Analisi del progetto Piazza e proposte per il futuro

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Di Marco Ruggieri, Matteo Nasini, Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – È stato uno dei temi caldi dell’ultima campagna elettorale, un problema che persiste dalla nascita del nostro comune, ma che negli ultimi anni è peggiorato: Piazza Garibaldi, o meglio ciò che ne rimane, è ancora al centro del dibattito cittadino dati gli ultimi sviluppi da parte dell’amministrazione.
Il sindaco Franchellucci ha raggiunto un accordo con il proprietario dell’ex cineteatro “Beniamino Gigli” che, nel caso in cui venga rispettato, non sarebbe esagerato chiamare “storico”. La proprietà infatti si è impegnata a ripulire internamente ed esternamente l’edificio, e ad iniziare un progetto di restauro. Il primo cittadino ha dichiarato inoltre che entro la fine dell’anno verrà realizzata la strada dietro il teatro, adiacente alla ferrovia, che permetterà la pedonalizzazione completa del resto della piazza.

Dai rumors che si sentono in giro sembra superato l’ultimo progetto approvato per la riqualificazione di piazza Garibaldi, che tra l’altro prevede lo spostamento del mercato coperto fuori dal perimetro della piazza, sempre sopra al fosso, ma tra la ferrovia e il lungomare. Proprio il mercato coperto è stato oggetto di una discussione negli ultimi mesi, in particolare è stato proposto da Mauro Tosoni che il mercato venga ristrutturato e potenziato anziché abbattuto. Questa proposta ha trovato porte aperte in quasi tutti gli schieramenti politici locali e in larga parte della cittadinanza.

Nonostante ciò, noi di POST IT PSE abbiamo preso in mano il progetto di riqualificazione di piazza Garibaldi, e con l’aiuto di alcuni amici ingegneri e architetti abbiamo buttato giù una piccola analisi esplicativa.
La nostra non sarà quindi un’analisi del progetto prettamente tecnica, vogliamo invece divulgare il più possibile ciò che gira intorno alla piazza, per creare un dibattito pubblico che faccia avvicinare più cittadini possibile a questo tema tanto importante quanto inflazionato.

Abbiamo capito che molto probabilmente la piazza sarà la prima “grande opera” che vedremo realizzata, e nonostante ciò il progetto approvato è conosciuto da pochissime persone. Nel libricino propagandistico della campagna elettorale dell’allora candidato sindaco Franchellucci c’era una foto del progetto, ma era difforme rispetto al progetto originale: mancava il mercato coperto. Non era segnato né dov’è ora, né dove è previsto nel progetto. Forse un refuso di stampa…

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Partiamo dai lati positivi. Sicuramente la chiusura della strada che per anni ha attraversato piazza è più che positiva, perché si crea finalmente uno spazio delimitato, successivamente trasformabile in una vera e propria piazza. Un altro aspetto positivo è sicuramente il passaggio pedonale-ciclabile che si estende lungo il fosso dell’albero che collega villa Murri al mare. Di bello c’è la creazione di un asse visivo piazza-torre dell’orologio. Altro punto interessante è la previsione dello spostamento a sud del sottopassaggio dietro al mercato coperto, che ora è situato nel letto del fosso e ad ogni piovuta si allaga.

Le criticità sono molte, e molte derivano dalla situazione preesistente. Ad esempio i luoghi tipici, quelli che caratterizzano la piazza non ci sono più: il municipio, la chiesa ed il teatro non sono in piazza. Il municipio è stato spostato in quello che prima era la villa Asclepi, poi Bernetti, poi palazzo del commercio. Il teatro è stato spostato addirittura in un altro quartiere, realizzando la classica cattedrale nel deserto all’italiana: quattrocento posti a sedere, trenta parcheggi, dietro una scuola, davanti alla campagna, all’inizio di un quartiere residenziale.

La chiesa grande, l’attuale municipio e il parco pubblico retrostante sono isolati, mal collegati a quella che dovrebbe essere la piazza, e nel progetto questa criticità non viene neanche affrontata. Ma il lato peggiore di questo progetto è la previsione di spostare il mercato coperto verso mare, andando così a frammentare ancor di più il sistema piazza già di per se debole. Delocalizzando ulteriormente i luoghi tipici della piazza non rimarrebbe più niente di caratterizzante. Anziché “piazza Garibaldi” diventerebbe “piazzale Garibaldi”.

In ultimo, ma non per questo meno importante, è la strada a tre corsie di fianco al fosso dell’albero, che va a tagliare in maniera netta il paese tra nord e sud, rendendo l’attraversamento pedonale e ciclabile non appetibile, isolando così la piazza dal corso. Ai nostalgici, a chi ama la Porto Sant’Elpidio di una volta piacerà sicuramente perché si andrebbe a ricreare l’annosa divisione tra “sopre e sotta lu fossu”. Sulle due rotonde nei pressi dell’ex “Orfeo Serafini” stendiamo un velo pietoso.

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Per concludere, riconosciamo al sindaco le sue aperture e i cambi di posizione rispetto ai suoi predecessori. È encomiabile la sua proposta di lanciare un concorso di idee su piazza Garibaldi, e noi vogliamo spronarlo a portare avanti questo processo, per capire i bisogni della città, per reperire le risorse e le proposte dalle migliori menti del paese. Una volta fatto ciò si può indire un bando con delle linee guida uscite dal concorso di idee e da indispensabili incontri pubblici, e realizzare finalmente la piazza del paese con l’apporto decisionale e propositivo dei cittadini. È finito il tempo del progettino fatto da uno, conosciuto da pochi e capito da pochissimi, senza prendere minimamente in considerazione la volontà dei cittadini. Esistono delle modalità decisionali alternative, ed in particolare questa si chiama urbanistica partecipata.

Agli “addetti ai lavori”, ai vari architetti, ingegneri e geometri elpidiensi invece chiediamo di interessarsi al tema, di studiarselo per poi incontrarsi/incontrarci per fare il punto della situazione sulla piazza, e cercare di capire verso quale direzione si possa andare, per fare quelle chiare e trasparenti pressioni sull’amministrazione che dovrebbero caratterizzare il rapporto società civile-amministrazione pubblica, per dimostrare una volta per tutte che il rapporto uno ad uno, o uno a pochi non è l’unico modo di agire che un’amministrazione ha.

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