Legambiente: “Operazione finanziaria sulla Fim”

L’accordo di programma approderà il 23 giugno in provincia. “Questo accordo prevede una variante urbanistica che aumenta da 22.000 a 35.000 i mq di costruito, e nessun amministratore ha saputo spiegare il perché un aumento di 13.000 mq”. Un aumento delle volumetrie senza giustificazione secondo Legambiente, dimenticando di applicare alla lettera la legge che, con il decreto Ronchi del 1993, applica il principio del “chi inquina paga”. 

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Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – L’accordo di programma si avvicina ed insieme la fine della Provincia di Fermo come la conosciamo oggi. Infatti la provincia verrà commissariata per attuazione del disegno di legge sull’abolizione del Governo Renzi. Il medesimo ente che lo scorso anno approvava un documento per lo stop al consumo del suo territorio, oggi dovrà approvare 35.000 mq di cemento a ridosso del mare.

“La Fim è uno dei 6000 siti di interesse regionale e locale per i quali resta da quantificare il giro di affari finalizzato al risanamento ambientale – afferma il circolo cittadino di Legambiente – Nel nostro caso si è scelta la pregiudiziale urbanistica e l’interesse privato a scapito del risanamento ambientale”. Il risultato di tale scelta è stato uno stallo che dura dal 1990. Facendo una fotografia ad oggi vediamo che il progetto di 22.000 mq dell’azienda Palazzetti, risalente a fine al 1998-99, è stato integrato con 13.000 mq perché sembrerebbe che l’inquinamento sia più del previsto, un dato questo che è tutto da accertare perché ancora devono arrivare i risultati dell’Arpam sugli ultimi rilevamenti, dopo che la bonifica è stata fermata nel 2011. Eppure questo non giustificherebbe tale aumento di volumetria dato che la legge prevede ben altro sui siti di inquinamento, anche di proprietà che hanno acquisito postumi i terreni; infatti la legge prevede che “le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate[…]sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si puo’ esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull’immobile”.

L’attuale proprietà ha acquisito il 98% delle quote dai vecchi consorzi pubblici di Macerata, Fermo, Pesaro, cui uno dei soci di maggioranza, insieme alla Generale Costruzioni, è l’Ecoelpidiense S.r.l.; oggi azienda privata che all’epoca dell’acquisto, 2006, era ancora a tutti gli effetti una partecipata mista in cui il Comune deteneva il 43%. Legambiente si chiede il perché di una variante urbanistica su un’area ancora inquinata? “La tecnica è quella di mettere tutti davanti al fatto compiuto. 35.000 mq di costruito su un progetto di massima praticamente inesistente; un nuovo quartiere che nessuno sa, ad oggi, se verrà realizzato”. Il timore espresso dagli ambientalisti è che, con l’aumento del valore dato al lotto grazie alla variante urbanistica, la proprietà metta a sua volta in vendita le quote, attuando una mera speculazione finanziaria su un sito inquinato dove l’Amministrazione allora guidata dal sindaco Mario Andrenacci, nel 2008, aveva estinto finanche le cause per danno ambientale, in cui si aspettava ormai solo la sentenza, portate avanti dai precedenti amministratori per 20 anni: cause che, in caso di riconoscimento del danno causato dall’inquinamento, avrebbero fatto entrare nelle casse comunali diversi milioni di euro. Soldi che sarebbero potuti essere usati per la bonifica e per un progetto alternativo.

La centrale a biomasse di Campiglione

Sadam Zuccherificio Jesi

Una storia che dura da anni mette in evidenza le incongruenze tra i governi locali e quello regionale, guidati tutti dal Partito Democratico. Da una parte Brambatti(sindaco di Fermo) e Cesetti(presidente ella Provincia) sono contrari alla centrale di Campiglione, dall’altra il governatore Spacca e la giunta regionale che sembrano invece favorevoli.

Di Pamela Adami

FERMO – Ha voluto rassicurare i cittadini di Campiglione Nella Brambatti, sindaco di Fermo, intervenuta martedì 29 Aprile alla riunione indetta dal Partito Democratico nel Centro Sociale del quartiere per «dire no alla Centrale Biomasse». 
Per affermare il diritto alla vita la cittadinanza si è opposta da sempre alla costruzione della centrale e da sempre il comune, in particolare il Partito Democratico, si è fatto portavoce delle esigenze della comunità. Ma la sentenza del TAR Marche del 16.04.14, che ha accolto il ricorso della Powercrop, dà nuovo avvio all’iter procedurale per il rilascio dell’autorizzazione per la centrale biomasse. La VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) ora dovrà essere riformulata dalla Provincia tenendo conto, secondo la sentenza del TAR, di «indiscutibili presupposti», di cui non si hanno valutazioni oggettive. Dunque i cittadini sono inferociti e stanchi di una vicenda che si protrae da diversi anni e il sindaco, insieme al presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti, ha affermato la volontà di far ricorso al Consiglio di Stato per impugnare la sentenza e non solo: «ricorreremo a qualsiasi atto amministrativo necessario». Seguendo un iter che si prevede ancora lungo e tortuoso.

In merito è intervenuto anche Manolo Bagalini, segretario cittadino del Partito Democratico: «Come PD abbiamo ribadito il nostro forte senso di contrarietà, espresso sin dall’inizio di questa vicenda. Una posizione che si concretizza nei fatti e non resta solo ideologica. Campiglione negli ultimi anni ha subito una forte urbanizzazione ed uno sviluppo economico-commerciale spaventoso. E’ nostro compito inoltre fare pressing sulla Regione per la firma dell’accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale di rete”. Sì perché ciò che ha influenzato di più nella decisione del TAR sarebbe stato soprattutto il parere favorevole alla centrale, ma espresso in modo non chiaro, da parte dell’Azienda Unica Regionale. Il parere «non negativo» di ASUR e ARPAM sembra pieno di incongruenze necessariamente da chiarire e ben definire e qualora risultino infondate «i danni li chiedo a loro», afferma Cesetti, il quale conclude ribadendo che le ragioni del territorio e la tutela della salute dei cittadini dovrebbe essere più forti di ogni interesse economico.

Numerosissimi gli interventi a gran voce dei cittadini, rincuorati (forse) soltanto da una promessa espressa dal Presidente della Provincia ma pienamente condivisa dal Sindaco e dal Partito Democratico: «Se tra istituzioni, cittadini e comitati saremo uniti e determinati nel portare avanti questa battaglia, convinti che la legge è dalla nostra parte, la centrale biomasse non si farà!».

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