Il dibattito referendario a Pse

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ho assistito a due serate informative sul Referendum costituzionale del 4 dicembre, entrambe svoltesi a villa Maroni nel quartiere Corva. In una si sostenevano le ragioni del Sì, nell’altra quelle del No.

La serata del Sì è stata macchiata da una trovata pubblicitaria che per essere eufemistici potremmo definire di cattivo gusto. Data la contingenza del terremoto che ha scosso il centro Italia, gli organizzatori hanno pensato bene di creare un evento in cui si mangiava amatriciana gratuitamente e poi a fine pasto ognuno poteva lasciare un’offerta libera. Poi dopo cena avrebbero parlato un professore universitario e un deputato. La faccia tosta e la pacchianeria di queste persone si poteva apprezzare a pieno soltanto partecipando alla serata.

Non che dalle parti del centro-destra siano stati meno meschini. Infatti pochi giorni dopo in territorio sangiorgese è andata in scena la stessa finta attenzione ai terremotati ma con svolgimento leggermente diverso, in questo caso infatti la conferenza era nel tardo pomeriggio e poi tutti a cena pagando 25 euro a testa, con ricavato in beneficienza.

referendumcenano

Ecco. Solo per mettere in chiaro qual è il livello morale di chi si spende per le ragioni del Sì e del No. Partiamo quindi bene.

Ma andiamo a vedere come sono andate le cose. Il ricercatore Simone Calzolaio, in circa mezz’ora/quaranta minuti ha toccato tre aspetti della riforma. Ha modellato il suo intervento per renderlo comprensibile ad un’uditorio vasto sia anagraficamente che culturalmente. Forse ha anche semplificato un po’ troppo, e sicuramente ha tralasciato le parti più controverse della riforma. Ma ha anche dato degli ottimi spunti di riflessione su alcuni temi non marginali(vedi la composizione del Senato sproporzionata a favore delle provincie autonome di Trento e Bolzano).

In sostanza i punti sui quali si è fatta leva sono stati: l’abolizione del bicameralismo perfetto o paritario, la risoluzione dei conflitti tra Stato e Regioni col nuovo art.117, la maggiore incisività delle proposte di legge popolare con l’obbligo di discussione da parte della Camera dei deputati. La spiegazione è filata liscia, come quando un professore fa un bignami di letteratura americana del ‘900 ad una classe di terza media.

A fine discorso ho preso la parola, e non volendo entrare nel merito della riforma(perché saremmo rimasti a parlare fino alla mattina seguente, e forse ci saremmo anche incazzati), ho voluto porre una questione di opportunità istituzionale, qualcosa che sta ancor prima della possibilità o no di fare una riforma costituzionale. Ho chiesto a Calzolaio se secondo lui non fosse stato il caso che il Presidente della Repubblica una volta constatato che la legge elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Parlamento era incostituzionale(dichiarata tale dalla Corte Costituzionale con sentenza n.1/2014), avesse ritenuto opportuno sciogliere le Camere e farle rieleggere con la legge elettorale corretta dalla sentenza della Consulta, per avere così un Parlamento pienamente legittimo. Ricordiamo che la Corte non ha dichiarato il Parlamento illegittimo per l’istituto della continuità dello Stato, per scongiurare un cortocircuito che avrebbe portato ad uno stallo istituzionale. La risposta è stata: “Napolitano poteva farlo? Certo. Ma non l’ha fatto. Poi dopo il monito del suo discorso d’insediamento non si poteva aspettare oltre, quale parlamento migliore di questo avrebbe potuto fare le riforme da lui evocate?”.

Quale Parlamento migliore? Per esempio un Parlamento in cui non ci sono deputati abusivi(come quello seduto di fianco a lui), eletti con un premio di maggioranza incostituzionale.

Cosa ho imparato da questa serata? Che il feudo elpidiense del deputato Petrini, organizzativamente parlando, funziona ancora bene. Che gli eruditi che parlano a favore del Sì puzzano di prezzolato, sembra che abbiano degli interessi “altri” rispetto a quelli di divulgazione del Diritto costituzionale e delle sue varie sfaccettature. Che tanti di quelli presenti alla serata sono stati convinti poco dal professore e per niente dal deputato.

referendumno

La serata a favore delle ragioni del No invece è più recente. Non c’è stata nessuna beneficienza con secondi fini, infatti la sala non strabordava di persone. Il professore Carlo Di Marco ha fatto una lunga e completa panoramica delle libertà garantite dalla Costituzione e dei pesi e contrappesi che regolano il buon funzionamento istituzionale. Ci sono state alcune domande, anche fatte con cognizione di causa, così da sviscerare in fondo tutte le questioni. Forse anche un po’ troppo. Dopodiché ha preso la parola l’ex Sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio che con serafica convinzione ha dichiarato che sta leggendo un libro fantastico(che ha mostrato e consigliato a tutti) che spiega il rapporto tra l’Italia e l’Unione Europea e altre dinamiche internazionali. Questo libro l’ha talmente tanto colpito da fargli prendere delle posizioni clamorosamente anti globalizzazione, tanto che ad un certo punto mi sono sentito superato a sinistra. M’ha spiazzato. E m’ha fatto anche incazzare. Sentito tutto ciò, o prendevo la parola e rovinavo una piacevole anche se noiosetta serata, oppure eliminavo dal mio campo visivo la fonte di tanta rabbia. Naturalmente ho scelto la seconda opzione.

Cosa ho imparato da questa serata? Che le ottime ragioni del No, portate anche dal professor Di Marco, sono discretamente complesse e pienamente comprensibili soltanto a chi ha una base di Diritto pubblico o costituzionale alle spalle. Che anche se per dieci anni hai militato nel partito di Berlusconi puoi lamentarti del fatto che in Rai non ci sia libertà di informazione. Che anche se per dieci anni hai militato nel partito di Berlusconi, puoi reinventarti no-global a tuo piacimento senza che gli altri se ne accorgano.

Cosa ho imparato da entrambe le serate? Ho imparato che se Berlusconi propone una riforma costituzionale nella quale si instaura di fatto un premierato assoluto, si indeboliscono i contrappesi istituzionali, si svuota la funzione del Parlamento trasformandolo in un mero ratificatore delle scelte governative, allora i berlusconiani sono a favore e gli altri contro. Ricorderete bene come i dirigenti Pd criticavano la riforma costituzionale del 2005. Se non lo ricordate questo video vi rinfrescherà la memoria. Se invece la stessa riforma, con le stesse finalità e gli stessi effetti la propone il Pd, allora quelli del Pd sono a favore e gli altri contro.

Questo atteggiamento mette in evidenza, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, l’indifferenza per il bene comune della classe dirigente politica e anche quella dei propri seguaci. Come si fa a cambiare idea così drasticamente in dieci anni? Franceschini, Finocchiaro, eccetera, hanno subìto un lavaggio del cervello? Perché la riforma di Berlusconi era un attentato alla Carta e alla Libertà, e invece quella di Renzi no? Sono pressoché identiche, l’ha riconosciuto anche il mentore Napolitano, orsù. E perché oggi i berlusconiani o ex-tali sono così aspramente contrari a questa riforma? In fondo non è che un’ammodernamento di quella da loro presentata dieci anni fa. Incoerenti!

Se non avete avuto la fortuna di partecipare a queste serate informative, vi lascio un link dove potrete studiare da soli quali cose cambiano tra il testo attualmente in vigore e quello proposto dal governo. Se non avete la voglia o le capacità di capire da soli cosa c’è in ballo, allora fatevi aiutare da qualcuno di cui vi fidate, da qualcuno che non ha niente da guadagnare indipendentemente da come andrà il referendum. Cercate di arrivare al 4 dicembre informati e decisi.

Io voterò No, ma questo penso che si era già capito. Prossimamente vi darò conto delle motivazioni per cui ho scelto così.

In conclusione voglio darvi un ulteriore spunto di riflessione. Nel 2005 la nuova legge elettorale ha inaugurato un Parlamento formato da nominati al guinzaglio dei segretari di partito. Nel 2012 sotto la cenere del governo Monti è stato inserito in Costituzione il pareggio di bilancio voluto da Fmi, Commissione Europea e Bce, che ingessa per sempre lo sviluppo del nostro paese. Oggi si vuole modificare drasticamente la Costituzione in senso accentratore e decisionista, umiliando il popolo e il Parlamento. Sembra che negli ultimi anni si vada in una direzione ben precisa. Se poi prendiamo in considerazione anche l’evoluzione delle leggi sul lavoro questa direzione diventa ancora più chiara.

Mi sorge così un dubbio: non è che questi fermi e convinti sostenitori del Sì stanno portando a termine, magari a loro insaputa, o loro malgrado, il bel piano di rinascita democratica di gelliana memoria?

 

2 thoughts on “Il dibattito referendario a Pse

  1. Ecco, il “bel piano di rinascita democratica di gelliana memoria” di democratico non ha nulla, per il resto sono quasi d’accordo su tutto.
    Poi, essendo uscito prima, ti sei perso il mio commento sull’ingessamento del senato, che a condizioni attuali, con 15 regioni su 20 in mano al PD, rimarrebbe con maggioranza PD per i prossimi 5, 8 anni qualunque sia l’esito delle elezioni politiche della camera.
    In pratica mettono su un fortino a difesa/attacco di qualunque partito politico vincesse le elezioni nei prossimi anni.

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