Le domande che dovreste farvi #2

il sorpasso

Episodio 2: Colonie e Classe Dirigente

Si iniziava presto con i simpatici pargoli delle colonie estive, che a frotte di piccoli hobbit invadevano dapprima la spiaggia, dove le maestrine, in qualche caso, producevano tra il personale dello stabilimento balneare esclamazioni di approvazione quali “Si visto a cosa? …che pezzu de fica!”, o “E’ sempre stata vona.”. Dicevo, le maestrine tentavano di decimare la popolazione della festante e urlante orda di nani abbandonandoli al loro destino tra i flutti del mare forza nove, o lasciandoli a mollo dopo appena un’ora dalla colazione, quando le gelide temperature mediterranee avrebbero provocato un arresto cardio circolatorio in quei piccoli corpicini di operai, capo fabbrica, tagliatori, modellisti, “patrù” in erba. I sopravvissuti, di certo la futura classe dirigente, a metà mattinata, usciti incolumi dalle insidie del mare e dalle temperature africane del sole a picco delle undici, che notoriamente “scalla li pianciti e li pianciti me coce li pe”, si scagliavano come un solo corpo contro il bar dello chalet al grido unanime di “PIZZA PIZZA PIZZA PIZZA PIZZA PIZZA!”.

Dopo aver consumato il pan di via in religioso silenzio, tornavano alla carica più mesti e appesantiti, con quelle vocine acute e discrete ma con un tono comunque perentorio chiedevano “un bicchiere d’acqua di carta per favore”. Qualcuno aggiungeva “della cannella, grazie”. Poi via, direzione kinderspielpatz: un agghiacciante recinto con dentro scivoli, altalene e poco altro, sorvegliato da guardie in uniforme con pastori ringhianti alla catena, dove i funamboli rasoterra venivano proiettati verso l’infinito e oltre o, spinti dai loro stessi compari, si infilzavano nella sabbia da veri virgulti quali erano. Una precisazione sulla sabbia: l’area preposta al divertimento infantile era stata preparata ad hoc perché, come per tutto il resto di porto s.elpidio, la spiaggia era, è, e sarà sempre “de matù”, i quali conferiscono agli sventurati turisti a piedi nudi la classica caracollante andatura gigesca e, come un’infallibile cartina di tornasole, ci indicano con precisione assoluta chi di fatto “non è de lu portu”.

Come ogni essere senziente, anche il socio, alle nove anti meridiane, aveva le sue evidenti difficoltà di approccio col genere umano adulto, figurarsi arginare una caotica folla di imprevedibili gnomi della riviera e le loro richieste secche e inappellabili. I suoi lineamenti cadenti, le borse sotto gli occhi che, vista l’ambientazione marinaresca, potremmo tranquillamente chiamare come tradizione c’insegna “calamà”, indicavano chiaramente i fasti della sera precedente. Dopo essersi scolato gli avanzi alcolici della cena, discretamente dalle bottiglie mezze vuote prima, e direttamente dai calici dei commensali poi, non avendo più nulla da fare, visto che il divertimento elpidiense, come è noto, all’una di notte evapora, si era recato mesto a casa dove, in bagno di fronte allo specchio che lo fissava allampanato, aveva lasciato che la sua mano sinistra, per avere quella sensazione di straniante novità, fosse guidata dall’impellente spinta onanistica che sempre più spesso lo coglieva a quell’ora.

Questo comportamento, fu poi chiaro, era da imputare a quel mix di stress che gli veniva causato dal normale servizio ai tavoli, in concomitanza con il suo venire professionalmente in contatto con signore discinte di mezza età, frequentatrici della spiaggia, che ad ogni occasione ammiccavano al suo indirizzo non facendo mistero dei loro appetiti sessuali da dominatrici frustanti. Il poveraccio si trovava così a dover convivere con fantasie deviate che lo vedevano servire al tavolo, completamente nudo con su solo un colletto di camicia e una farfalla nera, un donnone pettuto, “carcagnu paccatu” da zoccoli lignei con tacco, al quale con il solito savoir faire si trovava a chiedere “Cosa le porto oggi signora?”, e lei di rimando, “Un bel cazzone al vapore, grazie!”, mentre i truci commensali intorno lo schernivano con degli eloquenti “Dagghie co su cappisì!”. Era evidente che l’equilibrio psichico del socio era sull’orlo del baratro, e tutti gli mettevano una mano sulla spalla per spingerlo oltre.

La mattinata scivolava via verso l’ora di pranzo, quando i pargoli ormai grigliati a puntino venivano come pecore ricondotti in gregge verso il trasporto animali comunale, organizzato in pullman gialli con propulzione a carbone, viste le sbuffate nere dei tubi di scarico. Eravamo nella terra di nessuno, tra le dodici e le dodici e trenta, in cui lo staff pranzava, prendeva caffè, fumava e pronti via accoglieva i primi clienti. Le tariffe dei ristoranti della riviera non erano del tutto popolari, vuoi per la freschezza delle materie prime, vuoi per la qualità dei manicaretti, vuoi per la sorprendente capacità commerciale dei titolari di dare loro un colpettino al rialzo durante i periodi di alta stagione, manco fosse la costa azzurra. Questo fatto, in ogni caso, attirava professionisti della zona in enormi macchine blu, manco fossero consoli, non necessariamente imprenditori calzaturieri, che in ogni caso rimanevano il grosso della clientela.

Questi impiegati di concetto delle alte sfere bancarie, notarili, immobiliari e via di questo passo, avevano tutti delle caratteristiche peculiari che li accomunavano: la fretta, l’assoluta mancanza di ironia, la spocchia che ostentava sprezzante superiorità nei confronti del genere umano, quasi fossero ufficiali dell’einsatzgruppen ai bordi di una fossa comune, e la totale mancanza di cortesia. Quest’ultima, forse, caratteristica estendibile a chiunque. Dopo essersi accomodati e aver incassato il flautato “buongiorno signori cosa possiamo prepararvi oggi?” del socio, le prime parole che uscivano da quelle labbra sottili erano “Portami questo primo, veloce che fra mezz’ora devo sta in ufficio”. L’ordinazione girata in cucina era “E’ rriatu cazzo ao, sbrigheteve che fra mezz’ora deve gli a fasse nculà”. Poteva capitare che a volte questi opachi burocrati ordinassero antipasti, per affrontare con leggerezza gli impegni pomeridiani, e bisognava essere pronti ad ascoltare lamentele tipo “Questo antipasto freddo è appena uscito dal congelatore?”, alludendo alla poca freschezza del prodotto, o “Questo antipasto caldo brucia”. Già, è caldo, altrimenti sarebbe stato tiepido, o meglio ancora freddo, ma poi probabilmente sarebbe anche stato pesce di laghi contaminati africani.

Quello che metteva più a dura prova l’equilibrio psichico della cucina tutta, e automaticamente l’aplombe del cameriere che doveva traslare alla cucina stessa l’arroganza del commensale, era riportare indietro un piatto per i motivi più svariati, dal generico ma offensivo “Non è buono”, al più specifico e supponente “Non è cotto”. Ecco. Non potete dire ad un qualsivoglia cuoco che la pietanza che ha preparato uguale per vent’anni non è cotta, perché la naturale risposta sarà: “Non è cottu??? La fica de la madre non è cotta!”, con relativo scroscio di porcellana in pezzi contro il muro.

Altro atteggiamento irritante di questi quotati manager di questa beneamata minchia, era passare la maggior parte del pranzo al telefono, cosa che li escludeva dal presente e dal considerare il cameriere, che invano tentava di attirare la loro attenzione, con quattro cinque piatti in mano, perché capissero che l’unica speranza per loro di mangiare qualcosa era di togliere quei gomiti, inguainati in giacche di lino chiaro, per permettere al malcapitato di poggiare la sua ordinazione con l’unica contorsione possibile. Perché il loro piatto era il primo a dover essere scaricato, quello tenuto su dall’anulare e dal mignolo, quello che tra l’altro scottava, “Te pigliesse un corbu, lea se cazzu de mane!”.

Questo era il tenore di questi pranzi di lavoro, quale fosse il lavoro a parte il nostro non l’ho mai capito, e andava avanti così fino al caffè, che veniva ordinato con uno schiocco delle dita seguito da un perentorio “Caffè!”, fissando ovviamente qualcosa oltre la consistenza del cameriere, come se fosse evanescente, a differenza del suo “Cuscì ce chiami a mammeta” sussurrato tra i denti. Dopo il limite invalicabile di mezz’ora, l’impegnatissimo professionista rimaneva seduto al tavolo, per un’altra buona ora, a dialogare amabilmente con il suo ospite. Tanto che il socio non poteva non esclamare sarcastico “Fortuna che c’avia fuga stu testa de cazzu”.

E il peggio doveva ancora arrivare.

Atticus Finch

Fonte immagine: http://parolesantels.blogspot.it/2011/07/il-sorpasso-dino-risi-1962.html

Post It Pse intervista Giorgio Montanini

1)      Giorgio Montanini, comico, attore, doppiatore, dottore in comunicazione, perito chimico, com’è cambiato il tuo mondo dopo il “salto” in Rai o ancora cerchi di fabbricare bombe artigianali?

Il mio mondo non è cambiato per niente dopo il salto in Rai. Perché li come ci sono andato ritorno qui; è un piccolo salto di qualità, ma soltanto mediatico perché sei visto da più persone. Riguardo la qualità artistica quella si perde in Rai, quindi un passo in avanti perché una puntata in televisione è vista da cinquecento mila persone, mentre per raggiungere quella cifra mi ci vorrebbero venti anni di teatri tutti pieni. Un’esperienza importante ma relativa. #Aggratis! È una trasmissione che era partita con un’idea, forte, di portare la Stand-up comedy in Italia, cosa che noi facciamo nei locali ma in televisione non c’era mai stata. Ma come è partita è fallita subito perché non è stata recepita immediatamente né dalla Rai né dalla produzione, e quindi siamo rimasti come i dieci piccoli indiani, sempre di meno finché siamo rimasti io e Pietro Sparacino. Per fare la rivoluzione prima fai tante battaglie, le perdi, e poi piano piano arrivi a quella finale e la vinci.

2)      Usando un’estensione morfologica, meglio fica o topa?

Questa della fica e la topa è assurda; quando si dice che questo paese è allo sfascio mica si vede dalla crisi economica, si vede da quanto sta indietro da un punto di vista culturale. Noi siamo un paese che sta veramente messo male. Se tu pensi che in televisione a mezzanotte non si può dire fica, capisci che la televisione non recepisce quello che è la realtà. Sessant’anni fa dire questa parola magari era rivoluzionario, per usare un termine abusato, oggi rischi di diventare già vecchio. Il fatto che non si possa dire è l’esempio lampante che un paese è arretrato culturalmente. Se loro considerano topa un termine più elegante, quando nessuno lo dice, forse in Toscana, secondo me è molto più volgare nell’accezione negativa, io che della volgarità faccio un cavallo di battaglia, volgarità da vulgus, linguaggio del popolo, che io cerco di riportare in maniera schietta e immediata, li non è permesso.

3)      La stand-up comedy riesce ad infrangere le barriere in Italia? Data la tua esperienza sul campo, credi che gli italiani siano pronti a ridere delle proprie perversioni?

Io penso di si. La satira comunque infrange dei tabù, finché ci sono è giusto che esista la satira; quando questi tabù saranno ormai infranti non ci sarà più bisogno di parlare di certe cose. L’Italia è pronta da trent’anni, stiamo in ritardo. Tutto quello che noi facciamo adesso in America avviene da cinquant’anni. Siamo stracotti per essere pronti a fare un  esperimento del genere. Ho fatto il mio spettacolo vietato ai minori, satirico, da Milano, Bergamo, Vicenza, centro Italia fino a Catania, dovunque sono stato nel 80-90% dei casi la gente che sapeva cosa andava a vedere si è divertita. Chi fa televisione, dirigenti ecc., non è al passo con quelle che sono le esigenze di una parte considerevole de pubblico. Perché noi possiamo anche essere una nicchia rispetto quello che può coprire la comicità nazional popolare, ad esempio Vanzina, Brignano, Siani; saremo sicuramente una nicchia ma di qualche milione di persone secondo me, quindi un programma televisivo ci starebbe perfettamente, teatri tutti pieni, quindi si prontissimi.

Manca una visione dell’offerta?

Si, manca qualcuno che si prenda la responsabilità, noi lo facciamo già sul palco; la devono prendere qualcuno che decide di fare qualcosa di diverso. La comicità in Italia è morta. Non è che me ne sono accorto io, quale programma comico oggi fa ridere? Ma non perché facciamo comicità solo noi, non è questo, ma quando tu hai fatto comicità per trent’anni sempre sulle stesse cose, su luoghi comuni, su tormentoni, fai ridere una volta, due, tre, poi diventa stantia quel tipo di comicità. Se Zelig chiude un motivo c’è. Questo la dice lunga sul livello della comicità in Italia.

Non potrebbe essere legato al controllo della politica, in questo caso la Rai, nei confronti della dirigenza?

Non so quanto la politica interverrebbe, ma sicuramente accadrebbe nella misura in cui tu riesci a fare certe cose; ad esempio disturbi qualcuno in televisione, ti arrivano diecimila mail di protesta perché insulti il papa, per dire una cosa, e allora qualcuno interviene. Ma se non interviene nessuno è perché tu non hai fatto una provocazione. La comicità è una tra le forme d’arte più nobili e ogni forma d’arte è rivoluzionaria in se. Se tu proponi cose a livello comico che non siano rivoluzionare da nessun punto di vista, facendoti rilassare sui tuoi luoghi comuni invece che sconvolgerti, lasciandoti di stucco, è una comicità reazionaria, funzionale al sistema. Dire che la donna pensa solo ai vistiti, che non ha mai voglia di fare sesso invece l’uomo è sempre arrapato, e che a Roma c’è il traffico, è una cosa che strappa una risata vuota ma lascia il tempo che trova. Secondo me uno che sale su un palco deve avere almeno qualcosa da dire, poi una volta che sai questa la puoi mettere anche in forma comica, o pittorica, o cinematografica, poi la forma d’arte la scegli tu. Non mi voglio definire un artista perché mi repelle che qualcuno mi definisca così, però bisogna capire da che parte stiamo andando. Si deve continuare con una comicità fatta di tormentoni che non dicono un cazzo o si può fare qualcosa che sconvolga positivamente lo spettatore?

Io parlo sempre della catarsi nel mio spettacolo, la funzione principale del teatro, la forza purificatrice che l’artista riesce a darti a te spettatore perché i vuoti e le paure della vita quotidiana le rivivi in una situazione protetta. Non ha senso dire una cosa se tutti la pensano a quel modo, peggio se è un luogo comune. Noi siamo un pó dei pionieri in Italia; perché le persone in televisione ci vedevano come degli alieni. La gente dice: “ho voglia di sentirlo?”. Tanti no ma moltissimi si.

“Martellate” contro “Martellone”? 

Ah ah ah, ma è bello prendere a martellate le cose! Se tu lo fai rompi il guscio ed esce fuori una parte che tu non conoscevi. Questo fa la satira. Guarda la stessa cosa che guardi tu e guarda lui, ma lo fa da un punto di vista diverso. “The Dark Side of the Moon”. La parte oscura della luna; noi guardiamo una cosa da dove nessuno ha voglia di andare a vedere, o ha paura di andare a vedere. Quindi dire quelle cose in pubblico che tu avresti paura di tirare fuori, sentire qualcuno che te le spara sulla faccia, ti lascia un attimo perplesso, colpito. Questa è la funzione della satira, rompere gli schemi.

4)      Secondo te c’è un mezzo per distinguere cos’è satira da cosa da cosa cerca di esserlo?

C’è il rischio di salire su un piedistallo dicendo che c’è un mezzo per distinguerla. Quello che penso io, ad esempio parlare di Berlusconi adesso, tutti sanno quello che ha fatto, sia chi lo vota che chi non lo vota. Questo è l’esempio più lampante, ce ne sono molti altri. Quindi che senso ha dire su un palco che Berlusconi probabilmente era colluso con la mafia, che è un puttaniere, un dittatore venuto in Italia pensando di fare la Repubblica delle Banane, ci occorre che lo dica io? Lo sanno tutti. Se stupra un bambino stasera e si ritrova un video che lo riprende, ci sarà chi dirà no non è vero è stato montano ad arte, è stato adescato, e ci sarà chi dirà basta di questo paese io me ne vado all’estero. È stupido.

Io sono molto più curioso di indagare su chi e perché si va a votare. Forse la democrazia è un sistema superato? Questo mi interessa. Perché se non c’è gente preparata ad accettarla, come nei momenti peggiore di un paese, quando c’è crisi economica, arretrato culturalmente, si trova male, difficilmente fa una rivoluzione democratica culturale, di solito fa una svolta reazionaria-autoritaria, fascismo e nazismo. Siamo in un momento in cui potrebbe tranquillamente avvenire una svolta autoritaria. Ecco, da questo punto di vista Beppe Grillo l’unica cosa “positiva” che ha fatto è intercettare voti che probabilmente sarebbero andati all’estrema destra; perché lui ha delle pulsioni estremiste. Lui vent’anni fa era uno che quando saliva sul palco tutti temevano cosa potesse dire, perché aveva dei connotati satirici molto forti. Adesso è uno che è salito sul piedistallo pontificando, dicendo cosa è giusto, cosa è sbagliato. Chi fa satira si sporca le mani di merda più di quelli che denuncia in quel momento; secondo me il pubblico non deve sentirsi accusato o indottrinato. Dovrebbe dire: “vedi, questo qui si mette in gioco per raccontarci una cosa e non è migliore di quello che racconta”. Perché io non sono migliore di quello che racconto dato che prima di tutto è già passato attraverso le mie esperienze.

Io che odio Brignano, anche dal punto di vista personale, lo trovo una persona scorretta artisticamente, come Siani per citarne un altro, è di cattivo gusto, non onesto intellettualmente. Chi sale su un palco non dovrebbe essere mai un paraculo, non dovrebbe essere disonesto intellettualmente nei confronti delle persone che hai davanti. Io mi posso permettere di dirlo perché non sono nessuno, lui è uno da cinquantamila euro a serata che riempie la curva sud del Napoli; e io quando vedo trentamila persone che osannano una persona mi viene in mente più il saluto romano piuttosto che un comico. Detesto chi sceglie la via più facile.

5)      Adesso stai lavorando a qualcosa?

Si ho appena fatto l’anteprima del mio terzo monologo satirico in tre anni; diciamo che nonostante tutto mi sono mantenuto abbastanza prolifico. Per questo devo anche ringraziare Satiriasi (n.d.r.  il progetto ideato da Filippo Giardina che racchiude spettacoli di Stand-up comedy V.M. 18) perché li noi dobbiamo lavorare come bestie per sei mesi e a fine anno ti ritrovi con un monologo praticamente pronto. Adesso ho fatto due giorni di anteprima e lo spettacolo è andato praticamente bene. Sono soddisfatto perché comunque non sai se è meglio questo di adesso o quello di prima, sono cose diverse, forme di provocazione diverse. Quello precedente era più senza speranza, più cupo, dove la razza umana ne esce distrutta. Questo c’è forse più speranza per le persone. Non lo so sinceramente, io mi diverto anche più del pubblico a volte. Speriamo vada bene com’è andato il precedente.

Giorgio Montanini

Comunicato di Franchellucci su turismo estivo ed eventi

IL SINDACO: BENE LE INIZIATIVE, MA LA PRIORITÁ VA DATA ALLE MANUTENZIONI.

LA PAROLA CHIAVE: COLLABORAZIONE

 

E’ trascorsa appena una settimana dal suo insediamento ma il neo Sindaco Nazareno Franchellucci si è già messo all’opera per organizzare la macchina comunale.

 

Tra le varie questioni affrontate c’è stata anche quella dell’organizzazione degli eventi e delle manifestazioni cittadine visto l’imminente periodo estivo che ci apprestiamo ad affrontare. Il primo cittadino si è messo subito a lavoro con gli uffici tecnici comunali per gestire le innumerevoli iniziative che anche quest’anno animeranno l’estate elpidiense.

 

La vocazione turistica della città ha fatto sì che, negli anni, esercenti ed associazioni cittadine abbiano mostrato la volontà di organizzare iniziative di vario genere tanto da rendere il calendario estivo un  enorme contenitore di oltre 200 manifestazioni che spaziano dallo sport, allo spettacolo, dall’eno-grastronomia alla danza, dalla musica all’arte ecc… e che vedono impegnati a tempo pieno gli operai comunali per far fronte alla logistica che ogni evento richiede.

 

Siamo favorevoli – spiega il Sindaco – ad accogliere le proposte che ci vengono dai cittadini perché crediamo nel turismo quale volano per la nostra città e siamo convinti che in questo momento di difficile congiuntura economica proporre un’offerta variegata di eventi possa venire incontro alle esigenze di visitatori e turisti che scelgono P.S.Elpidio per trascorrere le loro vacanze. In quest’ottica però abbiamo bisogno di tanta più collaborazione da parte delle varie associazioni che organizzano le iniziative estive. Seguendo il modello di quanto già fanno i comitati di quartiere o altre associazioni storiche cittadine, sarebbe importante che privati e associazioni cooperino in maniera più capillare con l’Amministrazione affinché gli operai ed i tecnici del Comune abbiano la possibilità di occuparsi della città e nello specifico delle manutenzioni e dell’arredo urbano. Gestiremo nella maniera più efficiente possibile questi mesi, ma fin da subito siamo al lavoro per chiedere molta più collaborazione alle associazioni che vogliono organizzare eventi in città ed è nostra intenzione proporre l’approvazione di un regolamento per la concessione in uso di attrezzature di proprietà comunale al fine di tutelare l’utilizzo e la cura delle stesse.

 

Dal prossimo anno cominceremo ad individuare delle “aree eventi” dove, nel periodo estivo, le varie associazioni potranno organizzare le loro iniziative. Non escludo che si potrebbe ragionare sulla costituzione di un nuovo gruppo di lavoro, magari composto da persone tendenzialmente prive di occupazione e con le giuste competenze, che nel periodo estivo possano gestire la logistica delle varie iniziative, lasciando il tempo all’ufficio tecnico di occuparsi della nostra città a 360 gradi”

Turchia, la repressione continua: ferito fotografo italiano

Non cessa la repressione del governo Erdogan contro i manifestanti. Nella giornata di ieri, dopo violenti scontri in cui la polizia turca ha fatto uso di idranti con sostanze urticanti e gas lacrimogeni contro migliaia di manifestanti, anche disabili, sono state arrestate 441 persone a Istanbul e 56 nella capitale, Ankara. Durante gli scontri sembrerebbe che sia stato ferito da colpi di manganello anche un fotografo free-lance italiano, Daniele Stefanini, livornese, prima trasportato in ospedale in stato di shock e poi in caserma per essere ascoltato. La Farnesina ha fatto immediatamente sapere che non c’è pericolo per il connazionale, che attualmente è stato raggiunto da due funzionare del Consolato italiano ed ha sentito la famiglia per via telefonica.

La Turchia è in fiamme dopo che nella giornata di sabato le forze dell’ordine hanno sgomberato Gezi Park, simbolo della protesta. L’ultimatum era stato lanciato dal premier in persona. “Liberate Gezi Park entro domenica o lo faranno le forze di sicurezza”. L’attacco è arrivato all’improvviso, nel pomeriggio, quando nel parco c’erano famiglie e bambini. Gli agenti, con indosso le maschere antigas, hanno cominciato ad avvertire i manifestanti con i megafoni di abbandonare l’area. Poi due camion ad acqua sono riusciti ad entrare nel piccolo bosco e hanno aperto gli idranti contro la popolazione. “Taksim è ovunque, Taksmin è per sempre”. Gridavano dalle uomini, donne e bambini. Poi sono partiti i lacrimogeni. E i poliziotti hanno sfogato la propria rabbia con i manganelli su tende, i pronto soccorso, la biblioteca, ovunque si rifugiassero i difensori del parco. Perfino l’hotel Divan, di fronte al parco, non è stato risparmiato dalle cariche.

Dall’inizio delle proteste tre manifestanti sono stati uccisi (tutti giovanissimi) e 7500 feriti, almeno 50 dei quali risultano in condizioni gravi, mentre 11 hanno perso la vista. Un poliziotto è morto cadendo da un ponte in costruzione mentre effettuava una carica. Questi i dati ufficiali, ma le cose potrebbero essere peggio. Molte voci di attivisti e giornalisti da tutto il mondo, confermano che varie persone morte negli ospedali per le ferite subite negli scontri non vengono annoverate tra i morti ufficiali. Anche perché il governo ha retto una cortina di ferro, minacciando direttamente i medici di non far trapelare possibili collegamenti. Tra questi vi è la testimonianza dal blogger italiano Fabio Perrone, studente erasmus ad Izmir, terza città per grandezza, ha assistito in prima persona alle violenze della polizia. Ieri infatti, alcuni appartenenti all’ordine, sono stati arrestati perché avevano prestato soccorso ai manifestanti, ritenuti criminali dal governo Erdogan. L’indifferenza per diritti fondamentali, di un paese membro dell’Unione Europea, sono agghiaccianti. Le forze dell’ordine negli scontri prendono di mira soprattutto i giornalisti, i reporter, che non hanno il tesserino governativo, pestandoli con i manganelli, distruggendo le strumentazioni e in alcuni casi arrestandoli.

La situazione è sfuggita di mano. Intanto è stato organizzato uno sciopero generale dei sindacati contro la violenza della polizia nel Paese, come dichiarato il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti) e il Kesk (Confederazion dei sindacati del settore pubblico) per chiedere che cessino immediatamente le violenze perpetrate dagli agenti nel disperdere le manifestazioni anti-governative nate dal Gezi Park di Istanbul. Sono centinaia di migliaia i lavoratori rappresentati da questi sindacati e lo sciopero da loro indetto avrà conseguenze sul funzionamento di scuole, ospedali e uffici pubblici. Ma il ministro degli interni turco Muammer Guler ha dichiarato “illegale” lo sciopero proclamato oggi dai due grandi sindacati Disk e Kesk per denunciare la violenza della polizia e ha avvertito che le forze dell’ordine “non lo consentiranno”. Secondo Guler “c’è la volontà di far scendere la gente in piazza con azioni illegali come uno sciopero e un’astensione dal lavoro”. Allo sciopero hanno aderito i sindacati dei medici, dei dentisti e degli architetti.

l’Associazione dei giornalisti progressisti della Turchia ha condannato le violenze della polizia. In particolare, l’associazione ha riferito del caso di Gokhan Bicici della IMC TV, che è stato picchiato da cinque poliziotti, buttato a terra e ammanettato prima di essere arrestato. Ad altri, invece, è stato impedito di svolgere il proprio lavoro in quanto non erano in possesso di pass rilasciati dal governo. “I giornalisti sono diventati un obiettivo per evitare che la gente sia messa a conoscenza degli attacchi condotti dalla polizia – denuncia l’associazione – Il vero obiettivo degli attacchi, rivolti principalmente ai lavoratori delle istituzioni dell’opposizione, è il diritto a comunicare in privato e i diritti umani universali in generale”. L’Unione degli avvocati turchi ha lanciato un appello al Segretario del Consiglio d’Europa Thornbjorn Jagland: il Consiglio d’Europa, di cui fa parte la Turchia, ha la facoltà secondo l’articolo 52 della Convenzione europea dei diritti umani, di chiedere formalmente spiegazioni a un paese membro sul rispetto delle libertà fondamentali.

In queste ore si sta svolgendo il G8 in Irlanda del Nord, i potenti del mondo si dicono “scioccati” per gli avvenimenti in Turchia. Mentre Erdogan dopo la condanna della brutalità delle forze dell’ordine afferma. “Non riconosco il Parlamento Europeo”. Durante il summit irlandese la concentrazione ricadrà sulla Siria, chissà se le urla dei manifestanti anti-governativi turchi raggiungeranno Belfast.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Stoccaggio Gas, la Regione Marche verso il no

Di Marco Vesperini

I cittadini di Sant’Elpidio a Mare continuano la loro battaglia, insieme all’Amministrazione comunale, per bloccare qualsiasi possibilità di concessione di estrazione all’Edison. Questo il messaggio uscito dal convegno sulle problematiche inerenti lo stoccaggio del gas, tenutosi lunedì 10 giugno presso il cine-teatro “L.Cicconi” del borgo medievale. Promotori dell’iniziativa il Comune, con la presenza dell’assessore all’urbanistica Marcello Diomedi e il Movimento 5 Stelle, tra cui il geologo Serafino Angelini e il consigliere di Porto Sant’Elpidio Roberto Cerquozzi. Relatrice per l’occasione la Prof.ssa Maria Rita d’Orsogna, fisico, ordinario di dip. di matematica alla Northridge California State University.

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La zona “Palazzo Moroni” dove dovrebbe sorge l’impianto comprende due pozzi, in questi giorni alcuni addetti della società energetica stanno effettuando non specificati rilevamenti in loco. Probabilmente dovuti alla ricerca di una “scappatoia” dalla procedura avviata dal Comune per evitare il rilascio del N.o.f (Nulla osta di fattibilità), così da evitare che venga data la concessione dal Ministero dello sviluppo economico. Ma quest’ultimo deve aspettare l’ok della Regione che sembra orientata per il no, riguardo al caso elpidiense. “La provincia ci ha sostenuto formalmente in questa vicenda – afferma Diomedi – chi non ha espresso il parere ufficiale è la regione, ma l’assessore Sandro Donati ci aveva detto ufficialmente che la regione dirà no, e anche se l’assessore è cambiato sembra non essere cambiata quest’idea”. A Sandro Donati è subentrata la morrovallese  Sara Giannini.

Elevata l’affluenza all’evento di elpidiensi e non, di tutte le età. A dimostrazione di quanto la cittadinanza sia coinvolta e non voglia lasciare sola l’amministrazione in una battaglia che, purtroppo, sarà lunga e logorante. Lo sa bene la Prof. d’Orsogna che durante la serata ha esposto le problematiche riguardo l’estrazione petrolifera, lo stoccaggio del gas nei pozzi svuotati dal carburante fossile, i problemi legati alla subsidenza e i terremoti registrati nella vicinanza delle strutture di stoccaggio in America e in Europa. “L’estrazione del petrolio o gas italiano, il primo classificato ai maggiori livelli di impurità, avviene, come in ogni altra parte del mondo, con la tecnica del “fracking” (n.d.r. fratturazione idraulica). Attraverso lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare orizzontalmente una frattura in uno strato roccioso, precedentemente trivellato fino ad una certa profondità. Lo stoccaggio del gas – continua il fisico – è consequenziale, dato che proprio questi bacini vengono usati come magazzini naturali per l’inserimento del metano nel sottosuolo”.

Tale tecnica è altamente pericolosa, sia per la problematica riguardante la subsidenza, cioè all’abbassamento del livello del terreno, e l’aumento delle probabilità di terremoti anche in aree non sismiche. L’esempio più evidente della prima è quello del ravennese, dove un’ampia zona costiera è soggetta a questo inarrestabile “affossamento” del terreno; tanto che negli anni c’è stata la completa distruzione dei peschi, alberi con profonde radici che al contatto con l’acqua marina fattasi strada attraverso il terreno e contaminando anche le falde acquifere soprastanti. Proprio vicino Ravenna vi sono dei pozzi attivi di metano dell’Agip. E il collegamento può ritrovarsi anche nella legislazione, tanto che nella città e nelle zone limitrofe un cittadino non può costruire un pozzo artesiano tranne che per l’Eni.

Zone di stoccaggio in Lombardia, quelle rosse sono zone a rischio sismico, in quelle nere dovrebbe essere stoccato il gas.

Zone di stoccaggio in Lombardia, quelle rosse sono zone a rischio sismico, in quelle nere dovrebbe essere stoccato il gas.

Per quanto riguarda la probabilità del generarsi dei terremoti invece, gli esempi portati sono vari, dalla numerosa letteratura americana in materia, allo studio olandese fatto preventivamente la costruzione di questo tipo di impianto. “Lo studio olandese ha stimato che lo stoccaggio causerà terremoti fino a 3.9 Ml Richter e che nella durata della concessione potranno avvenire terremoti con intensità maggiori. Tanto che Shell ha stanziato 100 milioni di euro per eventuali danni alla popolazione”. Quel sito soggetto allo studio è una zona non a rischio sismico.

Un’altra problematica riguarda la depurazione del petrolio italiano, che nei suoi minuscoli giacimenti sparsi nel territorio (così bassi i quali insieme potrebbero coprire soltanto il 6 % del fabbisogno annuale di energia), necessitano di una depurazione da zolfo in loco. Di esempi ce ne sono vari, quello più vicino a noi è il progetto esistente in Abruzzo, presso Ortona. I desolforatori, cosi vengono chiamati questi impianti, bruciano nell’aria lo zolfo, bruciando anche idrogeno, benzene e altre sostanze cancerogene. Per darvi un’idea della pericolosità ambientale e per la salute, il benzene negli anni 50 è stato ritenuto pericolo a contatto con l’aria oltre lo 0 %.

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In Italia, i precedenti governi sono stati tutti favorevoli sia all’estrazione con la tecnica del “fracking” sia allo stoccaggio del gas, l’attuale governo è tuttora favorevole. Oltre a ciò, le compagnie multinazionali vedono l’Italia come uno stato fertile per i loro business, a differenza di altri paesi dove la legislazione è chiara e le barriere sono molte. “Come fa notare in una sua slide agli investitori la Petrolceltic, una compagnia inglese, che investire in Italia conviene perché la benzina costa cara, il rischio politico è basso, le concessioni costano pochissimo, non bisogna pagare niente per i danni, controlli bassi e spesso in conflitto di interessi”. Afferma il fisico della Northridge. Aggiungerei che in Italia lo Stato chiede l’1,9 al metro cubo per se, ai livelli più bassi del mondo, basti pensare che in Europa l’ultimo posto lo occupa l’Ungheria con il 3,1 e il primo è la Germania con il 10,9.

A Sant’Elpidio a Mare, Marcello Diomedi rassicura. “Abbiamo costretto l’Edison a fare, oltre che quattro previsioni documentali, anche una quinta molto pesante per loro, un rapporto preliminare di sicurezza. Non vi è dubbio che la partita si giocherà nella prossima conferenza finale dei servizi, ma se anche la Regione ci appoggerà, siamo fiduciosi del risultato e – continua l’assessore – senza il N.o.f. loro non possono costruire. Sono più ottimista di qualche mese fa, speriamo che la Regione non si tiri indietro”.

[Post.X] Putzu, c’è posta per te

Ormai tutti conosciamo la generosità di Andrea Putzu, l’abbiamo apprezzata in questa campagna dove ha lavorato benissimo e tantissimo. Ma purtroppo, in tutto questo trambusto elettorale Andrea si è dimenticato di qualcuno.

In esclusiva per Post-it la lettera del piccolo Abebe, il bambino adottato a distanza da Putzu

Caro Vabbo a distanza
So che a te non piace farlo sapere in giro che ti prendi cura di me, come hai scritto anche sul tuo sito, ma un soldato dell’Onu, che pattugliava il pozzo a 6km da casa dove prendo quotidianamente l’acqua, mi ha fatto usare il suo cellulare in cambio di informazioni sull’attuale posizione delle milizie ribelli, cosi’ ho provato a cercarti su facebook, ma non sapendo scrivere bene il tuo cognome ho scritto a Post-it nella speranza che tu potessi leggermi.

E’ un po’ di tempo che non riesco a contattarti, sono molto preoccupato per te. Purtroppo nel villaggio c’e’ un solo telefono. Io tutti i giorni faccio 2 ore di fila sotto il sole per sapere come stai, ma poi quando faccio il tuo numero è sempre occupato.
è rotto per caso?
Ho anche provato a scriverti una cartolina ma come risposta mi è arrivato il programma dell’Alternativa, certo, avrei preferito tue notizie, ma comunque ora sono l’unico della tribù che puo’ permettersi un poster in camera.

Approposito Vabbo ho visto che vuoi chiamare l’esercito, ma sai che li ribelli m’ha insegnato a usà li fucili d’assalto?
Un AK47 lu monto e lu smonto co 40 secondi, ce penso io a le meretrici vabbo. Che poi, se mi volessi stabilire li, per le case popolari posso partecipare alla graduatoria d’assegnazione con gli italiani?

Volevo ringraziarti anche per le 2 maglie della Juventus che mi hai spedito: con quella di Dino Baggio ce so fatto la cresima, lo so, con la panza gonfia che me ritrovo e la maglia originale sembravo Ricky de Tuccio! Invece con l’altra abbiamo battezzato il mio fratellino, il piccolo Dosso, (figlio di mamma e di un gruppo di soldati) solo che pareva Orko de li Masters con quella de Tacchinardi.

abebe

Scusa per il mio italiano ma Suor Maria, la maestra, è un po’ rincojonita, c’ha l’alzheimer e ci fa la stessa lezione da piu’ di 2 mesi ormai, pero’ ogni tanto rraccapezza e mi ha spiegato che sei una persona importante e che ti sei candidato per diventare il capotribù del tuo villaggio ma che purtroppo hai perso, cosi’ me so impaurito, ma poi mi sono ricordato che voi siete una grande democrazia e mi sono tranquillizzato, perchè qua chi perde le elezioni o lascia il paese o gli tagliano la testa.

Ora vabbo ti saluto che tra poco inizia il coprifuoco, ma sappi che capisco che le tue intenzioni sono buone quando dici P.S.Elpidio prima di tutto, perche’  tanto lo so che nel tuo cuore vengo prima io.

forza Vabbo, forza Juve e forza Amref!

Abebe

Vittorio Lattanzi

Social Singles, l’amore oltre il monitor

Qualche tempo fa, all’angolo tra Glasshouse St. e Regent St., un’intera parete pubblicitaria recitava: “Quello intorno a te non è l’unico mondo possibile”. Con tanto di gigantografia di uno smartphone e l’ammiccante sorriso di una ragazza in cornice. Il messaggio è chiaro. Oggi viviamo in una società in rete, una social community dove la non connessione virtuale è una virtù di pochi.

Eppure, come ogni medium che si interpone al rapporto interpersonale, anche i social network veicolano emozioni, l’unica colonna portante dell’interazione umana.  Quale tematica più rappresentativa dell’amore per raccontare la psicologia emotiva di un mondo social con radici così radicate nella nostra routine. “Social Singles” è il libro novità firmato Collettivo Idra, edito da Comunication Project. Marco Apolloni, Francesca Riccioni, Paolo Musano, Silvia Del Beccaro, Jonathan Arpetti, Christina Barbara Assoud, autori in gran parte già conosciuti per Lavoricidi.

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 Il romanzo, dopo aver partecipato al Salone Internazionale del Libro, ritorna nelle marche e lo fa a Porto Sant’Elpidio, presso lo chalet Settemari. Complici i ragazzi della Compagnia del Buio, presentatori dell’iniziativa che ha ricevuto il saluto dell’assessore Milena Sebastiani, i quali sono stati protagonisti di alcuni dialoghi, rendendo reali i “social singles”.

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Tre storie d’amore e sei personaggi, ognuno corrispondente ad un autore, intrecciano la propria relazione attraverso social network diversi: Facebook, Twitter, aNobii. “Lo sviluppo non è una storia canonica. Ma una realtà letterarizzata, noi parliamo di amori virtuali, ma alla fine i nostri personaggi si vanno ad incontrare, quindi c’è un filone reale in ogni storia”. Afferma Apolloni, il cui personaggio, Piero, è un attivista pro-Palestina che conosce Jennifer, una studentessa liceale, attraverso Facebook. “Questo è un romanzo metaletterario, ci siamo immedesimati nei nostri personaggi, usando il linguaggio social”. Sottolinea Arpetti, creatore di Carlo un fotografo che tra matrimoni e sexy calendari, riceve un’inaspettata mail della sconosciuta Sabrina, aspirante scrittrice. “Il mio personaggio conosce l’altro protagonista attraverso un commento rilasciato sulla libreria di quest’ultimo, a cui piacciono libri rosa pur essendo un maschio”. Un paradosso che Caterina, guidata dalla penna di Francesca Riccioni, cercherà di svelare attraverso aNobii, social letterario dove ognuno può pubblicare la propria “libreria” virtuale.

                                                                                                                 Marco Vesperini

La Controra di Musicultura, il festival nel festival

Un’abitudine non solo nostrana quella della “siesta”, il pisolino pomeridiano che ha cullato molti di noi fin dall’infanzia. Ma il termine dialettale, usato per identificare la sveglia culturale e musicale della rassegna parallela alla XXIV edizione di Musicultura, non può che lasciare un sorriso. Dal 17 al 23 giugno è vietato dormire a Macerata.

Le ferventi giornate del festival riempiranno la città di musica e cultura, con moltissimi artisti di fama nazionale ed internazionale. Sergio Zavoli, Laura Morante, Gianni Mura, Ugo Gregoretti, Flavio Oreglio, Franca Valeri, Mauro Ermanno Giovanardi, TaranProject, Valerio Magrelli, Alberto Patrucco, Café Tangeri Orchestra, Rachel Blau DuPlessis, Giorgio Faletti, Massimo Cotto, Mariella Nava, Ennio Cavalli, Renzo Rubino, Arisa, Lillo&Greg, Francesco Guccini. Sono soltanto alcuni dei novanta ospiti che si esibiranno nei trentasei eventi organizzati per l’occasione.

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Un programma variegato, fortemente voluto dalle istituzioni per l’offerta di alto livello e un progetto dei giovani per i giovani, come ha sottolineato il sindaco Romano Carancini nella conferenza stampa di questa mattina. “Noi potevamo lasciare le ultime tre giornate del festival di Musicultura ma abbiamo fortemente puntato anche su quest’iniziativa parallela che siamo sicuri troverà riscontro nella cittadinanza”. Il tema della musica, ma non solo, è preponderante e il direttore artistico di Musicultura, Pietro Cesanelli, ha tenuto a ricordarlo. “La musica come condivisione del tempo, questo è il messaggio che vogliamo lanciare con questo festival. La cultura, la poesia, la letteratura e il teatro sono manifestazioni del nostro vivere insieme; quando si passa da una prima nazionale sulla vita di Guccini, agli spettacoli di una Laura Morante e una Franca Valeri, per non parlare dei molti altri ospiti e concerti in giro per la città,  possiamo fieramente dire che saremo investiti da un evento che racchiuderà anni di storia culturale italiana”.

I due festival sono sponsorizzati dal Comune di Macerata, dalla Provincia e dalla Regione Marche che, ci tiene a precisare il presidente della provincia, Antonio Pettinari, “hanno voluto investire nel progetto perché crediamo che sia un ottima occasione per promuovere il territorio provinciale e tutte le sue qualità”. Al progetto Controra hanno partecipato anche gli studenti dell’Università di Macerata e Camerino, nonché quelli di due licei scientifici della città. “Senza i quali non saremmo riusciti ad ampliare il laboratorio culturale, che mai come quest’anno è ricco di ospiti – afferma il vice sindaco Federica Curzi – quello di Musicultura è un festival dove la musica trasmette i saperi, una fucina di conoscenza per le giovani generazioni”.

L’edizione 2013 del festival di musica d’autore più popolare d’Italia ha visto come finalisti otto volti nuovi del panorama cantautorale. Alessio Arena, Cassandra Raffaele, Simone Cicconi, Gianluca Massaroni, Alfredo Marasti, Alice Clarini, Ducadombra, Os Argonautas. Gli artisti si esibiranno dal 20 al 23 giugno nella magnifica cornice dell’Arena Sferisterio. La partnership ufficiale con Radio1 Rai, Rai 2, Rai3 e Rai5 seguiranno da vicino l’evento; il conduttore sarà anche quest’anno Fabrizio Frizzi.

Non c’è altro da aggiungere, dal 17 al 23 giugno, se cercate musica e cultura, sapete dove trovarla!

                                                                                                                  Marco Vesperini

Nazareno Franchellucci commenta a caldo la vittoria

Il neo sindaco Nazareno Franchellucci commenta a caldo la vittoria.

“Prima di tutto voglio fare i complimenti al mio avversario, è stato straordinario per aver compattato tutta la sua parte che non è andata al ballottaggio. Un avversario degno di nota, sicuramente questa è una cosa che fa riflettere, perché la vittoria è importante però è nelle corde di un sindaco il fatto che deve dialogare con tutti. In questo caso sicuramente darà ancora più stimolo, ancora più forza, del fatto di condividere quanto più possibile le scelte che vengono prese”.

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