Ex Fim. La Provincia approva l’accordo di programma

Un grande ‘fardello’ quello che si accinge a portare il presidente Fabrizio Cesetti nel canto del cigno del governo politico del fermano. Un accordo di programma firmato in bianco, senza nessuna documentazione agli atti se non il progetto presentato dai privati nel luglio 2013. “Franchellucci merita il nostro appoggio ma sia chiaro che questo non significa che domani partiranno i lavori”.

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Di Marco Vesperini

FERMO – Il Consiglio provinciale approva, nel suo ultimo giorno di vita, la procedura di accordo di programma dell’area ‘Ex Fim’. Uno strumento più veloce rispetto la variante al PRG che consiste nell’accordo tra Comune e Provincia o Regione per “rilevante interesse pubblico regionale, provinciale o comunale”. In questo caso si tratta della bonifica, ancora non terminata, di un sito inquinato su cui si prevedono 35.000 mq di superfice edificabile sui 22.160 precedentemente previsti. Un aumento di 13.160 mq, un regalo non da poco ai privati se pensiamo che nel giugno 2013 è scaduto il tempo che gli stessi si erano dati per la bonifica: un contratto disatteso con il Comune; e quest’ultimo invece di incamerare i 3 milioni rimanenti dalla fidejussione ha pensato bene non solo di disattendere, ma anche di non rinnovarla, lasciando il pubblico interesse dei suoi abitanti di vedere bonificato quel sito alla mercé del caso. La motivazione del ritardo adottata dall’attuatore, nonché uno dei 3 soci privati, l’Eco Elpidiense, riguarda il calcolo sbagliato di piombo risultante da una parte dell’area inquinata, maggiore delle previsioni; per il quale è stato necessario il trasporto in un sito adatto allo smaltimento prima non previsto.

Cesetti sottolinea che “l’accordo reale dovrà essere ancora costruito dalle sua fondamenta che passerà per la conferenza dei servizi, il Via e il Vas – e continua – la nostra è solo una procedura di garanzia di valutazione della conformità ai piani sovraordinati e all’interesse pubblico”. Una mera approvazione burocratica, secondo il presidente, che non vuole rimanere “indifferente perché quel sito è una vergogna, una ferita”. D’accordo tutti i membri della maggioranza democrat e molti nelle file dell’opposizione, che di fatto, visti gli interventi, sembrano non conoscere a fondo il tema trattato.

Un'immagine del progetto urbanistico

Un’immagine del progetto urbanistico

 

Tutti d’accordo tranne Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo. “Noi stiamo approvando una procedura di accordo di programma in bianco, senza nessun documento – e sottolinea che – il motivo problematico sono i tempi di attuazione. Se non hai pianificato la bonifica, come si può adottare l’accordo di programma non conoscendo i tempi?”. Infatti il Comune ha chiesto ai privati di rifare un progetto di bonifica adeguato viste le problematiche prima citate. Non si può far dopo “perché poi chi controlla?”; e ricorda che per la legge le volumetrie che sono state abbattute non sono recuperabili dal privato “quindi quelle aggiuntive sono delle concessioni”. Mentre il business plan, secondo le stime del consigliere, sarebbe intorno ai 98 milioni di euro per il costo e 113 milioni il ricavato complessivo. “Porto Sant’Elpidio ha la capacità di riassorbire 350 appartamenti, un albergo e svariati metri cubi di comparto commerciale? A me sembra il film di Lido Tre Archi”.

Poi cita alcuni nomi che si intrecciano tra affari e politica nella città rivierasca. “Ho visto che l’ex presidente dell’Eco Elpidiense al tempo dell’asta di acquisto dell’area, Massimo Properzi, è oggi il segretario del Pd a Porto Sant’Elpidio; Il figlio dell’attuale presidente(Nicolai) è il segretario provinciale del PD; mentre il presidente del Tennacola è Renato Vallesi(ex assessore comunale e provinciale), padre dell’assessore Carlo Vallesi (dipendente dell’Ecoelpidiense). Un intreccio tra il Pd e i vertici dell’Eco Elpidiense, tra il Pd il Tennacola e l’Eco Elpidiense – e conclude – quindi parliamo del Pd o dell’Eco Elpidiense? Non ho le prove per dire che qualcosa non va, ma sarebbe buona norma separare affari e politica”. Incassato l’ok della provincia la stipula dell’accordo di programma dovrà essere depositata presso le sedi dei due enti, dopodiché partiranno i sessanta giorni di consultazioni pubbliche dove cittadini e associazioni interessate potranno dire la loro sul progetto.

Legambiente: “Operazione finanziaria sulla Fim”

L’accordo di programma approderà il 23 giugno in provincia. “Questo accordo prevede una variante urbanistica che aumenta da 22.000 a 35.000 i mq di costruito, e nessun amministratore ha saputo spiegare il perché un aumento di 13.000 mq”. Un aumento delle volumetrie senza giustificazione secondo Legambiente, dimenticando di applicare alla lettera la legge che, con il decreto Ronchi del 1993, applica il principio del “chi inquina paga”. 

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Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – L’accordo di programma si avvicina ed insieme la fine della Provincia di Fermo come la conosciamo oggi. Infatti la provincia verrà commissariata per attuazione del disegno di legge sull’abolizione del Governo Renzi. Il medesimo ente che lo scorso anno approvava un documento per lo stop al consumo del suo territorio, oggi dovrà approvare 35.000 mq di cemento a ridosso del mare.

“La Fim è uno dei 6000 siti di interesse regionale e locale per i quali resta da quantificare il giro di affari finalizzato al risanamento ambientale – afferma il circolo cittadino di Legambiente – Nel nostro caso si è scelta la pregiudiziale urbanistica e l’interesse privato a scapito del risanamento ambientale”. Il risultato di tale scelta è stato uno stallo che dura dal 1990. Facendo una fotografia ad oggi vediamo che il progetto di 22.000 mq dell’azienda Palazzetti, risalente a fine al 1998-99, è stato integrato con 13.000 mq perché sembrerebbe che l’inquinamento sia più del previsto, un dato questo che è tutto da accertare perché ancora devono arrivare i risultati dell’Arpam sugli ultimi rilevamenti, dopo che la bonifica è stata fermata nel 2011. Eppure questo non giustificherebbe tale aumento di volumetria dato che la legge prevede ben altro sui siti di inquinamento, anche di proprietà che hanno acquisito postumi i terreni; infatti la legge prevede che “le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate[…]sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile”.

L’attuale proprietà ha acquisito il 98% delle quote dai vecchi consorzi pubblici di Macerata, Fermo, Pesaro, cui uno dei soci di maggioranza, insieme alla Generale Costruzioni, è l’Ecoelpidiense S.r.l.; oggi azienda privata che all’epoca dell’acquisto, 2006, era ancora a tutti gli effetti una partecipata mista in cui il Comune deteneva il 43%. Legambiente si chiede il perché di una variante urbanistica su un’area ancora inquinata? “La tecnica è quella di mettere tutti davanti al fatto compiuto. 35.000 mq di costruito su un progetto di massima praticamente inesistente; un nuovo quartiere che nessuno sa, ad oggi, se verrà realizzato”. Il timore espresso dagli ambientalisti è che, con l’aumento del valore dato al lotto grazie alla variante urbanistica, la proprietà metta a sua volta in vendita le quote, attuando una mera speculazione finanziaria su un sito inquinato dove l’Amministrazione allora guidata dal sindaco Mario Andrenacci, nel 2008, aveva estinto finanche le cause per danno ambientale, in cui si aspettava ormai solo la sentenza, portate avanti dai precedenti amministratori per 20 anni: cause che, in caso di riconoscimento del danno causato dall’inquinamento, avrebbero fatto entrare nelle casse comunali diversi milioni di euro. Soldi che sarebbero potuti essere usati per la bonifica e per un progetto alternativo.