Valutazione e gestione del rischio alluvioni, incontro con l’Anci e l’ass. regionale Giorgi

Le Marche hanno avviato la  avviato la fase delle consultazioni per applicare la nuova direttiva europea sul rischio alluvioni. Venerdì 12, presso villa Baruchello, si è tenuta la consultazione pubblica per il distretto idrografico dell’Appennino Centrale. Presenti all’iniziativa l’assessore regionale alla difesa del suolo e della costa, Paola Giorgi, il presidente dell’Anci Marche, Maurizio Mangialardi, il segretario generale autorità di bacino del fiume Tevere, l’assessore di Porto Sant’Elpidio Monica Leoni e vari sindaci della provincia, tra cui quello ospitante, Nazareno Franchellucci.

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Emanata nel 2007 e recepita dall’Italia con un decreto legislativo, la direttiva sul rischio alluvioni, prevede che, entro il 2015, vadano approvati i Piani di gestione a livello di distretto idrografico: entità territoriale che accorpa più bacini idrografici. In tutta Italia le attività sono coordinate dalla Autorità di bacino nazionali; le Marche sono suddivise tra il distretto dell’Appennino settentrionale, che fa riferimento all’Autorità dell’Arno, e il distretto dell’Appennino centrale, che fa capo all’Autorità del Tevere.

La prima fase del lavoro ha riguardato la mappatura delle aree a rischio di esondazione, secondo i nuovi criteri europei, portata ora all’esame della comunità regionale (istituzioni, associazioni, categorie ordini, professionali) per acquisire, entro l’anno, indicazioni e osservazioni. “Nella nostra regione inizia questa importantissima fase di concertazione, prevista dalla normativa ma che dobbiamo riuscire a far divenire pratica quotidiana, in moda da realizzare un vero governo del territorio – ha affermato l’assessore alla Difesa del suolo Giorgi – Il tema delle alluvioni è di centrale importanza per la sicurezza di ogni comunità. Proprio qui, nel fermano, nel 2011 abbiamo subito gli effetti devastanti dell’alluvione, con danni e morti. E proprio da qui avviamo questa concertazione, a ricordo di quanto è avvenuto, perché non debba più accadere. È importante costruire insieme questi nuovi Piani di gestione, con i protagonisti che poi devono operare localmente. Li abbiamo riuniti  per discutere e portare, poi, al tavolo del governo e dell’Europa un Piano condiviso e di grande impatto”.

La Giorgi ha ribadito anche la necessità di “passare della gestione delle emergenze alla prevenzione. Non si può vivere, governare, gestire un Paese in emergenza: occorre puntare sulla prevenzione. La direttiva europea è una grandissima occasione che, come Regione Marche, stiamo raccogliendo con responsabilità e impegno”.

“Il territorio è un bene da salvaguardare e non solo da consumare – ha rimarcato il presidente Anci Marche, Maurizio Mangialardi – Bisogna contrastare le pressioni che spingono a investire nelle aree ad alto rischio conclamato. Nelle Marche non partiamo da zero, ma dobbiamo mettere in campo nuovi strumenti di gestione”.

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Più critico sui tempi Cesari che afferma. “La prevenzione è e deve essere nella coscienza della cittadinanza. La manutenzione ha costi elevati e le regioni sono un po’ lasciate sole a dover arginare questa forza – continuando sul fatto che – c’è un certo disagio per l’esistenza di due distretti, con tutti i problemi che questo comporta, anche perché siamo arrivati al limite di tempo per pubblicare le mappe, lo scorso 2012, e la scadenza del piano, il 22 giugno 2015, è una data vicina. In questa fase di consultazioni pubbliche è fondamentale il dialogo con le amministrazioni e i cittadini”.

La parola passa alle osservazioni scritte dei partecipanti che sono invitati ad intervenire. Il referente di Legambiente regionale, il geologo Spagnoli parla di buone leggi da parte della regione Marche che però, spesso a fronte di altre urgenze, non vengono recepite dagli amministratori locali che a volte agiscono anche in maniera opposta. “Accade che la regione rilasci deroghe a fronte de concessioni in altri campi. Noi auspichiamo un metodo premiale per cui queste regole vengano rispettate”. Per poi rilanciare anche il “Contratto di Fiume”, conseguenza della direttiva 2000, l’accordo sulla prevenzione dei corsi d’acqua tra i comuni corrispondenti, che però come ricorda la Giorgi, sarebbe compito della provincia attuare. Mentre una ricercatrice del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Urbino riporta “la difficoltà da parte dei sindaci nel momento di traduzione del comparto tecnico del piano, soprattutto dal punto di vista della comunicabilità; perché un cittadino deve sapere come rapportarsi con la cultura del rischio”.

L’ultimo intervento è quello di Franchellucci che riporta la discussione sulla mancanza di fondi per attuare il piano. “Parlo a nome del territorio elpidiense. È naturale il fatto che sono i comuni a partecipare in primo piano, ed è vero che ci sono compiti diretti dalla protezione civile, come il fatto che sia fondamentale la cultura del rischio. Io ricordo molto bene quando dopo l’alluvione del 2011, il presidente Spacca ha voluto una legge regionale del riordino dei consorzi di bonifica – e continua, lapidario, il giovane sindaco – Ma vi chiedo, con quali soldi interveniamo? Il problema sono le risorse, noi non abbiamo neanche i soldi per la manutenzione ordinaria dopo due ore di pioggia più forte della norma. Questo non è un problema di secondo livello. Dal nazionale devono darci la possibilità di spendere e dobbiamo portare questa problematica su tutti i tavoli nazionali.

                                                                                                                        Marco Vesperini

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