Quanto ci costa salvare la costa?

docciasradicata

Di Riccardo Marchionni

Venerdì 15 novembre si è tenuta una riunione tra proprietari e gestori degli stabilimenti balneari e l’amministrazione comunale, in seguito alla mareggiata di pochi giorni prima che ha inflitto danni ingenti a molti chalet, soprattutto del lungomare sud. Erano presenti una ventina tra proprietari e gestori. Per l’amministrazione erano presenti invece il vicesindaco Pasquali, l’assessore alla protezione civile Vallesi, l’assessore al turismo Sebastiani, il dirigente dell’ufficio tecnico Stefoni, ed il capitano della polizia locale Gattafoni. Tra la platea, in mezzo ai balneari erano inoltre presenti i due consiglieri del M5S Cerquozzi e Spina, ed altri attivisti del movimento.

L’intento della riunione era di creare un piano d’emergenza per far fronte alle mareggiate. Già a settembre c’era stato un’altro incontro tra i balneari e l’allora assessore Scotucci che si era preso l’impegno di creare un tavolo per risolvere questa problematica. Poi Scotucci è stato cacciato e non s’è fatto più nulla. Ma l’ex vicesindaco non è stato il solo a voler affrontare questo problema, infatti sempre a settembre Roberto Cerquozzi, capogruppo del M5S, aveva protocollato la richiesta di poter parlare in commissione III della darsena e dell’erosione costiera. Esito della sua richiesta, negativo. Per prassi le commissioni si riuniscono una volta al mese e sempre per prassi si parla di un solo argomento per volta. Sarebbe il caso forse di cambiare la prassi e di fare un vero e proprio regolamento delle commissioni per renderle un efficace strumento operativo del consiglio comunale, o vogliamo lasciarle l’inutile appendice del consiglio come sono ora? Non si sa. Di certo si sa che l’amministrazione non vuole affrontare questa problematica, tanto che i balneari hanno paura che la prossima riunione si terrà solo dopo la prossima mareggiata e che finirà in nulla di fatto. Il vicesindaco Pasquali rassicura tutti escludendo fermamente questa possibilità. Staremo a vedere.

L’erosione continua

Pennelli, scogli, barriere soffolte, non si sa a chi dare la colpa della continua erosione costiera che affligge il litorale elpidiense. Sui social network all’indomani della mareggiata della scorsa settimana tutti hanno commentato, cercato di spiegare, provato a risolvere le mille tematiche connesse a questo problema. Anche durante la riunione in questione si è cercato di fare chiarezza su tutto ciò. Dagli sviluppi della discussione si è capito che il problema è molto grande e che nessuno vuole prendersi la responsabilità di affrontarlo a modo. Spieghiamo perché.

Con la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 la competenza in materia di tutela del territorio viene affidata alle regioni. Quindi è la regione Marche l’ente indicato ad affrontare la questione. La regione dovrebbe attuare un piano di difesa della costa, ma nel bilancio regionale per la lotta all’erosione costiera non c’è nemmeno il capitolo di spesa.

I progetti

Sul nostro litorale però dei lavori sono stati fatti. Nel recente passato il comune ha dato incarico alla ditta Modimar di redigere due progetti: uno per la realizzazione di una darsena, ed un altro per la difesa della costa.

Le famose barriere soffolte(gli scogli a pelo dell’acqua) che partono dal camping Le Mimose e arrivano più o meno allo chalet Minù, fanno parte del progetto per la difesa della costa. Queste barriere sono state realizzate e collaudate, ma ad oggi c’è ancora un contenzioso giudiziario tra il comune e la ditta esecutrice dei lavori, perché non si sa se il materiale effettivamente messo in acqua corrisponda a quello previsto nelle carte. Nel frattempo gli scogli sommersi si sono assestati sul fondale e sono scesi di alcune decine di centimetri. Per alcuni ora sarebbero addirittura pericolosi, in quanto non spezzerebbero l’onda, ma la ingrandirebbero ancora di più. Per realizzare quest’opera sono stati spesi sei milioni e mezzo di euro(due terzi dalla regione ed un terzo dal comune), ma non sono stati previsti soldi per il ripascimento della spiaggia e per la manutenzione necessaria a mantenere efficienti gli scogli. Per questo appena installati funzionavano ed ora non funzionano più. Anche perché se avessero funzionato a dovere il mare avrebbe sfogato più a nord, mangiando la spiaggia di Tropical e Nero di sole.

Ma un altro è il progetto più intrigante e anche più dannoso: l’odiata ed amata darsena. All’inizio era stato presentato anche questo come progetto in difesa della costa, poi è stato inserito a forza all’interno del piano regionale dei porti per ricevere i finanziamenti. Come prima opera prevede la creazione di due “pennelli” di scogli, uno alla foce del Tenna, l’altro in direzione del fosso di Castellano.

Dall'alto si vedono i due pennelli, le scogliere soffolte e la silouette della costa

Dall’alto si vedono i due pennelli, le scogliere soffolte e la silouette della costa

Questi pennelli si sono rivelati controproducenti. Basta vedere su google maps la costa elpidiense per rendersi conto del lavoro che hanno svolto. Nel lato sud dei due pennelli ci sono accumuli di ghiaia e nel lato nord il mare mangia la costa(lo stesso effetto che si verifica intorno ad un porto). I più danneggiati sono stati gli stabilimenti balneari del lungomare sud per quanto riguarda il pennello del Tenna; la Playa de Cococciò e il camping La Risacca per quanto riguarda il pennello del fosso di Castellano(cioè la zona in cui sarebbe dovuta sorgere la darsena).

Il pennello sul fosso di Castellano che aumenta la spiagga davanti all'Holiday e annienta quella davanti a Cococciò e La Risacca

Il pennello sul fosso di Castellano che fa aumentare la spiagga davanti all’Holiday e fa diminuire quella davanti a Cococciò e La Risacca

Quindi le due opere fin ora realizzate a difesa della costa sono risultate inutili, se non dannose. Nonostante ciò alla ditta che le ha progettate l’amministrazione ha dato il compito di riscrivere un nuovo progetto darsena, perché il primo è stato bocciato dalla regione. Intanto però paghiamo i danni di un’azione impacciata a suon di decine di metri di spiaggia scomparsa.

Da quello che è emerso parlando con i vari gestori, la mossa ottimale sarebbe stata quella di creare un pennello alla foce del Chienti ed uno alla foce del Tenna, ed unirli tramite scogliere emerse o soffolte, in modo da creare un “vascone” che proteggerebbe la spiaggia elpidiense dall’erosione.

Puntare i piedi e creare un piano provvisorio

Perché però l’amministrazione non sembra convinta nel portare avanti una battaglia in regione affinché si attui un piano di salvaguardia della costa? Semplicissimo, perché costerebbe una marea di soldi. Significherebbe rompere le scatole, battere i pugni, mettere alle strette la giunta regionale affinché riesca a tirare fuori i soldi necessari. Il sindaco Franchellucci ha la forza di fare questo? Ma soprattutto, i nostri amministratori hanno voglia di rompere le scatole in regione, quando tra due anni ci saranno le elezioni regionali alle quali probabilmente qualcuno parteciperà?

Nel caso in cui il sindaco riesca nell’impresa, bisognerebbe comunque capire cosa si può fare negli anni che servono a portare a compimento l’iter regionale ed eventualmente i vari lavori. Cosa si fa a Porto Sant’Elpidio mentre la regione prepara il piano di salvaguardia della costa e lo realizza? Questa è la domanda più importante alla quale dobbiamo rispondere, e che ha cercato in tutti i modi di ribadire il consigliere Cerquozzi durante la riunione. Inoltre, visto che a Porto Sant’Elpidio dei soldi regionali sono già stati spesi, i prossimi finanziamenti non possiamo di certo aspettarceli di nuovo per noi, quindi i tempi si dilateranno ulteriormente.

Alla luce di tutto ciò l’amministrazione che propone? Il sindaco, l’assessore ai lavori pubblici, l’assessore all’ambiente, l’assessore alle grandi opere, che propongono di fare? Rispondere a queste domande non è solo cortesia, c’è in ballo il futuro di decine di famiglie che vivono grazie agli stabilimenti balneari che forse non sopravviveranno ad un’altra invernata di mareggiate, e c’è in ballo il futuro di tutta l’economia locale, perché se vogliamo vivere di turismo non possiamo farci portar via la spiaggia.

Il lungomare “Petrini”

Un ultimo punto è sembrato importante ribadire ad alcuni operatori balneari. La “colpa” di aver costruito gli chalet a dieci metri dal mare non è certamente la loro, ma di chi gli ha dato la possibilità di farlo. È chiaro che se gli chalet fossero stati costruiti quindici metri più ad ovest non ci sarebbero stati tutti questi danni, visto che le mareggiate sono sempre arrivate alla strada. Dovremmo chiedere all’allora sindaco Petrini perché ha voluto costruire un lungomare così addossato alla riva, prevedendo la costruzione di stabilimenti balneari che sarebbero potuti diventare facili prede delle mareggiate.

È ora di cominciare a chiedere conto del loro operato a quelli che hanno amministrato la nostra città, altrimenti cadiamo dalle nuvole ogni volta che succede qualcosa e sembra che quello che succede sia colpa del destino, non di scelte politiche fatte dagli amministratori del passato.

 

Immagine di copertina by: Alessio Cimadamore – archivio Post It Pse

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