Di Redazione POST IT PSE
PORTO SANT’ELPIDIO – L’altro giorno mi è capitato di assistere ad una piccola discussione mentre ero passato a salutare un amico a lavoro, in cui un uomo parlava animatamente sul ciglio della strada. Continuando a discutere attraversa la carreggiata e si dirige verso la mia direzione, ma l’interlocutore a cui si sta rivolgendo non sono io: ma il padre del mio amico, appena sceso dall’auto. Incuriositi ci avviciniamo e sento questa persona lamentarsi per qualcosa riguardante un’associazione di volontariato.
Il nocciolo della questione era futile.
Si lamentava del fatto che il furgone dell’associazione sostava costantemente almeno due ore al mattino e due al pomeriggio nei pressi del bar scommesse di Via Belgio. L’uomo sosteneva che fosse parcheggiato li perché il conducente andava a scommettere, mettendo in risalto la pessima figura che stava facendo fare all’associazione e che se aveva i soldi per scommettere, non era così bisognoso ecc.
Il conducente del furgone, ce ne siamo accertati, è un utente dell’associazione di volontariato. Uno dei tanti che vengono aiutati perché vertono in situazioni di difficoltà. Quindi abbiamo verificato se questo comportamento fosse solo un caso isolato o se si verificasse costantemente.
Dal modo in cui l’uomo si lamentava col padre del mio amico si capiva che la sua era soltanto una preoccupazione superficiale.
Sono sicuro che a questa persona non importava realmente della figura che stesse facendo l’associazione, avrà avuto i suoi astiosi motivi, temo persino rivalità calcistiche, e questo l’ho capito perché proponeva come soluzione che parcheggiasse il furgone lontano dal Bar e lo raggiungesse a piedi per non dare nell’occhio. Invece di chiedere se questa persona venisse concretamente aiutata e invece evidentemente non lo era; e nemmeno che il furgone in questione, usato con tali finalità, potesse essere più utile altrove.
Vero è che la gente dovrebbe pensare ai propri problemi ma inevitabilmente mi sono chiesto: questa associazione non vive di donazioni?
Credo basti questa domanda per far desistere lo scommettitore. Non pensate possa essere deleterio per la beneficenza? Non mi fiderei di entrare in un fight club dove tutti parlano del fight club.
Pare che questo utente sia in difficoltà da diverso tempo ormai. Ma se anche fosse finito in difficoltà da poco, non sarebbe grave se proprio l’associazione che gli ha teso una mano fosse la stessa che perpetra la sua problematica, fornendo anche un mezzo di sua proprietà per alimentare un problema che dovrebbe cercare di risolvere o comunque cercare di fargli evitare qualla ‘strada’?
Non solo ciò arrecherebbe danno all’utente, o agli utenti (sarà il solo?), ma usando soldi derivanti da donazioni di privati o pubblici, potrebbe insinuarsi il rischio che tali associazioni, le quali dovrebbero aiutare i bisognosi, li sostengano in modo errato per far si che abbiano bisogno di loro, delle donazioni e della gestione che ne deriva. È già capitato purtroppo a livello nazionale ed internazionale. Con conseguenze anche peggiori della mera gestione delle donazioni. Un’associazione benefica non dovrebbe istillare dubbio alcuno sulla sua efficacia o gestione con possibili casi di negligenza.
Dico questo perché, un associazione di volontariato attiva e che fa concretamente del bene indistintamente a tutti, come appunto “Il Samaritano” che offre tantissimi tipi di aiuto, può permettersi la pecca di non prestare un supporto psicologico ai suoi utenti?
Secondo me sarebbe un ottimo investimento, che permetterebbe non ad 1 ma a 30 utenti con problemi di alcool, droga o gioco, di venire supportati rimettendoli davvero in ‘carreggiata’ per poi non dipendere più dall’associazione, invece che creare un bacino di utenza che inevitabilmente andrà ad aumentare.
