunedì 12 ottobre, abbia trattato la raccolta firme dell’opposizione per indicare tre priorità da seguire. Prima ha detto che non si può fare una raccolta firme ogni volta che c’è un’idea diversa, poi in consiglio ha criticato il fatto che avessero fatto firmare delle proposte prima di sapere qual’era l’idea dell’amministrazione. In questo caso bisogna spezzare più di una lancia nei confronti dell’opposizione, hanno organizzato due serate informative per spiegare l’attuale piano di recupero, hanno proposto delle soluzioni e le hanno corredate con le firme dei cittadini che le hanno volute sposare. Se l’amministrazione promette un’assemblea pubblica perché vuole rendere partecipata al massimo la realizzazione di piazza Garibaldi(come scritto anche nel programma elettorale), perché ritarda l’assemblea di più di un anno e poi organizza una mera presentazione con finto dibattito? Se da parte dell’amministrazione non c’è una vera volontà di creare una piazza di tutti ma solo quella di portare a casa un risultato, non può far ricadere le proprie mancanze sull’opposizione.

Dice il Sindaco che può realizzare l’80% del progetto senza cambiare il piano di recupero vigente, e che rispetterà il cronoprogramma dato l’anno scorso(ma che ad oggi non è stato rispettato). Speriamo che i lavori che faranno non saranno abusivi come quelli per la cabine Enel, e che tutte le carte siano veramente in regola. Fatto sta che l’impressione avuta valutando queste mosse è che, non avendo più terreno fertile sulla Fim, vanno a creare un cavallo di battaglia da cavalcare alle prossime elezioni, quando ci ritroveremo(molto probabilmente) ancora una volta a parlare dei ritardi della sistemazione della piazza.

cabinaenel

Ora andate su Google Maps, scrivete “piazza garibaldi porto sant’elpidio” e premete invio. Vengono fuori due risultati, uno Corso Garibaldi a Casette d’Ete, e un altro Corso Garibaldi a Civitanova. Di Piazza Garibaldi a Porto Sant’Elpidio nemmeno l’ombra, manco verso sud. Ringraziamo il nostro lettore Marco Paolini per averci fatto notare questa “mancanza”, e ci auguriamo che al prossimo passaggio quelli della Google car si possano accorgere che invece di un incrocio in quello spazio c’è la piazza del nostro paese.

 

 

Il tema del fine vita. Un convegno per informare e riflettere

finevita

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Sono tutti molto entusiasti di esporre il frutto del proprio lavoro: un convegno di caratura nazionale sul tema del fine vita, con relatori di grande esperienza e ospiti d’eccezione. Sabato 10 ottobre al Diamond Palace di Porto Sant’Elpidio si terrà il convegno intitolato “Il tema del fine vita in uno stato di diritto: scelte, limiti, criticità”.

Inizia Milena Corradini, ideatrice del convegno che è il frutto di anni d’impegno sul tema della bio etica e del fine vita, e non ultima dell’amicizia instaurata con Beppino Englaro col quale ha già organizzato due incontri nel corso degli ultimi anni. “Abbiamo voluto il contraddittorio – spiega Corradini – non volevamo un incontro a senso unico, interverrà sia chi è favorevole all’eutanasia e alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale, sia chi è contrario”. E continua, “dopoi casi Welby ed Englaro per anni in parlamento non si è fatto nulla, oggi invece sembra che qualcosa si muova in quanto è nato un intergruppo parlamentare che lavorerà ad una proposta di legge su questi temi”.

Il convegno ha già guadagnato la risonanza nazionale, in quanto sostenuto e pubblicizzato dall’associazione Luca Coscioni dall’Ant e da Radio Radicale, che manderà in diretta l’evento.

A rappresentare l’Ant è Federico Costantini che sottolinea l’impegno concreto dell’associazione nel trattare quotidianamente con pazienti alla fine della loro vita(circa 4500 al giorno). “Proposi alla Leoni l’aggiunta di un ospite per gli interventi, perché la presidente nazionale Ant Raffaella Pannuti voleva essere presente in prima persona”.

Fa una riflessione da psicologa che ha a che fare con pazienti oncologici, Liuva Capezzani, che spiega, “il tema del fine vita non è qualcosa da affrontare alla fine della vita, ma prima – e continua – è qualcosa che ha a che fare con la qualità della vita e con la dignità della persona. Porterò il contributo dei pazienti che ho seguito, le loro riflessioni sulla morte e sull’eredità che lasceranno a chi rimane. Un tema importante è l’incremento delle aree di soddisfazione dei pazienti, che soffrono delle incombenze dei familiari e vedono ridotta la loro autonomia – continua la psicologa – un’altra mancanza è che le persone non sottoscrivono nessuna dichiarazione anticipata, su questo c’è da sensibilizzare i cittadini per una maggiore consapevolezza – e conclude – questo è un convegno per aumentare la sensibilità morale su questi temi, non sarà un’autopromozione per nessuno”.

È il turno di Mauro Tosoni, propulsore dell’evento, colui che ha dato la spinta fattiva all’organizzazione, che lancia non troppo ironicamente l’hashtag #nonsolosagre, per affermare il bisogno di eventi di qualità a Porto Sant’Elpidio. Ribattezzato “il dubbiologo” proprio da Beppino Englaro, dichiara: “non ho mai dedicato molto tempo a capire la questione, questo convegno servirà anche per spronare gli altri dubbiologi elpidiensi a riflettere su questi temi – e aggiunge – questo è l’inizio di un format di convegni ad alto livello da riproporre in futuro anche su altri temi”.

L’assessore alla cultura Monica Leoni è molto soddisfatta del lavoro fatto “non con semplicità, visto che ci lavoriamo ormai da più di sei mesi”, e tiene a precisare che il convegno “non sarà a senso unico, ma con contraddittorio, perché lo scopo è quello di informare”. “L’amministrazione questo doveva fare, favorire un dibattito su un tema importante attraverso un contraddittorio e una riflessione che possa creare una città più consapevole”. E conclude, “ultimamente ci sono state alcune sentenze su questi temi, in parlamento qualcosa si muove, diciamo che stiamo sul pezzo, e che Porto Sant’Elpidio è la prima città ad organizzare un incontro del genere in questo momento così importante”.

Milena Corradini ci tiene a precisare che la moderazione sarà affidata a due persone, Andrea Braconi e Leonardo Tosoni. Quest’ultimo, ragazzo appena ventenne, è stato scelto per un motivo ben preciso, per non lasciar cadere l’importanza di questo momento nel vuoto, per garantire una continuità, per lasciare un testimone alle generazioni più giovani. Neanche la scelta dell’immagine del manifesto è casuale, “è una foto di Giovanni Marrozzini che ritrae un cerchio di gabbiani simboleggianti il cerchio della vita che si chiude in volo”.

I ringraziamenti a chi ha collaborato all’organizzazione, agli sponsor, ai relatori ecc. si sono sprecati, e sono stati ringraziamenti sinceri, sentiti, che manifestano una serietà nell’organizzazione e un entusiasmo in chi ha collaborato che si poteva quasi toccare con mano.

Il comitato organizzativo è composto da: Milena Corradini, Liuva Capezzani, Mauro Tosoni, Edy Virgili, Giovanni Marrozzini e con la partecipazione dell’Assessore alla Cultura Monica Leoni e dell’Università del Tempo Libero di Porto Sant’Elpidio.

I relatori saranno: Milena Corradini, Beppino Englaro, Mina Welby, Liuva Capezzani, Patrizia Caporossi, Vincenzo Saraceni, Bruno Andreoni e Raffaella Pannuti.

Qui il link dell’evento facebook del convegno.