Consiglio straziante e politica latitante

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Un consiglio lunghissimo con discussioni estremamente prolisse. Poca trasparenza e poca partecipazione, si rafforzano le critiche al modo di agire dell’amministrazione comunale, che in consiglio incassa gli attacchi dell’opposizione senza scomporsi troppo.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Effettivamente è stato un po’ diabolico il consiglio comunale appena celebratosi. Per la seconda volta in pochi mesi infatti, la conferenza dei capigruppo è caduta nell’errore di convocare un consiglio con 15 punti all’ordine del giorno. Nel primo caso a rimetterci fu la coalizione di Putzu che ricevette un discreto scossone per non aver battuto il ferro sulla riapertura di piazza al traffico, mentre in questo caso è stato il presidente Romitelli a chiedere la sospensione, perché in effetti a quell’ora della notte, dopo circa sei ore di consiglio, la concentrazione e le energie necessarie a trattare alcuni punti rimasti non erano assolutamente sufficienti.

Su alcuni temi caldi si è scatenata la discussione, come ad esempio sull’abbattimento delle palme in via Mameli. Il coro dei consiglieri d’opposizione era quello della condanna al modus operandi adottato dall’amministrazione, che su alcune tematiche non coinvolge affatto le forze politiche né il resto della popolazione. Il mantra che risuonava dalla maggioranza e dall’assessore ai lavori pubblici Buono era quello dell’inevitabilità e della natura “tecnica” di questa decisione. “Questo è un atto tecnico che andava fatto”, sentenzia l’assessore. Conferma l’ineluttabilità della decisione il consigliere Stacchietti dichiarando “io non convoco la commissione per pura volontà informativa, in commissione non potevamo cambiare una virgola di quello che ha deciso Stefoni”.

Una decisione tecnica quindi, che i rappresentanti politici non avrebbero potuto stoppare. Peccato che a smentire questa tesi sia proprio il dirigente Stefoni quando dice che dopo aver tagliato le palme nella parte nord di via Mameli, “non abbiamo tagliato le altre piante(quelle dietro piazza Garibaldi) perché l’assessore Buono, Romitelli e Ciarrocca si sono messi di traverso”. Infatti gli abitanti di via Mameli hanno chiamato incavolati neri i loro referenti nell’amministrazione(Romitelli e Ciarrocca), i due intervenuti insieme all’assessore Buono hanno fermato il taglio delle altre palme nella parte sud della via. Se il dirigente quella mattina è uscito con l’intenzione di tagliare tutte le palme perché le riteneva pericolose allora le avrebbe dovute tagliare tutte, ma ne ha lasciate alcune perché i tre di cui sopra si sono opposti fermamente. Questo significa che la scelta “tecnica” che ha evocato l’assessore in consiglio in realtà non era inevitabile.

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Di questa storia si sapeva che c’era una serie di lettere mandate dalle Ferrovie e dalla Prefettura che intimavano il comune di tagliare le palme vicino la ferrovia, perché violavano le distanze prescritte dalla legge. Nel momento in cui il dirigente ritiene che è arrivata l’ora di passare all’azione dopo tanti anni di carteggi, il sindaco e i suoi collaboratori avrebbero dovuto condividere questa scelta almeno con il resto della maggioranza e con le altre forze politiche. Perché così facendo avrebbero potuto trovare soluzioni alternative o in caso contrario non sarebbero finiti nell’occhio del ciclone delle proteste dei cittadini del centro.

Ciò che emerge palesemente da questo episodio è la completa mancanza del lavoro della politica. Quando un assessore si maschera dietro alla tecnicità di una scelta e quindi della sua inesorabilità abdica al suo ruolo di rappresentante politico della cittadinanza. Il ruolo dell’assessore o del consigliere comunale di riferimento è quello di fare da cuscinetto, da filtro tra la cittadinanza e i dirigenti comunali.

Proprio per questa ragione l’osservazione del consigliere Farina, nel far notare che è incoerente organizzare la giornata ecologica insieme a Legambiente e due giorni dopo tagliare nove palme storiche senza proferir parola a nessuno, non è affatto inappropriata, anzi calza proprio a pennello. Dare spiegazioni postume non è degno di un’amministrazione comunale che vuole apparire come partecipativa e trasparente, e a dispetto di ciò che sostiene l’assessore Pasquali, le ragioni del taglio e l’eventuale futura piantumazione di altri alberi più idonei sono arrivate dopo il fatto, non prima. La paura che hanno in molti è che questo taglio sia propedeutico alla realizzazione del piano di riqualificazione urbanistica di piazza Garibaldi nel quale è prevista la realizzazione di una doppia corsia in via Mameli e dei parcheggi a spina di pesce sul lato ferrovia. Sorprendentemente l’assessore Buono ha negato che ciò succederà, staremo a vedere.

Amplia il discorso il consigliere Fioschini nel suo intervento, “non vorrei che questa situazione di non trasparenza si sommi ad altre situazioni di non trasparenza come sulla fidejussione per la bonifica della Fim ecc, e la popolazione perda la fiducia in voi”.

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Non è da sottovalutare ciò che sostiene Fioschini, perché di trasparente nella storia della Fim c’è ben poco. Da quello che era emerso nella riunione della IV commissione consiliare del luglio 2013, i lavori di bonifica sarebbero dovuti riprendere a gennaio 2014, invece il sindaco rispondendo all’interrogazione del consigliere Farina ci ha fatto sapere che probabilmente riprenderanno a settembre 2014. Un ritardo di nove mesi che si somma al ritardo di cinque anni precedentemente accumulato. Ciò che risulta più nebuloso di tutto è il perché il comune, nel momento in cui la proprietà non rinnovava la polizza in tempo utile, non abbia incassato i soldi che la banca aveva messo a garanzia del buon esito della bonifica. Su questo tema ci saremmo aspettati una mozione o una interrogazione da parte del Movimento 5 Stelle, visto che sono stati proprio loro a portare all’attenzione di tutti questa anomalia con una conferenza stampa di qualche settimana fa.

La mancanza di azione politica da parte dell’amministrazione è stata evidente. Questa mancanza si ripercuote negativamente anche nel consiglio comunale, che è diventato la valvola di sfogo dei consiglieri e un luogo di supplizio per la giunta, in testa a tutti il Sindaco, che assume un atteggiamento di insofferenza rispetto alla discussione consiliare tanto da concentrarsi soltanto sul suo tablet nascosto sotto la scrivania. Ci auguriamo che i prossimi consigli siano più umani sotto tutti i punti di vista.

“Ius Soli”, i tempi sono maturi?

Di Marco Vesperini

L’acquisto della cittadinanza italiana da parte di persone extracomunitarie è stato negli anni un tema fortemente dibattuto. Molti sono stati gli slogan nelle varie elezioni da sinistra, eppur oggi, nel 2014, questo paese non è riuscito a dotarsi di una legislazione chiara in merito. Indietro, ancora una volta, rispetto molti altri paesi dell’Unione Europea. 

MACERATA – Come spieghereste ad un bambino che seppur nato in un paese, possiede meno diritti rispetto un suo compagno? Una domanda che sempre più persone si sono poste dato il cambiamento demografico avvenuto negli ultimi trent’anni nel nostro paese.

Abbiamo chiesto al dott. Preci, cittadino albanese che da molti anni vive in Italia, dove ha condotto i propri studi di giurisprudenza, ex membro del Cda dell’Università, nonché da sempre attivo per portare questo dibattito nella società civile, cosa prevede la legge e quali strumenti legislativi si stanno mettendo in atto.

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Gentjan Preci lei vive da molti anni in Italia dove lavora ed ha concluso il suo percorso di studi in giurisprudenza con una tesi sullo “Ius Soli”, perché questa scelta?

La scelta dell’argomento della mia tesi è derivata dal dibattito politico che ultimamente si è acceso in Italia. La situazione in cui si trovano le seconde generazioni (figli degli immigrati nati in Italia) mi ha incuriosito molto e quindi ho iniziato ad approfondire questo tema, oggi di stringente attualità.

Può spiegarci l’importanza di un tema che negli ultimi anni è molto sentito anche nel nostro paese dove le nuove generazioni sono a contatto con cittadini comunitari ed extracomunitari più che nel passato?

Sicuramente è un tema molto discusso negli ultimi tempi, che è stato accantonato perché scomodo, di importanza secondaria per l’agenda politica dei governi susseguitisi negli anni. La disciplina della cittadinanza è regolata dalla legge 91 del 1992 che nasce “già vecchia” in quanto non tiene conto del fatto che l’Italia era non più un paese di emigrazione ma piuttosto di immigrazione ormai; questa legge tutela particolarmente gli italiani che vivono all’estero mentre evidenzia una certa chiusura verso gli stranieri che vivono stabilmente sul territorio nazionale. Oggi, nel 2014, nonostante i nuovi cittadini (le cosiddette seconde generazioni) in Italia siano quasi un milione, non esiste ancora una legislazione in grado di riconoscere loro la cittadinanza e i diritti fondamentali a quest’ultima collegati: I ragazzi/e nati in Italia da genitori stranieri infatti, devono attendere il compimento del 18° anno di età per poter chiedere il riconoscimento di questo diritto, nonostante frequentino le stesse scuole e seguano lo stesso percorso dei loro coetanei italiani.

Cosa ne pensa della riforma di legge sulla cittadinanza portata avanti dal governo Letta? Le linee generali che sembrano saranno contenute nel testo della legge possono dare una risposta reale?

Con la conversione in legge e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale (il 20 agosto 2013) sono diventate definitive le norme previste dal cosiddetto “Decreto del Fare” per le seconde generazioni, l’intervento legislativo più rilevante posto in essere da quel governo sul tema dell’accesso alla cittadinanza. Un intervento che, pur semplificando il cammino verso la cittadinanza dei figli dell’immigrazione nati e cresciuti in Italia, non esaurisce la complessità della questione: la sostanza del problema resta invariata e a pagare il prezzo sono coloro che non hanno nessuna colpa, tranne quella di essere nati da genitori stranieri.

Come crede dovrà interagire una legislazione italiana nel contesto europeo? Basti pensare alle ricette varie dei singoli paesi europei, il doppio ius soli di Francia, Lussemburgo, Olanda, Spagna e lo ius soli per residenti previsto per Germania, Irlanda e Regno Unito.

La normativa italiana in materia di cittadinanza è certamente la più restrittiva tra quelle adottate dai Paesi della UE, anche da quelli esposti ad ingenti flussi migratori. Nell’ordinamento Italiano, l’accesso alla naturalizzazione giuridica da parte di un cittadino straniero è ammesso dopo un periodo di residenza di dieci anni, che diventano quasi sempre dodici o tredici per via delle lungaggini burocratiche. Sia in Francia che nel Regno Unito sono invece richiesti cinque anni.

Anche in un paese come la Germania, tradizionalmente legato a un’idea di cittadinanza improntata allo ius sanguinis, così come nella tradizione giuridica italiana, la normativa introdotta nel 2006 ha abbassato a otto anni il periodo di tempo necessario per richiedere la naturalizzazione e ha inoltre notevolmente semplificato le procedure per l’acquisizione della cittadinanza da parte dei minori stranieri nati e/o residenti nella Bundesrepublik.

In Spagna la legislazione è alquanto simile a quella italiana, tuttavia nella prassi, e anche “de iure”, gli ostacoli frapposti all’acquisizione della cittadinanza sono inferiori rispetto a quelli che si incontrano solitamente in Italia. Il punto è che in Italia l’acquisizione della cittadinanza non si configura ancora come un diritto garantito ma rimane una concessione, legata ad una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione competente, con i caratteri di arbitrarietà e insindacabilità che ciò implica. Serve una legge che aiuti l’integrazione degli stranieri, sulla falsariga degli altri paesi europei. Una soluzione potrebbe essere , ad esempio, una scelta legislativa improntata al criterio dello ius soli temperato, in modo che il figlio di immigrati, nato e cresciuto in italia, diventi cittadino italiano dopo aver concluso un ciclo scolastico.

Questo tema spesso viene correlato all’immigrazione, anche nella “Fortezza Europa”, quanto crede che questo incida e come secondo lei?

I grandi processi geopolitici e macroeconomici mondiali in questo momento hanno spostato il baricentro politico ed economico molto lontano dal nostro continente: al centro dei nuovi fenomeni globali ci sono paesi come la Cina, l’India, il Brasile, per citarne alcuni, mentre l’Europa sembra sempre più essere stata ridotta ad un ruolo marginale, schiacciata in una posizione periferica. L’Europa non può pensare di resistere all’impatto di questi fenomeni ripiegandosi su se stessa, arroccandosi nella difesa delle proprie identità, ma è appunto aprendo le proprie frontiere ed affrontando con coraggio i temi dell’immigrazione che essa può aprire nuove prospettive di crescita e di progresso. Occorre puntare su quella grande risorsa che i cittadini extracomunitari rappresentano per i paesi europei, e per far ciò è necessario che questi ultimi arrivino ad una posizione unitaria e condivisa sul tema. Da qui passa la grande sfida del futuro della “vecchia” Europa.

Qual è il suo punto di vista, l’Italia ce la farà a dotarsi di una legislazione chiara in materia?

L’importanza della questione “seconde generazioni” e l’urgenza di una più equa ed avanzata normativa sulla cittadinanza è stata sollevata in più circostanze. Molte sono state le proposte avanzate in parlamento ma manca la volontà politica di approvare una legge organica sulla cittadinanza, che garantisca a tutti i figli degli stranieri, nati e cresciuti in Italia, il diritto di partecipare alla vita politica e sociale di un Paese che è loro ma che li considera “non-cittadini”, “soggetti con permesso di soggiorno”, o “cittadini di serie b”. Recentemente sono state emesse varie sentenze che hanno sottolineato l’inadeguatezza di questa legge; adesso spetta al potere legislativo modificarla. La politica deve prendere atto che i tempi sono ormai maturi.

 

Consiglio comunale martedì 29 Aprile

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – È convocato il consiglio comunale per martedì 29 aprile 2014 alle ore 17:30.

Sono 15 i punti all’ordine del giorno. Si preannuncia un consiglio lungo ed interessante, si parlerà della rateizzazione della tassa sui rifiuti, ci sarà il rinnovo della commissione edilizia comunale. Si toccheranno temi scottanti come il taglio delle palme in via Mameli, prostituzione, manutenzione del lungomare sud, bonifica dell’area ex Fim.

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‘Ticket to Ride’, maggiore mobilità per gli studenti

Di Marco Vesperini

MACERATA – Officina Universitaria presenta una campagna per migliorare il trasporto studentesco, raccolte già 300 firme e a breve un sito dedicato. Sarà presentata all’Apm. 

L’appellativo di ‘Città Universitaria’ bisogna guadagnarselo e l’efficienza dei trasporti è un tassello fondamentale. Lo sanno bene i ragazzi di Officina Universitaria, sindacato studentesco maceratese, che ieri hanno presentato la proposta “Ticket to ride – Muoviamo Macerata”: migliorare il trasporto studentesco partendo dagli studenti di Scienze della Formazione e del Turismo. Il progetto verrà lanciato anche tramite un sito online ed è stato già presentato all’assessore Federica Curzi: presto verrà portato agli occhi dei dirigenti Apm.

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Sono quattro le linee guida pensate per agevolare il trasporto e renderlo a misura di studente. Acquisto del biglietto attraverso una distribuzione automatica presso la stessa struttura a Vallebona e la Stazione. Troppo spesso infatti capita che si debba pagare un sovrapprezzo sul mezzo per una mancanza di un venditore nelle vicinanze. Un Abbonamento trimestrale per agevolare chi fa uso della tratta nei mesi dei corsi rispetto a quelli degli esami, dove solitamente la frequenza di utilizzo diminuisce. Aumento delle corse dato che la criticità maggiormente riscontrata è stata il sovraffollamento degli autobus delle linee 7 e 8, proprio quelle che collegano il dipartimento di Vallebona con il resto della città. La proposta, al fine di scongiurare tali disagi, è quella di aumentare le vetture nelle fasce orarie: 8.00 – 8.30, 13.00 – 13.30, 17.00 – 17.30. Inoltre, la massiccia raccolta firme tra gli studenti, prevede la riduzione delle tariffe con uno sconto del 25% applicato a tutti gli abbonamenti per studenti, subordinandolo solo alla qualità di studente universitario.

“Officina Universitaria – afferma il coordinatore Tommaso Alabardi – ha deciso di lanciare questa campagna non solo per coinvolgere gli studenti ma per tutta la cittadinanza sensibile, formulando le nostre proposte a seguito dell’analisi di questionari fornitici dagli studenti stessi”. Una nota dolente ricade anche sulla soppressione del servizio navetta Ersu prevista per il prossimo anno. “Metterà in difficoltà molti studenti che ne usufruiscono, per questo, comprendendo che l’aumento dei mezzi sarebbe troppo oneroso, supportiamo la possibilità di sostituirli con vetture più capienti, così da non dover lasciare studenti a piedi come spesso capita”.

Elezioni europee, a Porto Sant’Elpidio 284 firme per ‘L’Altra Europa con Tsipras’

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Le elezioni europee sono alle porte e siamo, di fatto, in piena campagna elettorale. Abbiamo intervistato due dei promotori della lista ‘Europa unita con Tsipras’ per la città di Porto Sant’Elpidio, Mattia Rinaldi di Sel e Roald De Tino di Rifondazione Comunista. Gli stessi presenteranno la lista l’8 maggio alla Croce Verde insieme ai candidati, Roberto Felice Pizzuti, professore di economia della Sapienza di Roma, e Giuseppe Santarelli, sindacalista calzaturiero della Cgil.

Nel fermano sono state raccolte 750 firme, 1/3 delle quali nella sola Porto Sant’Elpidio. Più di 4 mila nella Regione Marche. Mentre a livello nazionale, su un minimo di 150 mila per partecipare alle elezioni, ne sono state raccolte 220 mila. “Siamo sicuri che a livello locale si raggiungerà un buon risultato. Abbiamo registrato un forte interesse tra la cittadinanza, pur avendo a disposizione mezzi inferiori rispetto alle altre liste; questo è indice del fatto che si sente il bisogno negli elettori di avere una lista di sinistra in Europa”.

Perché Alexis Tsipras dovrebbe essere la scelta per la sinistra europea?

È la storia politica di Tsipras che lo pone come proposta per la sinistra europea. Il suo partito, Syriza (ndr partito che riunisce i movimenti di sinistra greci), nel 2008, all’inizio di questa crisi economica, era dato al 4% mentre il Pasok (ndr. partito socialista greco) viaggiava sul 25-26%; arrivando ad oggi quest’ultimo, secondo i sondaggi, è dato intorno al 12% mentre Syriza è al 28 %.

Lo scenario che si sta proponendo in Europa agli elettori vede: da un lato il Partito Popolare Europeo (PPE) che propone di continuare sulla strada delle politiche neoliberiste, di sostegno all’economia capitalista tout court, con una ricetta di detassazione favorendo i grandi poteri finanziari come banche e multinazionali, queste formazioni sociale invece che quelle più colpite dalla crisi, e non mi riferisco soltanto a Spagna, Grecia, Italia ma a tutti i paesi europei; dall’altra c’è il Partito Socialista Europeo (PSE) che candida Schultz, un uomo che in Germania governa insieme ad Angela Merkel in un governo simile a quello che abbiamo attualmente in Italia. E qui è il problema perché questo candidato, che dovrebbe rappresentare un’alternativa alle politiche neoliberiste, in realtà il suo programma si allinea sostanzialmente sulle politiche delle banche similmente a quelli che dovrebbero essere i suoi antagonisti politici.

Serviva un candidato di sinistra quindi…

Tsipras è anche una candidatura simbolo perché viene da un paese, la Grecia, che incarna una via alternativa a quella che è la politica dominante. Laddove noi abbiamo un centrosinistra ed un centrodestra che propongono una strada unica e l’unica percorribile, secondo loro, con tagli alla cultura, alla sanità, alla scuola, al sociale, alle pensioni, solo per continuare a finanziare banche e grandi industrie; mentre dall’altra parte c’è un’alternativa fatta di socialità perché non si esce dalla crisi dando i soldi a chi già li ha ma soprattutto a chi la crisi l’ha creata.

Il programma di Tsipras, in sostanza, propone un nuovo tipo di piano ‘Marshall’. Non pensare all’Europa come una matrigna che imponga a molti, non responsabili di questa crisi, di stringere la cinghia mentre pochi continuano ad accentrare il potere finanziario distruggendo l’economia reale tutto quello che deriva da questo. Non possiamo fidarci di Shultz perché è al governo con Angela Merkel e se in patria sostieni l’austerità non puoi, perché ci sono le elezioni, dire che ne farai di meno. Non sei credibile, Tsipras lo è in questo momento storico.

Come mai in questo momento storico, in Europa, non abbiamo governi o un governo che faccia come la storia e gli economisti insegnano: bolla finanziaria – crisi – austerità – governi che dirigono le risorse finanziarie verso un nuovo sviluppo economico – perché siamo ancora alla quarta fase?

È difficile ipotizzare i vari motivi perché noi possiamo cercare di immaginare il motivo per il quale vengono prese certe strade. Secondo il punto di vista, di sinistra, della Lista Tsipras che riunisce tutti coloro che non condividono a sinistra le scelte europee e nazionali, noi assistiamo ad un attacco ben mirato, ad un certo modo di intendere lo Stato, da parte di un potere economico con una forza che mai si è vista nella storia. Con la globalizzazione, le grandi industrie, gli speculatori finanziari, banche e compagnie assicurative internazionali ecc. con un potere che trova dei limiti nello Stato e, nel nostro esempio, in Europa. La pressione esercitata si sente maggiormente da noi rispetto ad esempio in America, proprio perché in Europa il sistema di welfare (ndr. lo Stato sociale) è molto forte rispetto altri paesi.

Gli stati europei, nel tempo, hanno limitato, ieri più di oggi, la speculazione di tali capitali. Lo vediamo anche nel nostro territorio come i grandi calzaturieri che si possono permettere di spostare le fabbriche in Cina, in India o dove gli conviene, grazie alla globalizzazione, sono gli stessi che poi a livello internazionale, come le banche, possono spostare grandi capitali dove più gli conviene e premono sugli stati per far si che i vincoli imposti dal sistema di walfare europeo venga meno.

L’attacco, secondo noi, avviene tramite la speculazione finanziaria. Per questo, oggi, chi ci governa rincorre questi potentati nella logica che: se noi li favoriamo vengono da noi e creano lavoro; però per favorirle distruggiamo lo stato sociale che abbiamo creato con duri sacrifici in Europa. Una vittoria di Pirro perché abbiamo ottenuto il lavoro ma di che tipo? Una volta c’era il posto fisso, la scala mobile e tutta una serie di garanzie che sono state erose. Questo i greci lo hanno patito in modo maggiore essendo uno Stato piccolo, con meno risorse e meno capacità.

Una volta le grandi crisi mondiali si risolvevano con le guerre, oggi non c’è un tale rischio quando le istituzioni non tengono lo Stato sociale o vi è una differenza?

Le guerre ci sono ma non si combattono più sul suolo europeo e il progresso tecnologico, essendo aumentato, non porta ancora a una fame da far sfociare in una crisi di tale portata che fù cavalcata da fascismi vari in Europa. Per quanto vediamo l’avanzare di partiti come Alba Dorata, Le Pen in Francia, quindi anche adesso l’uscita dalla crisi con slogan facili mantiene un forte appeal.

In Italia abbiamo il Movimento 5 Stelle come nuova proposta che, per quanto non può essere classificato come un fascismo, ha degli slogan facili. Il problema di Grillo è che fa tante proposte condivisibili ma dopo si inseriscono in un programma non completo che non considera tutti gli aspetti della società europea, fatta su slogan generici assumendo due misure su due piedi. Quello che ci differenzia da Grillo è che per uscire da una crisi simile bisogna immaginare un nuovo modello di società, con istituzioni, democraticamente elette, che riacquistino il ruolo centrale per guidare i cittadini oltre questo momento storico.

 

Un successo il meeting organizzato da Team Atletica Porto Sant’Elpidio

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Un successo di pubblico e di partecipazione. Il meeting di staffette svedesi, tenutosi domenica scorsa, organizzato dalla Team Atletica Porto Sant’Elpidio, ha portato nella città rivierasca 12 società di atletica delle marche; regalando un pomeriggio di competizione e passione come lo sport sa dare.

Osimo, Fabriano, Chiaravalle, Ancona, Castelfidardo, Senigallia, Ascoli Piceno, Jesi, San Benedetto, Macerata e Porto San Giorgio hanno risposto alla chiamata dell’evento fortemente voluto dalla nuova società elpidiense e dal presidente/coach Leonardo Paci. In gara le categorie di esordienti, ragazze e ragazzi. Oltre alle staffette classiche 4×100 maschili e femminili, gli organizzatori hanno arricchito l’evento con staffette svedesi di 200m+400m+600m+800m per i cadetti e 100m+200m+300m+400m per i ragazzi.

La gara maschile 4×100, categoria cadetti, ha visto prevalere la Sef Stamura Ancona, mentre l’Atletica Fabriano vince quella femminile. Nelle staffette svedesi, per la categoria cadetti maschile, la Stamura Ancona strappa il primo gradino del podio; lo stesso fa Avis Macerata per la femminile, conquistando anche il primo posto nel 4×100 femminile, categoria ragazzi. Quest’ultima ha visto nel maschile la vittoria della Collection Sambenedettese, così come nella staffetta svedese maschile. È invece l’Atletica Chiaravalle a trionfare nella femminile svedese.

Molto combattute anche le gare dei piccoli esordienti, il più piccolo dei quali ha 7 anni; infuocando gli spalti e il tifo del pubblico. È la prima gara organizzata dalla nuova società ed è subito un successo. “Ringraziamo gli sponsor e l’assessore allo Sport Milena Sebastiani per il sostegno – affermano gli organizzatori – invitiamo tutti color che vogliono avvicinarsi all’atletica a farlo. Vi aspettiamo nella nostra struttura in Via 1 Maggio”.

“La Piccola” ospita arte e allontana il degrado

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Di Marco Bastiani

PORTO SANT’ELPIDIO – A volte la differenza tra quello che si legge sui giornali e quello che accade realmente è davvero piccola. Altre volte “La Piccola” è la differenza tra quello che si legge e quello che accade realmente.
Qualche giorno fa è uscito questo articolo: 

La Piccola, il centro giovanile che di notte ospita le lucciole

Dopo averlo letto siamo andati a sentire le persone che gestiscono quel luogo.
L’ex stazione di Porto Sant’Elpidio, da Maggio del 2011 è a tutti gli effetti un centro culturale di importanza assoluta. Passando un pomeriggio all’interno del locale, la prima cosa che si nota (e si sente) sono i gruppi di ragazzi che suonano all’interno delle tre sale prove a disposizione. Ci sono gruppi che vanno e gruppi che vengono, dal pomeriggio fino alla sera tardi. La seconda cosa che si nota è che la struttura è viva, è piena di iniziative e funziona bene. Oltre alle sale prove il locale dispone anche di una sala polivalente dove si tengono sia concerti che altre iniziative culturali. “Facendo teatro per bambini, cinema per famiglie e la domenica le commedie dialettali si è creato un bel giro di persone di Porto Sant’Elpidio e non, di varie fasce di età” – commentano i gestori del locale Massimo Mannucci e Fabio Bartolacci – “La cosa che ci è dispiaciuta è stata leggere determinate frasi che andavano ad accostare a questa struttura fenomeni di prostituzione e di tossicodipendenza. Fenomeni che sono completamente estranei a questa realtà.”

La Piccola si trova al centro del parcheggio della stazione ferroviaria di Porto Sant’Elpidio, parcheggio transitato da un buon numero di persone. Nei due pomeriggi che siamo stati alla sala prove non abbiamo notato nulla di anomalo nel parcheggio, anche se alcuni residenti hanno riferito di episodi di tossicodipendenza e di “auto con i vetri appannati”.

E’ opportuno fare qualche piccola considerazione:

1 – È un dato di fatto che nella maggior parte delle città le zone adiacenti alla stazione siano crocevia di individui “poco raccomandabili”. In realtà sono all’ordine del giorno segnalazioni di siringhe e di persone che si bucano nei luoghi pubblici. La nostra città ne è piena.

2 – In una città dove il tasso di prostituzione è probabilmente tra i più alti di tutta la riviera Adriatica può capitare di imbattersi in “auto con i vetri appannati”, soprattutto in parcheggi ampi e con scarsa illuminazione.

3 – Un centro che svolge delle attività utili per la società, frequentato da molta gente a tutte le ore, contribuisce notevolmente a ridurre le “cose che non si dovrebbero vedere”. Cosa succederebbe se quella zona fosse deserta e il parcheggio abbandonato?

Il degrado in un luogo si riduce riqualificandolo, coinvolgendo persone che fanno attività costruttive così da creare un ambiente sano e positivo che induce ad andare via chi fa cose “negative”. È per questo che i bambini vanno lì a giocare a pallone quando c’è il sole.

 

L'articolo pubblicato dal Corriere Adriatico che ha innescato l'affaire "La Piccola"

L’articolo pubblicato dal Corriere Adriatico che ha innescato l’affaire “La Piccola”

Erosione costiera. Enormi danni e soluzioni difficili, ma nessuno paga

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Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Giovedì 10 aprile, al salone della Croce Verde, si è tenuto l’incontro informativo sull’erosione costiera promosso dal circolo locale di Sinistra Ecologia e Libertà.
La tematica è molto sentita dalla cittadinanza, tant’è che la partecipazione è stata alta. Presenti anche diverse forze politiche e ambientaliste, pesante invece l’assenza dell’amministrazione comunale.

Sono intervenuti il professor Gino Cantalamessa docente di sedimentologia e stratigrafia all’università di Scienze della Terra di Camerino, il professor Carlo Bisci docente di geomorfologia e geografia fisica della medesima università e il dottor Alessio Acciarri dottorando in dinamica costiera e regime dei litorali.
Dopo i saluti iniziali del coordinatore cittadino di Sel Mattia Rinaldi, si è entrati nel vivo della serata. I professori hanno sviscerato le varie problematiche del litorale marchigiano, e in particolare di quello elpidiense.

Sono state esposte diverse modalità per la risoluzione del problema, ma senza uno studio accurato è difficile dare indicazioni precise. Ciò che si è capito bene è che alcuni interventi fatti dal 2003(i pennelli al fiume tenna e al fosso di castellano) hanno peggiorato una situazione già non troppo rosea, ma che era bilanciata dall’afflusso di detriti portati dal fiume e smistati dalle correnti. Ora, togliere i pennelli potrebbe essere pericoloso quanto tenerli, nel senso che ogni azione che si andrebbe a compiere comporterebbe delle conseguenze, alcune delle quali non si possono conoscere preventivamente.

Ricordiamo che il piano per la salvaguardia della costa è stato redatto dalla Modimar di Roma, e veniva inoltre inserita la realizzazione della darsena. Secondo questo studio infatti, la darsena e i pennelli avrebbero difeso la costa elpidiense. Infine, i pennelli sono stati realizzati nonostante il piano regionale di difesa costiera prescrivesse di non agire oltre la realizzazione delle barriere soffolte. Sarebbe ora di chieder conto dei danni che queste opere hanno comportato, a chi allora ha creduto ad occhi chiusi a questi studi, cioè il sindaco di allora, i vari assessori e dirigenti competenti.

 

Imprenditori donano un bus per la ‘Cittadella del Sole’

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Inaugurato giovedì scorso il bus che 45 imprenditori hanno donato alla ‘Cittadella del Sole’. Il progetto denominato ‘Mobilità Garantita’, a cui già molti comuni hanno aderito,  permetterà  di avere ai ragazzi e ospiti del centro di spostarsi sul territorio in modo gratuito.

“Questo mezzo rappresenta per noi la possibilità di poterci muovere autonomamente – spiega la coordinatrice Stefania Santarelli – per noi è una possibilità di integrarci con il territorio e portare avanti i nostri progetti: come ad esempio il ‘Museo Torre dell’Orologio’; un grazie va a tutti colore che hanno contribuito a questo importante servizio”. Il centro è gestito dalla cooperativa ‘Nuova Ricerca Agenzia Res’ ed ospita persone affette da disabilità: offre molti servizi e laboratori.

I due rappresentanti della PMG Italia SpA, la società che fornisce il mezzo ai comuni per servizi con finalità sociale, hanno sottolineato la generosità dimostrata dagli imprenditori elpidiensi e la lungimiranza dell’Amministrazione comunale. “Non è così scontato che questo servizio sia reso disponibile in una comunità” afferma Diego Carpetti.

Visibilmente soddisfatto anche il sindaco Nazareno Franchellucci. “Questa è la dimostrazione che i nostri imprenditori non rispondono soltanto nelle feste o grandi eventi. Questa mattina ho avuto una riunione d’ambito per affrontare le problematiche del sociale e ne sono uscito amareggiato. In una situazione di difficoltà economica come quella che stiamo vivendo è sempre più difficile mantenere i servizi ordinari. Per la nostra comunità questa è una boccata d’ossigeno”.

‘Una voce per la chirurgia’ a Porto San Giorgio per la buona sanità

Di Marco Vesperini

PORTO SAN GIORGIO – L’associazione nata per tutelare la buona sanità, dopo l’evento di quest’inverno a Camerino, si sposta sulla costa adriatica con una serata a Porto San Giorgio, il 17 maggio presso il Teatro comunale. Abbiamo intervistato la presidente Gabriella Accoramboni.

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Quali sono le motivazioni che hanno spinto tanti pazienti della Provincia di Fermo e Macerata ad associarsi per promuovere la buona sanità?

I soci firmatari sono quasi tutti o pazienti o familiari, quindi c’è sempre un legame derivato dall’esperienza che hanno avuto con il reparto chirurgico di Camerino. Ma anche al momento che stiamo vivendo della politica dei tagli alla sanità.  I cittadini si sono mossi per tutelare una struttura, come quella di Camerino, che funziona in modo ottimale. Le risorse mancano ma c’è anche purtroppo una gestione di interesse e alle volte sono in gioco dei favoritismi di un primario rispetto ad un altro, quando si dovrebbe fare un discorso di ottimizzazione sulla qualità delle strutture.

C’è un problema di fondo, con i tagli non esisterà più la figura del primario, e tante figure di rilievo potrebbero andare via preferendo il privato al pubblico. Stanno prospettando di fare dei poli di specializzazione, creando delle reti di spostamento tra i medici specializzati dette “reti cliniche”. Da questo punto di vista c’è il rischio di perdere la continuità nel seguire un paziente, una dispersione che potrebbe rivelarsi dannosa.

L’ospedale di Fermo sta ampliando sia la sua struttura sia l’organico, eppure in questi anni molti pazienti hanno preferito spostarsi nel maceratese e a Camerino. Come si spiegano questi flussi crescenti? 

I reparti li fanno le persone. Molti pazienti, non essendo soddisfatti di alcune strutture, hanno preferito affidarsi nelle mani di chi invece li ha trattati meglio. Un’altra problematica riguarda il fatto che, secondo le ultime disposizione legislative, chi fa ambulatorio privato ed è un medico di una struttura pubblica, deve effettuare tale servizio sotto l’Asur. Purtroppo però la burocrazia e non solo rallenta certi meccanismi, e ne è un esempio quello del dott.Catalini (ndr. Primario di chirurgia di Camerino) che da Fermo si è dovuto spostare in una struttura privata come la Crisalide, quando ha diritto ad una pubblica come ad esempio la Cittadella del Sole, dove ha fatto richiesta. Anche questo è emblematico perché alla Crisalide si pagano comunque 100 euro per accedere ad un servizio medico.

Al momento la problematica che riguarda l’Asur per questo ambulatorio è la mancanza di un assistente per l’ambulatorio. E questo ricade sui pazienti che per medicazioni o visionare una t.a.c. devono pagare l’accesso ad una struttura privata.

Avete intenzione di coinvolgere aziende private per iniziative di raccolta fondi?

Si, sicuramente. Ci sono alcuni nostri associati che da questo punto di vista ci hanno rassicurato molto. Abbiamo in mente molte iniziative di raccolta fondi, soprattutto per acquistare strumentazioni e medicinali perché sembra assurdo ma alle volte ci sono problemi per avere l’antibiotico per esempio. Però per quanto ci sia molta buona volontà ci siamo scontrati con la burocrazia. Abbiamo avuto problemi per essere riconosciuti come Onlus, abbiamo lavorato per l’iter con l’Agenzia delle entrate in cui chiedevano anche la convenzione con l’Asur. Ma nel momento in cui siamo andati a chiederla ai dirigenti dell’Asur ci sono stati dei problemi di comunicazione, così ci hanno detto, per cui dopo 20 giorni che ancora l’Agenzia delle entrate non aveva ricevuto questo documento hanno fatto decadere l’atto. Abbiamo dovuto far ripartire l’iter dal punto di vista del volontariato. La volontà è forte e vogliamo fare una cosa buona quindi non ci fermeremo.

Le Amministrazioni come hanno risposto alla vostra chiamata?

I giornali e le università ci hanno appoggiato, le amministrazioni un po’ meno per ora ma speriamo che quando si svilupperà la cosa ci sia un contatto maggiore. L’unico è stato il sindaco di Porto Sant’Elpidio per quando riguarda l’ambulatorio presso la Cittadella del Sole, anche se ancora non c’è una risposta certa.

Ora abbiamo organizzato questa iniziativa il 17 maggio presso il teatro comunale di Porto San Giorgio, sia perché tanti nostri associati provengono dal fermano, sia per chi non è potuto venire questo inverno a Camerino. Una serata per far conoscere l’associazione e per portare le nostre esperienze personali e le iniziative che vogliamo attuare per promuovere una buon sanità che deve essere difesa.