La falsa bonifica in salsa elettorale

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – All’ex Fim sono ripartiti veramente i lavori di bonifica? La risposta è semplice: no. Allora perché su tutti i giornali è stato pubblicizzato il progetto di riqualificazione, e perché c’è quell’enorme cartello con lo stemma comunale e la scritta “Lavori di bonifica area ex Fim” sulla spiaggia di fronte all’ex concimificio?

Andiamo con ordine.

Il progetto di riqualificazione è stato pubblicizzato in maniera così massiccia molto probabilmente con lo scopo di rendere l’area appetibile a possibili investitori. L’attuale proprietà della Fim Spa non è infatti più in grado di portare avanti i lavori di bonifica con le proprie forze. Sono tanti i fattori che portano a dire questo, il primo dei quali è che la proprietà avrebbe potuto ricominciare la bonifica già da agosto 2016, invece stanno ancora fermi. Lo dimostra anche il fatto che i lavori di bonifica ancora da effettuare sono stati spacchettati in sei fasi. La proprietà può stipulare una fidejussione a garanzia della bonifica minore rispetto a quella che servirebbe se i lavori fossero effettuati nella loro totalità, cioè un sesto alla volta. E al termine di ogni fase di bonifica la proprietà può “sbloccare” il lotto risanato e venderlo eventualmente al miglior offerente per fare cassa. Nonostante tutte queste facilitazioni la proprietà non ha iniziato affatto i lavori di bonifica, infatti non è stata presentata nessuna polizza fidejussoria in Comune, che, parole del Dirigente dei Lavori Pubblici Alessandrini, non farà partire i lavori finché non viene presentata la fidejussione (che è obbligatoria per legge).

Allora perché c’è quel cartello sulla spiaggia, e perché ci sono le ruspe in azione?

Nella conferenza dei servizi dello scorso 18 dicembre è stato deciso che la proprietà doveva farsi carico di spostare un costone inquinato, un pezzo di spiaggia cementificato ed interrato situato sulla battigia antistante l’ex Fim. Il cosiddetto “costone rosso”, formatosi a causa degli sversamenti in mare degli scarti di lavorazione con alta presenza di polvere di pirite, dovrà essere semplicemente spostato all’interno dell’area Fim e poi coperto con un telo aspettando il via della vera e propria bonifica per inertizzarlo definitivamente. La cosa ironica è che durante la conferenza dei servizi è stata sollevata per caso da uno dei presenti la questione della copertura del costone, che la proprietà non aveva minimamente pensato a come mettere in sicurezza. Quindi quel cartello è semplicemente pubblicità ingannevole, propaganda elettorale, è fumo negli occhi.

 

Ma come siamo arrivati fin qui?

La bonifica all’ex Fim è iniziata nel 2008 e si è fermata nel 2011. Nel 2008 era stata stipulata una polizza fidejussoria a garanzia della buona riuscita dei lavori che copriva tutto l’importo, cioè circa 10 milioni di euro. Arrivati al 70% della bonifica, il direttore dei lavori Ing. Davide Cesarini ferma tutto perché riscontra un inquinamento superiore rispetto a quello previsto nel piano di bonifica da lui stesso stilato. Sorge subito una prima domanda: perché si è fermato subito? Nel frattempo che l’Asur controllava l’effettivo maggiore inquinamento la proprietà avrebbe potuto comunque concludere il piano di bonifica che aveva iniziato. Forse l’arrivo della crisi economica e la poca prospettiva di vendita dell’area, unita alla crisi di alcuni dei soci della Fim può aver influito pesantemente sullo stop ai lavori. Lo stesso amministratore delegato della Ecoelpidiense (ditta che nello stesso tempo è proprietaria di circa il 20% della Fim Spa e incaricata di effettuare la bonifica) pochi anni fa disse che appena fosse stato approvato il nuovo piano di bonifica i lavori sarebbero immediatamente ripartiti, e che lo stop non aveva assolutamente una ragione economica. Questo purtroppo non è avvenuto e quindi dobbiamo dedurre che è proprio la crisi economica delle società proprietarie della Fim Spa che ha maggiormente influito sulla non avvenuta ripartenza dei lavori di bonifica.

La fidejussione stipulata nel 2008 riguardava dei lavori di bonifica di durata complessiva di 18 mesi, e aveva una durata di 5 anni. Nell’estate 2013 questa polizza è scaduta, la proprietà non l’ha rinnovata e il Comune non l’ha incassata. Quindi ora abbiamo un’area inquinata, bonificata più o meno a metà e nessuna garanzia che la bonifica vada a buon fine. L’Amministrazione comunale continua a mostrarsi genuflessa nei confronti della Fim Spa e i cittadini, come in ogni campagna elettorale da trent’anni a questa parte, vengono ingannati con promesse che non hanno alcun fondamento e che molti sanno che non verranno rispettate.

Franchellucci ha provato ad ingannare i cittadini facendo passare lo spostamento di un costone per un inizio di bonifica, ma la realtà dei fatti è lì a sbugiardarlo e chi ha un minimo di memoria storica o ha voglia di approfondire può capire facilmente l’inganno.

Si può augurare la morte politica a chi amministra contro l’interesse pubblico?

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Foto: Post It Pse

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Il Comune di Porto Sant’Elpidio non si costituisce parte civile nel processo penale per la mancata bonifica d’ufficio del danno ambientale presente all’ex Fim.

Questa notizia ai più potrebbe non interessare, e forse alcuni non vorrebbero che se ne parlasse, ma in realtà deve interessare tutti noi. In piccolo questa delibera racchiude tutto il malo modo di agire di questa amministrazione comunale, e più o meno ugualmente di almeno le ultime quattro amministrazioni precedenti. Emette un atto evidentemente contro l’interesse pubblico, a favore della propria corporazione, per coprire la mala amministrazione precedentemente messa in atto, basandosi su pretestuosi formalismi burocratici. La pezza è peggio del buco!

La bonifica e la riqualificazione di tutta l’area Fim è la questione più importante per tutti noi. Stiamo parlando di una zona fronte mare, che si colloca perfettamente al centro della città, che poteva essere, e che forse può ancora essere il baricentro del nostro paese.

Ma andiamo alla delibera con cui la Giunta guidata da Nazareno Franchellucci decide di non costituirsi parte civile:

“PREMESSO :

  • che in data 1.12.2015 prot.n. 43665 è stato notificato l’ “avviso di fissazione dell’udienza preliminare” (n. 636/15 mod 20 e n. 3052/14 R.G.N.R.) a carico dei Sig.ri “omissis” con cui il Comune di Porto Sant’Elpidio, nella persona del Sindaco viene dichiarato parte offesa con udienza fissata avanti il Tribunale di Fermo, Ufficio del Giudice per l’udienza preliminare;

  • che agli imputati del presente procedimento sono stati ascritti i seguenti reati: <<del delitto p. e p. dagli artt. 110, 328 comma 2 del codice penale in relazione agli arttt. 242 e 250 del D.Lgs. 3 aprile 2006 n, 152 (T.U. in materia ambientale) per non avere , in concorso tra loro (…) compiuto gli atti del proprio ufficio, come predisposto dal succitato T.U. ambiente (che prevede la bonifica d’ufficio da parte del Comune territorialmente competente (…); segnatamente (…)>>”

“Il Giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio degli imputati per i reati loro ascritti”. Il reato a loro ascritto sarebbe quindi l’omissione di atti d’ufficio.

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Il nostro Comune non si sarebbe sostituito al privato inadempiente e non avrebbe effettuato la bonifica dell’area anche se il Testo Unico sugli Enti Locali lo prevede.

Ora gli attuali amministratori, forse per non far sgarbo a chi amministrava al tempo (cioè le stesse forze politiche, e quasi le stesse persone) decide ipocritamente di non costituirsi parte civile, e stabilisce che “qualora dovessero emergere nel corso del giudizio penale de quo eventuali profili di danno cagionato all’ente, ci si riserva di assumere le determinazioni del caso e di procedere di conseguenza in sede civile”. Che senso ha? Sa di presa per i fondelli.

Dopo aver citato eminenti fonti giurisprudenziali che sostengono che l’ente comunale può costituirsi parte civile anche solo per danno all’immagine, decide comunque di non farlo perché non c’è stato il danno patrimoniale. È ovvio che non c’è stato un danno patrimoniale quantificabile, non hanno fatto niente. Invece di procedere alla bonifica d’ufficio come prevede la legge, non l’hanno fatto, non hanno agito affatto. Ci sono anche i danni non economici. Si può credere che una persona sana di mente non veda il danno all’immagine arrecato al nostro Comune a causa della mancata bonifica?

Dalla delibera dello scorso 30 dicembre:

“ACQUISITA la relazione tecnica del Dirigente Area Tecnica Ing. Fabio Alessandrini prot. n. 5359 del 15.02.2016, agli atti, mediante la quale sono stati relazionati i fatti oggetto del procedimento penale, e sono state formulate le seguenti conclusioni <<(…) si può affermare che per quanto di competenza di quest’Ufficio non c’è stato danno patrimoniale, salva la valutazione di eventuali danni di natura non patrimoniale riconducibili al Comune nella sua qualità di Ente esponenziale della comunità locale>>”

Si cita poi l’indirizzo giurisprudenziale in materia di danno ambientale “<<La legittimazione a costituirsi parte civile nei processi per reati ambientali spetta non soltanto al Ministro dell’Ambiente per il risarcimento del danno ambientale ma anche agli enti locali territoriali, i quali deducano di avere subito, per effetto della condotta illecita, un danno diverso da quello ambientale, avente natura anche non patrimoniale>>”

In oltre la delibera cita una sentenza della Cassazione, che per danno non economico intende: “pregiudizi derivanti dalla lesione di diritti della personalità compatibili con l’assenza di fisicità quali il diritto all’esistenza, all’identità, al nome, alla reputazione, all’immagine“.

Alla luce di questo comportamento, si può augurare la morte politica del Sindaco Franchellucci e del modo di amministrare suo e dei suoi predecessori? O si rischia di far levare l’ipocrita coro del politicamente corretto a tutti i costi che si alza da destra a sinistra ogni qual volta qualcuno esce dalle righe?

P.s. gli imputati “omissis” facendo due semplici conti dovrebbero essere l’ex Sindaco Mario Andrenacci e l’ex dirigente ai Lavori Pubblici Stefano Stefoni. Giusto per completezza d’informazione.

Ex-Fim, i 5 stelle in tour nei quartieri per informare

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – L’hanno chiamato “La leggenda della Fim”, è il tour nei quartieri del Movimento 5 stelle di Porto Sant’Elpidio. Di leggendario in effetti c’è molto nella storia della ex fabbrica di concime, o almeno ce n’è in quello che ci è stato raccontato negli anni.

I pentastellati vanno ad analizzare alcuni punti salienti, “alcune incongruenze e inadempienze imputabili all’Amministrazione comunale. Descriveremo nel dettaglio la cronistoria della bonifica e urbanística; inoltre porteremo alla luce i dubbi e le anomalie amministrative”. I punti sui quali chiedono lumi sono in particolare tre:

-accordo per la bonifica tra comune e Fim s.p.a ratificato nel consiglio comunale del 23.02.2008 senza che ci sia il numero legale per validare la seduta;
-successiva modifica della delibera del consiglio comunale a giugno dello stesso anno effettuata dalla Giunta Municipale senza il parere del Consiglio Comunale;
-mancata escussione della fidejussione da parte del Direttore dell’area Tecnica per un valore di 3.000.000 di euro, cifra che risarciva il comune per inadempienza sull’opera di bonifica.

Oltre al lavoro di analisi i cinque stelle suggeriscono al sindaco di prendere una posizione importante, di fare una mossa clamorosa, considerando anche il fatto che la procura della repubblica di Fermo sta svolgendo delle indagini proprio su questi fatti: “chiediamo al Sindaco se non sia il caso di sospendere la procedura dell’accordo di programma, voluta da lui stesso appena ricevuto l’incarico di primo cittadino. Procedura che accelererebbe l’iter urbanístico concedendo alla FIM s.p.a. un aumento di volumetrie residenziali di 10.500mq, passando da 22.500 mq previsti ad oggi a 33.000mq.”

Sarà dunque un’ottima occasione per approfondire la storia della zona più strategica per lo sviluppo della nostra città, e per fugare i vari dubbi che ognuno può avere data la complessità del tema.

L’appuntamento per l’ultima data della prima parte del tour è Venerdì 30 ottobre alle ore 21:30 presso la sede dell’associazione di quartiere Marina Picena(via Liguria snc).

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Sacchi alimentari posti a difesa degli chalet. Serve chiarezza.

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ecco alcune immagini che ritraggono la situazione della spiaggia di Porto Sant’Elpidio al 25 ottobre 2014. In particolare il tratto in direzione della ex Fim, dei casotti dei pescatori e di una parte del lungomare sud.

 

Si vede chiaramente che i sacchi in alcune zone hanno fatto il loro lavoro, ma in altre si sono strappati ed hanno iniziato a perdere sabbia. I casotti dei pescatori sembrano veramente spacciati. I sacchi fanno da barriera alle fondamenta, sono l’ultimo baluardo prima del loro crollo. Facile immaginare che durante l’invernata si potrebbero verificare dei danni importanti. Nei punti in cui i sacchi non sono presenti, naturalmente il mare ha mangiato più spiaggia e arriva quasi a lambire le palme che arredano la passeggiata del lungomare.

Di fronte all’ex Fim invece abbiamo fatto una scoperta interessante. Dalla spiaggia erosa è emerso il vecchio canale di scarico della fabbrica di concimi, immerso in un tappeto di pirite solidificata che il mare ha spezzato in maniera frastagliata, creando una zona surreale, quasi un paesaggio vulcanico. È da considerare anche questo come archeologia industriale ed eventualmente da salvare e da riqualificare? Oppure finite le mareggiate verrà ricoperto di nuovo di ghiaia e lasciato nel dimenticatoio?

Il caso dei sacchi alimentari

Rimane il dubbio sull’adeguatezza dei sacchi utilizzati per difendere gli stabilimenti balneari. I sacchi in questione sono in polipropilene, certificati per contenere materia prima alimentare tipo orzo, grano, riso ecc. e proprio in bella vista, sul fogliettino attaccato ad ogni sacco è indicato che nel caso in cui i sacchi vengano posti all’esterno debbano essere al riparo dalla luce del sole e dalla pioggia. sacchialimenti A Senigallia l’inverno scorso hanno sperimentato per la difesa della costa e di alcuni stabilimenti balneari dei sacconi in geotessuto denominati “Stop Wave”, appositamente progettati per questo uso. Questo materiale, estremamente robusto e permeabile all’acqua, può essere riempito di sabbia, terra, ghiaia ecc. e va a formare un’opera stabile e resistente nel tempo. Si può inoltre facilmente rimuovere l’opera nel momento opportuno ripristinando la situazione iniziale della spiaggia. Il costo per 200 sacchi in geotessuto specifici per la difesa della costa da cm. 160 x 120 x 40 è stato di 4500 euro circa. Noi per 150 sacchi da alimenti abbiamo speso 3500 euro.

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

La critica che è stata mossa al Sindaco non è quella al metodo utilizzato. L’uso di sacchi per difendere gli stabilimenti balneari è sacrosanto, anzi è la “toppa” che l’inverno scorso è mancata. Mossa azzeccata quindi. La critica alla quale il Sindaco non ha voluto rispondere è quella sull’adeguatezza del materiale con cui sono fatti questi sacchi. Siccome nascono e vengono certificati per altri utilizzi, e nel “bugiardino” attaccato al sacco è sconsigliato di tenerli al sole e all’acqua allora nasce spontanea la domanda se siano idonei o meno.

“Il nostro obiettivo era quello di creare a costo minimale una barriera meccanica che in caso di mareggiata medio-grande potesse arginare i piccoli danni che gli stabilimenti puntualmente registrano in queste situazioni”, sostiene il Sindaco Franchellucci, che continua “è chiaro che come li abbiamo usati noi non devono tenere per chissà quanti anni, ma solo per un tempo limitato di sei mesi”. La vera notizia però non è che i sacchi hanno tenuto alla prima mareggiata per altro di media intensità. La notizia è che con una mareggiata di media intensità già i sacchi hanno iniziato a rompersi. Ma se si sono rotti con una media mareggiata, quando in pieno inverno ci saranno mareggiate imponenti che presumibilmente romperanno altri sacchi che facciamo? Ci rimettiamo le mani? Forse sarebbe stato meglio utilizzare materiali idonei creati apposta per questo tipo di utilizzo.

“Facciamo come a Senigallia”

Da uno studio del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Firenze intitolato “Opere di difesa della costa costruite con contenitori in geotessuto riempiti di sabbia”, si capisce che l’intervento realizzato a Porto Sant’Elpidio è assimilabile agli interventi che si facevano negli anni ’80 e ’90 cioè con “sacchi non specificamente studiati per l’impiego marino, che non avevano sufficienti caratteristiche di resistenza e durabilità”, mentre invece “negli ultimi anni sono state realizzate difese con nuovi geosintetici”, quelli utilizzati per l’appunto a Senigallia.

A questo punto il Sindaco e l’assessore Pasquali che ha la speciale delega alla salvaguardia della costa dovrebbero rendere conto ai propri cittadini in maniera seria delle loro scelte, non buttare fumo negli occhi e difendendosi dichiarando delle banalità. Devono dire chi ha consigliato di acquistare questi sacchi e chi li ha forniti. E come mai l’assessore Pasquali a settembre dichiarava “faremo come a Senigallia”, e che non sarebbero stati utilizzati i sacchi messi a disposizione dalla regione, ma che sarebbero stati presi “quelli prodotti da una ditta italiana, gli stessi utilizzati a Senigallia (cioè gli StopWave, ndr), che hanno determinate caratteristiche tecniche”. Come giustifica questo cambio di strategia?

Ci sarebbe da ridire anche sul fatto che i sacchi sono stati posizionati “di volta in volta seguendo le indicazioni degli operatori turistici”, come sostenuto dagli assessori Buono e Pasquali. A Senigallia invece i sacchi sono stati posizionati in base ad una relazione tecnica di un ingegnere dell’Università di Ancona.

Un detto popolare recitava: “contenti e cojonati”.

 

DOCUMENTAZIONE

 

La determina del dirigente del comune di Senigallia per l’acquisto dei sacchi in geotessuto:

DeterminaDirigenteSenigallia

OPERE DI DIFESA DELLA COSTA COSTRUITE CON CONTENITORI IN GEOTESSUTO RIEMPITI DI SABBIA – relazione a cura di Pier Luigi Aminti ed Enrica Mori del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli studi di Firenze:

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La Delibera della giunta di Porto Sant’Elpidio per l’acquisto dei sacchi a difesa degli stabilimenti balneari:

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Goletta Verde lancia l’Sos Coste nelle Marche

Consumo di suolo, rischio idrogeologico, depurazione, stato di salute dei fiumi e bonifiche. Cinque sfide da affrontare con urgenza per quella che appare come una vera emergenza ambientale per le Marche. Il circolo di Porto Sant’Elpidio rilancia: “L’ex Fim non sia emblema della speculazione immobiliare”.

Di Marco Vesperini e Alessio Cimadamore 

CIVITANOVA – La Goletta Verde di Legambiente ha toccato le coste marchigiane per rilanciare la difesa dell’ambiente costiero e dei mari. L’imbarcazione, simbolo della campagna di Legambiente, è arrivata sabato scorso a Civitanova e sosterà nelle acque marchigiane per tutta la giornata di oggi.

Al centro il rilancio del riciclo nella stagione turistica e la lotta alle trivellazioni nel mare Adriatico per la ricerca del greggio. “La ricerca di idrocarburi in questo mare, con un ecosistema così delicato, non è conveniente – afferma l’assessore all’ambiente cvt –  Per pochi spiccioli non dobbiamo barattare il futuro delle nuove generazioni”. Il presidente del Cosmari, nome, ricorda la campagna fatta in questi giorni per promuovere la differenziata, anche e non solo, negli eventi come il festival celtico di Monte Lago, dove, insieme ai volontari di Legambiente, si è promossa la raccolta differenziata ‘tenda a tenda’ per promuovere il rispetto dell’ambiente e del territorio. “Messo in piedi, già da un anno, una convezione con il comune di Civitanova Marche per smaltire i rifiuti delle imbarcazioni direttamente in porto con un ciclo differenziato”. Cercando anche i spronare i turisti a riciclare, un fattore importante che riduce la produzione di indifferenziato.

“Le bonifiche sono un tema che nelle Marche è spesso sottovalutato o affrontato con troppa leggerezza – dichiara Luigino Quarchioni, presidente regionale di Legambiente – Nei territori coinvolti, dove la bonifica non è stata fatta o è parzialmente realizzata, l’inquinamento ha gravato in tutti questi anni sulla salute della costa e sulle acque marine. Non c’è più tempo, occorre accelerare il processo di risanamento ambientale, bonificando in tempi non geologici le falde e le aree inquinate”. Goletta Verde denuncia, tra i vari siti costieri, la mancata bonifica dell’area ex-Fim. Nel sito è presente un inquinamento chimico sia dei terreni che della falda acquifera, ad oggi, secondo le stime del d.a.t., il dirigente dei Lavori Pubblici Stefano Stefoni, rimasto al 30%. Bonifica iniziata nel 2008 e ferma da ben tre anni. Il circolo di Porto Sant’Elpidio denuncia: “L’ultimo progetto urbanistico, insieme al richiesto aumento delle volumetrie, fanno della Fim, anzitutto, un’occasione di speculazione finanziaria piuttosto che un’occasione per il recupero e riequilibrio della città e del suo territorio. Legambiente è ancora qui a sollecitare la definitiva integrazione del progetto di bonifica, la fine dei lavori e la relativa certificazione. Vorremmo che la città finisse di pagare e che la Fim non diventasse una garanzia finanziaria”.

Pubblicati in giornata i risultati dei prelievi effettuati nei giorni scorsi e la notizia non è delle migliori: 10 dei 12 punti campionati risultano “fuorilegge”. La depurazione resta una delle sfide da affrontare con urgenza. E nella nuova procedura di infrazione dell’Unione europea finiscono 46 agglomerati urbani marchigiani. Segno che le buone intenzioni e gli sforzi non bastano ancora.

Foto: Alessio Cimadamore ph

I risultati dei prelievi: http://legambientemarche.org/article.php?sid=4151&mode=thread&order=0

Ex Fim. La Provincia approva l’accordo di programma

Un grande ‘fardello’ quello che si accinge a portare il presidente Fabrizio Cesetti nel canto del cigno del governo politico del fermano. Un accordo di programma firmato in bianco, senza nessuna documentazione agli atti se non il progetto presentato dai privati nel luglio 2013. “Franchellucci merita il nostro appoggio ma sia chiaro che questo non significa che domani partiranno i lavori”.

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Di Marco Vesperini

FERMO – Il Consiglio provinciale approva, nel suo ultimo giorno di vita, la procedura di accordo di programma dell’area ‘Ex Fim’. Uno strumento più veloce rispetto la variante al PRG che consiste nell’accordo tra Comune e Provincia o Regione per “rilevante interesse pubblico regionale, provinciale o comunale”. In questo caso si tratta della bonifica, ancora non terminata, di un sito inquinato su cui si prevedono 35.000 mq di superfice edificabile sui 22.160 precedentemente previsti. Un aumento di 13.160 mq, un regalo non da poco ai privati se pensiamo che nel giugno 2013 è scaduto il tempo che gli stessi si erano dati per la bonifica: un contratto disatteso con il Comune; e quest’ultimo invece di incamerare i 3 milioni rimanenti dalla fidejussione ha pensato bene non solo di disattendere, ma anche di non rinnovarla, lasciando il pubblico interesse dei suoi abitanti di vedere bonificato quel sito alla mercé del caso. La motivazione del ritardo adottata dall’attuatore, nonché uno dei 3 soci privati, l’Eco Elpidiense, riguarda il calcolo sbagliato di piombo risultante da una parte dell’area inquinata, maggiore delle previsioni; per il quale è stato necessario il trasporto in un sito adatto allo smaltimento prima non previsto.

Cesetti sottolinea che “l’accordo reale dovrà essere ancora costruito dalle sua fondamenta che passerà per la conferenza dei servizi, il Via e il Vas – e continua – la nostra è solo una procedura di garanzia di valutazione della conformità ai piani sovraordinati e all’interesse pubblico”. Una mera approvazione burocratica, secondo il presidente, che non vuole rimanere “indifferente perché quel sito è una vergogna, una ferita”. D’accordo tutti i membri della maggioranza democrat e molti nelle file dell’opposizione, che di fatto, visti gli interventi, sembrano non conoscere a fondo il tema trattato.

Un'immagine del progetto urbanistico

Un’immagine del progetto urbanistico

 

Tutti d’accordo tranne Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo. “Noi stiamo approvando una procedura di accordo di programma in bianco, senza nessun documento – e sottolinea che – il motivo problematico sono i tempi di attuazione. Se non hai pianificato la bonifica, come si può adottare l’accordo di programma non conoscendo i tempi?”. Infatti il Comune ha chiesto ai privati di rifare un progetto di bonifica adeguato viste le problematiche prima citate. Non si può far dopo “perché poi chi controlla?”; e ricorda che per la legge le volumetrie che sono state abbattute non sono recuperabili dal privato “quindi quelle aggiuntive sono delle concessioni”. Mentre il business plan, secondo le stime del consigliere, sarebbe intorno ai 98 milioni di euro per il costo e 113 milioni il ricavato complessivo. “Porto Sant’Elpidio ha la capacità di riassorbire 350 appartamenti, un albergo e svariati metri cubi di comparto commerciale? A me sembra il film di Lido Tre Archi”.

Poi cita alcuni nomi che si intrecciano tra affari e politica nella città rivierasca. “Ho visto che l’ex presidente dell’Eco Elpidiense al tempo dell’asta di acquisto dell’area, Massimo Properzi, è oggi il segretario del Pd a Porto Sant’Elpidio; Il figlio dell’attuale presidente(Nicolai) è il segretario provinciale del PD; mentre il presidente del Tennacola è Renato Vallesi(ex assessore comunale e provinciale), padre dell’assessore Carlo Vallesi (dipendente dell’Ecoelpidiense). Un intreccio tra il Pd e i vertici dell’Eco Elpidiense, tra il Pd il Tennacola e l’Eco Elpidiense – e conclude – quindi parliamo del Pd o dell’Eco Elpidiense? Non ho le prove per dire che qualcosa non va, ma sarebbe buona norma separare affari e politica”. Incassato l’ok della provincia la stipula dell’accordo di programma dovrà essere depositata presso le sedi dei due enti, dopodiché partiranno i sessanta giorni di consultazioni pubbliche dove cittadini e associazioni interessate potranno dire la loro sul progetto.

Legambiente: “Operazione finanziaria sulla Fim”

L’accordo di programma approderà il 23 giugno in provincia. “Questo accordo prevede una variante urbanistica che aumenta da 22.000 a 35.000 i mq di costruito, e nessun amministratore ha saputo spiegare il perché un aumento di 13.000 mq”. Un aumento delle volumetrie senza giustificazione secondo Legambiente, dimenticando di applicare alla lettera la legge che, con il decreto Ronchi del 1993, applica il principio del “chi inquina paga”. 

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Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – L’accordo di programma si avvicina ed insieme la fine della Provincia di Fermo come la conosciamo oggi. Infatti la provincia verrà commissariata per attuazione del disegno di legge sull’abolizione del Governo Renzi. Il medesimo ente che lo scorso anno approvava un documento per lo stop al consumo del suo territorio, oggi dovrà approvare 35.000 mq di cemento a ridosso del mare.

“La Fim è uno dei 6000 siti di interesse regionale e locale per i quali resta da quantificare il giro di affari finalizzato al risanamento ambientale – afferma il circolo cittadino di Legambiente – Nel nostro caso si è scelta la pregiudiziale urbanistica e l’interesse privato a scapito del risanamento ambientale”. Il risultato di tale scelta è stato uno stallo che dura dal 1990. Facendo una fotografia ad oggi vediamo che il progetto di 22.000 mq dell’azienda Palazzetti, risalente a fine al 1998-99, è stato integrato con 13.000 mq perché sembrerebbe che l’inquinamento sia più del previsto, un dato questo che è tutto da accertare perché ancora devono arrivare i risultati dell’Arpam sugli ultimi rilevamenti, dopo che la bonifica è stata fermata nel 2011. Eppure questo non giustificherebbe tale aumento di volumetria dato che la legge prevede ben altro sui siti di inquinamento, anche di proprietà che hanno acquisito postumi i terreni; infatti la legge prevede che “le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate[…]sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile”.

L’attuale proprietà ha acquisito il 98% delle quote dai vecchi consorzi pubblici di Macerata, Fermo, Pesaro, cui uno dei soci di maggioranza, insieme alla Generale Costruzioni, è l’Ecoelpidiense S.r.l.; oggi azienda privata che all’epoca dell’acquisto, 2006, era ancora a tutti gli effetti una partecipata mista in cui il Comune deteneva il 43%. Legambiente si chiede il perché di una variante urbanistica su un’area ancora inquinata? “La tecnica è quella di mettere tutti davanti al fatto compiuto. 35.000 mq di costruito su un progetto di massima praticamente inesistente; un nuovo quartiere che nessuno sa, ad oggi, se verrà realizzato”. Il timore espresso dagli ambientalisti è che, con l’aumento del valore dato al lotto grazie alla variante urbanistica, la proprietà metta a sua volta in vendita le quote, attuando una mera speculazione finanziaria su un sito inquinato dove l’Amministrazione allora guidata dal sindaco Mario Andrenacci, nel 2008, aveva estinto finanche le cause per danno ambientale, in cui si aspettava ormai solo la sentenza, portate avanti dai precedenti amministratori per 20 anni: cause che, in caso di riconoscimento del danno causato dall’inquinamento, avrebbero fatto entrare nelle casse comunali diversi milioni di euro. Soldi che sarebbero potuti essere usati per la bonifica e per un progetto alternativo.

Consiglio straziante e politica latitante

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Un consiglio lunghissimo con discussioni estremamente prolisse. Poca trasparenza e poca partecipazione, si rafforzano le critiche al modo di agire dell’amministrazione comunale, che in consiglio incassa gli attacchi dell’opposizione senza scomporsi troppo.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Effettivamente è stato un po’ diabolico il consiglio comunale appena celebratosi. Per la seconda volta in pochi mesi infatti, la conferenza dei capigruppo è caduta nell’errore di convocare un consiglio con 15 punti all’ordine del giorno. Nel primo caso a rimetterci fu la coalizione di Putzu che ricevette un discreto scossone per non aver battuto il ferro sulla riapertura di piazza al traffico, mentre in questo caso è stato il presidente Romitelli a chiedere la sospensione, perché in effetti a quell’ora della notte, dopo circa sei ore di consiglio, la concentrazione e le energie necessarie a trattare alcuni punti rimasti non erano assolutamente sufficienti.

Su alcuni temi caldi si è scatenata la discussione, come ad esempio sull’abbattimento delle palme in via Mameli. Il coro dei consiglieri d’opposizione era quello della condanna al modus operandi adottato dall’amministrazione, che su alcune tematiche non coinvolge affatto le forze politiche né il resto della popolazione. Il mantra che risuonava dalla maggioranza e dall’assessore ai lavori pubblici Buono era quello dell’inevitabilità e della natura “tecnica” di questa decisione. “Questo è un atto tecnico che andava fatto”, sentenzia l’assessore. Conferma l’ineluttabilità della decisione il consigliere Stacchietti dichiarando “io non convoco la commissione per pura volontà informativa, in commissione non potevamo cambiare una virgola di quello che ha deciso Stefoni”.

Una decisione tecnica quindi, che i rappresentanti politici non avrebbero potuto stoppare. Peccato che a smentire questa tesi sia proprio il dirigente Stefoni quando dice che dopo aver tagliato le palme nella parte nord di via Mameli, “non abbiamo tagliato le altre piante(quelle dietro piazza Garibaldi) perché l’assessore Buono, Romitelli e Ciarrocca si sono messi di traverso”. Infatti gli abitanti di via Mameli hanno chiamato incavolati neri i loro referenti nell’amministrazione(Romitelli e Ciarrocca), i due intervenuti insieme all’assessore Buono hanno fermato il taglio delle altre palme nella parte sud della via. Se il dirigente quella mattina è uscito con l’intenzione di tagliare tutte le palme perché le riteneva pericolose allora le avrebbe dovute tagliare tutte, ma ne ha lasciate alcune perché i tre di cui sopra si sono opposti fermamente. Questo significa che la scelta “tecnica” che ha evocato l’assessore in consiglio in realtà non era inevitabile.

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Di questa storia si sapeva che c’era una serie di lettere mandate dalle Ferrovie e dalla Prefettura che intimavano il comune di tagliare le palme vicino la ferrovia, perché violavano le distanze prescritte dalla legge. Nel momento in cui il dirigente ritiene che è arrivata l’ora di passare all’azione dopo tanti anni di carteggi, il sindaco e i suoi collaboratori avrebbero dovuto condividere questa scelta almeno con il resto della maggioranza e con le altre forze politiche. Perché così facendo avrebbero potuto trovare soluzioni alternative o in caso contrario non sarebbero finiti nell’occhio del ciclone delle proteste dei cittadini del centro.

Ciò che emerge palesemente da questo episodio è la completa mancanza del lavoro della politica. Quando un assessore si maschera dietro alla tecnicità di una scelta e quindi della sua inesorabilità abdica al suo ruolo di rappresentante politico della cittadinanza. Il ruolo dell’assessore o del consigliere comunale di riferimento è quello di fare da cuscinetto, da filtro tra la cittadinanza e i dirigenti comunali.

Proprio per questa ragione l’osservazione del consigliere Farina, nel far notare che è incoerente organizzare la giornata ecologica insieme a Legambiente e due giorni dopo tagliare nove palme storiche senza proferir parola a nessuno, non è affatto inappropriata, anzi calza proprio a pennello. Dare spiegazioni postume non è degno di un’amministrazione comunale che vuole apparire come partecipativa e trasparente, e a dispetto di ciò che sostiene l’assessore Pasquali, le ragioni del taglio e l’eventuale futura piantumazione di altri alberi più idonei sono arrivate dopo il fatto, non prima. La paura che hanno in molti è che questo taglio sia propedeutico alla realizzazione del piano di riqualificazione urbanistica di piazza Garibaldi nel quale è prevista la realizzazione di una doppia corsia in via Mameli e dei parcheggi a spina di pesce sul lato ferrovia. Sorprendentemente l’assessore Buono ha negato che ciò succederà, staremo a vedere.

Amplia il discorso il consigliere Fioschini nel suo intervento, “non vorrei che questa situazione di non trasparenza si sommi ad altre situazioni di non trasparenza come sulla fidejussione per la bonifica della Fim ecc, e la popolazione perda la fiducia in voi”.

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Non è da sottovalutare ciò che sostiene Fioschini, perché di trasparente nella storia della Fim c’è ben poco. Da quello che era emerso nella riunione della IV commissione consiliare del luglio 2013, i lavori di bonifica sarebbero dovuti riprendere a gennaio 2014, invece il sindaco rispondendo all’interrogazione del consigliere Farina ci ha fatto sapere che probabilmente riprenderanno a settembre 2014. Un ritardo di nove mesi che si somma al ritardo di cinque anni precedentemente accumulato. Ciò che risulta più nebuloso di tutto è il perché il comune, nel momento in cui la proprietà non rinnovava la polizza in tempo utile, non abbia incassato i soldi che la banca aveva messo a garanzia del buon esito della bonifica. Su questo tema ci saremmo aspettati una mozione o una interrogazione da parte del Movimento 5 Stelle, visto che sono stati proprio loro a portare all’attenzione di tutti questa anomalia con una conferenza stampa di qualche settimana fa.

La mancanza di azione politica da parte dell’amministrazione è stata evidente. Questa mancanza si ripercuote negativamente anche nel consiglio comunale, che è diventato la valvola di sfogo dei consiglieri e un luogo di supplizio per la giunta, in testa a tutti il Sindaco, che assume un atteggiamento di insofferenza rispetto alla discussione consiliare tanto da concentrarsi soltanto sul suo tablet nascosto sotto la scrivania. Ci auguriamo che i prossimi consigli siano più umani sotto tutti i punti di vista.

Consiglio comunale martedì 29 Aprile

Di Redazione POST IT PSE

PORTO SANT’ELPIDIO – È convocato il consiglio comunale per martedì 29 aprile 2014 alle ore 17:30.

Sono 15 i punti all’ordine del giorno. Si preannuncia un consiglio lungo ed interessante, si parlerà della rateizzazione della tassa sui rifiuti, ci sarà il rinnovo della commissione edilizia comunale. Si toccheranno temi scottanti come il taglio delle palme in via Mameli, prostituzione, manutenzione del lungomare sud, bonifica dell’area ex Fim.

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Ex-Fim, scade la fidejussione: Comune rinuncia a 3 milioni di euro

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Il 25 giugno 2013 è scaduta la fideiussione a garanzia della bonifica dell’area dell’ex-Fim e l’Amministrazione comunale che avrebbe potuto prendere 3 milioni di euro dalla proprietà non lo ha fatto. Uno dei punti salienti della ricostruzione fatta dal Movimento 5 Stelle elpidiense attraverso la documentazione.

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“Un atto di inadempienza da parte dell’Amministrazione – afferma il consigliere Marco Fioschini – ed inoltre non è stata rinnovata la fideiussione a tutela della bonifica dell’area”. Rinnovo che sarebbe dovuto essere fatto entro 90 giorni prima della scadenza. Inoltre, questo atto è stato approvato in Consiglio comunale senza il numero legale previsto dal regolamento: 9 consiglieri rispetto i 10 necessari per la votazione (il sindaco non ha facoltà di votare per un atto come questo). Poi modificato in sede di Giunta nel febbraio 2008. L’art. 42 del Tuel (testo unico enti locali) da prerogativa  di competenza all’Assise cittadina rispetto la Giunta, chiamata ad intervenire sull’ordinaria amministrazione. “Secondo noi la Giunta comunale non poteva modificare l’accordo che sarebbe dovuto passare per l’approvazione in Consiglio – e continua il pentastellato – vi è una chiara incongruenza, come mai questo fatto?”.

“In diritto amministrativo quando ci sono atti che sono nulli, diventano nulli anche tutti quelli conseguenti – afferma Massimo Spina – se si dovesse dimostrare che questo atto sia nullo verrebbero invalidati i successivi”. L’escussione dei 3 milioni di euro, comprendente il blocco dell’ultimo 30 % della bonifica, sarebbe dovuta essere applicata dal d.a.t. (diretto alla tecnica) nella figura del dirigente comunale Stefano Stefoni. Quest’ultimo, secondo la documentazione, ha più volte denunciato agli organi competenti  i ritardi della bonifica rispetto l’accordo tra il privato e il Comune. “Questi sono soldi che il comune avrebbe potuto incamerare per le più disparate esigenze e questo non è stato fatto – continua il consigliere – non può passare il messaggio che ad ogni rilevamento di inquinamento maggiore del previsto vengano fatte ulteriori concessioni al privato, la bonifica è un obbligo da parte di chi ha acquistato quell’area”.

I 5 stelle lamentano anche un’incongruenza sul mancato incameramento di questi soldi e sul progetto di fare più di 200 appartamenti in un’area vessata dall’erosione costiera. “Si sarebbe potuto pensare ad un possibile arretramento delle strutture balneari di quella zona, che sono colpite dall’erosione”. Il 21 vi sarà la conferenza dei servizi in cui verranno discussi i lavori urbanistici dell’area della ex-Fim. Nel frattempo l’accordo di programma sulla variante urbanistica sta per arrivare in Provincia. La stessa che qualche mese fa ha approvato un documento di stop al consumo del territorio. “Secondo noi la bonifica deve essere per forza di cose prioritaria rispetto la variante urbanistica, ridando un’area priva di inquinamento”. Nel mese di maggio dovrà concludersi l’approvazione del progetto urbanistico, il timore è che venga approvato prima della completa bonifica.

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