Un incontro per conoscere i richiedenti asilo di Porto Sant’Elpidio

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Giovedì 25 Maggio 2017, presso la Sala Pianoforte di Villa Murri, alle ore 21.15, avrà luogo l’iniziativa :”La sfida dell’incontro – I migranti di Porto Sant’Elpidio si raccontano”, organizzata da Post It Pse, L’angolo scoperto, Mauro Tosoni e Milena Corradini, in collaborazione con gli operatori del Centro accoglienza “Gestione Orizzonti”, che da quasi un anno si occupano dell’assistenza e dell’accoglienza dei migranti africani ed asiatici ospiti presso il Residence Nazionale di Porto Sant’Elpidio.

Gli organizzatori hanno dato vita all’iniziativa nella convinzione che la non conoscenza delle persone e dei fatti complichi qualsiasi problematica. Tramite un incontro vis a vis infatti si vorrebbe far rompere il ghiaccio tra i richiedenti asilo e i cittadini locali, che molto spesso anche per un problema di compatibilità linguistica, non riescono o non hanno modo di comunicare con loro. Con l’esperienza diretta di queste ultime tre settimane abbiamo visto che tramite una conoscenza diretta si instaura sin da subito un rapporto normale di comunicazione tra individui, che va al di là dell’alone apocalittico dell’”invasione degli immigrati”, anche con soggetti che in teoria sarebbero più ostili.

Un altro obiettivo, se non il primario, è favorire la costruzione di rapporti di fiducia tra i ragazzi e il tessuto sociale locale, per far sì che si possano creare le condizioni anche per un inserimento lavorativo, vero cruccio dei richiedenti asilo, che vorrebbero e potrebbero lavorare, ma che trovano una situazione tutt’altro che rosea. In quest’ottica si andrebbe ad agire anche per prevenire possibili situazioni di disagio o pericolo scaturite da una prolungata disoccupazione e dalla frustrazione che ne deriva.

La serata si aprirà con un’esibizione musicale, a cui seguirà un dibattito aperto articolato in quattro macro temi, ognuno preceduto da una clip introduttiva e poi sviscerato dalle testimonianze dei ragazzi e degli operatori del centro. Alla fine verrà proiettato un breve video con le attività svolte in queste settimane, nelle quali gli organizzatori hanno accompagnato i ragazzi in alcune attività caratteristiche di Porto Sant’Elpidio.

Nell’intento quindi utopistico quanto necessario, di aprire una breccia nel consueto muro dell’indifferenza, del fastidio e della diffidenza, permettendo l’incontro fra persone , gli organizzatori invitano tutta la cittadinanza, nonché l’intera amministrazione comunale a partecipare alla serata.

 

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Santa Croce, una Contrada Condivisa

Di Riccardo Marchionni

SANT’ELPIDIO A MARE – A pochi minuti dal quartiere Fonte di Mare, tra i fiumi Chienti ed Ete Morto, c’è la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti. La Basilica e il suo circondario sono state lasciate all’abbandono fino a pochi anni fa. Per far fronte a quest’inaccettabile situazione di degrado è nata un’omonima associazione che opera per il recupero, la tutela e la salvaguardia dell’Abbazia, cercando di favorire gli studi e le ricerche atti a far meglio conoscere la sua storia millenaria e per promuovere l’immagine del territorio allo scopo di rinnovare, tramandandole, le migliori tradizioni storiche, sociali e culturali elpidiensi.

L’Associazione Santa Croce ha così iniziato un lungo e complesso lavoro di pressione a vari livelli per riuscire a trovare i fondi per il recupero e la valorizzazione della Basilica. Il primo successo dell’associazione è stato il riconoscimento del vincolo tutelare della Soprintendenza ai Beni Culturali. Un’altra strada percorsa è stata quella dei soldi pubblici, e con l’aiuto del senatore Luciano Magnalbò, che aveva preso a cuore la questione, sono stati inseriti in un decreto omnibus i soldi necessari al restauro(tre milioni di euro).

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Perché le parole di Sgarbi fanno tanto male, o forse no.

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Di LMC

PORTO SANT’ELPIDIO – “Mai visto una città così brutta” ha dichiarato pochi giorni fa Vittorio Sgarbi a proposito di Porto Sant’Elpidio nel corso del suo intervento al Teatro delle Api. Certo, non fa mai piacere ricevere un’opinione negativa, ma da un critico d’arte che ha costruito la propria carriera mediatica intorno all’iperbole e a una dialettica tanto sexy quanto colorita, non dovrebbe fare poi così scalpore.
Eppure questa esternazione ha alzato un polverone infinito.

Ho provato a ricostruire la dinamica da tre diverse angolazioni, cercando di spiegarmi perché le parole di Sgarbi fanno molto male, ma potrebbero essere ottime opportunità.

Prima angolazione: un semplice rapporto di causalità.

“Caro, ho appena comprato un vestito nuovo. Come mi sta?”
Se teniamo alla buona educazione (e all’incolumità fisica, in alcuni casi), in una scala che misura l’audacia la risposta può variare dal più conservativo “d’incanto, tesoro” al più ruffiano “secondo me questo tortora non valorizza appieno la brillantezza dei tuoi occhi”. Ma a nessuno verrebbe in mente di rispondere “sembri un tombino nutrito da un anno a Big Mac”.
Le parole di Sgarbi, banalmente, fanno male alle persone perché feriscono nell’orgoglio per il tono esplicito e provocatorio.

La seconda angolazione, scatenata dalla prima, è più sottile e analizza la reazione dei cittadini all’insulto.

Ci sono due campi in cui gli elpidiensi eccellono, a seconda della propria indole:

1. la riottosità campanilistica di fonte all’insulto
2. l’autocommiserazione passivo aggressiva

Porto esempi concreti, perché potrebbe non essere chiaro.

Fuori dal perimetro cittadino o di fronte ad osservazioni di scherno da parte di terzi, per il cittadino elpidiense questo paese diventa il più grande esempio di urbanistica internazionale, oasi felice che i villeggianti bramano per lo splendido lungomare, insignito da vessilli di prestigio come la Bandiera Blu, animato da una vita notturna seconda solo a quelle di qualche isola delle Baleari, pullulante di manifestazioni fieristiche che celebrano la mai sopita tradizione artigiana, eventi enogastronomici di prim’ordine ed attrazioni turistiche di rilievo.
Nella vita quotidiana – o meglio, nella visibilità che l’internet ha portato all’interno della vita quotidiana – Porto Sant’Elpidio è la sorella triste di Beirut, un posto dove l’ellenico concetto di agorà si è ridotto a bar, seconda solo ad alcuni quartieri di Caracas per tasso di criminalità, l’ombra della fastosa e benestante Civitanova Marche, ricettacolo di prostituzione, droga, immigrazione ed eventi sportivi minori che occludono la viabilità.

Dico, non vi sembra un tantino esagerato? Tra Marlon Brando e Lino Banfi ci sono galassie.

Vestite i panni di un forestiero, cercando di lasciare a casa cliché e preconcetti.
E’un paese costiero abbastanza giovane, come altri. Ha un bel lungomare, qualche villa, verde pubblico, un calendario di eventi a volte monotono che vive picchi di stagionalità, poche attrazioni turistiche (a me piace molto Villa Baruchello, ma se fossi di Milano non farei 500km per vederla), un centro città che assomiglia ad un cantiere perché le ultime amministrazioni comunali non hanno gestito bene la situazione, opere architettoniche non particolarmente emozionanti (a me sarebbe piaciuto vedere il cineteatro tirato a lucido e avrei trattato in maniera più dignitosa la FIM, ma se fossi di Milano non farei 500km per vederla).
Questo, nel linguaggio di Sgarbi, significa “la città più brutta d’Italia”. Stateci, accettatelo. Sa benissimo che non è così, sappiamo benissimo che non è così. Non è neanche la più bella, quindi se vi aspettavate un pat pat sulla testa avete sbagliato atteggiamento. Cosa possiamo offrire ad un amante della bellezza classica (che non deve per forza essere Sgarbi)? Poca roba: alcune zone del paese sono carine, altre no. Si sta bene? A volte sì.
Ci sono storie, tradizioni e personaggi che riempiono quel vuoto che invece si avverte in altri paesi anonimi.
Per esperienza diretta, quanto ho appena affermato si percepisce quando gli elpidiensi vengono a contatto con altre persone, solitamente fuori dal paese.
Molti erano talmente incuriositi dai miei racconti che alla fine avevano davvero voglia di passare qui. Ad alcuni è piaciuto, altri l’hanno trovato un normale paese costiero, ma si sono divertiti.

Le parole di Sgarbi fanno male al paese perché fanno scoprire, per l’ennesima volta, che l’atteggiamento dei cittadini è sbagliato, provinciale, infantile.
Quindi non cercate di difendere l’indifendibile con foto di tramonti in pineta e allo stesso tempo non idolatrate le esagerazioni di un personaggio che è quasi un caratterista.

Al contrario, uscite da quello stato mentale per cui esiste solo Porto Sant’Elpidio e o fa schifo o è magnifico. Viaggiate, rubate con gli occhi da altre città gli esempi migliori, proponete, raccontate storie e tradizioni agli altri, anche quelle che vi sembrano più ovvie.
Gli ambasciatori del paese siete voi, non Sgarbi.
E a dirla tutta, converrete con me che neanche Sgarbi è fulgido esempio di bellezza apollinea (vedi foto).

La terza angolazione riguarda la pubblicità

Le parole di Sgarbi fanno male al paese perché sono cattiva pubblicità, intesa come diffusione a livello della pubblica opinione.

Per fortuna o purtroppo viviamo in un’epoca in cui è facilissimo informarsi e le notizie risaltano, correndo veloci e ubique. Se ad oggi dovessimo googlare Porto Sant’Elpidio perché la stiamo considerando come meta estiva, verrebbe fuori che è la città più brutta d’Italia. Data la scarsa capacità critica dell’internauta, probabilmente abbandonerebbe subito la ricerca ad appannaggio di un’altra meta.
Ma, per fortuna o purtroppo, le notizie vengono sostituite da altre notizie con estrema facilità. Quindi, supponendo che Porto Sant’Elpidio attirasse l’attenzione mediatica per qualche evento positivo, Google restituirebbe una visione del tutto edulcorata della nostra città.

Insomma, è l’occasione giusta per rimboccarsi le maniche: se qualcuno ha buone idee, le tiri fuori. E’ tempo di fare qualcosa “di unico e di grande”, come cantava Dalla.
Proponete e andiamo insieme a bussare alla porta dell’amministrazione comunale.
Speriamo c’apra.

Hip Hop e Street Art con Cinergie Musica, stasera a villa Baruchello

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Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Venerdì 5 dicembre si terrà il penultimo appuntamento con la sesta edizione di CINERGIE MUSICA. Il documentario, THE ART OF RAP, girato dal rapper e padre dell’Hip Hop Ice-T e da Andy Baybutt nel 2012, indaga sulle origine e l’evoluzione dl rap: come è passato dalle strade delle periferie alle vette delle classifiche? Come nasce un pezzo Hip Hop? A queste domande rispondono i maggiori rapper del passato e del presente, tra i quali Eminem, Run-Dmc, Snoop Dog, Kanye West e tanti altri ancora.

Ospite speciale della serata sarà Giulio Vesprini, grafico e artista freelance, curatore di alcuni importanti progetti di Street Art in ambito regionale e nazionale.

L’appuntamento è quindi per stasera alle ore 21:30 alla sala conferenze di villa Baruchello.

Per ulteriori informazioni

Evento facebook:  https://www.facebook.com/events/739040999514302/?fref=ts

www.petitemaison.it

http://www.giuliovesprini.it

La gita a Roma

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Un pulmino parte dal Comune e percorre la A24 in direzione Roma. Ma non è la classica gita scolastica(anche se ne ha il sapore). È un’uscita per la presentazione del programma del Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio, nella sala stampa della Camera dei Deputati.

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Appena vista la foto celebrativa con i protagonisti tutti in tiro e sorridenti ci siamo chiesti: ma che senso ha? Che senso ha fare la conferenza stampa di presentazione del programma teatrale della città di Porto Sant’Elpidio a Roma, alla Camera dei Deputati? Forse si punta al pubblico romano? O alla cerchia dei parlamentari? Chi lo sa…

Un teatro(o per meglio dire, un auditorium acchittato) costruito ai bordi di un quartiere residenziale, con 400 posti a sedere e 40 posti auto, che ha succhiato dal centro uno degli spazi caratterizzanti la piazza del paese, soltanto per il personale tornaconto in termini di immagine e di voti dell’apparato piddino locale.

La storia del “delle Api” infatti è rappresentativa del modo d’agire autoreferenziale e personalistico che hanno i nostri amministratori. Invece di acquisire il cineteatro moderno “Beniamino Gigli” il nostro padrino politico l’ha lasciato comprare ad un costruttore amico col quale si è accordato per la “valorizzazione” della piazza. Cioè, radiamo al suolo tutto e ricostruiamo con l’aggiunta di un po’ d’appartamenti che non fanno mai male. Il piano diabolico per fortuna o purtroppo non è andato a buon fine, lasciando la nostra piazza nelle condizioni che vediamo. Quindi invece che puntare su ciò che già esisteva, un teatro storico nel mezzo della piazza centrale della città, si è preferito ingaggiare un percorso di speculazione edilizia e di spostare il teatro in un quartiere periferico, lontano da tutto e da tutti. L’impressione è che Petrini abbia voluto costruirsi il suo personale teatrino da dare in gestione all’amico famoso che porta a Pse i propri amici della televisione a prezzi altrettanto amichevoli, e così sono tutti contenti.

Ecco allora che la conferenza stampa di presentazione del nostro(o loro) teatro che si celebra a Roma acquista senso. Il direttore, il nostro illustre concittadino Neri Marcorè, vive e lavora a Roma. Il nostro illustre concittadino Paolo Petrini lavora a Roma. Perché far spostare le persone importanti?

Così il legame tra il direttore del teatro e il Partito Democratico si rafforza. Ricorderanno tutti che prima delle elezioni amministrative del 2008 Marcorè sentenziò senza nessuna remora: “se non vince Andrenacci, non farò più il direttore del teatro”. Questo ci fa capire che non fa il direttore per il bene e l’interesse della nostra città, ma per piacere personale al politico potente. Siamo sicuri che sia positivo per la nostra città avere un direttore che lavora a queste condizioni?

La gita a Roma si sa, è un must di tutte le scuole italiane. Ed anche il nostro Sindaco non poteva fare a meno di visitare il luogo in cui il suo padre putativo è arrivato a sedere dopo anni di mala gestione della cosa pubblica. Speriamo che nonostante tutti questi anni di scuola petriniana il nostro Nazareno non segua le orme del suo mentore. Altrimenti per i prossimi anni ci ritroviamo un’altra cattedrale nel deserto, un altro fallimento su piazza Garibaldi, un altra strada inutile sul lungomare, un altro lungomare costosissimo e di qualità pessima con marciapiede perennemente rotto, un altra mancata risoluzione della questione Fim, un altro intervento a difesa della costa che aumenta l’erosione costiera, un altro ampliamento della zona industriale in momento di crisi, un altro progetto di depauperamento del territorio mascherato da opera di interesse pubblico, etc, etc.

Se sceglierà di seguire le orme di Petrini, con un po’ di fortuna e di aiuto ma senza la stessa disponibilità economica, tra qualche anno potrà sedersi sullo scranno che è andato a visitare l’altro giorno. Ma a noi cosa resterà? Se i nostri sindaci continuano a pensare soltanto alla loro carriera personale utilizzando la cosa pubblica per aumentare il loro potere, a noi cittadini cosa resterà in mano? Molto probabilmente una città ancora più disastrata di com’è oggi, e con le migliori risorse in mano ai privati collusi col potere politico.

Nel frattempo ci tocca sperare che Petrini diventi governatore, magari è la volta buona che fa qualcosa per il nostro paesello.

Stasera inizia la 6° edizione di Cinergie Musica a villa Baruchello

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Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Ripartono per il sesto anno consecutivo gli incontri di Didattica Cinematografica organizzati dal Centro di Divulgazione dell’immagine Petite Maison Des Sons et Lumieres. I film scelti quest’anno per Cinergie Musica, seguono quello che vuole essere il filo conduttore delle serate, cioè quel particolare, stretto rapporto che lega il cinema con la musica, le immagini e i suoni, intesi in tutte le sue forme. Anche il cinema mette del suo in queste serate: non film in senso stretto ma documentari, film di finzione, backstage, racconti nei racconti. Domani il primo incontro a Villa Baruchello, presso la Sala Conferenze, con inizio alle ore 21.30. Questo il programma:

Venerdì 7 novembre: Quando l’amore brucia l’anima

Venerdi 14 novmbre: March of gods

Venerdì 21 novembre: Sugar man

Venerdì 28 novembre: Song’e Papule

Venerdi 5 dicembre: The art of Rap

Venerdì 12 dicembre: The Beatles: A Hard Day’s Night

Maggiori informazioni sul sito www.petitemaison.it

 

‘Facce e Ritratti’, il Laboratorio Luigi Crocenzi in mostra

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Un vernissage fotografico di ritratti. Una mostra di persone comuni di Porto Sant’Elpidio con cui la storica associazione culturale ‘Luigi Crocenzi’ svela alcuni artisti locali. L’inaugurazione avverrà venerdì 9 maggio, dalle 18 alle 20.30,  in Via Principe Umberto 51, vicino al Vesper. 6 appuntamenti per due fine settimana in cui 6 fotografi metteranno in mostra le facce della città.

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“Ius Soli”, i tempi sono maturi?

Di Marco Vesperini

L’acquisto della cittadinanza italiana da parte di persone extracomunitarie è stato negli anni un tema fortemente dibattuto. Molti sono stati gli slogan nelle varie elezioni da sinistra, eppur oggi, nel 2014, questo paese non è riuscito a dotarsi di una legislazione chiara in merito. Indietro, ancora una volta, rispetto molti altri paesi dell’Unione Europea. 

MACERATA – Come spieghereste ad un bambino che seppur nato in un paese, possiede meno diritti rispetto un suo compagno? Una domanda che sempre più persone si sono poste dato il cambiamento demografico avvenuto negli ultimi trent’anni nel nostro paese.

Abbiamo chiesto al dott. Preci, cittadino albanese che da molti anni vive in Italia, dove ha condotto i propri studi di giurisprudenza, ex membro del Cda dell’Università, nonché da sempre attivo per portare questo dibattito nella società civile, cosa prevede la legge e quali strumenti legislativi si stanno mettendo in atto.

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Gentjan Preci lei vive da molti anni in Italia dove lavora ed ha concluso il suo percorso di studi in giurisprudenza con una tesi sullo “Ius Soli”, perché questa scelta?

La scelta dell’argomento della mia tesi è derivata dal dibattito politico che ultimamente si è acceso in Italia. La situazione in cui si trovano le seconde generazioni (figli degli immigrati nati in Italia) mi ha incuriosito molto e quindi ho iniziato ad approfondire questo tema, oggi di stringente attualità.

Può spiegarci l’importanza di un tema che negli ultimi anni è molto sentito anche nel nostro paese dove le nuove generazioni sono a contatto con cittadini comunitari ed extracomunitari più che nel passato?

Sicuramente è un tema molto discusso negli ultimi tempi, che è stato accantonato perché scomodo, di importanza secondaria per l’agenda politica dei governi susseguitisi negli anni. La disciplina della cittadinanza è regolata dalla legge 91 del 1992 che nasce “già vecchia” in quanto non tiene conto del fatto che l’Italia era non più un paese di emigrazione ma piuttosto di immigrazione ormai; questa legge tutela particolarmente gli italiani che vivono all’estero mentre evidenzia una certa chiusura verso gli stranieri che vivono stabilmente sul territorio nazionale. Oggi, nel 2014, nonostante i nuovi cittadini (le cosiddette seconde generazioni) in Italia siano quasi un milione, non esiste ancora una legislazione in grado di riconoscere loro la cittadinanza e i diritti fondamentali a quest’ultima collegati: I ragazzi/e nati in Italia da genitori stranieri infatti, devono attendere il compimento del 18° anno di età per poter chiedere il riconoscimento di questo diritto, nonostante frequentino le stesse scuole e seguano lo stesso percorso dei loro coetanei italiani.

Cosa ne pensa della riforma di legge sulla cittadinanza portata avanti dal governo Letta? Le linee generali che sembrano saranno contenute nel testo della legge possono dare una risposta reale?

Con la conversione in legge e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (il 20 agosto 2013) sono diventate definitive le norme previste dal cosiddetto “Decreto del Fare” per le seconde generazioni, l’intervento legislativo più rilevante posto in essere da quel governo sul tema dell’accesso alla cittadinanza. Un intervento che, pur semplificando il cammino verso la cittadinanza dei figli dell’immigrazione nati e cresciuti in Italia, non esaurisce la complessità della questione: la sostanza del problema resta invariata e a pagare il prezzo sono coloro che non hanno nessuna colpa, tranne quella di essere nati da genitori stranieri.

Come crede dovrà interagire una legislazione italiana nel contesto europeo? Basti pensare alle ricette varie dei singoli paesi europei, il doppio ius soli di Francia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e lo ius soli per residenti previsto per Germania, Irlanda e Regno Unito.

La normativa italiana in materia di cittadinanza è certamente la più restrittiva tra quelle adottate dai Paesi della UE, anche da quelli esposti ad ingenti flussi migratori. Nell’ordinamento Italiano, l’accesso alla naturalizzazione giuridica da parte di un cittadino straniero è ammesso dopo un periodo di residenza di dieci anni, che diventano quasi sempre dodici o tredici per via delle lungaggini burocratiche. Sia in Francia che nel Regno Unito sono invece richiesti cinque anni.

Anche in un paese come la Germania, tradizionalmente legato a un’idea di cittadinanza improntata allo ius sanguinis, così come nella tradizione giuridica italiana, la normativa introdotta nel 2006 ha abbassato a otto anni il periodo di tempo necessario per richiedere la naturalizzazione e ha inoltre notevolmente semplificato le procedure per l’acquisizione della cittadinanza da parte dei minori stranieri nati e/o residenti nella Bundesrepublik.

In Spagna la legislazione è alquanto simile a quella italiana, tuttavia nella prassi, e anche “de iure”, gli ostacoli frapposti all’acquisizione della cittadinanza sono inferiori rispetto a quelli che si incontrano solitamente in Italia. Il punto è che in Italia l’acquisizione della cittadinanza non si configura ancora come un diritto garantito ma rimane una concessione, legata ad una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione competente, con i caratteri di arbitrarietà e insindacabilità che ciò implica. Serve una legge che aiuti l’integrazione degli stranieri, sulla falsariga degli altri paesi europei. Una soluzione potrebbe essere , ad esempio, una scelta legislativa improntata al criterio dello ius soli temperato, in modo che il figlio di immigrati, nato e cresciuto in italia, diventi cittadino italiano dopo aver concluso un ciclo scolastico.

Questo tema spesso viene correlato all’immigrazione, anche nella “Fortezza Europa”, quanto crede che questo incida e come secondo lei?

I grandi processi geopolitici e macroeconomici mondiali in questo momento hanno spostato il baricentro politico ed economico molto lontano dal nostro continente: al centro dei nuovi fenomeni globali ci sono paesi come la Cina, l’India, il Brasile, per citarne alcuni, mentre l’Europa sembra sempre più essere stata ridotta ad un ruolo marginale, schiacciata in una posizione periferica. L’Europa non può pensare di resistere all’impatto di questi fenomeni ripiegandosi su se stessa, arroccandosi nella difesa delle proprie identità, ma è appunto aprendo le proprie frontiere ed affrontando con coraggio i temi dell’immigrazione che essa può aprire nuove prospettive di crescita e di progresso. Occorre puntare su quella grande risorsa che i cittadini extracomunitari rappresentano per i paesi europei, e per far ciò è necessario che questi ultimi arrivino ad una posizione unitaria e condivisa sul tema. Da qui passa la grande sfida del futuro della “vecchia” Europa.

Qual è il suo punto di vista, l’Italia ce la farà a dotarsi di una legislazione chiara in materia?

L’importanza della questione “seconde generazioni” e l’urgenza di una più equa ed avanzata normativa sulla cittadinanza è stata sollevata in più circostanze. Molte sono state le proposte avanzate in parlamento ma manca la volontà politica di approvare una legge organica sulla cittadinanza, che garantisca a tutti i figli degli stranieri, nati e cresciuti in Italia, il diritto di partecipare alla vita politica e sociale di un Paese che è loro ma che li considera “non-cittadini”, “soggetti con permesso di soggiorno”, o “cittadini di serie b”. Recentemente sono state emesse varie sentenze che hanno sottolineato l’inadeguatezza di questa legge; adesso spetta al potere legislativo modificarla. La politica deve prendere atto che i tempi sono ormai maturi.

 

“La Piccola” ospita arte e allontana il degrado

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Di Marco Bastiani

PORTO SANT’ELPIDIO – A volte la differenza tra quello che si legge sui giornali e quello che accade realmente è davvero piccola. Altre volte “La Piccola” è la differenza tra quello che si legge e quello che accade realmente.
Qualche giorno fa è uscito questo articolo: 

La Piccola, il centro giovanile che di notte ospita le lucciole

Dopo averlo letto siamo andati a sentire le persone che gestiscono quel luogo.
L’ex stazione di Porto Sant’Elpidio, da Maggio del 2011 è a tutti gli effetti un centro culturale di importanza assoluta. Passando un pomeriggio all’interno del locale, la prima cosa che si nota (e si sente) sono i gruppi di ragazzi che suonano all’interno delle tre sale prove a disposizione. Ci sono gruppi che vanno e gruppi che vengono, dal pomeriggio fino alla sera tardi. La seconda cosa che si nota è che la struttura è viva, è piena di iniziative e funziona bene. Oltre alle sale prove il locale dispone anche di una sala polivalente dove si tengono sia concerti che altre iniziative culturali. “Facendo teatro per bambini, cinema per famiglie e la domenica le commedie dialettali si è creato un bel giro di persone di Porto Sant’Elpidio e non, di varie fasce di età” – commentano i gestori del locale Massimo Mannucci e Fabio Bartolacci – “La cosa che ci è dispiaciuta è stata leggere determinate frasi che andavano ad accostare a questa struttura fenomeni di prostituzione e di tossicodipendenza. Fenomeni che sono completamente estranei a questa realtà.”

La Piccola si trova al centro del parcheggio della stazione ferroviaria di Porto Sant’Elpidio, parcheggio transitato da un buon numero di persone. Nei due pomeriggi che siamo stati alla sala prove non abbiamo notato nulla di anomalo nel parcheggio, anche se alcuni residenti hanno riferito di episodi di tossicodipendenza e di “auto con i vetri appannati”.

E’ opportuno fare qualche piccola considerazione:

1 – È un dato di fatto che nella maggior parte delle città le zone adiacenti alla stazione siano crocevia di individui “poco raccomandabili”. In realtà sono all’ordine del giorno segnalazioni di siringhe e di persone che si bucano nei luoghi pubblici. La nostra città ne è piena.

2 – In una città dove il tasso di prostituzione è probabilmente tra i più alti di tutta la riviera Adriatica può capitare di imbattersi in “auto con i vetri appannati”, soprattutto in parcheggi ampi e con scarsa illuminazione.

3 – Un centro che svolge delle attività utili per la società, frequentato da molta gente a tutte le ore, contribuisce notevolmente a ridurre le “cose che non si dovrebbero vedere”. Cosa succederebbe se quella zona fosse deserta e il parcheggio abbandonato?

Il degrado in un luogo si riduce riqualificandolo, coinvolgendo persone che fanno attività costruttive così da creare un ambiente sano e positivo che induce ad andare via chi fa cose “negative”. È per questo che i bambini vanno lì a giocare a pallone quando c’è il sole.

 

L'articolo pubblicato dal Corriere Adriatico che ha innescato l'affaire "La Piccola"

L’articolo pubblicato dal Corriere Adriatico che ha innescato l’affaire “La Piccola”

EFFETTO NOTTE – il cinema e il cinema

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Di Manuel Devenuti

Torna il Venerdì a Villa Baruchello il cinema della Petite Maison de Son et Lumières con una rassegna incentrata sul Metacinema dal titolo EFFETTO NOTTE — il cinema & il cinema . Quattro appuntamenti in cui stavolta il protagonista è il cinema che parla e racconta se stesso. Tra i tanti, più o meno famosi, film da poter proporre, sono stati scelti, sotto la super visione di Manuel Devenuti, Petra Felizani e Simone Paglialunga, quattro titoli, particolari, al di fuori di quelli che hanno fatto la storia del cinema, film che sono recenti, innovativi nello sguardo e disillusi nella concezione filmica della finzione.

Questo il calendario:

VENERDI 07 FEBBRAIO 2014 ED WOOD

VENERDI 14 FEBBRAIO 2014 SI GIRA A MANHATTAN

VENERDI 21 FEBBRAIO 2014 LOST IN LA MANCHA

VENERDI 28 FEBBRAIO 2014 LE CINQUE VARIAZIONI

Una doppia visione. Quella dei primi due film, Si gira a Manhattan e Ed Wood, legati a modo loro dalla caratteristica della finzione cinematografica e quindi dalla duplice concezione visiva: il cinema fatto (dal regista) e il cinema visto (dal pubblico). Film che nella loro leggerezza mostrano tutto il loro essere contemporanei, liberi da quella che vuole essere la tradizionale “forma” cinematografica.

Allo stesso modo, Lost in La Mancha e Le cinque variazioni, dichiaratamente sperimentali, seppur nella loro diversità, sono “riflessioni” riflesse sullo schermo, giochi di uno sguardo tutto personale e intimo (quello del regista) che nella condivisione con il pubblico diventa un nuovo modo di vedere e vivere l’esperienza cinematografica.

Per ulteriori info http://www.petitemaison.it/metacinema/index.html

Le proiezioni saranno precedute da presentazioni a scopo didattico che si avvalgono della consulenza dei curatori della rassegna.

L’associazione il cui scopo è la diffusione della cultura fotografica svolge numerosi corsi che spaziano dalla fotografia al compositing ( fare riferimento a http://www.petitemaison.it/camerascuola.asp per info sui corsi)

Per quanto riguarda le prossime iniziative cinematografiche a breve il programma della quarta edizione di Anima, una rassegna di Animazione curata da Corrado Virgili.