Il riuso incivile

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Per la serie “come rovinare una buona idea” oggi vi proponiamo la questione del “Centro del Riuso” di Porto Sant’Elpidio.

Qualche mese fa ricevemmo una segnalazione da parte di un nostro lettore che riguardava il centro del riuso. Il nostro amico svolgeva il servizio civile in una delle tante associazioni di volontariato che si occupano di aiutare le persone in difficoltà, e nell’ambito del suo lavoro ha consigliato molte volte, a chi gli chiedeva aiuto per reperire un mobile o un elettrodomestico, di rivolgersi al centro del riuso.

Questo centro è situato vicino al cimitero in via Garda 14, all’interno della sede della Protezione Civile, che ne ha la gestione. “Il centro del riuso nasce per rispondere in modo semplice e immediato all’esigenza di ridurre la produzione di rifiuti stimolando il riuso e il riciclaggio. Esso viene attrezzato per accogliere materiale usato il quale, anziché divenire inutile rifiuto, potrà tornare ad essere oggetto di interesse per altre persone”. Questa è la definizione presa dalle “Linee guida per l’organizzazione e la gestione del centro del riuso”, documento approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 199 del 02/12/2011.

È o non è una buona idea creare un luogo fisico dove portare mobili, elettrodomestici, vestiti ed altro, che altrimenti andrebbero in discarica, per metterli a disposizione di chi ne ha un qualsiasi bisogno? Come viene rovinata quindi questa buona idea? Dalla mala-gestione, è semplice.

Ci sono state riportate(dal nostro lettore sopracitato) le esperienze di alcune persone che pensando di poter usufruire di questo servizio in maniera gratuita, hanno invece dovuto pagare, trovando addirittura i prezzi sopra gli oggetti esposti(100 euro una tv, 70 un mobile da camera, 90 un materasso).

In occasione dell’inaugurazione, a giugno 2012, l’allora sindaco Andrenacci dichiarava: “non si deve pagare nulla. Chi vuole prende e si porta a casa quello che ritiene più utile gratuitamente. Se poi – rileva Andrenacci – vuole lasciare un’offerta, è gradita. Servirà per migliorare il servizio o per fare beneficenza, ma senza obbligo”.

L’art.3 delle linee guida per il funzionamento del centro del riuso, indica che si può consegnare un oggetto “a titolo di donazione al centro del riuso affinché, mediante la cessazione a terzi gratuita o con un’offerta libera, se ne possa prolungare il ciclo di vita”. L’art. 7 delle linee guida, al punto 10 recita: “Dall’attività del Centro non può derivare alcun lucro“, il punto 11 invece recita: “Il prelievo del bene è a titolo gratuito; è consentito accettare un contributo economico a titolo di offerta a favore del gestore”.

 

Qualche settimana fa, in maniera del tutto casuale siamo andati al centro del riuso ed abbiamo trovato una situazione simile a quella paventataci in anticipo dal nostro amico, e per certi versi anche peggiore. Su di alcuni oggetti erano attaccati dei post-it con un prezzo, e nel ritirare alcuni libri ci è stata chiesta in maniera molto esplicita un’offerta. Come se non bastasse abbiamo scoperto che ci sono persone che usano questo luogo come deposito materiali, infatti alla nostra richiesta di poter prendere una specie di tela(o quinta da teatro) ci è stato risposto che quel materiale era di una signora che lo teneva lì per poi usarlo d’estate. Vicino a queste tele c’era un mobile da giardino in legno, ma non potevamo prenderlo gratuitamente perché era di proprietà della persona responsabile del centro, che ci ha chiesto venti euro per portarcelo a casa.

La Protezione Civile quindi, a quanto abbiamo potuto appurare noi, ed in base alle esperienze di altre persone, vìola le linee guida fornite dall’Amministrazione Comunale. L’offerta, eventualmente si può accettare, non si può chiedere sfrontatamente. Se si porta un mobile in quel posto non lo si può vendere, per quello ci sono i vari mercatini dell’usato privati.

A noi le segnalazioni sono arrivate ad ottobre 2014, quindi è almeno da quel periodo che lì dentro funziona così. Avrà funzionato in questa maniera sin dall’apertura? Speriamo di no.

Questa situazione è esemplare di un modo d’amministrare dedito soltanto agli annunci ed alla facciata: si crea il progetto, si spendono soldi pubblici(73 mila euro per 3 centri in tutta la provincia), si va sul giornale per accaparrarsi simpatie ma non si bada alla buona gestione. Il Sindaco Franchellucci si è fregiato di questo progetto anche allo SMAU di Roma del 2014, una fiera dedicata alle nuove tecnologie, partecipando ad un workshop intitolato“La seconda vita degli oggetti. Recuperare è smart!”

“Siamo onorati – ha dichiarato il Sindaco Nazareno Franchellucci – di poter prendere parte ad un evento di caratura nazionale. Il nostro progetto è stato selezionato insieme ad un altro in tutta Italia e questo ci gratifica moltissimo perché rappresenta il giusto riconoscimento per l’impegno profuso e per l’importanza che esso ricopre. La nostra Amministrazione Comunale si è sempre contraddistinta per la cura e la salvaguardia dell’ambiente e la sensibilizzazione delle giovani generazioni su questi temi importanti dal punto di vista ecologico ed economico”. Magari, prima di andare a Roma e sentirsi onorato, il nostro Sindaco poteva farsi un giro e vedere come funzionava veramente il centro del riuso di Porto Sant’Elpidio.

L’ultima nota dolente di questa storia è il coinvolgimento della nostra Protezione Civile, che si è sempre dimostrata all’altezza di ogni compito fin ora svolto, ma che questa volta ha toppato alla grande nella gestione di un progetto che avrebbe potuto essere veramente il fiore all’occhiello di una città attenta all’ambiente e che guarda al futuro. Vogliamo credere che da parte dei responsabili è stato fatto tutto in buona fede, ma resta il fatto che così non va bene e che bisogna cambiare al più presto.

 

 

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