Consiglio comunale martedì 29 Aprile

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – È convocato il consiglio comunale per martedì 29 aprile 2014 alle ore 17:30.

Sono 15 i punti all’ordine del giorno. Si preannuncia un consiglio lungo ed interessante, si parlerà della rateizzazione della tassa sui rifiuti, ci sarà il rinnovo della commissione edilizia comunale. Si toccheranno temi scottanti come il taglio delle palme in via Mameli, prostituzione, manutenzione del lungomare sud, bonifica dell’area ex Fim.

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Carabinieri alla commissione bilancio per far rispettare le regole

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Di Riccardo Marchionni

Questo pomeriggio alla commissione bilancio sono intervenuti i carabinieri della locale stazione, chiamati dal consigliere Cerquozzi perché è stata negata la possibilità al pubblico presente di assistere alla riunione.

All’orario di inizio della commissione II si sono presentate una quindicina di persone per assistere ai lavori, ma è stata negata loro la possibilità di farlo in base ad un accordo compromissorio a cui si era arrivati qualche mese fa cercando di risolvere il problema di chi poteva partecipare alle commissioni. L’accordo prevedeva che i giornalisti o blogger che volevano assistere alle commissioni, potevano entrare un quarto d’ora prima della conclusione della riunione per farsi riassumere tutto quello di cui si era parlato.

Il consigliere Cerquozzi e gli attivisti del Movimento 5 stelle locale invece si sono muniti del TUEL(testo unico sugli enti locali), che prevede che le commissioni consiliari siano pubbliche alla pari del consiglio comunale. È stata questa la conclusione a cui sono arrivati i Carabinieri: siccome il regolamento comunale non norma la presenza o meno di pubblico alle commissioni, allora fa fede ciò che dice il TUEL.

Si toccava con mano l’imbarazzo del presidente della commissione Malavolta e dell’assessore al bilancio Leoni, che non hanno potuto far altro che prendere atto di ciò che hanno riscontrato i Carabinieri. La Leoni ha proposto inoltre che tutti i presidenti si riuniscano per redarre un regolamento delle commissioni, per chiarificare una volta per tutte la situazione. Esasperato invece il consigliere Cerquozzi che sbotta dicendo che è da sei mesi che protocolla richieste per far lavorare le commissioni e per redarre un regolamento, ma tutti fanno orecchie da mercante.

Il verbale è stato redatto, vedremo come proseguirà questa storia. Nel frattempo bisogna prendere atto che c’è una parte dell’opposizione che non le manda a dire, e che la partecipazione di cui si riempivano tutti la bocca in campagna elettorale, quando bisogna metterla in pratica diventa amara ed indigesta a chi governa.

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Quanto ci costa salvare la costa?

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Di Riccardo Marchionni

Venerdì 15 novembre si è tenuta una riunione tra proprietari e gestori degli stabilimenti balneari e l’amministrazione comunale, in seguito alla mareggiata di pochi giorni prima che ha inflitto danni ingenti a molti chalet, soprattutto del lungomare sud. Erano presenti una ventina tra proprietari e gestori. Per l’amministrazione erano presenti invece il vicesindaco Pasquali, l’assessore alla protezione civile Vallesi, l’assessore al turismo Sebastiani, il dirigente dell’ufficio tecnico Stefoni, ed il capitano della polizia locale Gattafoni. Tra la platea, in mezzo ai balneari erano inoltre presenti i due consiglieri del M5S Cerquozzi e Spina, ed altri attivisti del movimento.

L’intento della riunione era di creare un piano d’emergenza per far fronte alle mareggiate. Già a settembre c’era stato un’altro incontro tra i balneari e l’allora assessore Scotucci che si era preso l’impegno di creare un tavolo per risolvere questa problematica. Poi Scotucci è stato cacciato e non s’è fatto più nulla. Ma l’ex vicesindaco non è stato il solo a voler affrontare questo problema, infatti sempre a settembre Roberto Cerquozzi, capogruppo del M5S, aveva protocollato la richiesta di poter parlare in commissione III della darsena e dell’erosione costiera. Esito della sua richiesta, negativo. Per prassi le commissioni si riuniscono una volta al mese e sempre per prassi si parla di un solo argomento per volta. Sarebbe il caso forse di cambiare la prassi e di fare un vero e proprio regolamento delle commissioni per renderle un efficace strumento operativo del consiglio comunale, o vogliamo lasciarle l’inutile appendice del consiglio come sono ora? Non si sa. Di certo si sa che l’amministrazione non vuole affrontare questa problematica, tanto che i balneari hanno paura che la prossima riunione si terrà solo dopo la prossima mareggiata e che finirà in nulla di fatto. Il vicesindaco Pasquali rassicura tutti escludendo fermamente questa possibilità. Staremo a vedere.

L’erosione continua

Pennelli, scogli, barriere soffolte, non si sa a chi dare la colpa della continua erosione costiera che affligge il litorale elpidiense. Sui social network all’indomani della mareggiata della scorsa settimana tutti hanno commentato, cercato di spiegare, provato a risolvere le mille tematiche connesse a questo problema. Anche durante la riunione in questione si è cercato di fare chiarezza su tutto ciò. Dagli sviluppi della discussione si è capito che il problema è molto grande e che nessuno vuole prendersi la responsabilità di affrontarlo a modo. Spieghiamo perché.

Con la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 la competenza in materia di tutela del territorio viene affidata alle regioni. Quindi è la regione Marche l’ente indicato ad affrontare la questione. La regione dovrebbe attuare un piano di difesa della costa, ma nel bilancio regionale per la lotta all’erosione costiera non c’è nemmeno il capitolo di spesa.

I progetti

Sul nostro litorale però dei lavori sono stati fatti. Nel recente passato il comune ha dato incarico alla ditta Modimar di redigere due progetti: uno per la realizzazione di una darsena, ed un altro per la difesa della costa.

Le famose barriere soffolte(gli scogli a pelo dell’acqua) che partono dal camping Le Mimose e arrivano più o meno allo chalet Minù, fanno parte del progetto per la difesa della costa. Queste barriere sono state realizzate e collaudate, ma ad oggi c’è ancora un contenzioso giudiziario tra il comune e la ditta esecutrice dei lavori, perché non si sa se il materiale effettivamente messo in acqua corrisponda a quello previsto nelle carte. Nel frattempo gli scogli sommersi si sono assestati sul fondale e sono scesi di alcune decine di centimetri. Per alcuni ora sarebbero addirittura pericolosi, in quanto non spezzerebbero l’onda, ma la ingrandirebbero ancora di più. Per realizzare quest’opera sono stati spesi sei milioni e mezzo di euro(due terzi dalla regione ed un terzo dal comune), ma non sono stati previsti soldi per il ripascimento della spiaggia e per la manutenzione necessaria a mantenere efficienti gli scogli. Per questo appena installati funzionavano ed ora non funzionano più. Anche perché se avessero funzionato a dovere il mare avrebbe sfogato più a nord, mangiando la spiaggia di Tropical e Nero di sole.

Ma un altro è il progetto più intrigante e anche più dannoso: l’odiata ed amata darsena. All’inizio era stato presentato anche questo come progetto in difesa della costa, poi è stato inserito a forza all’interno del piano regionale dei porti per ricevere i finanziamenti. Come prima opera prevede la creazione di due “pennelli” di scogli, uno alla foce del Tenna, l’altro in direzione del fosso di Castellano.

Dall'alto si vedono i due pennelli, le scogliere soffolte e la silouette della costa

Dall’alto si vedono i due pennelli, le scogliere soffolte e la silouette della costa

Questi pennelli si sono rivelati controproducenti. Basta vedere su google maps la costa elpidiense per rendersi conto del lavoro che hanno svolto. Nel lato sud dei due pennelli ci sono accumuli di ghiaia e nel lato nord il mare mangia la costa(lo stesso effetto che si verifica intorno ad un porto). I più danneggiati sono stati gli stabilimenti balneari del lungomare sud per quanto riguarda il pennello del Tenna; la Playa de Cococciò e il camping La Risacca per quanto riguarda il pennello del fosso di Castellano(cioè la zona in cui sarebbe dovuta sorgere la darsena).

Il pennello sul fosso di Castellano che aumenta la spiagga davanti all'Holiday e annienta quella davanti a Cococciò e La Risacca

Il pennello sul fosso di Castellano che fa aumentare la spiagga davanti all’Holiday e fa diminuire quella davanti a Cococciò e La Risacca

Quindi le due opere fin ora realizzate a difesa della costa sono risultate inutili, se non dannose. Nonostante ciò alla ditta che le ha progettate l’amministrazione ha dato il compito di riscrivere un nuovo progetto darsena, perché il primo è stato bocciato dalla regione. Intanto però paghiamo i danni di un’azione impacciata a suon di decine di metri di spiaggia scomparsa.

Da quello che è emerso parlando con i vari gestori, la mossa ottimale sarebbe stata quella di creare un pennello alla foce del Chienti ed uno alla foce del Tenna, ed unirli tramite scogliere emerse o soffolte, in modo da creare un “vascone” che proteggerebbe la spiaggia elpidiense dall’erosione.

Puntare i piedi e creare un piano provvisorio

Perché però l’amministrazione non sembra convinta nel portare avanti una battaglia in regione affinché si attui un piano di salvaguardia della costa? Semplicissimo, perché costerebbe una marea di soldi. Significherebbe rompere le scatole, battere i pugni, mettere alle strette la giunta regionale affinché riesca a tirare fuori i soldi necessari. Il sindaco Franchellucci ha la forza di fare questo? Ma soprattutto, i nostri amministratori hanno voglia di rompere le scatole in regione, quando tra due anni ci saranno le elezioni regionali alle quali probabilmente qualcuno parteciperà?

Nel caso in cui il sindaco riesca nell’impresa, bisognerebbe comunque capire cosa si può fare negli anni che servono a portare a compimento l’iter regionale ed eventualmente i vari lavori. Cosa si fa a Porto Sant’Elpidio mentre la regione prepara il piano di salvaguardia della costa e lo realizza? Questa è la domanda più importante alla quale dobbiamo rispondere, e che ha cercato in tutti i modi di ribadire il consigliere Cerquozzi durante la riunione. Inoltre, visto che a Porto Sant’Elpidio dei soldi regionali sono già stati spesi, i prossimi finanziamenti non possiamo di certo aspettarceli di nuovo per noi, quindi i tempi si dilateranno ulteriormente.

Alla luce di tutto ciò l’amministrazione che propone? Il sindaco, l’assessore ai lavori pubblici, l’assessore all’ambiente, l’assessore alle grandi opere, che propongono di fare? Rispondere a queste domande non è solo cortesia, c’è in ballo il futuro di decine di famiglie che vivono grazie agli stabilimenti balneari che forse non sopravviveranno ad un’altra invernata di mareggiate, e c’è in ballo il futuro di tutta l’economia locale, perché se vogliamo vivere di turismo non possiamo farci portar via la spiaggia.

Il lungomare “Petrini”

Un ultimo punto è sembrato importante ribadire ad alcuni operatori balneari. La “colpa” di aver costruito gli chalet a dieci metri dal mare non è certamente la loro, ma di chi gli ha dato la possibilità di farlo. È chiaro che se gli chalet fossero stati costruiti quindici metri più ad ovest non ci sarebbero stati tutti questi danni, visto che le mareggiate sono sempre arrivate alla strada. Dovremmo chiedere all’allora sindaco Petrini perché ha voluto costruire un lungomare così addossato alla riva, prevedendo la costruzione di stabilimenti balneari che sarebbero potuti diventare facili prede delle mareggiate.

È ora di cominciare a chiedere conto del loro operato a quelli che hanno amministrato la nostra città, altrimenti cadiamo dalle nuvole ogni volta che succede qualcosa e sembra che quello che succede sia colpa del destino, non di scelte politiche fatte dagli amministratori del passato.

 

Immagine di copertina by: Alessio Cimadamore – archivio Post It Pse

I 5 Stelle presentano il Bilancio Partecipativo

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Manca poco oramai all’ultimo Consiglio Comunale del 2013 che avrà come protagonista il bilancio. La “manovra” amministrativa che detterà la spesa per la città è stata già approvata in Giunta, manca solo l’ok dell’assise cittadina per chiudere il cerchio. In tempi in cui la parola più inflazionata sembra essere “congiuntura economica”, una parolaccia per dire che siamo messi male, il Movimento 5 Stelle, la scorsa settimana, ha incontrato la cittadinanza per presentare un esempio virtuoso di bilancio partecipativo. Relatore dell’iniziativa è Stefano Stortone, presidente del Centro Studi per la democrazia partecipativa – Milano, presente anche l’assessora al Bilancio Monica Leoni, nonché i consiglieri comunali Massimo Spina e Roberto Cerquozzi.

L’esperienza presentata è quella di Canegrate, comune del milanese dove l’amministrazione si è prestata a questa diversa tipologia di scelta di spesa. La ricerca portata avanti dal centro studi verteva sulla possibilità di spendere centomila euro per cinque possibili investimenti: arredi per una scuola primaria, manutenzione del centro sportivo, nuovi strumenti per la banda, ristrutturazione di un centro giovanile, ristrutturazione di una stazione ferroviaria.
La cittadinanza nel corso dell’anno si è riunita e ha partecipato ad assemblee pubbliche valutando i pro e i contro dei vari investimenti. Infatti, ogni gruppo (il centro sportivo spinto dalle associazioni era soggetto a pressioni maggiori rispetto la proposta della stazione, presentata da due soli cittadini) ha informato sulle proprie proposte, spiegando motivazioni e fattibilità dei progetti, con i relativi rientri di spesa per la comunità.

Il cuore del bilancio partecipato è lo scambio di conoscenza tramite la partecipazione ad un sistema decisionale per il quale alla fine la cittadinanza riuscirà, molto probabilmente, a prendere la decisione migliore e nel frattempo a risolvere anche le altre, o almeno a prendere coscienza della reale situazione delle stesse. Vediamo come. Il progetto di questa decisione di spesa ha visto nelle prime votazioni il centro sportivo al primo posto; il motivo è consequenziale: la pressione delle associazioni. Ma durante il processo sono stati gli stessi cittadini a prendere coscienza di quale spesa fosse effettivamente più necessaria alla comunità intera. E alla fine della corsa il progetto più votato è stato quello della ristrutturazione della stazione ferroviaria, presentata da due sole persone. Il motivo? Canegrate è un comune a nord di Milano con una viabilità ferroviaria dismessa e con molti pendolari all’attivo che utilizzano la stazione.

Se la scelta fosse stata fatta da una sola persona o un gruppo ristretto, difficilmente ci sarebbe stato lo stesso risultato date le probabili pressioni delle associazioni, più forti dei singoli, e quindi sarebbe stata scelta la manutenzione del centro sportivo quando magari non era così urgente perché fatta già due anni prima.
Non solo, tra i progetti vi era quello delle uniformi e strumentazioni per la banda del paese, e anche se il progetto non è uscito vincitore, attraverso la spiegazione alla cittadinanza della poca spesa che sarebbe stata necessaria per far fronte alle loro richieste, è stata la comunità a farsi carico di tale necessità in maniera diretta, invece che attraverso l’Amministrazione.

Il lavoro dietro ad un tale processo è sicuramente complesso ma è stato provato come questo percorso democratico venga velocemente assimilato dalla popolazione quando si rende conto che la sua decisione è effettivamente rilevante. Uno strumento ancora pressoché inutilizzato nel nostro paese, che potrebbe mettere un freno alla corruzione, e, soprattutto, ottimizzare le già scarse risorse che oggi le comunità hanno a disposizione.

Per maggiori info sul bilancio partecipativo di Canegrate:

http://www.canegratepartecipa.org/il-progetto/

Sicurezza e prostituzione, il piano dei 5 Stelle

“La problematica della prostituzione non può essere risolta senza una seria legge nazionale. Senza fare retorica, crediamo di poter gestire meglio il problema”.

Il Movimento 5 Stelle, giovedì 9 alla Casa del volontariato, ha acceso una luce su uno dei temi più discussi a Porto Sant’Elpidio. Protagonisti della serata Roberto Cerquozzi e il candidato consigliere Massimo Spina, tra il presenti anche il candidato sindaco Sergio Belletti.

“Siamo in presenza di un fenomeno che esiste da sempre e di un vuoto normativo che, nei fatti, non ne consente la regolamentazione. In aggiunta, dal 2007, è aumentato in maniera esponenziale, soprattutto  dopo l’entrata della Romania nell’Unione europea”. Afferma Spina, citando anche il decreto legislativo n°159 del 2011. “ Che non ha cambiato la situazione perché l’emanazione del foglio di via (n.d.r. azione amministrativa) a persone sgradite riguarda reati perseguibili penalmente”. Mentre in Italia la prostituzione non è un reato perseguibile penalmente, come invece lo sono lo sfruttamento e il favoreggiamento alla prostituzione.

“Premettendo che il tecnicismo legislativo non preclude un problema morale che riguarda in che direzione vogliamo regolamentare una possibile normativa legislativa (n.d.r. renderne legale l’esercizio come in Germania o illegale come in Inghilterra), l’amministrazione può effettuare soltanto un’azione complementare a quella delle forze dell’ordine”. Afferma il candidato sindaco a 5 Stelle, che ci tiene a sottolineare anche gli sforzi passati. “L’amministrazione precedente ha fatto quello che poteva, si pensi alle ordinanze degli ultimi anni con multe da 500 euro e le passeggiate dei volontari per sensibilizzare la cittadinanza. Ma non è bastato ad arginare il problema”.

Secondo i 5 Stelle, come anche affermato delle altre forze politiche, è fondamentale:  una presenza anche notturna della polizia municipale, il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, una coordinazione con i vigili appartenenti al comune di Sant’Elpidio a Mare, insieme a tutte le forze dell’ordine, sollecitando anche la prefettura riguardo la criticità della situazione. Ma non solo. “Il nodo della questione riguarda le moltissime case affittate alle prostitute – afferma Cerquozzi – e qui entra in gioco uno dei nostri punti cardine del programma: l’albergo diffuso; che incentiverebbe la riqualificazione degli immobili sfitti. Più un territorio è vivo e movimentato, meno la prostituzione riesce ad attecchire”.

Un’altra azione complementare potrebbe essere una maggiore sensibilizzazione sui rischi di alimentare il malaffare da parte dei proprietari degli immobili. “È bene per loro sapere che se si scopre che il prezzo richiesto non è congruo con quello di mercato (n.d.r. se ad esempio di chiedono 1000 euro per un appartamento che ne vale 500), possono incorrere nell’accusa di favoreggiamento della prostituzione, perché evidentemente si conosce il tipo di attività che viene praticata”. Afferma Spina, citando un caso a Macerata, dove dopo una serie di intercettazioni, sono stati inquisiti alcuni proprietari.

Per ultima, ma non per questo meno interessante, la proposta di usare web camere del costo di duecento euro, in posizioni strategiche. “Le telecamere sono state usate dalla precedente amministrazione nella zona nord, senza però grandi risultati”. Infatti in Italia ci sono problematiche di compatibilità con l’attuale legge sulla privacy, che rendono poco efficace una risoluzione di questo tipo. Ma l’idea dei 5 Stelle cerca di aggirare la problematica. In che modo? Attraverso una diretta live continua senza registrazioni. Un deterrente psicologico che dice: attenzione, ti stiamo osservando.

                                                                                                                        Marco Vesperini