Proibizionismo come soluzione, e i valori di sinistra se ne vanno a farsi fottere.

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Introduzione del reato di prostituzione e processo penale per i clienti. Questa è la soluzione che auspica il Sindaco di Porto Sant’Elpidio, Nazareno Franchellucci, per risolvere la questione “prostituzione selvaggia”. Un intervento legislativo di forte stampo proibizionista, che limiterebbe la libertà dell’individuo di disporre come meglio crede del suo corpo e della sua vita, che andrebbe a sindacare nell’intimo delle scelte che riguardano solo e soltanto la sfera personale.

Una visione un po’ retrograda quella del nostro Sindaco, degna del miglior conservatorismo di destra. Ma dove sono finiti gli ideali di sinistra che dovrebbero contraddistinguere il Partito Democratico e i suoi rappresentanti? Probabilmente si sono persi lungo la strada della gentrificazione del partito. Forse si sono persi mentre festeggiavano il fatto di “avere” una banca, o mentre contavano i soldi intascati applicando un metodo mafioso all’amministrazione pubblica(ogni giorno sentiamo di amministratori a vari livelli che vengono trovati con le mani nella marmellata).

Fatto sta che il PD locale, levati gli scandali legati al malaffare, è in linea con il PD nazionale. I principi e gli ideali caratterizzanti la sinistra sono ormai un ricordo. Vale soltanto il fare (a qualsiasi costo), conta soltanto vincere e mantenere il potere.

Reato sì, ma anche no.

La posizione presa ieri sera dal Sindaco, durante l’ultimo degli incontri farsa sul fantomatico bilancio partecipato, è da esperto contorsionista. Dice che vorrebbe la caccia alle prostitute e la punizione per i clienti, ma anche “se si facesse qualcosa di diverso andrebbe bene lo stesso”. Basta che si faccia qualcosa insomma, non importa che sia la soluzione sia quella giusta o quella sbagliata.

Aggiungere il reato di prostituzione non cambierebbe affatto la situazione attuale, se non in peggio, infatti porterebbe soltanto un ulteriore ingolfamento dei tribunali, oltre che danni economici e psicologici per chi viene “beccato”(a fare, sostanzialmente, niente di male). Esiste, nel nostro ordinamento, il reato di sfruttamento della prostituzione, ma questo non ferma i criminali che lo gestiscono, perché il guadagno è troppo alto per lasciarselo scappare. E siccome tale mercato è relegato nell’illegalità, allora l’unica legge che esiste è quella del più forte, così le organizzazioni criminali hanno campo libero.

Dentro al recinto della legge.

Se un mercato è fuori dal controllo della legge, e ci guadagnano solo i criminali che vivono tramite le attività illegali, allora l’unica soluzione intelligente e degna di uno stato moderno è quella di portare tale mercato all’interno del recinto della legge, dando delle regole a qualcosa che è lasciato allo “stato di natura”. I risvolti positivi di quest’azione toccherebbero tutti i cittadini, in quanto un controllo sanitario sulle ragazze e di salubrità dei luoghi dove quest’attività viene svolta garantirebbe un risparmio al servizio sanitario perché meno persone rischierebbero di contrarre malattie. Le entrate fiscali che ne deriverebbero sarebbero enormi. Alla criminalità toccherebbe abbandonare il mercato o ridimensionarsi pesantemente.

Questi ragionamenti di buon senso il Sindaco non li fa? Con quali argomentazioni può portare avanti la sua idea di criminalizzare le scelte personali dei cittadini? Sulla base di quale superiorità morale? E ancora, è accettabile per il nostro paese avere un Sindaco che vorrebbe fuori legge le prostitute e i clienti, ma anche no? Che idea ha del futuro del nostro paese se gli sta bene anche qualcosa a cui lui è contrario?

Una manifestazione fine a se stessa?

L’associazione di quartiere centro ha proposto, ieri sera, di indire una manifestazione contro la prostituzione. Anche altre associazioni di quartiere hanno visto di buon grado questa proposta. “Uniamo la nostra rabbia – incita il Sindaco – su questo tema dobbiamo essere tutti uniti”. Ok, uniti per far cosa? Una buona manifestazione di solito, per raggiungere il risultato prefissato(cioè che cambi quello di cui ci si lamenta), porta con sé delle chiare richieste. Non possiamo pensare di risolvere il problema piantonando tutte le sere la statale in massa, è ridicolo. Il problema va risolto alla radice, cioè cambiando la legge.

Allora questa manifestazione può avere un senso se si chiede di cambiare la legge in maniera decisa, verso una legalizzazione e regolamentazione del mercato della prostituzione. Una sessantina di parlamentari di vari schieramenti si sono riuniti ieri mattina per tirar giù un disegno di legge per superare la legge Merlin, che metteva fine all’esperienza delle case di tolleranza. Questa è una buona notizia che la nostra amministrazione tutta avrebbe dovuto accogliere con piacere, invece ci tocca avere a che fare con l’Anslinger di turno. Che amarezza.

 

 

Indicasativa Trade, la fiera della Canapa a Fermo

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Di Riccardo Marchionni

FERMO – Dal 20 al 22 giugno 2014 presso il Fermoforum (contrada Girola), si terrà la seconda edizione di Indicasativa Trade, fiera della canapa e delle tecnologie dedicate.

Più di 70 espositori tra associazioni di coltivatori di canapa, banche dei semi, aziende produttrici di materiali per la coltivazione, aziende edili, aziende agroalimentari e di cosmesi, natural stores, giornali e riviste, e associazioni promotrici della legalizzazione.

Non c’è da stupirsi se tra gli stand ci saranno delle aziende edili, perché la canapa tra le sue molteplici applicazioni, annovera quella della bio-edilizia. Nelle costruzioni è usata in molti modi, i trucioli derivanti dalla lavorazione dello stelo sono utilizzati per isolare termicamente ed acusticamente, sotto forma di mattoni si usa per muri divisori, unita alla calce si usa come intonaco, ecc. Ma ciò che rende irraggiungibile l’utilità di questo materiale è l’impatto ambientale negativo, in quanto l’anidride carbonica “catturata” è maggiore di quella prodotta. “La filiera della canapa italiana: dal seme alla bioedilizia” è il titolo del convegno che si terrà in apertura della fiera venerdì 20 alle ore 11:30, al quale parteciperanno i responsabili di alcune aziende edili, di società agricole, architetti, e concluderà l’onorevole Massimo Fiorio, presidente della commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.

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In Italia coltivare la canapa cosiddetta industriale(cannabis sativa a basso contenuto di Thc) è legale, ma coltivare qualsiasi altro tipo di canapa per altro scopo, nonostante la recente abolizione della Fini-Giovanardi, non è affatto legale. Di una nuova legge che sorpassi il dannoso e fallimentare impianto proibizionista, si parlerà sabato 21 alle ore 15:00 durante il convegno “Quale legge dopo la Fini-Giovanardi?”, in cui interverranno i parlamentari Daniele Farina e Franco Giordano di Sel, Alberto Airola e Vittorio Ferraresi del M5S, e the last but not the least Nando Popu dei Sud Sound System. Proprio il gruppo reggae salentino sarà protagonista del concerto che si terrà sabato sera dalle 22:00 in poi all’interno della fiera.

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Nel nostro paese nonostante dal 2007 la canapa e i suoi derivati siano stati riconosciuti dal decreto Turco come medicinali, i malati che si curano ufficialmente con la canapa sono pochi(circa 60 nel 2013). Questo succede non perché la canapa non sia efficace, tutt’altro, ma perché l’iter burocratico che un malato deve assolvere per poter accedervi tramite il servizio sanitario nazionale è lento e macchinoso. Per com’è strutturato lascia di fatto i malati senza medicina(fiori di canapa essiccati) per sei mesi all’anno. Per ovviare a questi problemi, a Racale in provincia di Lecce, è nata dalla volontà di alcuni malati di sclerosi multipla l’associazione “La PianTiamo”, primo ed unico cannabis social club italiano, che sarà presente alla fiera. Degli effetti terapeutici della canapa si parlerà domenica 22 alle ore 15:00 durante il convegno “Sistema endocannabinoide e fitocannabinoidi, prospettive dell’uso terapeutico”, tenuto dal dottor Mariano Gracia de Palau. A seguire verrà presentata la rivista “CANNABIS TERAPEUTICA”, prima rivista italiana dedicata esclusivamente all’uso terapeutico della canapa.

Una fiera ricca di eventi quindi, che vuole riportare al livello che gli spetta il dibattito pubblico sulla canapa e sui suoi infiniti utilizzi. Un dibattito in cui non ci si può più esimere dal parlare di completa e giusta legalizzazione, per far cadere il muro di bigottismo e d’ignoranza che confina questa pianta nel ruolo di droga, e riportarla al suo posto di regina, di amica ed alleata dell’uomo.

 

Il video della prima edizione di Indicasativa Trade, realizzato da DolceVita:

 

La legalizzazione illustrata agli adulti:

 

 

 

 

 

 

[Post.X] Ferragosto e mezzo di fuoco

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Non sono razzista eppure non li sopporto, con le loro roulotte da cui partono fili con panni appesi in bella vista che si guardano in giro curiosi mentre, con il loro barbecue fumante si apprestano ad imbandire improvvisate tavolate, sporcando indiscriminatamente il nostro territorio da nord a sud e persino sull’ostile fila di alberi sul lungomare davanti alla stazione. E’ incredibile dove riescono a sostare certi camperisti quando gli chiedi di tirar fuori un euro.
Si, ci sono anche i Rom a tenerci compagnia in questa strana estate, e neanche per loro stravedo, o meglio, mi piacciono di piu’ quando si portano dietro il Tagadà o gli autoscontri.

E come di consueto, con il loro arrivo, partono i soliti discorsi; quelli che fanno gli auguri ai dittatori morti che urlano: “rubano, non pagano le tasse, auto di lusso, che vadano a lavorare, benzina” Ma chi assumerebbe un rom? Non certo io. Quindi per qualche meccanismo perverso siamo noi stessi che li manteniamo in questo stato? e siamo sicuri che i rom abbiano dei buoni motivi per entrare a far parte di un sistema di cui ci lamentiamo ogni giorno?

Poi i compassionevoli radical chic che rompono il cazzo a quelli che fanno gli auguri ai dittatori morti rispondono: “L’integrazione deve partire dalle basi, la formazione dell’individuo, distinguiamo i rom dai rumeni, la grande cultura Sinti, Moni Ovadia”
A questi invece racconto un episodio: torno a casa, salgo le scale a memoria, stavo cercando un numero sul cellulare e passai distrattamente davanti alla finestra spalancata del pianerottolo del primo piano, ad un certo punto la nostra badante rumena mi fa: “Chiudi tutto che sono arrivati gli zingari, è pieno non hai visto?” ed ho subito obbedito, poi ho riflettuto. Non è un problema di integrazione, anzi, quando uno straniero diventa razzista nei confronti di altre minoranze significa che il processo d’integrazione a Porto Sant’Elpidio sta avvenendo nel miglior modo possibile.

Nel frattempo fa discutere l’ordinanza del Sindaco Franchellucci nella notte di Ferragosto che prevede, ad eccezione dei camperisti, il divieto di bivaccare su potenziali lotti edificabili lungo tutto il litorale, con multe cosi’ salate che quasi conviene essere beccato a caricare una mignotta contromano di notte a fari spenti.

Saranno 2 le pattuglie impiegate di vigili urbani pronte a sequestrarvi il fuoco,
e che senza sosta, pattuglieranno il lungomare per ridurre al minimo il rischio di bottiglie spaccate sparse sulla spiaggia che un domani potrebbero ferire un costruttore avventato. L’obiettivo è anche quello di evitare il via-vai di ambulanze che tristemente intervalla le notti di ferragosto raccogliendo ragazzini alle prime armi, in preda a crisi d’astinenza da facebook.

Divieto su tutto il territorio anche per i fuochi liberi persino davanti alla Ex Fim dove c’è cosi’ poca spiaggia che l’anno scorso ho scambiato un falò per un funerale vichingo.
I vigili si sono detti entusiasti dell’iniziativa:”Meglio dell’Autovelox” mentre è sul web che monta la protesta degli elpidiensi, gente che come me, ha passato tutte le notti di ferragosto stazionata sotto uno chalet ad ubriacarsi non puo’ essere di punto in bianco obbligata a farlo. Molti gli hanno dato del ‘fascista’ altri del ‘vecchio’ ma in entrambe i casi ha risposto: “Grazie, troppo gentili”

Il bello, è che di tutti noi che critichiamo quest’ordinanza, nessuno dovrà accendere un fuoco o stare piu’ di 1 ora in spiaggia, ma ci indignamo lo stesso, forse perche’ vedere ragazzini alle prese con un falo’ intorno ad una chitarra è bello perchè per qualche istante ci fa ricordare i bei tempi o forse perchè anche le cose piu’ scontate, quando imposte, diventano opprimenti ed odiose.

“Nazzarè, gia’ stemo sfigati che
facemo ferragosto quajo lu portu
non ce lo fa pesà pure tu”

Vittorio Lattanzi

L’ordinanza di ferragosto contro alcool e bivacco

Stamattina è stata firmata dal sindaco Franchellucci l’ordinanza che vieta il consumo di alcool e l’accensione di fuochi nelle zone pubbliche nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2013.

Ecco il documento completo, scaricabile in pdf.

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Fino all’ultima battaglia, fino all’ultima bottiglia

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Era l’estate del 2004, o giù di lì. Ricordo un carrello pieno di arrosticini, carbonella, patatine e lattine di birra. Dopo le otto si era scaldata a tal punto che avrebbero dovuto pagare noi per berla. Ma poco importava, perché avevamo sedici anni e aspettavamo quella sera dall’inizio delle vacanze. Avevamo iniziato a pianificarla con largo anticipo, fantasticando su ragazze che non ci avrebbero mai considerato e goliardia obbligatoria. Già, obbligatoria. Perché la notte dell’alba divertirsi rasentava l’imposizione.
Fa strano parlare di obblighi di divertimento proprio oggi che l’amministrazione comunale ha introdotto divieti. Niente falò e 200 euro di multa per chi consuma alcolici nelle aree pubbliche del centro abitato.

“Siamo partiti dalla considerazione che, da alcuni anni, la notte tra il 14 e il 15 agosto, è caratterizzata oltre che da attività diverse organizzate dai gestori dei pubblici esercizi, anche dall’occupazione delle spiagge libere per l’accensione di fuochi per bivacco notturno di gruppi di persone dedite al consumo di bevande alcoliche. […] Noi ci teniamo a far capire alla cittadinanza il valore di prevenzione della salute pubblica e della sicurezza”. La ratio formale risiede, dunque, nella propaganda del cosiddetto “divertimento sicuro”, termine un po’ bacchettone tendente all’ingiunzione paradossale. Ossia?
L’esempio classico di ingiunzione paradossale è “sii spontaneo”, ma rendono l’idea anche “amami” e il ricorrente “non sudare”, caldeggiato almeno una volta da ogni madre ansiosa ed ansiogena prima di una partita di calcio del povero pargolo. Quando ho sentito del provvedimento comunale, sono stato catapultato in una dimensione derivante da sindrome da apprensione indotta, immaginandomi sindaco, polizia municipale e Vallesi che si rivolgevano al me sedicenne con in mano una tavola riportante il diktat sul divertimento.
– Non bere, o se proprio non riesci a rinunciare ad una birra, consumala in uno chalet in modo responsabile
– Non accendere il fuoco in spiaggia: non sei esperto e il mix diavolina/alcool è pericolosissimo
– Non farti il bagno a mezzanotte: non siamo attrezzati per eventuali emergenze, vuoi davvero rischiare così tanto per una goliardata?
– Evita schiamazzi notturni e intrattenimenti rumorosi: abbiamo organizzato apposta un concerto di musica classica alle 4; mentre aspetti puoi giocare a scacchi o dedicarti ad altre attività intellettualmente stimolanti

Detto questo, divertiti.
Capite ora cos’è l’ingiunzione paradossale?

Lungi da me veicolare messaggi inneggianti a violenza, degrado, autodistruzione ed alcolismo, resto fermamente convinto che il provvedimento in atto mini seriamente la lecita possibilità di divertirsi degli adolescenti, ossia gli unici ad occupare la spiaggia fino all’alba del 15 agosto. Per chi ha sempre vissuto in casa dei genitori, in un paese monopolizzato dai circoli per anziani, trascorrere una notte all’aperto con i propri amici, preparando cibo in autonomia e bevendo, è un’evasione agognata da mesi.
“In alcuni casi negli anni precedenti, hanno dato fuoco ad ombrelloni ed usato la staccionata della pineta per i falò; per non parlare dei mezzi che costantemente entrano nel demanio per scaricare materiali in spiaggia”. La seconda giustificazione al provvedimento verte sul decoro urbano e, in particolare, sull’alto numero di incendi dolosi. Qui mi sembra necessario soffermarmi sulla distinzione tra divertimento e vandalismo, specificando che il secondo è di natura intenzionale e, in quanto tale, muove esclusivamente da motivazioni interiori difficili da identificare e arginare. In altre parole, chi trova appagamento nel bruciare un ombrellone, può farlo con un comunissimo accendino, a qualsiasi ora e a prescindere dalla situazione. Limitare i falò per non creare occasione per i vandali di accendere attrezzatura ricettiva è come proibire l’uso dell’aeroplano perché qualcuno, poi, potrebbe utilizzarlo per gettare bombe. Combattere il vandalismo in questo modo significa procedere a tastoni, demonizzando tutte le occasioni in cui si possa potenzialmente manifestare. Mi dev’essere sfuggita, probabilmente, la parte del programma elettorale sugli esperimenti sul riflesso condizionato, dove fuoco e alcol sono il metronomo, gli adolescenti i cani e l’amministrazione comunale veste i panni di Pavlov.

Forse è vero che gli adolescenti di oggi sono più irrequieti e trasgressivi di quanto io lo fossi un tempo. Ma questa affermazione mi suona da vecchio compassato e saccente, che trova nell’età la sua unica ricchezza e si rivolge al giovane in questo modo:
“Quanti anni hai ragazzino?”
“16”
“Io alla tua età ne avevo molti di più”.
Forse, mi avessero imposto una proibizione simile all’epoca, non sarei proprio uscito la notte dell’alba. Mi sarei rinchiuso in casa a divorare Bukowski, perché solo nelle sue pagine avrei ritrovato vino, bivacco e bighellonaggio. Per le puttane, invece, sarebbe andata ancora benone la statale.

Lmc

Fonte foto: http://thebaltimorechop.com/2011/10/19/daydrinking-not-just-for-saint-patricks-day-anymore/bukowski/