Piazza, Serafini: “il Sindaco ha paura di confrontarsi coi cittadini”

Di Angela Serafini e il suo gruppo di amici

PORTO SANT’ELPIDIO – Nell’intervista dell’8 Gennaio scorso finalmente il sindaco è venuto allo scoperto e ha detto ciò che pensa veramente: “UN NUOVO TEATRO IN PIAZZA NON LO VOGLIAMO”!

In realtà, sono i cittadini che devono volere un bene che appartiene loro di diritto e non un sindaco che guida per pochi anni la città e poi se ne va!

Il sindaco inoltre afferma “NON VOGLIO CHE I MIEI FIGLI NON ABBIANO UN LUOGO IN CENTRO CITTA’ DOVE STUDIARE E RITROVARSI… PER QUESTO E’ NECESSARIO AMPLIARE LE OPPORTUNITA’ COMMERCIALI…”

Forse che si studia solo se la biblioteca è dentro la piazza e il ritrovarsi presuppone solo gli acquisti nei negozi…?

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Il riuso incivile

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Per la serie “come rovinare una buona idea” oggi vi proponiamo la questione del “Centro del Riuso” di Porto Sant’Elpidio.

Qualche mese fa ricevemmo una segnalazione da parte di un nostro lettore che riguardava il centro del riuso. Il nostro amico svolgeva il servizio civile in una delle tante associazioni di volontariato che si occupano di aiutare le persone in difficoltà, e nell’ambito del suo lavoro ha consigliato molte volte, a chi gli chiedeva aiuto per reperire un mobile o un elettrodomestico, di rivolgersi al centro del riuso.

Questo centro è situato vicino al cimitero in via Garda 14, all’interno della sede della Protezione Civile, che ne ha la gestione. “Il centro del riuso nasce per rispondere in modo semplice e immediato all’esigenza di ridurre la produzione di rifiuti stimolando il riuso e il riciclaggio. Esso viene attrezzato per accogliere materiale usato il quale, anziché divenire inutile rifiuto, potrà tornare ad essere oggetto di interesse per altre persone”. Questa è la definizione presa dalle “Linee guida per l’organizzazione e la gestione del centro del riuso”, documento approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 199 del 02/12/2011.

È o non è una buona idea creare un luogo fisico dove portare mobili, elettrodomestici, vestiti ed altro, che altrimenti andrebbero in discarica, per metterli a disposizione di chi ne ha un qualsiasi bisogno? Come viene rovinata quindi questa buona idea? Dalla mala-gestione, è semplice.

Ci sono state riportate(dal nostro lettore sopracitato) le esperienze di alcune persone che pensando di poter usufruire di questo servizio in maniera gratuita, hanno invece dovuto pagare, trovando addirittura i prezzi sopra gli oggetti esposti(100 euro una tv, 70 un mobile da camera, 90 un materasso).

In occasione dell’inaugurazione, a giugno 2012, l’allora sindaco Andrenacci dichiarava: “non si deve pagare nulla. Chi vuole prende e si porta a casa quello che ritiene più utile gratuitamente. Se poi – rileva Andrenacci – vuole lasciare un’offerta, è gradita. Servirà per migliorare il servizio o per fare beneficenza, ma senza obbligo”.

L’art.3 delle linee guida per il funzionamento del centro del riuso, indica che si può consegnare un oggetto “a titolo di donazione al centro del riuso affinché, mediante la cessazione a terzi gratuita o con un’offerta libera, se ne possa prolungare il ciclo di vita”. L’art. 7 delle linee guida, al punto 10 recita: “Dall’attività del Centro non può derivare alcun lucro“, il punto 11 invece recita: “Il prelievo del bene è a titolo gratuito; è consentito accettare un contributo economico a titolo di offerta a favore del gestore”.

 

Qualche settimana fa, in maniera del tutto casuale siamo andati al centro del riuso ed abbiamo trovato una situazione simile a quella paventataci in anticipo dal nostro amico, e per certi versi anche peggiore. Su di alcuni oggetti erano attaccati dei post-it con un prezzo, e nel ritirare alcuni libri ci è stata chiesta in maniera molto esplicita un’offerta. Come se non bastasse abbiamo scoperto che ci sono persone che usano questo luogo come deposito materiali, infatti alla nostra richiesta di poter prendere una specie di tela(o quinta da teatro) ci è stato risposto che quel materiale era di una signora che lo teneva lì per poi usarlo d’estate. Vicino a queste tele c’era un mobile da giardino in legno, ma non potevamo prenderlo gratuitamente perché era di proprietà della persona responsabile del centro, che ci ha chiesto venti euro per portarcelo a casa.

La Protezione Civile quindi, a quanto abbiamo potuto appurare noi, ed in base alle esperienze di altre persone, vìola le linee guida fornite dall’Amministrazione Comunale. L’offerta, eventualmente si può accettare, non si può chiedere sfrontatamente. Se si porta un mobile in quel posto non lo si può vendere, per quello ci sono i vari mercatini dell’usato privati.

A noi le segnalazioni sono arrivate ad ottobre 2014, quindi è almeno da quel periodo che lì dentro funziona così. Avrà funzionato in questa maniera sin dall’apertura? Speriamo di no.

Questa situazione è esemplare di un modo d’amministrare dedito soltanto agli annunci ed alla facciata: si crea il progetto, si spendono soldi pubblici(73 mila euro per 3 centri in tutta la provincia), si va sul giornale per accaparrarsi simpatie ma non si bada alla buona gestione. Il Sindaco Franchellucci si è fregiato di questo progetto anche allo SMAU di Roma del 2014, una fiera dedicata alle nuove tecnologie, partecipando ad un workshop intitolato“La seconda vita degli oggetti. Recuperare è smart!”

“Siamo onorati – ha dichiarato il Sindaco Nazareno Franchellucci – di poter prendere parte ad un evento di caratura nazionale. Il nostro progetto è stato selezionato insieme ad un altro in tutta Italia e questo ci gratifica moltissimo perché rappresenta il giusto riconoscimento per l’impegno profuso e per l’importanza che esso ricopre. La nostra Amministrazione Comunale si è sempre contraddistinta per la cura e la salvaguardia dell’ambiente e la sensibilizzazione delle giovani generazioni su questi temi importanti dal punto di vista ecologico ed economico”. Magari, prima di andare a Roma e sentirsi onorato, il nostro Sindaco poteva farsi un giro e vedere come funzionava veramente il centro del riuso di Porto Sant’Elpidio.

L’ultima nota dolente di questa storia è il coinvolgimento della nostra Protezione Civile, che si è sempre dimostrata all’altezza di ogni compito fin ora svolto, ma che questa volta ha toppato alla grande nella gestione di un progetto che avrebbe potuto essere veramente il fiore all’occhiello di una città attenta all’ambiente e che guarda al futuro. Vogliamo credere che da parte dei responsabili è stato fatto tutto in buona fede, ma resta il fatto che così non va bene e che bisogna cambiare al più presto.

 

 

La città delle figuracce

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ha qualcosa di stupefacente quello che succede a Pse. La città del Natale con albero di Natale, ma senza addobbi. Con il programma degli eventi di Natale, ma senza la pista di pattinaggio e il teatro-tenda che dovrebbe ospitarli.

L’esperienza dell’anno scorso con la pista di pattinaggio(montata senza delibera, con convenzioni e sconti poco chiari, con perdite di acqua che hanno causato degli incidenti) sarebbe dovuta servire da lezione al Sindaco “per far meglio i prossimi anni”, invece sembra che sia servita a poco.

Infatti anche quest’anno i nostri amministratori hanno dato prova d’inadeguatezza. Nonostante sul programma “La città del Natale” sia scritto che da giovedì 11 dicembre a domenica 18 gennaio ci sarebbe stata una pista di pattinaggio e un teatro tenda per ospitare eventi, niente di tutto questo ci sarà. “Autorizzazione respinta per incompletezza della domanda”, questa la spiegazione che viene dal comune. Nicola Convertino (proprietario della società Insonnia Agency), che avrebbe dovuto montare la pista, il tendone e che avrebbe organizzato parecchi eventi, dice che “il sindaco non vuole firmare l’autorizzazione”, e che hanno respinto la domanda “senza specificare cosa mancava”.

Due questioni sono da chiarire. La prima: cos’è che manca alla domanda presentata da Insonnia Agency? La scelta del Sindaco di non firmare l’autorizzazione al montaggio della pista e del tendone potrebbe anche essere vista come una positiva prudenza se venisse spiegato il perché. Altrimenti si lascia spazio a delle supposizioni che, si sa, non portano mai da nessuna parte. Aspettiamo fiduciosi che Franchellucci chiarisca questa scelta.

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Seconda questione. L’assessore al Turismo Milena Sebastiani esce ridimensionata da questa storia. L’assessore organizzaeventi che incappa in un problema (forse)burocratico e manda in mezzo fallimento la città del Natale è da criticare o da elogiare “perché comunque è l’unica che si dà da fare?”

Avrebbe potuto assicurarsi prima che l’agenzia alla quale affidava l’organizzazione del natale avesse tutti i requisiti per fare ciò che proponeva. Invece così è stata “sbugiardata” dal Sindaco che non si è voluto prendere la responsabilità di far montare il tendone e la pista di ghiaccio. Dopo un fallimento del genere di solito ci dovrebbero essere delle conseguenze adeguate.

Il post di Milena Sebastiani subito cancellato, lo trovate solo su Post It Pse.

Il post di Milena Sebastiani subito cancellato, lo trovate solo su Post It Pse.

La Sebastiani si è distinta anche in un’altra occasione, commentando il fatto che l’albero di Natale di piazza Garibaldi non fosse stato addobbato per l’8 dicembre. Evidentemente non era lei ad occuparsi dell’albero e degli addobbi, perché ha commentato con un tagliente post sul suo profilo facebook, poi prontamente cancellato. Come dovremmo considerare un assessore che gode del fallimento dell’operato di altri componenti della giunta, e che commenta una figuraccia di tutta l’amministrazione con un “No Milena… no party”? E che dire ora che proprio Milena ha toppato un party?

Come non citare infine la mega-figuraccia del consigliere Rocchi, che ha scatenato l’ira dei cittadini postando su Porto Sant’Elpidio Speaker’s Corner un’immagine dell’albero dell’anno scorso e augurando a tutti i cittadini un buon Natale. Correggendo il tiro successivamente dicendo che quella era una pubblicazione “edonistica”. Mai come in questo caso il silenzio sarebbe stato d’oro.

La conclusione alla quale si arriva analizzando la situazione è che l’amministrazione è allo sbaraglio, ognuno agisce per conto suo. È evidente che non c’è un lavoro di squadra in giunta, ma ogni assessore ha il proprio binario dove viaggia e costruisce la propria carriera personale insieme al proprio gruppo di fedelissimi. E come se non bastasse, a causa di deleghe date in base al peso elettorale, e non in base alle capacità personali, si è creata una confusione di competenze per cui l’assessore al Turismo insieme alla Commissione Pari Opportunità(dalla Sebastiani creata) organizza eventi culturali, che dovrebbero essere seguiti dall’assessore alla Cultura(Monica Leoni), ma che in realtà dovrebbe fare Annalinda Pasquali(vero assessore alla cultura), che però si occupa di Urbanistica ed Erosione Costiera.

Una giunta del genere non serve il paese, ma le singole personalità che la compongono, e se non cambia subito qualcosa non potremo che continuare ad essere “la città delle figuracce”.

Sudomagodo se ne va. Chi sarà il prossimo?

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Sconforto e delusione sono i due sentimenti che si provano a vedere il triste spettacolo dello chalet Sudomagodo che rischia di franare in mare. Sentimenti che si provano pensando a quanto lavoro e quanti soldi sono stati investiti in una struttura turistica che per colpa di scelte clamorosamente sbagliate da parte dell’amministrazione rischia di venire distrutta dalla forza del mare. E non sarà neanche l’unico a subire le conseguenze peggiori di tali scellerate scelte. Infatti nella tarda mattinata anche alcuni cubi di cemento che sostengono la pavimentazione di Saxa Beach sono franati in mare lasciando la struttura in balia delle onde.

In mattinata c’è stata una riunione proprio allo chalet Sudomagodo con l’amministrazione e la Capitaneria di Porto e si è arrivati alla conclusione che nell’immediato(domani) ci sarà una delibera ad hoc per permettere il posizionamento di blocchi di cemento a difesa delle strutture nell’area che va dai casotti dei pescatori fino a Saxa Beach. Lascia tutti ammutoliti Cristiano Recanati(proprietario di Saxa Beach) quando arriva sul posto, commentando con un rassegnato “e adesso che ci inventiamo?”.

Franchellucci, proprio perché ha deciso di improntare la sua amministrazione in continuità con quelle passate ora ne paga il prezzo. Paga lo scotto del non poter dire chiaramente ed apertamente che il progetto di salvaguardia della costa portato avanti dai suoi predecessori non solo non è stato efficace ma è stato dannoso. Ed il non ammettere questa ovvietà, unito al rattoppare malamente le pecche passate lo rende un Sindaco dimezzato. Non può essere sincero con i cittadini ed ha le mani legate per colpa delle precedenti amministrazioni. Ora infatti, scaricare la colpa sulla Regione che non ha incluso la nostra città nel piano regionale di difesa costiera, equivale a buttare fumo negli occhi. I soldi la Regione ce li ha già dati pochi anni fa, e la nostra amministrazione li ha usati malissimo, inoltre a livello regionale si preferisce intervenire dove ci sono pericoli per le infrastrutture pubbliche, e non è il caso nostro.

C’è anche il consigliere Enzo Farina a guardare la scena, “hanno fatto il lungomare sud per poter mettere la bandierina, ma il problema parte proprio da lì. Il problema riguarda il progetto del lungomare sud, del marciapiede, dei pali posti al contrario e in tale quantità che guardando in lontananza coprono la vista della spiaggia, e degli chalet costruiti troppo a ridosso del mare. Mi ricordo quand’ero più giovane il mare arrivava fino a lambire la ferrovia quando c’erano le mareggiate”, commenta laconico Farina. E dà anche una visione d’insieme dei problemi della nostra città, “è ora di dire basta, non se ne può più, la nostra città è impantanata in quattro/cinque situazioni private che bloccano lo sviluppo a discapito di tutti. Questo è un modo di fare che non va più bene, bisogna dirlo”.

Su questo fronte il Sindaco rischia grosso. Rischia di pagare il conto aperto dai suoi predecessori. Se i balneari intentano una causa collettiva contro il comune, come la mettiamo? Chi pagherà? Toccherà fare un pellegrinaggio fino al quartiere San Filippo e al quartiere Cretarola per suonare il campanello dei due ex sindaci e anche(forse soprattutto) a casa del quasi ex capo dell’ufficio tecnico.

Il piano di difesa costiera è stato un bluff per mascherare la costruzione della darsena, le barriere soffolte sono state fatte buttando la terra in mare al posto delle pietre, e i danni provocati dai pennelli ora ce li chiedono indietro i balneari con le cause in tribunale; il “lungomare sud” è costato tantissimo, è stato realizzato male e troppo vicino al mare(perché non era stata risolta la questione Fim, altra ferita aperta), e i cittadini che ci camminano sopra e cadono chiedono giustamente i danni al comune. Ma che modo di amministrare è questo? E che Sindaco è quello che è fiero di amministrare in continuità con chi ha commesso questi gravi errori?

La scomparsa degli chalet non sarà una cosa facile da far scordare alla cittadinanza. Nazareno Franchellucci è ad un bivio, o prende le distanze e ammette il fallimento delle strategie fin ora adottate e va a chiamare chi ha sbagliato per chiedergli conto di ciò che ha fatto, oppure, se non ha il coraggio di fare questo, è meglio che se ne torni a casa, perché la città non può restare un minuto in più sotto al giogo dei rapporti di potere che hanno segnato fino ad ora la nostra vita amministrativa.

Sacchi alimentari posti a difesa degli chalet. Serve chiarezza.

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ecco alcune immagini che ritraggono la situazione della spiaggia di Porto Sant’Elpidio al 25 ottobre 2014. In particolare il tratto in direzione della ex Fim, dei casotti dei pescatori e di una parte del lungomare sud.

 

Si vede chiaramente che i sacchi in alcune zone hanno fatto il loro lavoro, ma in altre si sono strappati ed hanno iniziato a perdere sabbia. I casotti dei pescatori sembrano veramente spacciati. I sacchi fanno da barriera alle fondamenta, sono l’ultimo baluardo prima del loro crollo. Facile immaginare che durante l’invernata si potrebbero verificare dei danni importanti. Nei punti in cui i sacchi non sono presenti, naturalmente il mare ha mangiato più spiaggia e arriva quasi a lambire le palme che arredano la passeggiata del lungomare.

Di fronte all’ex Fim invece abbiamo fatto una scoperta interessante. Dalla spiaggia erosa è emerso il vecchio canale di scarico della fabbrica di concimi, immerso in un tappeto di pirite solidificata che il mare ha spezzato in maniera frastagliata, creando una zona surreale, quasi un paesaggio vulcanico. È da considerare anche questo come archeologia industriale ed eventualmente da salvare e da riqualificare? Oppure finite le mareggiate verrà ricoperto di nuovo di ghiaia e lasciato nel dimenticatoio?

Il caso dei sacchi alimentari

Rimane il dubbio sull’adeguatezza dei sacchi utilizzati per difendere gli stabilimenti balneari. I sacchi in questione sono in polipropilene, certificati per contenere materia prima alimentare tipo orzo, grano, riso ecc. e proprio in bella vista, sul fogliettino attaccato ad ogni sacco è indicato che nel caso in cui i sacchi vengano posti all’esterno debbano essere al riparo dalla luce del sole e dalla pioggia. sacchialimenti A Senigallia l’inverno scorso hanno sperimentato per la difesa della costa e di alcuni stabilimenti balneari dei sacconi in geotessuto denominati “Stop Wave”, appositamente progettati per questo uso. Questo materiale, estremamente robusto e permeabile all’acqua, può essere riempito di sabbia, terra, ghiaia ecc. e va a formare un’opera stabile e resistente nel tempo. Si può inoltre facilmente rimuovere l’opera nel momento opportuno ripristinando la situazione iniziale della spiaggia. Il costo per 200 sacchi in geotessuto specifici per la difesa della costa da cm. 160 x 120 x 40 è stato di 4500 euro circa. Noi per 150 sacchi da alimenti abbiamo speso 3500 euro.

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

La critica che è stata mossa al Sindaco non è quella al metodo utilizzato. L’uso di sacchi per difendere gli stabilimenti balneari è sacrosanto, anzi è la “toppa” che l’inverno scorso è mancata. Mossa azzeccata quindi. La critica alla quale il Sindaco non ha voluto rispondere è quella sull’adeguatezza del materiale con cui sono fatti questi sacchi. Siccome nascono e vengono certificati per altri utilizzi, e nel “bugiardino” attaccato al sacco è sconsigliato di tenerli al sole e all’acqua allora nasce spontanea la domanda se siano idonei o meno.

“Il nostro obiettivo era quello di creare a costo minimale una barriera meccanica che in caso di mareggiata medio-grande potesse arginare i piccoli danni che gli stabilimenti puntualmente registrano in queste situazioni”, sostiene il Sindaco Franchellucci, che continua “è chiaro che come li abbiamo usati noi non devono tenere per chissà quanti anni, ma solo per un tempo limitato di sei mesi”. La vera notizia però non è che i sacchi hanno tenuto alla prima mareggiata per altro di media intensità. La notizia è che con una mareggiata di media intensità già i sacchi hanno iniziato a rompersi. Ma se si sono rotti con una media mareggiata, quando in pieno inverno ci saranno mareggiate imponenti che presumibilmente romperanno altri sacchi che facciamo? Ci rimettiamo le mani? Forse sarebbe stato meglio utilizzare materiali idonei creati apposta per questo tipo di utilizzo.

“Facciamo come a Senigallia”

Da uno studio del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Firenze intitolato “Opere di difesa della costa costruite con contenitori in geotessuto riempiti di sabbia”, si capisce che l’intervento realizzato a Porto Sant’Elpidio è assimilabile agli interventi che si facevano negli anni ’80 e ’90 cioè con “sacchi non specificamente studiati per l’impiego marino, che non avevano sufficienti caratteristiche di resistenza e durabilità”, mentre invece “negli ultimi anni sono state realizzate difese con nuovi geosintetici”, quelli utilizzati per l’appunto a Senigallia.

A questo punto il Sindaco e l’assessore Pasquali che ha la speciale delega alla salvaguardia della costa dovrebbero rendere conto ai propri cittadini in maniera seria delle loro scelte, non buttare fumo negli occhi e difendendosi dichiarando delle banalità. Devono dire chi ha consigliato di acquistare questi sacchi e chi li ha forniti. E come mai l’assessore Pasquali a settembre dichiarava “faremo come a Senigallia”, e che non sarebbero stati utilizzati i sacchi messi a disposizione dalla regione, ma che sarebbero stati presi “quelli prodotti da una ditta italiana, gli stessi utilizzati a Senigallia (cioè gli StopWave, ndr), che hanno determinate caratteristiche tecniche”. Come giustifica questo cambio di strategia?

Ci sarebbe da ridire anche sul fatto che i sacchi sono stati posizionati “di volta in volta seguendo le indicazioni degli operatori turistici”, come sostenuto dagli assessori Buono e Pasquali. A Senigallia invece i sacchi sono stati posizionati in base ad una relazione tecnica di un ingegnere dell’Università di Ancona.

Un detto popolare recitava: “contenti e cojonati”.

 

DOCUMENTAZIONE

 

La determina del dirigente del comune di Senigallia per l’acquisto dei sacchi in geotessuto:

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OPERE DI DIFESA DELLA COSTA COSTRUITE CON CONTENITORI IN GEOTESSUTO RIEMPITI DI SABBIA – relazione a cura di Pier Luigi Aminti ed Enrica Mori del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli studi di Firenze:

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La Delibera della giunta di Porto Sant’Elpidio per l’acquisto dei sacchi a difesa degli stabilimenti balneari:

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Riqualificazione della pineta, l’amministrazione presenta il progetto.

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Di Redazione POST IT PSE 

PORTO SANT’ELPIDIO – Il prossimo 25 agosto alle ore 21.15 nella sala conferenze della casa del Volontariato l’Amministrazione Comunale ha organizzato un incontro pubblico per informare la cittadinanza sul progetto di riqualificazione della Pineta nord che negli ultimi anni, a causa delle intemperie ed in particolare della nevicata eccezionale del 2012, aveva subito ingenti danni.

“Si tratta di un progetto volto a riqualificare ed implementare Il patrimonio arboreo della città  con la messa a dimora di ben 350 piante” – dichaira il sindaco Nazareno Franchellucci – .La pineta demaniale di Porto Sant’Elpidio ha 60 anni di vita ed ha bisogno di manutenzione e di nuove piantumazioni.”

“Sotto il profilo procedurale – commenta l’Assessore all’ambiente Annalinda Pasquali –  il progetto che andremo ad illustrare prevede diverse fasi: l’infittimento della fascia arborea  protettiva delle prime due file esterne verso il mare, prevalentemente con Tamerici e Lecci; sottopiantagione nelle radure interne con conifere autoctone; potatura del secco e delle branche stroncate di circa 70 piante;  abbattimento di una cinquantina piante morte o a rischio di schianto, qualora dovessero verificarsi condizioni metereologiche eccezionali; estirpamento e rimozione di circa 350 ceppi di piante morte per la messa a dimora delle nuove piante.”

I lavori partiranno l’8  settembre e saranno seguiti dal dott. Marco Cardinali, Agronomo, che ha redatto anche il progetto di riqualificazione della pineta. Non si procederà alla chiusura totale di tutta l’area, ma il cantiere sarà itinerante e si circoscriveranno le aree d’intervento, in modo da favorirne la fruizione.

Arrivano le pedane per i disabili

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Siamo a metà luglio e finalmente arrivano le pedane per i disabili. “A partire dalla prossima settimana il Comune andrà a ritirare le pedane, già preventivamente richieste, per garantire l’accesso al mare alle persone diversamente abili.”

“Un servizio che non deve essere pensato solo per i disabili ma che risulterà utile anche agli anziani o alle mamme con i passeggini che hanno spesso le stesse difficoltà ad affrontare asperità del terreno e barriere architettoniche naturali ed/o artificiali. Grazie a queste passerelle chiunque potrà , dunque, godersi una giornata al mare.”

Il comune acquisterà 110 metri lineari di pedane dalla ditta Lietomare, che regalerà al comune ulteriori 20 pedane(10 metri lineari).

“Un gesto di vicinanza – hanno dichiarato gli assessori Buono e Pasquali – apprezzato sicuramente dall’Amministrazione Comunale che è da sempre molto attenta e sensibile alle tematiche inerenti le barriere architettoniche. Questo nuovo servizio sicuramente rappresenterà un valore aggiunto per la nostra spiaggia”.

“La settimana prossima” si colloca più o meno a metà estate. Appurato che il lungomare centro è al buio da qualche settimana per non si sa ancora quanto tempo a causa di lavori alquanto improvvisati, non potevamo aspettarci una tempistica migliore per quanto riguarda le pedane per i disabili. Inoltre l’amministrazione “da sempre molto attenta e sensibile alle tematiche inerenti le barriere architettoniche” è la stessa che per anni si è scordata di dare l’accesso fino al mare ai disabili nelle spiagge libere.

C’è qualcosa che suona strano però, è quel “già preventivamente richieste”, perché la titolare della ditta Lietomare pensò di proporre i suoi prodotti al comune dopo aver letto il nostro articolo. I due assessori sembrano dire, “lo stavamo proprio per fare”. Sarà, l’importante è che finalmente venga data la possibilità ai disabili di arrivare fino al mare in autonomia. Ma soprattutto che l’anno prossimo non si crei la stessa situazione.

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Tagli all’asilo, maestre sostituite e disagi per i più piccoli

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – All’asilo “La carovana dei piccoli mocciosi” al quartiere San Filippo si sta svolgendo una faida tra la cooperativa che gestisce l’asilo e alcune dipendenti, e a pagarne le spese sono i bambini e le loro famiglie.

Tutto comincia qualche mese fa, quando l’amministrazione fa presente alla cooperativa “Nuova Ricerca-Agenzia Res” che nel nuovo bando per la gestione di quell’asilo ci sarebbero stati dei cospicui tagli. In quel momento la cooperativa aveva fatto capire che non avrebbe partecipato al nuovo bando perché non poteva far fronte ai tagli imposti dall’amministrazione. Così alcune insegnanti insieme ad altre persone della cooperativa, hanno deciso di creare una nuova cooperativa per partecipare al bando di gestione dell’asilo, da quello che sappiamo, anche su consiglio dell’ufficio servizi sociali del comune.

Quattro maestre, una cuoca e una donna delle pulizie, hanno rassegnato le proprie dimissioni dalla cooperativa, che di tutta risposta le ha messe in ferie forzate dal 1 luglio. Da questa mossa sono scaturite le proteste dei genitori, in particolare di quelli del gruppo dei lattanti(i più piccoli). “Le educatrici della sezione lattanti sono state sostituite senza avvisare noi genitori e senza tenere adeguatamente in considerazione gli effetti che una sostituzione così improvvisa poteva determinare su bambini così piccoli”. E continuano, “A nostro avviso, come confermato alla rappresentante dei genitori dalla stessa pedagogista della cooperativa, è stato recato un disagio ai nostri figli e questo non per un evento improvviso e inevitabile ma per la cattiva gestione della situazione da parte della cooperativa”.

I genitori concludono il loro comunicato dichiarando che non porteranno i loro figli all’asilo in segno di protesta, e che non pagheranno la retta del mese di luglio, pur volendo mantenere il diritto di prelazione per il posto all’asilo.

Prima della lettera dei genitori, la cooperativa aveva mandato un comunicato stampa ai quotidiani locali sostenendo che non si era creato nessun problema, e che la sostituzione delle maestre del gruppo dei lattanti era avvenuta in seguito al loro licenziamento, non per volontà della cooperativa.

In data di ieri invece c’è stata la pronta risposta del sindaco ai genitori. Il sindaco Franchellucci dichiara di comprendere il disagio delle famiglie per la sostituzione delle maestre, ma sottolinea “come la stessa attenga esclusivamente ai rapporti intercorrenti fra datore di lavoro e personale dipendente, dai quali l’Ente è totalmente estraneo”. Non può nulla quindi il sindaco, che prende le distanze da ciò che è avvenuto all’interno della cooperativa sostenendo che “tale situazione è peraltro riconducibile alle dimissioni, espresse in maniera del tutto autonoma e volontaria da parte del suddetto personale, che è stato prontamente sostituito con altrettante figure professionali di pari capacità ed esperienza garantendo continuità ai servizi educativi ed assistenziali”. E conclude avvisando i genitori che la loro protesta non li esime dal pagare la retta a meno che non vogliano rinunciare al loro posto all’asilo, mediante espressa rinuncia del posto-bambino.

Il giorno 15 luglio 2014 si apriranno le buste del bando per la gestione dell’asilo, vedremo come andrà a finire.

Ciò che abbiamo ben capito è che dei bambini di pochi mesi, abituati a stare soltanto con la mamma e che con discrete difficoltà vengono inseriti all’asilo assistiti da una maestra, di punto in bianco si sono trovati a stare con un’altra persona. Questo repentino cambiamento ha portato molte difficoltà ai bambini ed anche ai genitori che si sono ritrovati a dover affrontare di nuovo il problema di far abituare il proprio figlio a stare con una persona diversa dalla mamma.

Secondo i genitori sarebbe bastato scaglionare le “ferie” alle maestre così da rendere meno traumatico il cambiamento. O ancor meglio la cooperativa avrebbe potuto far concludere l’anno accademico alle maestre di sempre e pagargli le ferie dopo luglio, così da non creare alcun trauma ai piccoli. È un peccato, perché con questa storia si va a macchiare il buon nome dell’asilo, al quale tutti riconoscono l’ottima gestione dei bambini.

 

Dal link qui di seguito potete leggere integralmente la lettera di protesta dei genitori.

La lettera integrale dei genitori

Spiaggia PSE, off-limits per disabili

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Un nostro lettore ci ha portato a conoscenza di un’annosa questione che riguarda lui e altre persone disabili costrette sulla sedia a rotelle. Ogni anno, all’inizio della stagione estiva deve intraprendere una serrata relazione con l’amministrazione comunale perché vengano messe in posa delle pietre che conducano dal lungomare fino alla battigia, in modo da far raggiungere la spiaggia in maniera agevole anche a chi non cammina sulle proprie gambe.

Parliamo della zona di spiaggia libera in corrispondenza della quadrata. Lungo la strada c’è un parcheggio riservato ai disabili, dalla zona piastrellata parte una passerella che arriva fino alla doccia pubblica, e verso il mare arriva fino ad una ventina di metri dalla battigia. La parte di passerella che manca viene tolta ogni anno a settembre per evitare che le mareggiate invernali la riducano in polvere.

Ma il momento della messa in posa è variabile. L’anno scorso ad esempio la passerella è stata completata soltanto a metà luglio, dopo ripetute richieste del nostro lettore e di altre persone. Quest’anno, come sempre, ha iniziato a pressare ad inizio giugno, ma con scarsi risultati. Ha messo a conoscenza della situazione il consigliere Ciarrocca, il presidente del consiglio Romitelli, e l’assessore Sebastiani. È arrivato finanche all’ufficio tecnico del comune, ma fino a sabato scorso(28 giugno) nulla di fatto.

La situazione della passerella in zona “Quadrata” prima di sabato 28 giugno

Nella mattinata di sabato infatti il nostro lettore, mentre si stava recando in spiaggia incontra alcuni operai del comune intenti ad opere di pulizia e manutenzione del lungomare. Gli operai avevano l’ordine di portare via le pietre ammassate vicino alla doccia, ma dopo le proteste dell’indomito cittadino, con estrema cortesia e andando contro l’ordine ricevuto hanno provveduto a posizionare le pietre in direzione mare.

Missione compiuta quindi? Per niente affatto, perché tra la fine dello stradello in pietra e la battigia mancano ancora 15 metri(se un disabile vuole fare il bagno, come fa?), e non è neanche prevista una piattaforma dove parcheggiare le carrozzine o i passeggini. Sì perché queste passerelle, dotate di piattaforma e gazebo ombreggiante potrebbe essere utile oltre che alle persone disabili anche alle famiglie con bimbi piccoli con passeggini al seguito, o anche a persone temporaneamente infortunate. In altre regioni funziona proprio così.

La situazione di domenica 29 giugno. Si vedono perfettamente i 15/20 metri che separano la fine della passerella e la battigia

Sarebbe auspicabile che anche la nostra città si adegui a questi standard qualitativi di accesso alle spiagge libere. Si potrebbe iniziare ad esempio attrezzando due zone, una a nord una a sud, e poi migliorare di anno in anno. Basterebbe posizionare le passerelle ad inizio giugno anziché a metà luglio, tanto per cominciare. Diciamo che per un paese a vocazione turistica come il nostro, e con l’attenzione al sociale che rimarca ogni volta il sindaco(che detiene la specifica delega) non sarebbe da disdegnare una politica del genere. Aspettiamo fiduciosi.

 

Alcuni esempi di progetti per l’accesso alle spiagge per le persone disabili:

Il progetto “Mare senza barriere” (Toscana), premiato al concorso “Italia turismo accessibile”. Mare senza barriere progetto

Il progetto “Il mare è per tutti” (Liguria)

Tanta voglia di piazza, o di negozi?

Vecchia sede comunale in fase di ultimazione 1961, di fianco il teatro Beniamino Gigli. - foto del gruppo facebook Porto Sant'Elpidio nelle immagini

Vecchia sede comunale in fase di ultimazione 1961, di fianco il teatro Beniamino Gigli. – foto del gruppo facebook Porto Sant’Elpidio nelle immagini

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Dopo l’hashtag coniato dal Sindaco per lanciare l’ultimo nuovo progetto di riqualificazione di piazza Garibaldi, torna a parlare Angela Serafini ed il suo gruppo di amici. La signora Serafini, veterana della lotta per il mantenimento dell’identità cittadina ed in particolare di piazza Garibaldi, sviscera la proposta del sindaco e ne mette a nudo le incoerenze.

“Non è vero, come dice il sindaco, che non costruiranno sull’area del sedime dell’ex municipio, perché ci realizzeranno un edificio di un piano con un loggiato verso ovest, a destinazione commerciale – e continua la Serafini – il teatro non sarà usato per spettacoli e attività culturali di ogni genere, a disposizione di tutti, ma per il commercio. Diventerà una piazza coperta, ad uso e vantaggio esclusivo del privato”.

Sulla destinazione del teatro Gigli la Soprintendenza nel decreto di vincolo del 2010 sentenzia “la necessità che il ripristino dello spazio interno non rischi di stravolgere la destinazione d’uso per cui era stato concepito“. Nel progetto del sindaco dentro al teatro verranno costituiti degli spazi commerciali. Ci dovrà spiegare se e come vorrà eludere il vincolo.

Un altro punto del quale Angela Serafini non è affatto soddisfatta è la copertura che unirà il cine-teatro al mercato coperto, e al riguardo ricorda nuovamente le parole della soprintendenza che raccomandava di “salvaguardare la prospettiva della luce, l’integrità visuale, il decoro e la libera percezione” del cine-teatro.

Una volta creata la strada che costeggia la ferrovia e costruito l’edificio commerciale sul sedime dell’ex municipio, non rimarrà praticamente nessuna area verde, e la piazza si trasformerebbe in un “grande centro commerciale“. “I commercianti forse credono che questo potenzierà le loro attività?” si chiede retoricamente la Serafini, che lancia anche un’ultima stoccata al sindaco, “Questa è la piazza che vuole il sindaco, o è quella che pretendono di ottenere i proprietari del “Beniamino Gigli”? Forse a risarcimento per l’affare sfumato con l’imposizione del vincolo?”

Conclude però speranzosa, “ci auguriamo che sul potere speculativo prevalga l’intelligenza, la sensibilità, l’amore per la propria città e la sua storia.”

 

Anche il consiglio comunale dei ragazzi ha deliberato una “piazza libera, con il verde e senza costruzioni in mezzo”

Il progetto di piazza presentato dal Sindaco

La nostra analisi del progetto di piazza