Team Atletica Porto Sant’Elpidio, lo sport al primo posto

Wilde descrisse in una sua opera la bellezza del movimento prodotto durante il lancio di un giavellotto. Lo scrittore, estasiato dalla maestosità e delicatezza dell’esecuzione, ne riportò su carta ogni minimo dettaglio, ogni minuziosità dell’atto, sentenziando: “L’essere umano può raggiungere il gradino più alto del suo essere soltanto sfidando se stesso”. Questo fa l’atletica leggera. Un insieme di discipline sportive che possono si unire anche se ognuna si gioca sempre di fronte uno specchio. Lo sa bene Leonardo Paci, tecnico e presidente della Team Atletica Porto Sant’Elpidio, che ha festeggiato venerdì scorso, insieme ai suoi ragazzi e alle loro famiglie, il gruppo, i singoli allievi, vecchi e nuovi.

L’attuale società è composta dalla maggior parte del vecchio direttivo della Podistica Moretti, dalla quale si è scissa, destituita dallo stesso patron che, senza comunicarlo agli altri membri, l’aveva sciolta. Molti sono stati gli ostacoli, soprattutto di carattere finanziario, per chi si è fatto carico di non abbandonare il progetto.  Lo stesso Paci, tecnico, è stato scelto dagli altri membri del nuovo Team Atletica, anche per ricoprire la carica di amministratore; affiancato dal vice, Giancarlo Grilli. Con gli attuali quarantacinque iscritti, per lo più giovani e giovanissimi (i più piccolo ha sei anni), vengono praticate tutte le discipline, tranne alcune che “dividendo l’impianto con le squadre di calcio, non ci è permesso praticare il lancio del martello e disco sull’erba, mentre soltanto in una zona limitata possiamo lanciare il peso”. Afferma il presidente.

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La Team Atletica Porto Sant’Elpidio

La società non si apre soltanto agli aspiranti atleti e ai giovani, ma anche agli amatori dell’atletica di tutte le età. Ne è un esempio Fausto Pepi, classe 1966, operaio. “A noi farebbe molto piacere che gli amatori si avvicinassero alla nostra realtà. Qui oggi insieme ai ragazzi ci sono tutti i genitori (n.d.r. tra gli altri anche l’onorevole Paolo Petrini, che ha accompagnato la figlia) che sostengono la società e che speriamo di veder crescere di numero perché abbiamo bisogno anche del loro sostegno. Come quello dei ragazzi – e continua – abbiamo avuto molti podi nelle gare provinciali, e cerchiamo di spronare tutti i ragazzi a parteciparvi. Abbiamo cercato, anche per il periodo di crisi, di avere abbonamenti annuali a prezzi modesti per i ragazzi e la possibilità per i genitori di allenarsi gratuitamente”. La società, infatti, può usufruire di una struttura al coperto, adiacente l’impianto sportivo, dove si praticano gli allenamenti con i macchinari e la palestra.

Il fattore economico è fondamentale per far fronte alla manutenzione della pista, dei macchinari, del vestiario, delle trasferte ed altro. La convenzione con il Comune è di circa 5600 euro all’anno, manutenzione inclusa. Così è stato costretta a cercare dei “soci sostenitori”. “Abbiamo bisogno di investire perché le bollette ci sono, le gare, la manutenzione, il vestiario ecc, cerchiamo di sopravvivere con un po’ di fatica. Stiamo aspettando quell’input che ci spinga oltre; più che un investitore forte abbiamo bisogno di una collaborazione totale, anche di piccole quote. Ad esempio abbiamo trovato alcuni sponsor per le magliette e le borse, ma avendo aumentato gli iscritti le abbiamo già finite”. Riguardo la pista poi, Paci ha incontrato l’amministrazione in questi giorni, rappresentata dalla figura dell’ass. Scotucci. “Chiediamo all’Amministrazione la possibilità di sfruttare l’antistadio (n.d.r. il terrapieno a nord dell’impianto) per praticare il lancio del martello e del disco; ed anche la ristrutturazione della prima fila di spalti che sono fatiscenti ed usurati”. L’incontro però si è risolto con un nulla di fatto, dato che la parte interessata è zona adibita alle squadre di calcio e si dovrà trovare un punto di incontro. Tutto rimandato a settembre quindi.

L’aria che si respira tra le tavolate, tra gli adulti e i meno grandi è quella della comunità, e nei volti dei genitori si legge chiaramente la soddisfazione di poter dare la possibilità ai propri figli di praticare uno sport formativo come l’atletica. “Il fatto che noi siamo qui – conclude il presidente – che facciamo una festa con i ragazzi, le famiglie, che siamo tutti insieme, è una cosa che mi riempie di gioia. Poi io l’ho sempre voluta questa cosa, far parte di una società, dopo trentacinque anni che hai fatto l’atleta e fai la professione dell’insegnante, con un gruppo di ragazzi che ti seguono; per me è un motivo di orgoglio e soddisfazione”.

                                                                                                                        Marco Vesperini

E la chiamano estate…

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Arriva Caron dimonio con occhi di bragia (che è lo stesso dell’anno scorso, i tempi c’impongono di riciclare anche gli anticicloni, e le stronzate dei metereologi) e, come auspicabile, mi traghetta verso l’anelato refrigerio dei lidi locali, con le tradizionali remate nei reni a trentasei gradi centigradi. Per una villica tradizione, o per ancestrali reminiscenze di vita in branco, mi reco da anni nello stesso pezzo di spiaggia libera, chiuso tra due ali di ombrelloni a pagamento e tagliato in due da un fossato perpendicolare che, dal nulla, sbuca dalle profondità ghiaiose, e come una trincea che non difende nulla, ma suscita visioni di decomposto abbandono e fluttuante olezzo nei giorni di umido piattume, si tuffa rapida nei flutti nostrani insigniti di bandiere di un cromatismo fuori luogo. Tant’è, sono affezionato a cotanto sfarzo di bella stagione, e non riesco ad immaginare nulla di più bello, niente che possa reggere il confronto con questo mio angolo di paradiso a poche decine di falcate dalla mia abitazione.Così, vista la vicinanza, scelgo a caso un mezzo di locomozione di mia proprietà, preferibilmente con motore a scoppio, per arrivare in spiaggia, cosa che denota a gran voce la mia appartenenza a questa intraprendente comunità. Dopo un esotico parcheggio sono finalmente sull’acciottolato della spiaggia con a destra il fosso che ruggisce grigio.

Negli ultimi tempi, devo ammettere, non trovo più quell’intima solitudine, caratteristica dei giorni feriali, e i fan della tintarella sono decuplicati, tanto che spesso trovo difficile accamparmi in un fazzoletto che abbia intorno almeno quei sette barra otto metri di raggio vuoti, a garanzia di una distanza minima di sopravvivenza da altre forme di vita. Con discrezione mi defilo e trovo il mio lembo di terra, dribblando ombrelloni multicolore piantati a casaccio come mine antiuomo. I miei vicini di bagno hanno una caratteristica comune: la multietnicità. Direi che, a parte un drappello di enthusiasts provenienti dalle province del nord, come da quelle del sud, e dai famigerati coppi calpestati dell’interno, un buon sessantacinque per cento arriva dall’Europa unita dell’est, da quelle lande gloriose che ci ricordano il fine pasto, o da quelle distese di querce nere, sotto le cui chiome, le abitanti di quelle zone sono solite riunirsi in crocchio, per scambiarsi opinioni di generale cultura e filosofeggiare sullo scibile umano. Cosa che oggi fanno nei pressi dei nostri, più radi, lampioni dell’illuminazione stradale, al massimo in coppia per non dare nell’occhio, e, qui, a pagamento elargiscono consulti di varia natura, che poi inevitabilmente portano a conclusione nei loro studi, tutti siti lungo la statale, dove ovviamente si recano per interrogare voluminosi tomi in cui trovano le più disparate risposte alle esigenti domande dei propri clienti. Cosa che avviene con incredibile celerità, dieci minuti al massimo, dopo i quali i soddisfatti avventori escono dai lignei portoni con passo rapido, di sicuro per l’esaustiva risposta che l’oracolo dell’est ha con professionalità saputo dare, e con capo chino a custodire gelosamente da occhi altrui la nuova verità di cui sono portatori. Ecco, mi sembra di riconoscere, più nei fondoschiena discinti, che nei volti inguainati da gigantesche lenti al fumè, quelle inesauribili professioniste. Dico dai fondoschiena perché, non essendo avvezze al torrido clima esotico locale, le onniscienti fanciulle sono solite abbigliarsi leggere anche nei mesi più rigidi, da loro preferiti per via dell’inevitabile riferimento con l’aria di casa, mettendo in mostra, oltre che la professionalità, dei generosi quarti di manzo. In tutto questo sfoggio di facce viste, una signora del posto, colloquiando amabilmente con una forestiera non di Porto S.Elpidio, non della provincia di Fermo, nemmeno della regione Marche e dello stato italiano, ma dell’Euro zona tutta, avendo caratteri inequivocabilmente asiatici sparsi sul viso, si profonde in una considerazione dettata dai tempi: “Ehhhhhh, vedi? Stemo diventenne un postu turisticu!”. Di rimando colui che, in canotta bianca a costine, di sicuro è la sua dolce metà: “Ao guarda che le puttane ci sta de casa ecco lu Portu. Loco, de là de la ferrovia”, e lei, cercando di nascondere un velato imbarazzo, “E daglie sciapu!”.

Una volta disteso sul telo da mare avverto già la freschezza dei trentasei gradi all’ombra frollarmi le membra, e valuto la possibilità di un istantaneo tuffo in acqua, così mi siedo carponi e inevitabilmente scruto intorno a me. Svetta, a qualche metro sullo sfondo, il trespolo rosso del bagnino, figura mitologica delle estati in genere, forse romagnole, perché qui da noi di mitologico c’è solo la speranza vederli fare qualcosa di inerente alla loro attività, cioè adescare fanciulle consapevolmente ingenue per collezionare trofei in quantità, di cui pavoneggiarsi insieme ai compiaciuti colleghi. Nello specifico c’è un serpeggiante e pericoloso narcisismo in questi testosteronici giovanotti. Il bronzo di Riace che svetta di fronte a me, ad esempio, sfoggia una banana cotonata di brillantina che anche Elvis avrebbe avuto pudore a mostrare in pubblico, abbronzatura impeccabilmente tostata, maglietta d’ordinanza tirata su a mostrare la scacchiera degli addominali, Ray Ban a specchio da Poncharello, e, in tutto questo, pensi che di lì a poco si produrrà in ore di sesso pubblico sulla spiaggia con qualsiasi turista, o locale, di genere femminile che inconsapevole attraversi la sua visuale. Ed invece tutte le sue ormonali energie sono tese a fotografare, con il fido smartphone, altri amici, pseudo palestrati e portatori di innaturali rotondità toraciche che, di fronte ai miei occhi quanto meno dubbiosi, si lanciano in pose da discoboli e lanciatori di grechi giavellotti. Effigi che poi con smisurato orgoglio verranno ostentate in bacheche virtuali al pubblico ludibrio. Colpito dall’equivoca visione, vengo brutalmente risvegliato, dal mio torpore, dal dirompente frastuono che un crocchio di taglie forti genere alla mia sinistra: tre donne e due bambini, tutti che alla bilancia non avrebbero passato l’ammissione all’incontro valido per il titolo di ciccione del millennio, per eccesso di adipe e assoluta mancanza di buon gusto. Mentre i cuccioli di pachiderma sguazzano ghignanti e spruzzanti sulla battigia, le matrioske, dalle enormi casse toraciche, ululano grida acutissime pronunciando random i nomi degli infanti, e dando loro perentori ordini di uscita dai flutti forza nove, secondo loro inspiegabilmente agitati, vista la mancanza di vento, e oggettivamente stagnanti nell’afa delle dodici. Le urla di disperazione dei piccoli barbapapà non si fanno attendere e lacerano, come una vetrata infranta da un sasso, il brusio dell’acqua che sciaborda e il ciarlare di gente lontana. Le scaltre massaie ricattano i cinghiali in erba con minacce di medievali pene corporali, prima, e allettandoli con promesse di abbuffate culinarie, poi, lanciandosi in una litania con evidente accento partenopeo: “la volète la fetta a latte? La volète la fetta al latte? La volete la fetta al latte?”, e poi tra loro “Marì la vuuuoi la fetta a latte? La vuuuuoi la fetta al latte? La vuuuuoi la fetta al latte??????”. Nello stesso istante un autoctono non troppo lontano da me, fronte corrugata, denti stretti e faccia da mocassino di cuoio, esclama sardonico: “Signò magneteve pure sa fetta a latte, parete cinque varattoli demmerda!”.

Decido che l’ora è matura per reidratare i miei padiglioni auricolari, mi alzo in piedi e gigioneggio circospetto verso l’acqua. A riva due ruderi meneghini tirati a festa, inguainati in bikini che a stento trattengono strabordanti tessuti morti, pinnano festosi tra un “uè testina” e l’altro. Con i piedi ormai a mollo alzo lo sguardo verso la costa Slava, ed incredulo inizio una panoramica della superficie marina: da nord a sud mi si para davanti una distesa liquida color ruggine, sul pelo della quale si estende per centinaia di metri una schiumetta beige che, diciamocelo, è vero star bene su tutto ma, insomma, non mi sembra faccia pandane col resto della scenografia. Tuttavia l’acqua è affollata di incuranti bagnanti che tra tuffi olimpionici, bracciate vigorose e spruzzi d’acqua sguazzano in questa pozza putrescente bevendone a piene mani. Resto per qualche istante combattuto ed immobile, fino a quando sento dietro di me i sassi muoversi veloci e, girandomi, vedo una donna cinese, con cappello di paglia e mercanzia d’ordinanza svolazzante, correre come i vietcong bombardati al napalm. A seguirla un ragazzo di colore sommerso da parei e asciugamani, con falcate di sicuro più toniche ed efficaci, raggiungerla, ed entrambe tentare di sfuggire ad un agente, di non so quale corpo dell’italico stato in declino, in pantalone di flanella grigio, camicia celestino e fondina di pelle nera stretta dalla mano destra mentre col braccio sinistro tenta di dare slancio alla sua corsa in un copioso imperlarsi di sudore dell’ampia fronte glabra. Dal lido lombardo sento alzarsi commenti da sciure in meno pausa da sempre: “Uè, era ora è!”, e l’unico pensiero che mi balena in testa è “Pensi sia il più grosso dei tuoi problemi Tutankhamon? Tieni a mollo le tue vene varicose nello scolo della fogna!”. Mentre rifletto su tutto questo, decido che per oggi di refrigerio ne ho abbastanza, e già caricata tutta la mia poca roba, penso al divano in soggiorno, alla birra nel frigo e al climatizzatore sulla parete. Mi giro in direzione dell’Africa e, con malcelata rassegnazione ed ostentato orgoglio, esclamo: “Caronte, stacce tu a sputà sango ecco”.

                                                                                                                             Atticus Finch

Post Scriptum “Elidù, non mangi?”
“No ma’, grazie, non posso mangià idrocarburi.”

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Bruno Martino

Fonte img1 e img2, blogstop.com

Presentato il progetto per l’ex-Fim, nuovo quartiere con 300 appartamenti

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Il progetto di riqualificazione dell’area ex-FIm è stato presentato alla cittadinanza, nella serata di ieri, presso la sala conferenze di villa Baruchello. Presenti vari rappresentanti dell’amministrazione, il sindaco Nazareno Franchellucci, i tecnici del comune Stefoni e Catani, gli architetti Andreoli della FIMA engineering di Osimo (senior e junior) ideatori del progetto, e nelle prime file, i privati della società che realizzerà questo monumentale complesso urbano.

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“Speriamo di fare cosa gradita alla cittadinanza con questa serata in cui vedo tanta partecipazione e in cui, in modo trasparente, andremo a mostrare il nuovo progetto dell’area ex-Fim, in sostituzione di quello precedente, bocciato dalla Soprintendenza”. Nei fatti non c’è molto di nuovo rispetto a quanto riferito giorni fa dallo stesso Stefoni nella IV Commissione. Tranne appunto il fatto che questo sia stato spiegato e mostrato alla cittadinanza, e qui sono venuti fuori alcuni “accorgimenti” di non poco conto. “Dobbiamo ricordare l’importanza della bonifica, partita nel 2008, e di cui l’amministrazione precedente e questa vogliono la realizzazione prima di qualsiasi progetto urbanistico – ha sottolineato il primo cittadino – e abbiamo mantenuto e rivisto punti progettuali importanti, tra cui: il mantenimento del parco urbano e la piazza a mare davanti la cattedrale, mantenere la viabilità alternativa ad ovest, standard qualitativi alti e a risparmio energetico degli edifici, un sottopassaggio ciclo-pedonale tra l’area e via Giovanni Pascoli, una struttura alberghiera (n.d.r. inserita nell’area della cattedrale)”.

Per accelerare la procedura amministrativa della variante urbanistica che dovrà essere fatta per avviare l’iter del progetto, l’amministrazione ha scelto la modalità dell’accordo di programma: il Presidente della Provincia farà un decreto, poi entro trenta giorni, il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare tale decisione. Riguardo la bonifica si aspettano i rilevamenti dell’Arpam fatti ad aprile e se non ci saranno problemi, la bonifica dovrebbe ripartire entro fine anno. Riguardo al materiale sotto al manto stradale del lungomare, Stefoni ha ricordato come, secondo i rilevamenti effettuati dall’Arpam, non sia nocivo e semplicemente basterà effettuare interventi di copertura, come già sta avvenendo.

Le volumetrie totali adibite a residenziale sono passate dai 21500 mq, del precedente progetto, ai 25.000 mq dell’attuale. Dei totali 35000 mq, 5000 saranno adibiti a commerciale, 5000 al ricettivo (l’albergo all’interno dell’area della cattedrale) e i restanti 25000 al residenziale. Il commerciale è previsto nella zona adiacente al “boulevard” (“Un nuovo corso”, sono state le parole dell’architetto Matteoli), sotto il porticato dell’albergo, che sarà completamente permeabile al pubblico, e uno spazio commerciale di media distribuzione da circa 700 mq. I sei complessi residenziali prevedono dai 240 ai 300 appartamenti, divisi in due tipi: quelli più costosi, fronte mare, saranno costruiti dai 2 ai 3 piani d’altezza, di circa 70 mq vivibili; quelli più economici, dal lato della ferrovia, dai 4 ai 5 piani d’altezza; tutti in verticale rispetto la costa. Un vero e proprio quartiere adiacente al borgo marinaro.

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L’albergo sarà diviso in due parti, una all’interno della cattedrale, l’altra di architettura moderna al lato sud della cattedrale; le due strutture saranno ben distinte, ma unite da una struttura in vetro. “Abbiamo previsto di abbattere il corpo a sud della Cattedrale per costruirci un volume moderno”. Afferma Andreoli. Eppure il vincolo della Soprintendenza parla chiaro. Alle domande degli astanti, l’architetto risponde che ancora “non c’è nessun documento. Questo è il frutto di un dialogo; i soprintendenti cambiano spesso e ognuno ha il suo modo di vedere. Il nuovo soprintendente ha condiviso la previsione di un hotel all’interno della Cattedrale. E poi, quando si parla di bene vincolato, non c’è un parametro fisso. Più che altro si tratta di una procedura di attenzione”. E poi ancora, rispondendo a chi puntualizzava sul fatto che la struttura è vincolata ad un uso pubblico. “Il Comune ha preferito una destinazione di interesse pubblico per la Cattedrale. Dunque, cosa di meglio di un albergo?

Oltre a ciò è avvenuta, almeno dal progetto presentato alla cittadinanza, la “scomparsa” del famoso parco pubblico. Infatti dei previsti 26.450 mq, 9200 mq saranno cementificati e adibiti a parcheggio, circa 700 posti macchina fruibili da tutti. Il resto si divide tra la piazza a mare di fronte la struttura ricettiva, una piccola area a sud, il verde di contorno della nuova strada pedo-ciclabile che taglierà l’area da nord a sud (boulevard,) tra l’abitato e la strada ovest-est che collegherà il quartiere al borgo marinaro. Mentre il parco pubblico inteso come area verde, quello maggiore, nel lato sud e adiacente il mare, dopo la bonifica non sarà riqualificato, in quanto di proprietà demaniale. In pratica il privato, per il momento non è vincolato a piantare quella nuova pineta sud che molti si aspettano. Questo come si è detto durante la serata e nelle discussioni a fine presentazione, dovrà essere inserito nella convenzione. Se dovesse venire a mancare, ci si dovrà chiedere con quali fondi il Comune riqualificherà l’area una volta che gli verrà affidata dal Demanio.

[Post.X] Terremoti D.O.C.G.

Paura nella notte per il terremoto del 4.9° della scala Richter, che ha colpito le Marche e che ha visto come epicentro la costa di Numana. Fortunatamente non si registrano danni o megaconcerti di beneficenza. La scossa è stata avvertita nitidamente anche a Porto Sant’Elpidio ed è stata talmente forte che gran parte delle mignotte si sono subito riversate in casa.

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Tutti si sono messi subito all’opera per rassicurare i migliaia di turisti presenti sul territorio elpidiense: “Tranquilli, le nostre troie sono antisismiche”,
pare invece che nessun piccolo crollo sia riuscito a migliorare l’ex Fim.
In molti dopo la scossa delle 3,32 hanno trascorso la notte fuori o in macchina, come ogni sabato sera, ma le prime immagini diffuse sul web e tv di turisti che si affrettavano ad abbandonare anzitempo alberghi e case vacanza hanno gettato nel caos la popolazione locale, che ha preso d’assalto i centralini chiedendo terrorizzata: “Ma davvero Mario Monti è in vacanza a Porto Recanati?!”
L’ex Premier infatti si trovava proprio nella rinomata località balneare, famosa per l’Hotel House ed il parcheggio del Green Leaves, è corso in strada in piena notte, svegliato dalla scossa, e a caldo ha sentenziato: “La casa fissa è monotona”.
Intanto, il governatore regionale Gian Mario Spacca ha dichiarato “La nostra comunità è abituata e solida rispetto a questo tipo di fenomeni. Da noi la terra trema frequentemente. In questa stagione, i fenomeni si sono manifestati in quattro aree delle Marche, ogni anno accade così, tanto che stiamo lottando per ottenere la denominazione di origine controllata D.O.C.G. per i nostri terremoti e scosse di assestamento”. Ed ha concluso “La situazione è sotto controllo”, prima di rientrare nella sua tenda delle Winx in giardino.

                                                                                                                         Vittorio Lattanzi

un grazie a Davide Rossi di Acido lattico

III Commissione, tra conferma degli indirizzi e problematiche di viabilità

Conferma sugli indirizzi di lavoro presi nella precedente riunione, messa in sicurezza di Via Pesaro, viabilità di quest’ultima e dell’incrocio tra Via Marina e Via Ancona. Questo quanto avvenuto venerdì scorso, durante i lavori della commissione consiliare Urbanistica e Ambiente, che questa volta ha stilato il verbale ufficiale. Tutti presenti, o quasi. Il consigliere Giacomo Perticarini è stato sostituito da Andrea Putzu per motivi personali. “Come previsto da regolamento, con motivata giustificazione”. Tiene a precisare il presidente Stacchietti. Oltre ai componenti, presenti l’ass. Annalinda Pasquali, l’ass. Carlo Vallesi, l’ass. Daniele Scotucci, il geometra chiamato come tecnico da Putzu, Giorgio Marcotulli.

Confermati gli indirizzi nella “chiacchierata” informale del precedente incontro. Aggiunta la previsione di una programmazione di monitoraggio della viabilità estiva e invernale, non trascurando la presenza di festività ed eventi, da portare annualmente l’assessore di competenza (Vallesi). Calendari di lavori ad hoc sono stati previsti anche per problematiche di criticità che riguardano sia urbanistica che ambiente; ogni componente della commissione porterà varie problematiche che saranno inquadrate in un unico programma di lavori con vari tipi di urgenza, in base ad alcuni criteri, quali criticità, sicurezza ecc. A cui di volta in volta verranno proposte varie possibili soluzioni, anche a più livelli. In oltre Stacchietti si è preso l’impegno di parlare con i presidenti delle altre commissioni per l’adozione di un regolamento comune a tutte.

Riguardo la problematica della messa in sicurezza del marciapiede di Via Pesaro, in allarmante stato di degrado, l’intervento risolutivo sarebbe espiantare gli alberi e ripiantarli in un altro sito. Ma per far questo bisognerebbe rifare metà carreggiata, compresa la componente fognaria, un lavoro da centinaia di migliaia di euro che l’amministrazione non ha. Durante il periodo in cui si dovranno trovare le risorse necessarie, l’idea è quella dell’immediata messa in sicurezza con una passerella che passi sopra le radici degli alberi, evitando così sinistri. Per quanto riguarda la viabilità invece, è stata prevista la sostituzione del rallentatore in gomma, con un dosso che si allarghi e poi ritorni sul sedime della strada, comprendente anche un attraversamento pedonale; in aggiunta anche un segnale luminoso all’altezza della torretta Enel. Quest’ultima, individuata, sotto consiglio di Marcotulli, come possibile rotonda naturale al fine di migliorare la viabilità. Previsto anche un segnale luminoso per l’incrocio tra Via Ancona e Via Marina.

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Dosso artificiale con attraversamento pedonale

Proposta, dal consigliere Cerquozzi in conclusione dei lavori, una raccolta di materiale su Piazza ed Orfeo Serafini, per prepararsi alle tematiche che saranno affrontate nel probabile Referendum sulla Piazza. Rimandati alla prossima convocazione i punti all’ordine del giorno riguardanti messa in sicurezza del Lungomare Sud e arredo pubblico dello stesso.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Faccia a faccia col nostro orco interiore. Post-it Pse racconta un laboratorio de I Teatri del Mondo

Un tema impegnativo quello scelto dalla compagnia Teatro Evento di Modena per il laboratorio di espressività teatrale “Giochiamo con l’orco nero”, tenuto questa settimana a Villa Baruchello da Ilaria Gelmi, che in soli 3 incontri è magicamente riuscita a guadagnarsi la fiducia dei due numerosi gruppi di bambini con cui ha lavorato.

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L’approccio vincente di Ilaria parla al bambino come parlerebbe ad un adulto, dialoga con lui investendolo di un grado di fiducia e responsabilità che qualche volta, nel tentativo di proteggerlo, tendiamo a ridimensionare. I bambini, veri protagonisti e registi del laboratorio, hanno imparato a rispettare i tempi e gli spazi di tutti gli orchi degli altri, che a turno hanno rappresentato e mimato nelle scene della loro quotidianità, per imparare a conoscerli meglio. Hanno riso con un orco che goffamente si lavava la faccia, si sono emozionati con un altro che, povero e affamato, è finito per divorare se stesso.

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“Quando non hai programmi rigidi da seguire, quando il lavoro non è teso a dimostrare qualcosa alla fine, è lì che succedono le magie!” racconta Ilaria.

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L’obiettivo reale del grande lavoro di queste piccole menti attive si è concretizzato nel “rito” finale, in cui ognuno ha scritto le proprie paure su un foglietto di carta, che è stato bruciato nel fuoco.

Le risposte ai dubbi che i bambini si erano posti durante il lavoro, e che non differiscono molto dai nostri, sono stati loro stessi a fornirle, insegnandoci una preziosa lezione. Spesso ricerchiamo al di fuori qualcosa che possa colmare il senso di vuoto e rasserenare le nostre menti, dimenticando che abbiamo già dentro tutto il necessario. Fortunatamente, ogni tanto si incontrano persone come Ilaria, pronte a ricordarlo ai nostri bambini. Tutto quello che ci resta da fare a questo punto, è imparare da loro.

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Giulia Cuini

Teatro per Ragazzi: tra folklore bulgaro, l’introspezione di Perrault e il surrealismo sognante

La rassegna teatrale per grandi e piccini dimostra ancora una volta di saper superare la barriera stereotipata dello spettacolo per ragazzi. Questo grazie all’elevata qualità artistica delle compagnie in campo, riuscendo a dialogare con il pubblico in modo eccelso, affrontando temi adulti dal punto di vista dei bambini.

Ne sanno qualcosa gli attori della compagnia teatrale Sparkle Theatre, che con lo spettacolo Folk Rhythms (di Jancho Ivanov) trasportano la tradizione marionettistica bulgara raccontando scene di vita quotidiana, problematiche come il rapporto tra uomo e donna, ma anche fantastico; fra queste «Il viaggiatore» (protagonista un bimbo), «Gocce» (piovendo finiscono in tubi o fiumi tornano al mare e risalgono il cielo, per ricominciare il viaggio da capo). E ancora: «Storia di un bambino e di un pinguino» (le fatiche di un piccino per riportare a casa un pinguino sperduto). In questo collage visivo, accompagnato da musiche jazz ed etniche, arti di diverso genere si incontrano condividendo il linguaggio della musica (lo spettacolo è senza parlato), la danza, gli effetti visivi, usando oggetti di vita contadina come scope, fazzoletti, posate, ceste. Le marionette così create prendono vita grazie alla maestria degli attori, raccontando storie sempre diverse contornate da un’atmosfera incalzante che mette in gioco il pubblico stesso.

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La compagnia di Sofia è composta da quattro attori, quasi tutti al femminile: Doroteia Maneva, Gergana Gugova, Milena Stoyanova, Janko Stoyanov. Fondata nel 2011 dalla Stoyanova, marionettista laureata alla NATFA (Accademia nazionale di teatro e film d’arte) di Sofia, il principale obiettivo della compagnia è far conoscere il teatro di marionette ai giovani bulgari e all’estero.

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Non c’è teatro per ragazzi senza una rappresentazione fiabesca ma quella riadattata delle compagnie Cassepipe ed Eventeatro hanno fatto dell’originalità virtù. Peau! nasce dalla rivisitazione della famosa fiava francese Pelle d’Asino, nota per la versione di Charles Perrault, conosciuto per aver scritto tra le altre, Cappuccetto Rosso. Le tematiche affrontate sono quelle che caratterizzano le maggiori opere dello scrittore: l’amore impossibile, la ricerca dell’identità. Quest’ultima, nel riadattamento teatrale, insorge solitaria, sempre presente in ogni atto della rappresentazione, impersonificata dalla protagonista.

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La storia racconta di una regina che, morendo, si fa promettere dal re che egli non si risposerà se non con una donna più bella di lei. Ma l’unica persona in grado di rivaleggiare con lei quanto a bellezza è solo la sua stessa figlia. Per sfuggire a questa unione incestuosa la fanciulla, su consiglio della sua madrina, chiede al padre come dote degli abiti irrealizzabili (uno color dell’aria, uno color della luna ecc.), ma il re riesce sempre a procurarglieli. Allora la principessa chiede al padre la pelle dell’asino magico la cui lettiera, anziché essere coperta di sterco, è coperta ogni giorno di nuove monete d’oro; ella è sicura che il padre non acconsentirà mai. Invece la pelle dell’asino magico le viene recapitata senza indugio. Così la principessa scappa dal castello e dopo varie peripezie, in cui incontra un personaggio che sfrutta chi ha di fronte (rappresentante la crudeltà, banalità e l’ipocrisia umana) e un “principe” idiota che diventerà il suo biglietto da visita per la libertà e l’identità riconquistata.

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Il testo e la regia sono di Vincenzo Manna, con Luca Bondioli, Mariagrazie Laurini, Federico Brugnone. Le compagnie romane sono formate da giovani professionisti del teatro, diplomati all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Già vincitori della precedente edizione del festival con lo spettacolo Hansel e Gretel, hanno ricevuto il premio “Otello Sarzi” 2012.

Ultimo, ma non di minor pregio, lo spettacolo (dai 3 ai 99 anni come ci tengono a sottolineare i protagonisti) della compagnia Teatro Allosso: Cubo, un mondo…in scatola. Cubo è clown vestito da mimo. Sempre convinto che gli sfugga qualcosa, senza riuscir a capire che cosa. Vive in una casa in cui gli oggetti prendono vita e attraverso la cui interazione, vive avventure fantastiche all’interno della sua dimora (e di se stesso). In questo viaggio surreale e fantastico, dove un mondo viene “spiato” dal pubblico attraverso uno spioncino. Dal buco della serratura possiamo percepire tutte le magie domestiche del protagonista e le sue emozioni che si trasmettono nella continua interazione con gli astanti. L’elegante attrazione della colonna sonora e la magia della scenografia d’impatto e piena di sorprese, lo rendono un viaggio nell’inconscio umano, dove ognuno di noi è il vascello di se stesso.

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La compagnia cremonese, nata nel 2010 in seno all’associazione Alice nella città, è un progetto artistico che cura particolare attenzione ad un linguaggio naturale e quotidiano, i cui lavori sono dedicati al teatro per ragazzi.

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                                                                                                                        Marco Vesperini

Valutazione e gestione del rischio alluvioni, incontro con l’Anci e l’ass. regionale Giorgi

Le Marche hanno avviato la  avviato la fase delle consultazioni per applicare la nuova direttiva europea sul rischio alluvioni. Venerdì 12, presso villa Baruchello, si è tenuta la consultazione pubblica per il distretto idrografico dell’Appennino Centrale. Presenti all’iniziativa l’assessore regionale alla difesa del suolo e della costa, Paola Giorgi, il presidente dell’Anci Marche, Maurizio Mangialardi, il segretario generale autorità di bacino del fiume Tevere, l’assessore di Porto Sant’Elpidio Monica Leoni e vari sindaci della provincia, tra cui quello ospitante, Nazareno Franchellucci.

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Emanata nel 2007 e recepita dall’Italia con un decreto legislativo, la direttiva sul rischio alluvioni, prevede che, entro il 2015, vadano approvati i Piani di gestione a livello di distretto idrografico: entità territoriale che accorpa più bacini idrografici. In tutta Italia le attività sono coordinate dalla Autorità di bacino nazionali; le Marche sono suddivise tra il distretto dell’Appennino settentrionale, che fa riferimento all’Autorità dell’Arno, e il distretto dell’Appennino centrale, che fa capo all’Autorità del Tevere.

La prima fase del lavoro ha riguardato la mappatura delle aree a rischio di esondazione, secondo i nuovi criteri europei, portata ora all’esame della comunità regionale (istituzioni, associazioni, categorie ordini, professionali) per acquisire, entro l’anno, indicazioni e osservazioni. “Nella nostra regione inizia questa importantissima fase di concertazione, prevista dalla normativa ma che dobbiamo riuscire a far divenire pratica quotidiana, in moda da realizzare un vero governo del territorio – ha affermato l’assessore alla Difesa del suolo Giorgi – Il tema delle alluvioni è di centrale importanza per la sicurezza di ogni comunità. Proprio qui, nel fermano, nel 2011 abbiamo subito gli effetti devastanti dell’alluvione, con danni e morti. E proprio da qui avviamo questa concertazione, a ricordo di quanto è avvenuto, perché non debba più accadere. È importante costruire insieme questi nuovi Piani di gestione, con i protagonisti che poi devono operare localmente. Li abbiamo riuniti  per discutere e portare, poi, al tavolo del governo e dell’Europa un Piano condiviso e di grande impatto”.

La Giorgi ha ribadito anche la necessità di “passare della gestione delle emergenze alla prevenzione. Non si può vivere, governare, gestire un Paese in emergenza: occorre puntare sulla prevenzione. La direttiva europea è una grandissima occasione che, come Regione Marche, stiamo raccogliendo con responsabilità e impegno”.

“Il territorio è un bene da salvaguardare e non solo da consumare – ha rimarcato il presidente Anci Marche, Maurizio Mangialardi – Bisogna contrastare le pressioni che spingono a investire nelle aree ad alto rischio conclamato. Nelle Marche non partiamo da zero, ma dobbiamo mettere in campo nuovi strumenti di gestione”.

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Più critico sui tempi Cesari che afferma. “La prevenzione è e deve essere nella coscienza della cittadinanza. La manutenzione ha costi elevati e le regioni sono un po’ lasciate sole a dover arginare questa forza – continuando sul fatto che – c’è un certo disagio per l’esistenza di due distretti, con tutti i problemi che questo comporta, anche perché siamo arrivati al limite di tempo per pubblicare le mappe, lo scorso 2012, e la scadenza del piano, il 22 giugno 2015, è una data vicina. In questa fase di consultazioni pubbliche è fondamentale il dialogo con le amministrazioni e i cittadini”.

La parola passa alle osservazioni scritte dei partecipanti che sono invitati ad intervenire. Il referente di Legambiente regionale, il geologo Spagnoli parla di buone leggi da parte della regione Marche che però, spesso a fronte di altre urgenze, non vengono recepite dagli amministratori locali che a volte agiscono anche in maniera opposta. “Accade che la regione rilasci deroghe a fronte de concessioni in altri campi. Noi auspichiamo un metodo premiale per cui queste regole vengano rispettate”. Per poi rilanciare anche il “Contratto di Fiume”, conseguenza della direttiva 2000, l’accordo sulla prevenzione dei corsi d’acqua tra i comuni corrispondenti, che però come ricorda la Giorgi, sarebbe compito della provincia attuare. Mentre una ricercatrice del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Urbino riporta “la difficoltà da parte dei sindaci nel momento di traduzione del comparto tecnico del piano, soprattutto dal punto di vista della comunicabilità; perché un cittadino deve sapere come rapportarsi con la cultura del rischio”.

L’ultimo intervento è quello di Franchellucci che riporta la discussione sulla mancanza di fondi per attuare il piano. “Parlo a nome del territorio elpidiense. È naturale il fatto che sono i comuni a partecipare in primo piano, ed è vero che ci sono compiti diretti dalla protezione civile, come il fatto che sia fondamentale la cultura del rischio. Io ricordo molto bene quando dopo l’alluvione del 2011, il presidente Spacca ha voluto una legge regionale del riordino dei consorzi di bonifica – e continua, lapidario, il giovane sindaco – Ma vi chiedo, con quali soldi interveniamo? Il problema sono le risorse, noi non abbiamo neanche i soldi per la manutenzione ordinaria dopo due ore di pioggia più forte della norma. Questo non è un problema di secondo livello. Dal nazionale devono darci la possibilità di spendere e dobbiamo portare questa problematica su tutti i tavoli nazionali.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Commissioni: Incompetenza o eccesso di zelo?

Negli ultimi giorni si sono sviluppate delle polemiche intorno alla convocazione della IV giunta consigliare. Riassumiamo in breve. Il consigliere Giacomo Perticarini presidente della suddetta commissione, convoca una riunione della stessa allargata a tutti i capigruppo ed alla terza commissione, per parlare della ex Fim. Immediatamente il consigliere comunale del Pd, nonché presidente della prima commissione consigliare Luca Piermartiri, interviene tramite Facebook dando dell’incompetente al consigliere Perticarini per la modalità con cui aveva convocato la commissione da lui presieduta.

Per sicurezza sono andato a parlare con il segretario comunale, che mi ha chiarificato ogni dubbio. Le commissioni vengono convocate per fare degli approfondimenti su materie complesse. Il regolamento comunale è molto snello, lascia ampio spazio alla prassi, al rispetto ed alla sensibilità delle forze politiche in campo. Le modalità di convocazione non sono normate dal regolamento per il funzionamento del consiglio comunale, tantomeno dalla delibera che istituisce le commissioni. Le materie di cui si occupano sono sfumate, nel senso che un tema complesso potrebbe interessare più di una commissione.

Fin’ora, nel caso in cui una materia era di competenza di più commissioni, i presidenti di queste le convocavano in maniera congiunta.
Quindi ciò che ha fatto Perticarini (invitare un’intera commissioni anziché fare la convocazione congiunta) è sicuramente una cosa senza precedenti, almeno negli ultimi dieci anni, ma non è stata affatto violata alcuna norma.
A mio avviso invece di fossilizzarsi inutilmente sulle norme da seguire nella convocazione di una commissione che ha soltanto un potere consultivo, sarebbe il caso di guardare alla sostanza: era ora di parlare della Fim? Sì. Perticarini si è preso la responsabilità politica di iniziare sin da subito a parlare di questo argomento, mi sembra il minimo che un consigliere d’opposizione possa fare appena insediato.

Un altro tema discusso negli ultimissimi giorni è stato quello di dare la possibilità di assistere alle riunioni delle commissioni a blog e stampa. Il consigliere Daniele Stacchietti, presidente della commissione III, ha proposto di far entrare il personale della stampa a fine riunione per riassumere brevemente ciò di cui si è parlato. A noi di Post It Pse sembra un buon compromesso tra la trasparenza richiesta alla pubblica amministrazione, la riservatezza dei dati che possono essere trattati in commissione, e il rispetto delle regole di composizione delle commissioni.
Questa potrebbe diventare una prassi da seguire, speriamo che possa essere accettata da tutte le commissioni.

                                                                                                                Riccardo Marchionni

Porto Sant’Elpidio – Manaus SOLA ANDATA: Post-it Pse parte co “I Teatri del Mondo”

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La Ventiquattresima Edizione de “I Teatri del Mondo” non poteva trovare apertura migliore del film di Ennio Brilli, “O Cavaleiro Guerin”, proiettato ieri alle 18 nella Sala Conferenze di Villa Baruchello. Il video concentra in 50 minuti l’esperienza di un gruppo di teatranti a Manaus, capitale dello stato dell’Amazzonia in Brasile, e ci fa entrare subito nel tessuto sociale del paese in cui hanno lavorato per una quindicina di giorni, nei suoi mercati, la zona delle palafitte, la strada.
L’associazione Aloe, spiega il Direttore Artistico del Festival Marco Renzi, vincitrice del bando emanato annualmente dal comune di Porto Sant’Elpidio a tutte le associazioni italiane che operano nel campo della solidarietà, è partita col suo progetto lo scorso settembre. Questo team oltrepassa la comune concezione di aiuto umanitario, ponendosi come scopo finale il recupero dei ragazzi dalla strada, dove vivono in condizioni di degrado sociale (prostituzione infantile, droga, AIDS) e dalla quale fanno fatica a staccarsi definitivamente.
L’attività di Aloe, secondo il Presidente Ombretta Morganti, sta nell’elevare le zone più povere e nel riconoscere che la nostra umanità è incompleta, se ancora esistono realtà afflitte da tali piaghe sociali e povertà. L’associazione, nata 15 anni fa, fornisce a tutti lo stimolo ad uscire da se stessi e a riconoscere alla Cultura il ruolo che le compete: non un lusso ma un’esigenza e un diritto fondamentale della persona.
Presenti in sala alcuni dei protagonisti dell’esperienza sul campo, Oberdan Cesanelli, Stefano Leva, Ennio Brilli; e anche chi, come Alice Ciccolini, sta per tornare a Manaus per portare avanti il progetto di recupero dei ragazzi dalle periferie, edificando case che possano ospitarli. E’ stato già acquistato un pulmino, che permetterà ai bambini di uscire da quella piccola realtà degradata che per troppo tempo è stata il loro unico mondo conosciuto.
“Asino chi non legge” è la scritta sulla maglietta di Oberdan Cesanelli, mentre nel film prova lo spettacolo coi bambini di Manaus, e che ci dice come ad ogni bambino debba essere riconosciuto il diritto di avere l’opportunità di poter fare qualcosa di importante nella propria vita. Il team sente di esserci riuscito e, dopo aver visto il film, noi spettatori in sala non possiamo far altro che confermare.
Ennio Brilli, che predilige comunicare attraverso immagini e suoni, ci lascia comunque con la riflessione sul volontariato, che per lui è un atto di estremo egoismo. “Essere volontari significa volersi bene, e pochi l’hanno capito. Sono convinto che se qualcuno ci prova, poi non smette più”.
E’ questo lo spirito con cui vogliamo augurarvi un Buon Festival!

                                                                                                                         Giulia Cuini