Santa Croce, una Contrada Condivisa

Di Riccardo Marchionni

SANT’ELPIDIO A MARE – A pochi minuti dal quartiere Fonte di Mare, tra i fiumi Chienti ed Ete Morto, c’è la Basilica Imperiale di Santa Croce al Chienti. La Basilica e il suo circondario sono state lasciate all’abbandono fino a pochi anni fa. Per far fronte a quest’inaccettabile situazione di degrado è nata un’omonima associazione che opera per il recupero, la tutela e la salvaguardia dell’Abbazia, cercando di favorire gli studi e le ricerche atti a far meglio conoscere la sua storia millenaria e per promuovere l’immagine del territorio allo scopo di rinnovare, tramandandole, le migliori tradizioni storiche, sociali e culturali elpidiensi.

L’Associazione Santa Croce ha così iniziato un lungo e complesso lavoro di pressione a vari livelli per riuscire a trovare i fondi per il recupero e la valorizzazione della Basilica. Il primo successo dell’associazione è stato il riconoscimento del vincolo tutelare della Soprintendenza ai Beni Culturali. Un’altra strada percorsa è stata quella dei soldi pubblici, e con l’aiuto del senatore Luciano Magnalbò, che aveva preso a cuore la questione, sono stati inseriti in un decreto omnibus i soldi necessari al restauro(tre milioni di euro).

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Cos’è la “durata di vita utile del giacimento”? – Un approfondimento sul referendum del 17 Aprile

Di Redazione POST IT PSE – Slides Gian Vittorio Battilà

PORTO SANT’ELPIDIO – Per quelli che non hanno potuto partecipare alla serata informativa della settimana scorsa sul referendum del 17 Aprile, riproponiamo qui sul nostro Blog alcuni dei passaggi più interessanti della conferenza, direttamente dalle parole di uno dei due relatori della serata.

“Andiamo a votare per decidere il destino di impianti già esistenti entro le 12 miglia, i nuovi sarebbero vietati in ogni caso”, esordisce così l’ingegner Gian Vittorio Battilà, che ripercorre la strada delle attuali leggi vigenti e delle prospettive che potrebbero avere origine dall’esito delle votazioni.

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Nella consultazione del 17 Aprile si chiederà agli italiani se vogliono abrogare la parte della “legge di stabilità” che permette a chi ha ottenuto concessioni per estrarre gas o petrolio da piattaforme offshore entro 12 miglia, di rinnovare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Allo stato attuale, il comma 17 del decreto legislativo 152 stabilisce che sono vietate le «attività di ricerca, di prospezione, nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi» entro le 12 miglia marine dalle coste italiane. Mentre gli impianti già esistenti entro questa fascia, possono continuare la loro attività fino alla data di scadenza della concessione, che su richiesta può essere prorogata fino all’esaurimento del giacimento.

Si tratta quindi di permettere o meno, la prosecuzione delle estrazioni in acque territoriali dagli impianti già esistenti.

Una vittoria del “Sì” obbligherebbe a cessare l’attività di estrazione secondo la scadenza fissata al momento del rilascio delle concessioni, al di là delle condizioni del giacimento. Lo stop quindi non sarebbe immediato, ma arriverebbe nel momento della naturale scadenza dei contratti già stipulati.

Se vince il “No” o non si raggiunge il quorum , le attività di ricerca potrebbero proseguire fino all’esaurimento dei giacimenti.

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A oggi nei mari italiani, entro le 12 miglia, sono presenti 35 concessioni di coltivazione di idrocarburi, di cui tre inattive, una è in sospeso fino alla fine del 2016 (al largo delle coste abruzzesi), 5 non produttive dal 2015. Le restanti 26 concessioni, per un totale di 79 piattaforme e 463 pozzi, sono distribuite tra mar Adriatico, mar Ionio e canale di Sicilia. Di queste, 9 concessioni (per 38 piattaforme) sono scadute o in scadenza ma con proroga già richiesta; le altre 17 concessioni (per 41 piattaforme) scadranno tra il 2017 e il 2027 e in caso di vittoria del Sì arriveranno comunque a naturale scadenza.

“Il referendum avrebbe conseguenze già entro il 2018 per 21 concessioni in totale sulle 31 attive: 7 sono in Sicilia, 5 in Calabria, 3 in Puglia, 2 in Basilicata e in Emilia-Romagna, una in Veneto e nelle Marche. Il quesito referendario riguarda anche 9 permessi di ricerca, quattro nell’alto Adriatico, 2 nell’Adriatico centrale davanti alle coste abruzzesi, uno nel mare di Sicilia, tra Pachino e Pozzallo, uno al largo di Pantelleria”.

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Le ventisei concessioni entro le 12 miglia producono il 27% del totale del gas e il 9% del greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4 concessioni dislocate tra Adriatico centrale – di fronte a Marche e Abruzzo – e nel Canale di Sicilia).

La produzione nel 2015 di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc si va a scontrare con  i consumi di petrolio in Italia nel 2014 che sono stati di circa 57,3 milioni di tonnellate. Quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12 miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale (0,95%).

Per il gas, i consumi nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di tep corrispondenti a 62 miliardi di Smc; l’incidenza della produzione di gas dalle piattaforme entro le 12 miglia è stata del 3% del fabbisogno nazionale.

“Non si può sempre tirar fuori questa storia del dover comprare petrolio all’estero, dato che l’1% è davvero una miseria – aggiunge Battilà -, la minaccia non tiene. Allo stesso modo, non è vero che passeranno più petroliere, dato che dalla Basilicata sta per arrivare altro petrolio anche da Tempa Rossa.”

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Nel testo si parla di “vita utile del giacimento”, ma cosa vuol dire?   “È una definizione approssimativa – conclude Battilà – soprattutto se l’Ente di controllo non definisce i parametri. Sarebbe stato positivo se qualcuno avesse definito tali parametri in maniera esplicita ed oggettiva; le multinazionali ragionano molto sui numeri e consegnano i resoconti all’Ente di controllo strettamente su quanto richiesto. Non c’è etica definita sul tema, a parte la questione del rispetto delle norme ambientali. Dunque, si lascia nelle mani delle stesse compagnie concessionarie la definizione di fine giacimento.”

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In questa maniera possono continuare ad estrarre con più calma dilazionando lo sfruttamento dei giacimenti, allontanando così i relativi costi di dismissione delle piattaforme. Lo Stato invece, perde il controllo sui termini e sulla certezza della dismissione.

Inoltre, le Royalties basate sulle quantità estratte permettono alle Compagnie di estrarre poco alla volta azzerando le spese di mantenimento(e non facendo incassare nulla all’erario), ma facendo rischiare a noi di non vedere mai la dismissione e la bonifica delle strutture usate per l’estrazione e il trasporto. Ovviamente si va incontro al rischio che queste possano restare a carico dello Stato.

“Questa situazione non creerebbe ne’ garantirebbe gli attuali posti di lavoro, in quanto basta un operatore che osservi l’andamento della produzione minima da remoto. Infine,  chi dice che nell’arco di altri 10 o 20 anni non si acquisiscano tecnologie tali da permettere di andare più in profondità per cercare altro materiale?”.

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Tutta la questione si snoda intorno alle scelte strategiche nel campo delle politiche energetiche. Se parliamo di cifre irrisorie, perché non cominciare proprio da qui, dalle acque territoriali, una campagna di cambiamento del nostro approvvigionamento energetico? Se la fase di transizione sarà lenta, perché non iniziare da subito e in un contesto così favorevole?

Da quello che è emerso negli ultimi giorni riguardo ai rapporti tra il Ministero dello sviluppo economico e le società che girano intorno agli affari petroliferi, abbiamo molto probabilmente la risposta alle nostre domande: il governo è fortemente condizionato dalle richieste delle grandi società, in questo caso dell’energia.

C’è inoltre il problema ambientale che rimane latente. Nelle zone circostanti alle piattaforme estrattive si rileva un inquinamento non indifferente. Per di più, un recente studio finanziato dall’Unione Europea evidenzia che un incidente petrolifero nell’Adriatico avrebbe conseguenze “incalcolabili” per tutto il Mediterraneo.

Durante la serata è stato proiettato un video emblematico riguardo a ciò che può significare un incidente petrolifero. Si tratta dell’incidente verificatosi nel comune di Trecate, in provincia di Novara, nel 1994. Ve lo riproponiamo.

 

 

Puoi scaricare dal link sottostante l’intera presentazione dell’ingegner Battilà.

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Goletta Verde lancia l’Sos Coste nelle Marche

Consumo di suolo, rischio idrogeologico, depurazione, stato di salute dei fiumi e bonifiche. Cinque sfide da affrontare con urgenza per quella che appare come una vera emergenza ambientale per le Marche. Il circolo di Porto Sant’Elpidio rilancia: “L’ex Fim non sia emblema della speculazione immobiliare”.

Di Marco Vesperini e Alessio Cimadamore 

CIVITANOVA – La Goletta Verde di Legambiente ha toccato le coste marchigiane per rilanciare la difesa dell’ambiente costiero e dei mari. L’imbarcazione, simbolo della campagna di Legambiente, è arrivata sabato scorso a Civitanova e sosterà nelle acque marchigiane per tutta la giornata di oggi.

Al centro il rilancio del riciclo nella stagione turistica e la lotta alle trivellazioni nel mare Adriatico per la ricerca del greggio. “La ricerca di idrocarburi in questo mare, con un ecosistema così delicato, non è conveniente – afferma l’assessore all’ambiente cvt –  Per pochi spiccioli non dobbiamo barattare il futuro delle nuove generazioni”. Il presidente del Cosmari, nome, ricorda la campagna fatta in questi giorni per promuovere la differenziata, anche e non solo, negli eventi come il festival celtico di Monte Lago, dove, insieme ai volontari di Legambiente, si è promossa la raccolta differenziata ‘tenda a tenda’ per promuovere il rispetto dell’ambiente e del territorio. “Messo in piedi, già da un anno, una convezione con il comune di Civitanova Marche per smaltire i rifiuti delle imbarcazioni direttamente in porto con un ciclo differenziato”. Cercando anche i spronare i turisti a riciclare, un fattore importante che riduce la produzione di indifferenziato.

“Le bonifiche sono un tema che nelle Marche è spesso sottovalutato o affrontato con troppa leggerezza – dichiara Luigino Quarchioni, presidente regionale di Legambiente – Nei territori coinvolti, dove la bonifica non è stata fatta o è parzialmente realizzata, l’inquinamento ha gravato in tutti questi anni sulla salute della costa e sulle acque marine. Non c’è più tempo, occorre accelerare il processo di risanamento ambientale, bonificando in tempi non geologici le falde e le aree inquinate”. Goletta Verde denuncia, tra i vari siti costieri, la mancata bonifica dell’area ex-Fim. Nel sito è presente un inquinamento chimico sia dei terreni che della falda acquifera, ad oggi, secondo le stime del d.a.t., il dirigente dei Lavori Pubblici Stefano Stefoni, rimasto al 30%. Bonifica iniziata nel 2008 e ferma da ben tre anni. Il circolo di Porto Sant’Elpidio denuncia: “L’ultimo progetto urbanistico, insieme al richiesto aumento delle volumetrie, fanno della Fim, anzitutto, un’occasione di speculazione finanziaria piuttosto che un’occasione per il recupero e riequilibrio della città e del suo territorio. Legambiente è ancora qui a sollecitare la definitiva integrazione del progetto di bonifica, la fine dei lavori e la relativa certificazione. Vorremmo che la città finisse di pagare e che la Fim non diventasse una garanzia finanziaria”.

Pubblicati in giornata i risultati dei prelievi effettuati nei giorni scorsi e la notizia non è delle migliori: 10 dei 12 punti campionati risultano “fuorilegge”. La depurazione resta una delle sfide da affrontare con urgenza. E nella nuova procedura di infrazione dell’Unione europea finiscono 46 agglomerati urbani marchigiani. Segno che le buone intenzioni e gli sforzi non bastano ancora.

Foto: Alessio Cimadamore ph

I risultati dei prelievi: http://legambientemarche.org/article.php?sid=4151&mode=thread&order=0

Mattia Rinaldi – Sel

Un altro ragazzo che studia Storia. Questa volta però deluso dal Pd, rimane affascinato dal progetto Sel. Per la prima volta si candida consigliere comunale, ma sembra molto deciso nel dare il suo apporto positivo alla gestione della cosa pubblica.

Difende fermamente la scelta di appoggiare un “civico” come sindaco alle prossime elezioni, ma rivendica di far parte dell’unico partito veramente di sinistra in città. Orgoglioso della linea ambientalista portata avanti dal partito, fa della salvaguardia dell’ambiente e del territorio le sue battaglie, per invertire il trend delineatosi in città negli ultimi anni.

Riccardo Marchionni

Sel e 5 Stelle, tra lottizzazioni e difesa dell’ambiente

In questi ultimi giorni di campagna elettorale tutte le forze politiche in campo chiamano la cavalleria per sostenere i fianchi. Così ha fatto Sel, all’incontro organizzato nella sala parrocchiale di San Pio X, a Marina Picena. Ospite d’eccezione Valerio Calzolaio, per molti anni consigliere comunale di Macerata, ex sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, deputato per quattro legislature.

“Qui a Porto Sant’Elpidio abbiamo una problematica stringente, quella del consumo del suolo. Che si sta aggravando dagli anni novanta, anche grazie alle politiche filo liberiste e berlusconiane delle amministrazione di centro-sinistra” afferma Mario Galieni, segretario comunale di Sel. “Noi puntiamo al consumo zero. Le lottizzazioni che in questi anni si sono succedute, nascoste dalle amministrazioni, sono realizzate dai grandi gruppi di costruzioni, spesso collegati al malaffare e vanno fermate”. Il candidato consigliere continua citando il progetto darsena, la cui area è ad oggi “a tutela ambientale integrata, e il centro-sinistra vorrebbe farci un porto con strutture residenziali e commerciali”.

“Purtroppo la cappa di cemento occupa questa città da anni”. Calzolaio ricorda  gli errori commessi negli anni, come l’uso sbagliato del piano energetico regionale, “con autorizzazioni di impianti non a norma”. E ci tiene a precisare. “Un nostro consigliere comunale dovrebbe immediatamente portare sul tavolo le nostre battaglie, ad esempio proporre l’unione civile a Porto Sant’Elpidio”.

Non poteva mancare l’ex-Fim. “Una bomba ecologica di cui i cittadini non conoscono il reale potenziale perché manca un dialogo con gli amministratori”. Galieni si impegna al riguardo. “Se andremo a governare, il giorno dopo l’insediamento, porteremo i faldoni del materiale alla Procura della Repubblica e chiederemo di procedere alla riscossione della fideiussione per la bonifica a cui l’ex sindaco Mario Andrenacci aveva rinunciato”.

Il tema lottizzazioni viene ripreso con forza anche dal candidato sindaco Roberto Cerquozzi, durante la conferenza stampa di ieri. “In questi giorni in cui le parole trasparenza e partecipazione sono molto inflazionate, questa amministrazione ha convocato un Consiglio Comunale, il giorno 22 maggio, dove verranno approvate quattro pesanti varianti urbanistiche a pochi giorni dal voto”. Il riferimento è l’approvazione del piano di riqualificazione della zona ex-Ligmar. Dove è prevista la realizzazione di un’area commerciale e di un maxi parcheggio (1500 posti macchina) per un area totale di 72.000 metri quadrati. Il costo complessivo dovrebbe aggirarsi sui 33 milioni di euro circa e l’operazione è gestita dal gruppo Maccaferri.

Ospiti d’onore le parlamentari marchigiane del Movimento 5 Stelle: Patrizia Terzoni e Serenella Fucksia. “In Parlamento ci stiamo occupando anche delle aree SIN (Siti di Interesse Nazionale, aree contaminate estese) di cui fa parte anche la vostra ex-Fim – afferma Terzoni, deputata della Commissione Ambiente – Ma abbiamo una difficoltà a livello parlamentare ad avere un elenco di tutti i siti, con le relative informazioni. Come Movimento 5 Stelle ci stiamo attivando a livello regionale per raccogliere tutto il materiale a noi conosciuto”.

Cerquozzi ci tiene a ricordare il loro auspicio per una proposta di legge che regolamenti la prostituzione, problematica molto sentita a Porto Sant’Elpidio. Nonché fare chiarezza in ambito ambientale sullo stoccaggio gas. “Su questa problematica – interviene la senatrice Fucksia, facente parte delle Commissioni Sanità, Giustizia e Affari Costituzionali – ci siamo già mossi con delle interpellanze parlamentari e sarebbe anche necessario richiedere delle ispezioni su questi siti”.

                                                                                                                        Marco Vesperini