Ex-Fim, i 5 stelle in tour nei quartieri per informare

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – L’hanno chiamato “La leggenda della Fim”, è il tour nei quartieri del Movimento 5 stelle di Porto Sant’Elpidio. Di leggendario in effetti c’è molto nella storia della ex fabbrica di concime, o almeno ce n’è in quello che ci è stato raccontato negli anni.

I pentastellati vanno ad analizzare alcuni punti salienti, “alcune incongruenze e inadempienze imputabili all’Amministrazione comunale. Descriveremo nel dettaglio la cronistoria della bonifica e urbanística; inoltre porteremo alla luce i dubbi e le anomalie amministrative”. I punti sui quali chiedono lumi sono in particolare tre:

-accordo per la bonifica tra comune e Fim s.p.a ratificato nel consiglio comunale del 23.02.2008 senza che ci sia il numero legale per validare la seduta;
-successiva modifica della delibera del consiglio comunale a giugno dello stesso anno effettuata dalla Giunta Municipale senza il parere del Consiglio Comunale;
-mancata escussione della fidejussione da parte del Direttore dell’area Tecnica per un valore di 3.000.000 di euro, cifra che risarciva il comune per inadempienza sull’opera di bonifica.

Oltre al lavoro di analisi i cinque stelle suggeriscono al sindaco di prendere una posizione importante, di fare una mossa clamorosa, considerando anche il fatto che la procura della repubblica di Fermo sta svolgendo delle indagini proprio su questi fatti: “chiediamo al Sindaco se non sia il caso di sospendere la procedura dell’accordo di programma, voluta da lui stesso appena ricevuto l’incarico di primo cittadino. Procedura che accelererebbe l’iter urbanístico concedendo alla FIM s.p.a. un aumento di volumetrie residenziali di 10.500mq, passando da 22.500 mq previsti ad oggi a 33.000mq.”

Sarà dunque un’ottima occasione per approfondire la storia della zona più strategica per lo sviluppo della nostra città, e per fugare i vari dubbi che ognuno può avere data la complessità del tema.

L’appuntamento per l’ultima data della prima parte del tour è Venerdì 30 ottobre alle ore 21:30 presso la sede dell’associazione di quartiere Marina Picena(via Liguria snc).

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Il tema del fine vita. Un convegno per informare e riflettere

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Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – Sono tutti molto entusiasti di esporre il frutto del proprio lavoro: un convegno di caratura nazionale sul tema del fine vita, con relatori di grande esperienza e ospiti d’eccezione. Sabato 10 ottobre al Diamond Palace di Porto Sant’Elpidio si terrà il convegno intitolato “Il tema del fine vita in uno stato di diritto: scelte, limiti, criticità”.

Inizia Milena Corradini, ideatrice del convegno che è il frutto di anni d’impegno sul tema della bio etica e del fine vita, e non ultima dell’amicizia instaurata con Beppino Englaro col quale ha già organizzato due incontri nel corso degli ultimi anni. “Abbiamo voluto il contraddittorio – spiega Corradini – non volevamo un incontro a senso unico, interverrà sia chi è favorevole all’eutanasia e alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiale, sia chi è contrario”. E continua, “dopoi casi Welby ed Englaro per anni in parlamento non si è fatto nulla, oggi invece sembra che qualcosa si muova in quanto è nato un intergruppo parlamentare che lavorerà ad una proposta di legge su questi temi”.

Il convegno ha già guadagnato la risonanza nazionale, in quanto sostenuto e pubblicizzato dall’associazione Luca Coscioni dall’Ant e da Radio Radicale, che manderà in diretta l’evento.

A rappresentare l’Ant è Federico Costantini che sottolinea l’impegno concreto dell’associazione nel trattare quotidianamente con pazienti alla fine della loro vita(circa 4500 al giorno). “Proposi alla Leoni l’aggiunta di un ospite per gli interventi, perché la presidente nazionale Ant Raffaella Pannuti voleva essere presente in prima persona”.

Fa una riflessione da psicologa che ha a che fare con pazienti oncologici, Liuva Capezzani, che spiega, “il tema del fine vita non è qualcosa da affrontare alla fine della vita, ma prima – e continua – è qualcosa che ha a che fare con la qualità della vita e con la dignità della persona. Porterò il contributo dei pazienti che ho seguito, le loro riflessioni sulla morte e sull’eredità che lasceranno a chi rimane. Un tema importante è l’incremento delle aree di soddisfazione dei pazienti, che soffrono delle incombenze dei familiari e vedono ridotta la loro autonomia – continua la psicologa – un’altra mancanza è che le persone non sottoscrivono nessuna dichiarazione anticipata, su questo c’è da sensibilizzare i cittadini per una maggiore consapevolezza – e conclude – questo è un convegno per aumentare la sensibilità morale su questi temi, non sarà un’autopromozione per nessuno”.

È il turno di Mauro Tosoni, propulsore dell’evento, colui che ha dato la spinta fattiva all’organizzazione, che lancia non troppo ironicamente l’hashtag #nonsolosagre, per affermare il bisogno di eventi di qualità a Porto Sant’Elpidio. Ribattezzato “il dubbiologo” proprio da Beppino Englaro, dichiara: “non ho mai dedicato molto tempo a capire la questione, questo convegno servirà anche per spronare gli altri dubbiologi elpidiensi a riflettere su questi temi – e aggiunge – questo è l’inizio di un format di convegni ad alto livello da riproporre in futuro anche su altri temi”.

L’assessore alla cultura Monica Leoni è molto soddisfatta del lavoro fatto “non con semplicità, visto che ci lavoriamo ormai da più di sei mesi”, e tiene a precisare che il convegno “non sarà a senso unico, ma con contraddittorio, perché lo scopo è quello di informare”. “L’amministrazione questo doveva fare, favorire un dibattito su un tema importante attraverso un contraddittorio e una riflessione che possa creare una città più consapevole”. E conclude, “ultimamente ci sono state alcune sentenze su questi temi, in parlamento qualcosa si muove, diciamo che stiamo sul pezzo, e che Porto Sant’Elpidio è la prima città ad organizzare un incontro del genere in questo momento così importante”.

Milena Corradini ci tiene a precisare che la moderazione sarà affidata a due persone, Andrea Braconi e Leonardo Tosoni. Quest’ultimo, ragazzo appena ventenne, è stato scelto per un motivo ben preciso, per non lasciar cadere l’importanza di questo momento nel vuoto, per garantire una continuità, per lasciare un testimone alle generazioni più giovani. Neanche la scelta dell’immagine del manifesto è casuale, “è una foto di Giovanni Marrozzini che ritrae un cerchio di gabbiani simboleggianti il cerchio della vita che si chiude in volo”.

I ringraziamenti a chi ha collaborato all’organizzazione, agli sponsor, ai relatori ecc. si sono sprecati, e sono stati ringraziamenti sinceri, sentiti, che manifestano una serietà nell’organizzazione e un entusiasmo in chi ha collaborato che si poteva quasi toccare con mano.

Il comitato organizzativo è composto da: Milena Corradini, Liuva Capezzani, Mauro Tosoni, Edy Virgili, Giovanni Marrozzini e con la partecipazione dell’Assessore alla Cultura Monica Leoni e dell’Università del Tempo Libero di Porto Sant’Elpidio.

I relatori saranno: Milena Corradini, Beppino Englaro, Mina Welby, Liuva Capezzani, Patrizia Caporossi, Vincenzo Saraceni, Bruno Andreoni e Raffaella Pannuti.

Qui il link dell’evento facebook del convegno.

Spese pazze ed irregolari per il Triathlon. FdI fa le pulci alla Giunta

Di Redazione POST IT PSE 

PORTO SANT’ELPIDIO – Il gruppo comunale di Fratelli d’Italia di Porto Sant’Elpidio ci porta a conoscenza di un fatto alquanto grave, sia dal punto di vista amministrativo che da quello morale. La giunta comunale — sostengono Balestrieri & co.— ha speso dei soldi per finanziare il Triathlon in maniera eccessiva ed irregolare rispetto allo speciale sistema di spesa che è quello provvisorio in dodicesimi.

“Il Sindaco Franchellucci piange miseria in consiglio comunale per la mancanza di risorse da destinare al sociale necessarie a far quadrare il bilancio di previsione 2015 e a distanza di pochi giorni approva in Giunta una spesa per l’organizzazione del Triathlon 2015 di 4 volte superiore a quanto stanziato nel 2014 (17.000 euro contro 4000 euro ). Con un’ ulteriore delibera stanzia altri 8.500 euro a favore della A.S.D. MINERVA di Roma (organizzatrice anche del Triathlon) per l’evento tenutosi il 30.05.2015 al palazzetto dello sport (concesso gratuitamente) denominato “Sport Elegance”.
Entrambe le manifestazioni sono state discrezionalmente decise, approvate e finanziate da questa amministrazione con soldi pubblici senza alcuna preoccupazione, nonostante i pareri contrari sulla regolarità contabile da parte della dirigente dell’ufficio finanziario, e la segnalazione da parte del dirigente dell’ufficio tecnico area 1 in ordine al non rispetto del limite di spesa in dodicesimi, imposto dal TUEL in fase di esercizio provvisorio di bilancio.” 

 

Perché una decisione così arbitraria, finanche contro il parere dei dirigenti, e così incoerente rispetto alle parole dette in consiglio comunale? E come mai a distanza di un solo anno il costo dello stesso evento è più che quadruplicato?

“Così tanta leggerezza rischia di compromettere in maniera sostanziale il bilancio di previsione con possibili aumenti di imposte locali e/o riduzione di servizi pubblici; abbiamo già preso contatti con l’organo dei revisori dei conti e predisposto un accesso formale agli atti per acquisire tutta la documentazione in ordine a entrambi gli eventi per determinare se ci sono stati i reali requisiti ed elementi giustificativi per procedere con un impegno di spesa così discrezionale.” 

A livello di stabilità economica possiamo dire che non siamo messi troppo bene, se andiamo a vedere nello specifico viene fuori che “il riaccertamento dei residui del bilancio 2014 ancora non è stato concluso, il bilancio di previsione non è ancora passato in commissione, e dovrebbe arrivare in giunta entro fine mese per essere approvato entro luglio come termine ultimo.”

Si dicono, infine, molto preoccupati quelli di Fratelli d’Italia, riguardo al fatto che l’amministrazione non vuol sentire né l’opposizione, né i propri tecnici, che “in questo anno per diverse volte hanno bocciato le loro scelte scellerate.”

 

Delibere e determine in oggetto sono le seguenti:

– Delibera di Giunta n. 107 del 29/05/2015
– Delibera di Giunta n. 111 del 30/05/2015
– Determina responsabile settori cultura, turismo, scuola e sport n. 11 del 29/05/2015

 

Partecipazione immaginaria

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Il rapporto tra la maggior parte dei cittadini e la nostra amministrazione, si sa, non è dei migliori. Per questo il Sindaco e la sua giunta hanno iniziato un percorso di cambiamento nel modo d’agire amministrativo. O almeno hanno detto che vorrebbero iniziare a farlo.

Sui giornali abbiamo letto che i cittadini saranno protagonisti del progetto di Piazza Garibaldi e che l’amministrazione gira i quartieri per scrivere il bilancio in maniera partecipata. Ma se chiudiamo Granma e apriamo gli occhi, ci accorgiamo che questa partecipazione esiste soltanto nella mente dei nostri amministratori e sulle pagine dei giornali embedded.

Il 23 dicembre 2014 l’assessore Pasquali, riferendosi al progetto preliminare redatto dall’architetto di Moreschini(proprietario del Gigli), dichiarava: “siccome vogliamo la città e i commercianti protagonisti, a gennaio indiremo una assemblea pubblica e ragioneremo su tutto il piano che, come vedete, non è un progetto definitivo ma una idea di indirizzo di quel che vogliamo fare”. La tattica magistralmente mostrata da Renzi di fissare le scadenze ad un mese senza specificare l’anno è stata ben introiettata dai nostri amministratori: gennaio sì, ma di quale anno non si sa.

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Invece dell’assemblea pubblica per parlare di Piazza Garibaldi, l’amministrazione pensa bene di organizzare un giro nei quartieri intitolato “Bilancio partecipato 2015”. Bisogna ricordare che all’inizio del mandato il Sindaco aveva concertato con le associazioni di quartiere un tour continuo durante l’anno per garantire quella vicinanza necessaria a tutti i cittadini tanto evocata in campagna elettorale. Fin da subito però, Franchellucci ha voluto cambiare le modalità di questi incontri: non più assemblee pubbliche con il quartiere, ma colloqui individuali vis à vis; appuntamenti poi spariti dalla sua agenda. Ora invece ci ripensa e cerca di far passare normali assemblee nei quartieri come bilancio partecipato.

Abbiamo già accertato che nei primi due incontri non si è minimamente parlato di bilancio, si è invece parlato dei soliti problemi che affliggono i quartieri da anni e che l’amministrazione sta goffamente cercando di riparare nell’imminenza di questi incontri. La tempistica di certi interventi in effetti sa di compitino svolto da portare all’assemblea.

Un importante dato che emerge da questa situazione è il grave malfunzionamento del rapporto tra associazioni di quartiere e amministrazione comunale. Uno dei compiti più importanti delle associazioni di quartiere dovrebbe essere quello di fare da trait d’union fra i cittadini del quartiere e l’amministrazione, raccogliendo di continuo informazioni sulle problematiche per poi farle presente all’amministrazione che una volta ogni due/tre mesi(come si era detto all’inizio) potrebbe far visita al quartiere per dar conto di ciò che è stato fatto per porre rimedio. Quando le associazioni fanno il loro lavoro, l’amministrazione non ci mette del suo. Più spesso invece, queste associazioni sono interpretate come uno strumento di potere da parte di chi le occupa per risolvere problemi personali, o grazie al quale ricevere degli incarichi diretti dal comune che ingraziandosi i vertici delle associazioni pensa di controllare un intero quartiere. Abbiamo visto che “elettoralmente” questo sistema funziona abbastanza bene. Ma al fine della buona amministrazione è decisamente deleterio.

Completa il quadro di autoreferenzialità di questa amministrazione l’idea di organizzare un “Question time” molto originale. Nella versione elpidiense infatti non sono previste come di consueto le domande delle opposizioni al governo, ma i vari componenti della maggioranza si fanno delle domande e si danno delle risposte da soli, in perfetto stile marzulliano, per poi mandarle alle redazioni dei giornali spacciandole come interviste vere. Dire che questa mossa è vergognosa è un eufemismo.

Alla luce di tutto ciò e senza approfondire nello specifico i vari argomenti, volendo soltanto analizzare il concetto di partecipazione che ha l’amministrazione, non possiamo che rimandare all’anno il Sindaco e la giunta. Non serve mettersi in bocca il bilancio partecipato per girare nei quartieri, bastava essere coerenti e conseguenti con gli impegni presi all’inizio del mandato. Vale lo stesso discorso per piazza Garibaldi: tante parole, pochi fatti concreti. La finta partecipazione è inutile e dannosa, gli amministratori perdono tempo e i cittadini si sentono presi in giro per l’ennesima volta.

Legambiente: “Operazione finanziaria sulla Fim”

L’accordo di programma approderà il 23 giugno in provincia. “Questo accordo prevede una variante urbanistica che aumenta da 22.000 a 35.000 i mq di costruito, e nessun amministratore ha saputo spiegare il perché un aumento di 13.000 mq”. Un aumento delle volumetrie senza giustificazione secondo Legambiente, dimenticando di applicare alla lettera la legge che, con il decreto Ronchi del 1993, applica il principio del “chi inquina paga”. 

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Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – L’accordo di programma si avvicina ed insieme la fine della Provincia di Fermo come la conosciamo oggi. Infatti la provincia verrà commissariata per attuazione del disegno di legge sull’abolizione del Governo Renzi. Il medesimo ente che lo scorso anno approvava un documento per lo stop al consumo del suo territorio, oggi dovrà approvare 35.000 mq di cemento a ridosso del mare.

“La Fim è uno dei 6000 siti di interesse regionale e locale per i quali resta da quantificare il giro di affari finalizzato al risanamento ambientale – afferma il circolo cittadino di Legambiente – Nel nostro caso si è scelta la pregiudiziale urbanistica e l’interesse privato a scapito del risanamento ambientale”. Il risultato di tale scelta è stato uno stallo che dura dal 1990. Facendo una fotografia ad oggi vediamo che il progetto di 22.000 mq dell’azienda Palazzetti, risalente a fine al 1998-99, è stato integrato con 13.000 mq perché sembrerebbe che l’inquinamento sia più del previsto, un dato questo che è tutto da accertare perché ancora devono arrivare i risultati dell’Arpam sugli ultimi rilevamenti, dopo che la bonifica è stata fermata nel 2011. Eppure questo non giustificherebbe tale aumento di volumetria dato che la legge prevede ben altro sui siti di inquinamento, anche di proprietà che hanno acquisito postumi i terreni; infatti la legge prevede che “le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate[…]sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile”.

L’attuale proprietà ha acquisito il 98% delle quote dai vecchi consorzi pubblici di Macerata, Fermo, Pesaro, cui uno dei soci di maggioranza, insieme alla Generale Costruzioni, è l’Ecoelpidiense S.r.l.; oggi azienda privata che all’epoca dell’acquisto, 2006, era ancora a tutti gli effetti una partecipata mista in cui il Comune deteneva il 43%. Legambiente si chiede il perché di una variante urbanistica su un’area ancora inquinata? “La tecnica è quella di mettere tutti davanti al fatto compiuto. 35.000 mq di costruito su un progetto di massima praticamente inesistente; un nuovo quartiere che nessuno sa, ad oggi, se verrà realizzato”. Il timore espresso dagli ambientalisti è che, con l’aumento del valore dato al lotto grazie alla variante urbanistica, la proprietà metta a sua volta in vendita le quote, attuando una mera speculazione finanziaria su un sito inquinato dove l’Amministrazione allora guidata dal sindaco Mario Andrenacci, nel 2008, aveva estinto finanche le cause per danno ambientale, in cui si aspettava ormai solo la sentenza, portate avanti dai precedenti amministratori per 20 anni: cause che, in caso di riconoscimento del danno causato dall’inquinamento, avrebbero fatto entrare nelle casse comunali diversi milioni di euro. Soldi che sarebbero potuti essere usati per la bonifica e per un progetto alternativo.

Putzu nell’occhio del ciclone. “Se rinviato a giudizio mi dimetto”

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ieri mattina sono stato svegliato dal rumore di sirene e di un elicottero che volava sopra casa mia, dopo qualche ora ho scoperto che erano diretti alla country house “La finestra sul mare” di via Pescolla, a soccorrere un uomo di 72 anni caduto da una finestra.

Ordinaria amministrazione? Neanche per sogno.

I nostri lettori ricorderanno sicuramente la polemica scaturita a novembre dell’anno scorso, quando la struttura in questione è stata ispezionata dal reparto Nas dei Carabinieri constatando che la country house si era trasformata in casa di riposo. Si parla ancora al condizionale però, in quanto la diffida a chiudere la struttura emessa dal sindaco è stata impugnata, prima di fronte al Tar, poi al Consiglio di Stato. E stiamo aspettando che quest’ultimo si pronunci.

Ciò che ha animato ancor di più la discussione è il fatto che il responsabile della società che gestisce tale struttura è il padre del consigliere comunale Andrea Putzu.

A Putzu furono sollevate delle questioni come ad esempio, cosa sarebbe successo se qualcuno si fosse fatto male all’interno di questa struttura? Lui non prese in considerazione questa opzione e si difese citando i familiari degli ospiti del country house che erano molto soddisfatti del trattamento che ricevevano i loro cari. Ora il danno è successo, all’interno di una struttura che potrebbe rivelarsi abusivamente adibita a casa di riposo, uno degli ospiti è caduto dalla finestra, procurandosi la rottura del bacino. Sono partite le indagini dei Carabinieri e vedremo come si evolveranno. Qualcuno all’epoca chiese le dimissioni di Putzu, ma “le colpe dei padri non devono ricadere sui figli” si disse, e lui non cedette.

Per un’altra storia ora l’ex candidato sindaco rischia di trovarsi in imbarazzo, politicamente parlando. È partita infatti a suo carico un’indagine da parte della procura di Fermo per delle presunte firme false che ha autenticato per delle liste concorrenti alle elezioni politiche del 2013. “Ho dato una mano nei banchetti per la raccolta firme per le politiche dell’anno scorso, e su settemila firme raccolte in tutta la provincia, 4 persone non hanno riconosciuto la propria firma”. Spiega così Putzu la sua posizione. Tra quelle contestate(raccolte a Montegranaro), attualmente soltanto due a sostegno della lista La Destra rimangono da chiarire, in quanto le stesse persone risulterebbero firmatarie per più liste.

Putzu, che viene indagato in quanto autenticatore delle firme, ritiene di aver poca responsabilità in questa storia, “se io faccio il banchetto e uno viene e firma con la carta d’identità, poi davanti al giudice disconosce la firma, io posso farci poco”. Ma dichiara di essere pronto a dimettersi. “A me piace la trasparenza, preferisco dimettermi per qualcosa che riguarda la mia persona, piuttosto che su qualcosa che riguarda mio padre – afferma Putzu, e continua – se verrò rinviato a giudizio mi dimetterò, perché mi aspetto che tutti i politici che sono rinviati a giudizio si dimettano”.

Diventa così molto critica la posizione dell’ex candidato sindaco, che paga il pegno di aver dato il proprio aiuto a movimenti politici vicini al suo e di essersi fidato di persone delle quali forse non doveva fidarsi. In fondo, per ogni consigliere che si presta ad autenticare le firme, questo è un rischio da mettere in conto. Rimane il fatto che è giusto che un consigliere indagato per delle firme false si dimetta dal suo incarico. In un momento come questo, in cui i super tangentari sono immuni da qualsiasi censura politica, un consigliere comunale che si dimette per un rinvio a giudizio è quantomeno da rispettare, e da prendere come esempio da parte di chi commette reati peggiori.

Associazioni di quartiere e verde pubblico

verde associazioni

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Le associazioni di quartiere, organi sempre più importanti all’interno della vita cittadina, gestiranno parte delle aree verdi della città. Due di queste, San Filippo e Cretarola, lo fanno già da alcuni anni, mentre le altre inizieranno a breve. All’interno di questo progetto di cura del verde, oltre alle associazioni di quartiere, rientrano anche il centro anziani di villa Murri e della Faleriense.

“Le associazioni, oltre a fare le segnalazioni, ora agiranno direttamente diventando così ancora più responsabili”, ha affermato l’assessore Buono durante la conferenza stampa di oggi, e continua “con la promessa che se ci sarà bisogno faranno anche di più di quello che gli viene realmente corrisposto”.

Infatti il contributo che il comune darà alle associazioni sarà al ribasso rispetto ai costi che sosteneva il comune servendosi dell’Ecoelpidiense. “Si fa un computo forfettario al ribasso rispetto a prima e i soldi risparmiati andranno nel sociale”, dichiara il sindaco Franchellucci.

Rimarca il grande spirito di volontariato delle associazioni di quartiere l’assessore Leoni, che spiega come “partendo dallo statuto della associazioni di quartiere, e anche su proposta di alcune di loro, abbiamo voluto allargare l’esperimento già iniziato con San Filippo e Cretarola”.

“Le associazioni con i soldi incassati andranno ad implementare le molte attività che compiono durante l’anno”, spiega il presidente dell’associazione di quartiere Corva Gaetano Pieroni.

Una bella iniziativa che responsabilizza i cittadini rendendoli partecipi della cura del proprio quartiere. Due punti restano da capire: se la pertinenza da parte delle associazioni rispetto alle 92 aree verdi individuate sarà limitata soltanto al proprio quartiere o se come adesso si “sconfinerà” in altri. E in che maniera, nello specifico, verranno impiegati i soldi risparmiati con questa operazione.

Le priorità dell’amministrazione Franchellucci

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – L’ampliamento del parco San Filippo odora di regalo per il buon comportamento elettorale di quel quartiere. Molte altre zone della città versano in condizioni pessime, l’ingrandimento del parco già di per se gigante non sembrerebbe una questione tanto urgente. E non possiamo credere che quest’intervento risolverebbe il problema sicurezza.

“E’ un intervento importante  – commenta l’assessore Pasquali – Il piano regolatore degli anni 80 qui ci permette di intervenire con questo tipo di struttura che può davvero essere un centro che caratterizzerà la città così come la pineta o le ville. Si procederà per stralci ma già così possiamo dire di essere molto soddisfatti”.

Un centro che caratterizzerà la città, come la pineta o le ville quindi. Che il “centro” per l’amministrazione sia il quartiere San Filippo non c’erano dubbi. Che il parco San Filippo sia come la pineta o le ville invece, non sembra proprio.

Il parco in questione è probabilmente il più grande della città. La manutenzione è affidata all’associazione di quartiere San Filippo, che percepisce dal comune ventimila euro l’anno. Da quello che sappiamo la gestione funziona molto bene e il parco è sempre in ordine e pulito.

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La pineta, al contrario, si trova in una situazione per niente bella. Massacrata dal maltempo e dalle nevicate degli ultimi anni, non ha mai ricevuto la cura necessaria al suo perfetto mantenimento. Nessun serio lavoro di manutenzione è stato fatto da almeno dieci anni, infatti le passeggiate e le staccionate interne sono scomparse, il percorso sportivo lato mare è andato distrutto e non è mai stato pensato un “ricambio generazionale” e una diversificazione delle piante fino a poco tempo fa. Un progetto è stato realizzato nel 2013, finanziato dalla regione Marche con 80mila euro. I lavori per la sistemazione della pineta si sarebbero dovuti svolgere tra ottobre 2013 e marzo 2014, il sindaco aveva proclamato: “a primavera concludiamo”. Siamo a Maggio e non s’è visto niente, perché?

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Villa Baruchello versa in condizioni pietose: il boschetto è stato sventrato dai lavori di ampliamento dell’autostradaè pieno di alberi pericolanti che potrebbero cadere da un momento all’altro(tanto che uno è caduto distruggendo il gazebo vegetale vicino ai “giochi”), il giardino è in totale stato di abbandono(ed è diventato meta fissa di personaggi a dir poco loschi). E come se non bastasse la Limonaia soffre di umidità a causa di infiltrazioni d’acqua. Il sindaco Franchellucci aveva dichiarato che prima di Natale(2013 in teoria) avrebbe affidato la gestione della villa all’associazione di quartiere Marina Picena. Ma non si può affidare una struttura del genere in queste condizioni ad un’associazione di quartiere senza prima rimetterla a posto, infatti a novembre scorso Franchellucci asseriva: “prima di darla in affidamento a chiunque è necessario che alcune parti progettuali vengano fatte”. “Prima di natale facciamo tutto, sia l’affidamento che l’altra parte”. Anche in questo caso niente di fatto. Speriamo che  non venga utilizzata la tecnica ormai rodata dalle amministrazioni precedenti dell'”abbandona e distruggi” o dell'”abbandona e vendi”.

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Riguardo al parco della Marchesa il Sindaco commenta così: “si tratta di un intervento che renderà particolarmente fruibile e sicura l’intera area”- e continua –  “se ancora non c’è una delibera di giunta è solo perché abbiamo prima voluto comunicare il progetto ai cittadini”. Ma veramente qualcuno crede che l’ampliamento del parco porterà maggiore sicurezza? Siamo sicuri che i residenti di quel quartiere, e i cittadini tutti, siano d’accordo con il portare avanti questa politica? E poi, la concezione di partecipazione che ha il sindaco lascia a dir poco a desiderare: fare una presentazione del progetto bell’e pronto non equivale al concetto di partecipazione, significa mettere al corrente i cittadini di una scelta già presa.

In un momento come questo, con le risorse economiche all’osso, ogni intervento deve essere pesato bene sulla bilancia delle priorità, è così tanto prioritario ampliare l’enorme parco della Marchesa? Forse si potrebbe spendere diversamente quella cifra(85mila euro), per esempio sistemando le strade disastrate di cui è piena la città, che portano più cause per danni che altro. Oppure, rimanendo nell’ambito del quartiere San Filippo, lo si poteva dotare di un centro d’aggregazione giovanile, visto che manca da ormai troppi anni. Si poteva assumere un vigile(o più) che coadiuvasse il difficile lavoro della Polizia Locale di contrasto alla criminalità. Potremmo stilare una lista lunghissima di cose più stringenti, più necessarie rispetto all’ampliamento di un parco gigante.

La ratio delle scelte politiche dei nostri amministratori che emerge dai fatti è evidente: gratificare gli allineati con azioni eclatanti e puramente di facciata per fortificare e mantenere il potere di elezione in elezione. Più chiaro di così si muore.

 

 

 

La centrale a biomasse di Campiglione

Sadam Zuccherificio Jesi

Una storia che dura da anni mette in evidenza le incongruenze tra i governi locali e quello regionale, guidati tutti dal Partito Democratico. Da una parte Brambatti(sindaco di Fermo) e Cesetti(presidente ella Provincia) sono contrari alla centrale di Campiglione, dall’altra il governatore Spacca e la giunta regionale che sembrano invece favorevoli.

Di Pamela Adami

FERMO – Ha voluto rassicurare i cittadini di Campiglione Nella Brambatti, sindaco di Fermo, intervenuta martedì 29 Aprile alla riunione indetta dal Partito Democratico nel Centro Sociale del quartiere per «dire no alla Centrale Biomasse». 
Per affermare il diritto alla vita la cittadinanza si è opposta da sempre alla costruzione della centrale e da sempre il comune, in particolare il Partito Democratico, si è fatto portavoce delle esigenze della comunità. Ma la sentenza del TAR Marche del 16.04.14, che ha accolto il ricorso della Powercrop, dà nuovo avvio all’iter procedurale per il rilascio dell’autorizzazione per la centrale biomasse. La VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) ora dovrà essere riformulata dalla Provincia tenendo conto, secondo la sentenza del TAR, di «indiscutibili presupposti», di cui non si hanno valutazioni oggettive. Dunque i cittadini sono inferociti e stanchi di una vicenda che si protrae da diversi anni e il sindaco, insieme al presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti, ha affermato la volontà di far ricorso al Consiglio di Stato per impugnare la sentenza e non solo: «ricorreremo a qualsiasi atto amministrativo necessario». Seguendo un iter che si prevede ancora lungo e tortuoso.

In merito è intervenuto anche Manolo Bagalini, segretario cittadino del Partito Democratico: «Come PD abbiamo ribadito il nostro forte senso di contrarietà, espresso sin dall’inizio di questa vicenda. Una posizione che si concretizza nei fatti e non resta solo ideologica. Campiglione negli ultimi anni ha subito una forte urbanizzazione ed uno sviluppo economico-commerciale spaventoso. E’ nostro compito inoltre fare pressing sulla Regione per la firma dell’accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale di rete”. Sì perché ciò che ha influenzato di più nella decisione del TAR sarebbe stato soprattutto il parere favorevole alla centrale, ma espresso in modo non chiaro, da parte dell’Azienda Unica Regionale. Il parere «non negativo» di ASUR e ARPAM sembra pieno di incongruenze necessariamente da chiarire e ben definire e qualora risultino infondate «i danni li chiedo a loro», afferma Cesetti, il quale conclude ribadendo che le ragioni del territorio e la tutela della salute dei cittadini dovrebbe essere più forti di ogni interesse economico.

Numerosissimi gli interventi a gran voce dei cittadini, rincuorati (forse) soltanto da una promessa espressa dal Presidente della Provincia ma pienamente condivisa dal Sindaco e dal Partito Democratico: «Se tra istituzioni, cittadini e comitati saremo uniti e determinati nel portare avanti questa battaglia, convinti che la legge è dalla nostra parte, la centrale biomasse non si farà!».

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Consiglio straziante e politica latitante

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Un consiglio lunghissimo con discussioni estremamente prolisse. Poca trasparenza e poca partecipazione, si rafforzano le critiche al modo di agire dell’amministrazione comunale, che in consiglio incassa gli attacchi dell’opposizione senza scomporsi troppo.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Effettivamente è stato un po’ diabolico il consiglio comunale appena celebratosi. Per la seconda volta in pochi mesi infatti, la conferenza dei capigruppo è caduta nell’errore di convocare un consiglio con 15 punti all’ordine del giorno. Nel primo caso a rimetterci fu la coalizione di Putzu che ricevette un discreto scossone per non aver battuto il ferro sulla riapertura di piazza al traffico, mentre in questo caso è stato il presidente Romitelli a chiedere la sospensione, perché in effetti a quell’ora della notte, dopo circa sei ore di consiglio, la concentrazione e le energie necessarie a trattare alcuni punti rimasti non erano assolutamente sufficienti.

Su alcuni temi caldi si è scatenata la discussione, come ad esempio sull’abbattimento delle palme in via Mameli. Il coro dei consiglieri d’opposizione era quello della condanna al modus operandi adottato dall’amministrazione, che su alcune tematiche non coinvolge affatto le forze politiche né il resto della popolazione. Il mantra che risuonava dalla maggioranza e dall’assessore ai lavori pubblici Buono era quello dell’inevitabilità e della natura “tecnica” di questa decisione. “Questo è un atto tecnico che andava fatto”, sentenzia l’assessore. Conferma l’ineluttabilità della decisione il consigliere Stacchietti dichiarando “io non convoco la commissione per pura volontà informativa, in commissione non potevamo cambiare una virgola di quello che ha deciso Stefoni”.

Una decisione tecnica quindi, che i rappresentanti politici non avrebbero potuto stoppare. Peccato che a smentire questa tesi sia proprio il dirigente Stefoni quando dice che dopo aver tagliato le palme nella parte nord di via Mameli, “non abbiamo tagliato le altre piante(quelle dietro piazza Garibaldi) perché l’assessore Buono, Romitelli e Ciarrocca si sono messi di traverso”. Infatti gli abitanti di via Mameli hanno chiamato incavolati neri i loro referenti nell’amministrazione(Romitelli e Ciarrocca), i due intervenuti insieme all’assessore Buono hanno fermato il taglio delle altre palme nella parte sud della via. Se il dirigente quella mattina è uscito con l’intenzione di tagliare tutte le palme perché le riteneva pericolose allora le avrebbe dovute tagliare tutte, ma ne ha lasciate alcune perché i tre di cui sopra si sono opposti fermamente. Questo significa che la scelta “tecnica” che ha evocato l’assessore in consiglio in realtà non era inevitabile.

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Di questa storia si sapeva che c’era una serie di lettere mandate dalle Ferrovie e dalla Prefettura che intimavano il comune di tagliare le palme vicino la ferrovia, perché violavano le distanze prescritte dalla legge. Nel momento in cui il dirigente ritiene che è arrivata l’ora di passare all’azione dopo tanti anni di carteggi, il sindaco e i suoi collaboratori avrebbero dovuto condividere questa scelta almeno con il resto della maggioranza e con le altre forze politiche. Perché così facendo avrebbero potuto trovare soluzioni alternative o in caso contrario non sarebbero finiti nell’occhio del ciclone delle proteste dei cittadini del centro.

Ciò che emerge palesemente da questo episodio è la completa mancanza del lavoro della politica. Quando un assessore si maschera dietro alla tecnicità di una scelta e quindi della sua inesorabilità abdica al suo ruolo di rappresentante politico della cittadinanza. Il ruolo dell’assessore o del consigliere comunale di riferimento è quello di fare da cuscinetto, da filtro tra la cittadinanza e i dirigenti comunali.

Proprio per questa ragione l’osservazione del consigliere Farina, nel far notare che è incoerente organizzare la giornata ecologica insieme a Legambiente e due giorni dopo tagliare nove palme storiche senza proferir parola a nessuno, non è affatto inappropriata, anzi calza proprio a pennello. Dare spiegazioni postume non è degno di un’amministrazione comunale che vuole apparire come partecipativa e trasparente, e a dispetto di ciò che sostiene l’assessore Pasquali, le ragioni del taglio e l’eventuale futura piantumazione di altri alberi più idonei sono arrivate dopo il fatto, non prima. La paura che hanno in molti è che questo taglio sia propedeutico alla realizzazione del piano di riqualificazione urbanistica di piazza Garibaldi nel quale è prevista la realizzazione di una doppia corsia in via Mameli e dei parcheggi a spina di pesce sul lato ferrovia. Sorprendentemente l’assessore Buono ha negato che ciò succederà, staremo a vedere.

Amplia il discorso il consigliere Fioschini nel suo intervento, “non vorrei che questa situazione di non trasparenza si sommi ad altre situazioni di non trasparenza come sulla fidejussione per la bonifica della Fim ecc, e la popolazione perda la fiducia in voi”.

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Non è da sottovalutare ciò che sostiene Fioschini, perché di trasparente nella storia della Fim c’è ben poco. Da quello che era emerso nella riunione della IV commissione consiliare del luglio 2013, i lavori di bonifica sarebbero dovuti riprendere a gennaio 2014, invece il sindaco rispondendo all’interrogazione del consigliere Farina ci ha fatto sapere che probabilmente riprenderanno a settembre 2014. Un ritardo di nove mesi che si somma al ritardo di cinque anni precedentemente accumulato. Ciò che risulta più nebuloso di tutto è il perché il comune, nel momento in cui la proprietà non rinnovava la polizza in tempo utile, non abbia incassato i soldi che la banca aveva messo a garanzia del buon esito della bonifica. Su questo tema ci saremmo aspettati una mozione o una interrogazione da parte del Movimento 5 Stelle, visto che sono stati proprio loro a portare all’attenzione di tutti questa anomalia con una conferenza stampa di qualche settimana fa.

La mancanza di azione politica da parte dell’amministrazione è stata evidente. Questa mancanza si ripercuote negativamente anche nel consiglio comunale, che è diventato la valvola di sfogo dei consiglieri e un luogo di supplizio per la giunta, in testa a tutti il Sindaco, che assume un atteggiamento di insofferenza rispetto alla discussione consiliare tanto da concentrarsi soltanto sul suo tablet nascosto sotto la scrivania. Ci auguriamo che i prossimi consigli siano più umani sotto tutti i punti di vista.