Primo Consiglio comunale, maggioranza spaccata sul Presidente

Parte male l’Amministrazione Franchellucci. Già al primo Consiglio comunale si trova divisa sulla nomina del Presidente dell’assise cittadina, eletto al terzo turno con 9 voti favorevoli (decisivo quello del sindaco), 2 astenuti (lista Patti Chiari), 6 contrari, Vitaliano Romitelli torna sullo scranno della presidenza che aveva già ricoperto nel 2003. Una decisione politica obbligatoria per il primo cittadino, che ha cercato di evitare fino all’ultimo; la tenacia del consigliere più eletto nella lista “Impegno per Porto Sant’Elpidio” ha avuto la meglio.

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Dieci i punti all’ordine del giorno affrontati nella giornata di ieri. Oltre il punto caldo dell’elezione del Presidente del Consiglio comunale, anche il giuramento sulla Costituzione del sindaco e l’insediamento formale dei consiglieri. Quest’ultimo atto ha visto la cessazione di quelli nominati assessori e la sostituzione con i più votati delle rispettive liste. Simone Malavolta per “Popolari per Porto Sant’Elpidio”, Alessandro Piersanti e Aldo Acconcia per il Pd, Sergio Ciarrocca per “Impegno per Porto Sant’Elpidio”. Quest’ultima lista, coerentemente con quanto detto in campagna elettorale, ha proposto come alternativa a Romitelli, la figura di Daniele Stacchietti, attraverso il consigliere Elio Natali. “Propongo candidato Daniele che è del Pd perché crediamo sia necessario un cambiamento, come abbiamo detto in campagna elettorale”. Prontamente risponde il giovane avvocato. “Ringrazio per la mia candidatura ma non mi sento pronto, ancora non ho l’esperienza politica per ricoprire questa carica”. Di che tipo di esperienza politica parli Stacchietti non si capisce bene, forse che non sappia imparare il regolamento, lo statuto o la prassi? O meglio si capisce benissimo, infatti subito dopo un consigliere del Pd, Aldo Acconcia, invece di far ricredere il proprio collega di partito, propone Romitelli, facente parte di un’altra lista della maggioranza. Il teatrino è compiuto. La candidatura da parte dell’opposizione di Enzo Farina, non riscuote l’appoggio di nessuno dei colleghi di maggioranza; le richieste di una figura, secondo tutti i consiglieri di minoranza, che sia garanzia per tutti di imparzialità e rispecchi un cambiamento (politico più che anagrafico, Farina è alla sua prima esperienza in Consiglio), non viene supportata e il capogruppo di Fratelli d’Italia parla di “rappresentanza del vecchio e sconfitta personale per il sindaco Franchellucci – poi con una battuta – Vitaliano io non ho nulla contro di te, anzi ti dico che quando cadi lo fai sempre in piedi, mi ricordi Mastella!”.

La presa d’atto della Giunta non avviene senza schermaglie. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle parla di “belle parole che condividiamo ma non siamo d’accordo sulle deleghe degli assessori. Non ci chiediamo se non sarebbe stato meglio unire commercio, sport e turismo in un unico assessorato e se la scelta di mettere insieme bilancio e cultura non faccia passare quest’ultima in secondo piano. Anche guardando questa Giunta, io non riesco a vedere il cambiamento; non riesco a capire come mai sia stata data la delega all’urbanistica ad Annalinda Pasquali quando nella passata amministrazione ha occupato l’assessorato alla Cultura, dove sono le competenze le necessarie competenze di cui parlava il sindaco in campagna elettorale?”. Rincara la dose l’ex candidato al ballottaggio Andrea Putzu. “Perché  la sicurezza non è stata riaffidata a Monica Leoni, perché in questi anni non ha lavorato bene? E poi mi chiedo che senso abbia non accorpare lavori pubblici e grandi opere, ma quali grandi opere vuole fare sindaco da doversi tenere anche questa delega? Bisogna che ci spiegate con quali soldi attuerete queste linee programmatiche”. Da parte della maggioranza vi sono stati spiragli di apertura per la volontà di collaborare. Malavolta parla dell’importanza “di dare delle deleghe ai consiglieri di maggioranza, segno della lungimiranza del sindaco. Poi voglio dire chiaramente che non ci arroccheremo sulle nostre posizioni”. Anche Natali ha detto la sua in nome della lista. “Valuteremo anche noi le proposte di volta in volta, anche quelle dell’opposizione”. Un chiaro segnale alla maggioranza, vedremo se manterranno questa promessa.

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I presidenti eletti delle quattro commissioni consiliari permanenti (composte da cinque consiglieri di entrambe le parti) sono stati tre della maggioranza e uno all’opposizione. I primi sono i seguenti. Luca Piermartiri per la commissione Affari istituzionali, cultura, servizi sociali e istituzioni scolastiche. Simone Malavolta per Bilancio e sviluppo economico. Daniele Stacchietti, Urbanistica e ambiente. In oltre, il primo cittadino ha auspicato, anche dopo gli interventi dell’opposizione, di attivare la procedura per la costituzione di una quinta commissione di garanzia, prevista dal testo unico enti locali, la cui presidenza sarà data all’opposizione. Importante sottolineare che tali commissioni hanno soltanto valore consultivo.

Il lavoro del sindaco sarà arduo, sia per la mole di difficoltà in cui grava la città per la crisi economica, sia per una maggioranza non propriamente coesa. Auspicando che si riuscirà a trovare l’accordo su quelle necessarie iniziative che la cittadinanza invoca, con concretezza e nel rispetto dei diritti degli elettori.

                                                                                                                  Marco Vesperini

Consiglio comunale 1 Luglio 2013

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La Bella e la Bestia: storia di un “salvataggio” atipico

Incontri ravvicinati del terzo tipo a Porto Sant’Elpidio. In questa calda giornata di fine giugno, intorno alle sedici, una bagnina, Irina Muriega, è stata protagonista del “salvataggio” di un cinghiale di circa un quintale. L’animale, già deceduto, è stato avvistato dalla bella soccorritrice argentina, all’altezza della zona sud della pineta. Probabilmente annegato e trasportato dalla piena del fiume Chienti, il cinghiale è stato trascinato dalla corrente lungo la costa.

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Il cinghiale pescato in mare

“Quando l’ho avvistato in acqua pensavo fosse un tavolo che galleggiava, così mi sono avvicinata con il pattino e mi sono accorta che era un cinghiale – afferma Irina – in un primo momento non volevo portarlo verso la riva, per tutelare la sicurezza dei bagnanti; così ho cercato di portarlo più a largo e fissarlo con gli ancorotti in mare, aspettando la capitaneria. Ma la corrente lo trascinava verso riva, così, dopo averlo fissato con le corde al pattino, l’ho trasportato verso la costa per poterlo trascinare a riva”. Così è stato. Infatti all’altezza dello chalet Moby Dick, sono arrivati in soccorso il bagnino presente sul posto, Lorenzo Galandrini, e il suo collega di Papillon, che insieme ad altri due uomini, hanno aiutato Irina nel faticoso lavoro.

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La carcassa coperta in attesa dell’arrivo degli specialisti

“Pesava moltissimo, in quattro uomini dalla riva sono riusciti a trascinarlo a fatica, probabilmente per l’acqua ingerita, era gonfio ed aveva soltanto una piccola ferita”. Sul posto è arrivata la polizia municipale, avvertita dai bagnanti, seguiti da una pattuglia dei carabinieri. La carcassa dell’animale è stata ricoperta da un telo in attesa che chi di dovere venga a prelevarla. La procedura prevede che sia l’Asl, già avvertita dalle forze dell’ordine, che a sua volta incarichi una ditta specializzata in questo tipo di “rimozioni”. Nel frattempo è stato vietato ai bagnanti di entrare nelle acque del tratto di mare coinvolto nella vicenda, per una possibile infestazione dovuta al rilascio di batteri dalla carcassa. La capitaneria nella giornata di domani si adopererà di effettuare i prelievi per accertarsi dello stato delle acque.

Una storia a lieto fine. Certo non propriamente una bella immagine per un comune che la scorsa settimana ha inaugurato la Bandiera Blu. Forse sarebbe il caso di attivarsi per trovare nuove soluzioni alle piene del Chienti, con un maggior controllo degli enti competenti  sui detriti trascinati alla foce, prima che questi raggiungano la costa. Le belle bagnine con tanto spirito di servizio, sono più uniche che rare.

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La coraggiosa Irina

Marco Vesperini

Pescato cinghiale in mare a Pse

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Oggi, domenica 30 giugno 2013, intorno alle 16:00 nei pressi dello chalet Moby Dick, è stato avvistato da due bagnini un cinghiale in mare. Subito dopo è stato trainato a riva dai bagnini legandolo per le zampe al pattino di salvataggio. L’animale è un cinghiale femmina adulto, di grossa taglia, ed in evidente rigor mortis. Ancora non si sa come l’animale sia finito in mezzo al mare.

Riccardo Marchionni

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I commenti di due capigruppo dell’opposizione sulla “squadra Franchellucci”

“È dura commentare a caldo la giunta, a me sembra una cosa folle, non sembra vero.” Sono le parole di Roberto Cerquozzi del movimento 5 stelle. “Dopo tutto quello che è stato detto in campagna elettorale: novità, cambiamento ecc, sembra una notizia di satira. È una vergogna, stiamo partendo proprio male.” E continua spiegando come avrebbero agito loro: “Io avrei fatto una squadra di quattro assessori così composta: sociale, sport e cultura; uno con turismo, commercio, pesca e agricoltura; Bilancio, trasparenza, semplificazione e connettività; ed uno con urbanistica, ambiente, rifiuti e lavori pubblici.” Continua dicendo che avrebbe dato “alcune deleghe ai consiglieri comunali, ed eventualmente avremmo creato un supporto all’assessore ai lavori pubblici e urbanistica con un tecnico o addirittura con la commissione urbanistica. In casi eccezionali, per snellire il pesante lavoro di assessorati così ampi in particolari momenti avremmo pensato ad un quinto assessorato solo commercio, solo sociale o solo lavori pubblici.”

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Andrea Putzu usa parole eloquenti. “Una giunta scelta con metodi vecchio stile”. E ancora. “Mi fa piacere che il sindaco ha copiato la mia proposta di nominare consiglieri comunali con delega m quando si copia a volte si rischia di sbagliare. Il Pd con urbanistica e grandi infrastrutture vuole tenere ancora il controllo della città pur nominando la Pasquali che non ha competenze in merito e togliendole la cultura dove lei è competente”. Implacabile, il consigliere di Fratelli d’Italia. “L’assessorato al nulla e’ stato preso da Vallesi che oltre alla delega alla Polizia Locale (questione seria dove andava messa questione capace e competente), gli ha affidato l’agenda digitale (penso si tratti dell’agenda del sindaco…), la partecipazione e la semplificazione”. E poi ancora. “Per quanto riguarda il sindaco che ha deleghe come commercio, le grandi infrastrutture e il sociale dimostra di non reputare competenti nessuno sul sociale e commercio. Ovviamente i commercianti di Porto Sant’Elpidio sapranno con chi prendersela da oggi in poi se il commercio cittadino non decollerà e il sindaco non avrà scusanti”.

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Parole dure da due dei capigruppo dell’opposizione. Eppure il sindaco aveva voluto condividere la scelta della giunta, ascoltando prima i consiglieri non appartenenti alla maggioranza. Rimane ancora una figura da scegliere: il presidente del Consiglio comunale. Franchellucci farà una manovra inconsueta dandolo all’opposizione oppure la scelta ricadrà su uno dei vari nomi circolati in questi giorni?

                                                                                                                        Marco Vesperini

La “giunta Franchellucci”

Ecco a voi la giunta che governerà Porto Sant’Elpidio per i prossimi cinque anni: Annalinda Pasquali urbanistica, politiche giovanili e scolastiche. Milena Sebastiani turismo e sport. Monica Leoni bilancio, cultura e rapporti con i quartieri. Carlo Vallesi semplificazione, partecipazione, agenda digitale e polizia municipale. Daniele Scotucci vice sindaco, lavori pubblici e ambiente. Il sindaco Nazareno Franchellucci tiene per se le deleghe alle grandi opere, servizi sociali e commercio.

A Franchellucci si sono allineati proficuamente alcuni pianeti. Con la provvidenziale dimissione di Vallesi Renato si è liberato un posto da assessore in provincia dove piazzare Rosanna Vittori, molto vicina a Petrini, che la voleva come assessore ai servizi sociali di Pse. Il sacrificio di Vallesi padre inoltre, spiana la strada dell’assessorato a Vallesi figlio. E qui entra in causa il vicesindaco Daniele Scotucci, che all’inizio della campagna elettorale, durante il freddo febbraio, dichiarava che avrebbe fatto “un macello al prossimo incarico dato a Vallesi”. Vale solo per Vallesi Renato o anche per Vallesi Carlo?

Daniele Stacchietti invece, che sembrava da tempo destinato ai lavori pubblici è rimasto a bocca asciutta. Franchellucci ha dovuto rinunciare a piazzare un suo uomo di fiducia, per sbrogliare la matassa della sua coalizione e delle richieste pressanti dei capi delle liste che lo hanno sostenuto.

Vitaliano Romitelli è stato avvistato a macinare chilometri in macchina per le vie del centro, in attesa che gli vengano riconosciuti i 334 voti che ha preso, che l’hanno reso il secondo candidato consigliere più votato. Lui, si sa, ambisce al posto di presidente del consiglio comunale, ma sono in molti a bramarlo adesso. Cercando di superare le polemiche uscite in campagna elettorale, dobbiamo riflettere sull’opportunità di riconoscere al secondo più votato un ruolo di qualche tipo, e se non verrà fatto, bisognerà spiegarne il perché.

Chi esce a testa alta, vincitore, è sicuramente Scotucci e la lista “Patti chiari per il cambiamento”, che grazie anche al fortunato posizionamento sulla scheda elettorale, è la seconda lista della coalizione ed ora può pretendere tanto dal sindaco, anche il presidente del consiglio comunale a quanto pare. Certo è, che passare da “disturbatore della coalizione che rischiava ogni giorno di essere cacciato” a vicesindaco, è proprio un bel salto di qualità per Scotucci.

Alla luce di tutto ciò, sorgono spontanee alcune domande.

Come mai la votatissima Pasquali non è stata riconfermata alla cultura? Con quale criterio le è stata affidata l’urbanistica? Perché la cultura è stata accorpata al bilancio?

Come mai la delega al commercio l’ha tenuta il sindaco e non è stata accorpata con turismo e sport? Qualche problema di conflitto d’interesse?

L’assessorato di Vallesi è molto singolare(per usare un eufemismo), ha l’aria di un assessorato ad personam, creato soltanto per affidargli un incarico. Praticamente, a che serve?

Durante la campagna elettorale il “sociale” è stato sulla bocca di tutti, in particolare di Franchellucci. I servizi sociali non meritavano un assessorato a parte?

Ciò che viene fuori dalla composizione di questa giunta è un qualcosa di molto confusionario. I ruoli non sono ben definiti, le competenze non sembra siano state prese in considerazione per l’assegnazione di tutti gli incarichi. Sembra un’accozzaglia indefinita di contentini post-elettorali. Non dubito che il lavoro di mediatore in una coalizione così larga come quella di Franchellucci sia molto difficile, ma una giunta così pazza non poteva venir fuori neanche dalla mente malata dei nostri autori satirici.

Prima impressione sulla giunta: pessima. Speriamo di ricrederci osservandone l’operato.

Riccardo Marchionni

Comunicato di Franchellucci, la biblioteca comunale “Carlo Cuini” ancora più telematica ed efficiente

Anche la biblioteca “Carlo Cuini” di Porto Sant’Elpidio facente parte del Sistema Interprovinciale Piceno approda al WEB 2.0.

Il prossimo venerdì 21 giugno è, infatti,  il giorno di un nuovo traguardo.

Collegandosi al sito www.bibliosip.it e cliccando su Catalogo 2.0 si entrerà nell’ultima   applicazione messa a disposizione dal SIP.

Un’interfaccia semplice ed accattivante dove l’utente registrandosi con il codice e la pw forniti dalla sua biblioteca di riferimento, può, oltre che usufruire dei servizi “classici” disponibili da molti anni (prenotazione, richiesta di prestito, suggerimenti d’acquisto, situazione lettore), votare e commentare i documenti del catalogo, salvare ricerche e creare bibliografie personalizzate sul suo argomento preferito, condividerle con gli amici o con “tutti” automaticamente in Facebook e Twitter.

Ed anche prendere in prestito e scaricare ebook, ascoltare musica, crearsi un’edicola personalizzata, accedere a  video e filmati.

Tutto ciò ancora una volta gratuitamente.

Collaborativa, aperta, con SebinaYOU la biblioteca inaugura un nuovo rapporto con gli utenti e si presenta con servizi in linea e con le opportunità offerte dalle tecnologie di ultima generazione: lo scaffale virtuale permette di “vedere” i libri con le loro copertine esattamente come se si fosse davanti allo scaffale, di scegliere quelli di maggior interesse e di chiederli in prestito. Ci sono i consigli di lettura, bibliografie a tema, la top ten in evidenza, le novità in biblioteca e tanto altro.

“In questi anni – afferma il Sindaco Franchellucci – si è assistito ad una continua evoluzione dei servizi offerti al cittadino. A Porto Sant’Elpidio sono circa 1.650 gli utenti registrati che usufruiscono quotidianamente dei servizi messi a disposizione: consultazione in sede di libri e giornali, prestito domiciliare, consultazione internet, prestito interbibliotecario e document delivery, questi  ultimi due particolarmente cari a studenti e ricercatori. Si ha infatti la possibilità, a km 0 ed a costo zero, di ricevere libri e digitalizzazioni di parti di articoli e saggi da biblioteche anche molto lontane. Con questo nuovo servizio l’utente sarà ancor più  al centro della vita della biblioteca ed in ognuna di esse i bibliotecari sapranno accompagnarlo in questo amichevole percorso nel mondo dello studio e dell’informazione”.

La biblioteca di Porto Sant’Elpidio è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15,30 alle 19,30 mentre il sabato dalle 9 alle 13. Questi i recapiti tel. 0734/908311 fax 0734/908322 E-mail psebiblioteca@elpinet.it  URL: www.elpinet.it

La biblioteca offre i seguenti servizi:  4 postazioni internet, Sala Audio-Video con videoteca di Film, Documentari e Cartoni animati, Riproduzioni e fornitura documenti,  Prestito interbibliotecario. Il patrimonio librario posseduto ammonta a circa 10 mila volumi.

Flavio Oreglio, la vera storia del cabaret

Un’informale Flavio Oreglio quello che nella giornata di ieri è stato partecipe, presso il palazzo del Municipio, dell’iniziativa della Controra di Musicultura: “La vera storia del cabaret”. Il libro, pubblicato a fine 2012 da Garzanti, scritto insieme a Giangilberto Monti, che narra la cronistoria del cabaret, della sua nascita e dell’approdo nel Bel Paese.

“L’idea a cui viene associato il termine cabaret in Italia è sbagliata. Si pensa che sia valida l’equazione cabaret = comicità. La comicità è un concetto molto ampio e sicuramente una parte di essa (soprattutto quella di stampo satirico-umoristico) passa anche attraverso il cabaret, ma credere che tutta la comicità sia cabaret è come pensare che tutto ciò che si mangia sia caviale. Quello che viene propinato è varietà, avanspettacolo e animazione da villaggio generi di tutto rispetto (se fatti bene) ma che assolutamente non hanno niente a che fare con il cabaret che è  fatto si di satira e umorismo, come già detto, ma anche e soprattutto di poesia e canzone d’autore”. Un percorso di vita, di storie vissute tra le due sponde della Senna, ma anche, e soprattutto, della svolta italiana dei futuristi, del genio-folle degli artisti italiani del periodo postbellico.

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Partiamo dall’inizio. Dall’incontro tra un giornalista, poeta, Émile Goudeau, e un pittore scapestrato, Rodolphe Salis. Siamo nella Parigi del XIX secolo, in piena Belle Époque, i caf’conc o cafè chantant (spettacoli di piccole rappresentazioni teatrali e arte varia, durante i quali si beveva e mangiava) sono al massimo splendore. Goudeau era il leader degli Hydropahtes (colui che l’acqua rende malato) uno dei più noti circoli letterari parigini, contava più di settanta membri che si esibivano declamando poesie e testi di prosa. Salis invece, capendo di essere poco avvezzo alla pittura, si reinventa imprenditore e decide di aprire un locale, che diventerà famoso come Le Chat Noir. Infatti, il nostro sfigatissimo artista, era un frequentatore dell’ambiente impressionista e il suo locale, aperto a pochi passi da quello arredato proprio degli impressionisti, sfoggiava la stessa visione stilistica. Ma Salis voleva di più, qualcosa di innovativo, e reclutò l’intera compagnia degli Idropatici. Fu lui l’inventore del Cabret, dove vi racchiuse: poesia, satira, nuovi linguaggi e musica d’autore.

“Una differenza abissale tra la satira e il varietà, era che quest’ultima nasce sotto il controllo della polizia, un’arma distrazione di massa, doveva far ridere in poco tempo senza che avvenisse nessuna riflessione nel singolo – afferma Oreglio e continua – In Italia parallelamente avevamo avuto una buona idea con il movimento della Scapigliatura, ma come spesso accade nel nostro paese, non ci siamo presi sul serio”. Il più grande fallimento italiano, secondo il cabarettista, è stato il Futurismo. Perché fu Filippo Tomasso Marinetti, leader dei futuristi, il nostro Salis. Anche se quest’ultimi si rifanno al varietà rispetto al cabaret, lo stravolgono, apportando profonde modifiche e lo fanno diventare teatro futurista, con elementi molto simili al cabaret.

Durante il fascismo (il quale come il nazismo e altre dittatura, censuravano il cabaret ed esaltavano il varietà) Mussolini propose ai teatri di diventare cinematografi. Cosi che chi non accettò tale proposta si ritrovò a combattere la concorrenza delle pellicole. Le compagnie teatrali più facoltose portarono il varietà all’eccesso, creando la rivista, un modello sontuoso e stupefacente del predecessore. Mentre le compagnie povere seguirono il percorso opposto, spostandosi verso il minimalismo, crearono quello che verrà poi chiamato avanspettacolo (genere di pochi minuti dove i comici intrattenevano il pubblico prima dell’esposizione cinematografica). Di questa scuola faranno parte Totò, Sordi, Magnani ecc. Nel periodo postbellico invece, a Roma, Franca Valeri (ospite domenica a Macerata), Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli, reintroducono il cabaret con il teatro dei Gobbi, con testi surreali per lo più fuoriusciti dalla mente geniale dell’artista romana. Parallelamente, a Milano, presso il Piccolo Teatro, il gruppo Fò, Durano, Parenti, portano avanti la loro idea di teatro e cabaret con spettacoli visionari come Dito nell’occhio e Sani da legare. Anche Genova è foriera di artisti, laboratorio di sperimentazione, come il locale Borsa di Arlecchino, dove si esibivano Paolo Villaggio, Fabrizio De André e Carmelo Bene.

“Il mito del Derby Club dei primi anni settanta, che assurge a locale simbolo del cabaret italiano, va un pó smitizzato perché ha passato dei periodi ambigui alternando direttori che hanno fatto varietà e direttori che hanno fatto cabaret. Questo fino alla fine degli anni sessanta, quando Enzo Jannacci entrò nel Derby con il “Gruppo Motore”, Cochi e Renato, Lino Toffolo, Felice Andreasi. Questa – continua Oreglio – è l’ultima generazione, che in quegli anni faceva ancora cabaret. Poi si è passati, sempre al derby ad un altro tipo di comicità, quasi identica al varietà”. Complice anche il cambiamento culturale dell’epoca e l’esplosione delle televisioni commerciali che puntavano a fare business con la comicità. L’esempio più lampante è la trasmissione Drive In; ed è proprio questo tipo di varietà che distorce il pensiero comune per cui questo tipo di comicità sia cabaret. “Abbiamo la distruzione della semantica. Quando una trasmissione ha una durata lunga nel tempo, ad esempio vent’anni, significa che non da fastidio a nessuno, mentre il cabaret è una denuncia al potere e alla società. Da questo punto di vista anche Zelig, trasmissione alla quale io ho partecipato fino al 2005, era nata sotto questo segno, denunciare il sistema. All’inizio ci è riuscita, anche nei primi anni di televisione, quando ancora era in seconda serata. Poi c’è stato il passaggio alla prima serata, cercando di fare una comicità per famiglie, e in Italia questo significa la fine del cabaret, perché si innesca una censura indiretta che passa sotto la forma del seguente trucco: questa cosa non funziona, io non la farei. Facendo passare la censura per controllo o sottolineatura artistica. Per questo ho lasciato Zelig, che si è rivelato un altro buco nell’acqua, venendo meno alla sua intenzione iniziale”.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Turchia, la repressione continua: ferito fotografo italiano

Non cessa la repressione del governo Erdogan contro i manifestanti. Nella giornata di ieri, dopo violenti scontri in cui la polizia turca ha fatto uso di idranti con sostanze urticanti e gas lacrimogeni contro migliaia di manifestanti, anche disabili, sono state arrestate 441 persone a Istanbul e 56 nella capitale, Ankara. Durante gli scontri sembrerebbe che sia stato ferito da colpi di manganello anche un fotografo free-lance italiano, Daniele Stefanini, livornese, prima trasportato in ospedale in stato di shock e poi in caserma per essere ascoltato. La Farnesina ha fatto immediatamente sapere che non c’è pericolo per il connazionale, che attualmente è stato raggiunto da due funzionare del Consolato italiano ed ha sentito la famiglia per via telefonica.

La Turchia è in fiamme dopo che nella giornata di sabato le forze dell’ordine hanno sgomberato Gezi Park, simbolo della protesta. L’ultimatum era stato lanciato dal premier in persona. “Liberate Gezi Park entro domenica o lo faranno le forze di sicurezza”. L’attacco è arrivato all’improvviso, nel pomeriggio, quando nel parco c’erano famiglie e bambini. Gli agenti, con indosso le maschere antigas, hanno cominciato ad avvertire i manifestanti con i megafoni di abbandonare l’area. Poi due camion ad acqua sono riusciti ad entrare nel piccolo bosco e hanno aperto gli idranti contro la popolazione. “Taksim è ovunque, Taksmin è per sempre”. Gridavano dalle uomini, donne e bambini. Poi sono partiti i lacrimogeni. E i poliziotti hanno sfogato la propria rabbia con i manganelli su tende, i pronto soccorso, la biblioteca, ovunque si rifugiassero i difensori del parco. Perfino l’hotel Divan, di fronte al parco, non è stato risparmiato dalle cariche.

Dall’inizio delle proteste tre manifestanti sono stati uccisi (tutti giovanissimi) e 7500 feriti, almeno 50 dei quali risultano in condizioni gravi, mentre 11 hanno perso la vista. Un poliziotto è morto cadendo da un ponte in costruzione mentre effettuava una carica. Questi i dati ufficiali, ma le cose potrebbero essere peggio. Molte voci di attivisti e giornalisti da tutto il mondo, confermano che varie persone morte negli ospedali per le ferite subite negli scontri non vengono annoverate tra i morti ufficiali. Anche perché il governo ha retto una cortina di ferro, minacciando direttamente i medici di non far trapelare possibili collegamenti. Tra questi vi è la testimonianza dal blogger italiano Fabio Perrone, studente erasmus ad Izmir, terza città per grandezza, ha assistito in prima persona alle violenze della polizia. Ieri infatti, alcuni appartenenti all’ordine, sono stati arrestati perché avevano prestato soccorso ai manifestanti, ritenuti criminali dal governo Erdogan. L’indifferenza per diritti fondamentali, di un paese membro dell’Unione Europea, sono agghiaccianti. Le forze dell’ordine negli scontri prendono di mira soprattutto i giornalisti, i reporter, che non hanno il tesserino governativo, pestandoli con i manganelli, distruggendo le strumentazioni e in alcuni casi arrestandoli.

La situazione è sfuggita di mano. Intanto è stato organizzato uno sciopero generale dei sindacati contro la violenza della polizia nel Paese, come dichiarato il Disk (Confederazione dei sindacati progressisti) e il Kesk (Confederazion dei sindacati del settore pubblico) per chiedere che cessino immediatamente le violenze perpetrate dagli agenti nel disperdere le manifestazioni anti-governative nate dal Gezi Park di Istanbul. Sono centinaia di migliaia i lavoratori rappresentati da questi sindacati e lo sciopero da loro indetto avrà conseguenze sul funzionamento di scuole, ospedali e uffici pubblici. Ma il ministro degli interni turco Muammer Guler ha dichiarato “illegale” lo sciopero proclamato oggi dai due grandi sindacati Disk e Kesk per denunciare la violenza della polizia e ha avvertito che le forze dell’ordine “non lo consentiranno”. Secondo Guler “c’è la volontà di far scendere la gente in piazza con azioni illegali come uno sciopero e un’astensione dal lavoro”. Allo sciopero hanno aderito i sindacati dei medici, dei dentisti e degli architetti.

l’Associazione dei giornalisti progressisti della Turchia ha condannato le violenze della polizia. In particolare, l’associazione ha riferito del caso di Gokhan Bicici della IMC TV, che è stato picchiato da cinque poliziotti, buttato a terra e ammanettato prima di essere arrestato. Ad altri, invece, è stato impedito di svolgere il proprio lavoro in quanto non erano in possesso di pass rilasciati dal governo. “I giornalisti sono diventati un obiettivo per evitare che la gente sia messa a conoscenza degli attacchi condotti dalla polizia – denuncia l’associazione – Il vero obiettivo degli attacchi, rivolti principalmente ai lavoratori delle istituzioni dell’opposizione, è il diritto a comunicare in privato e i diritti umani universali in generale”. L’Unione degli avvocati turchi ha lanciato un appello al Segretario del Consiglio d’Europa Thornbjorn Jagland: il Consiglio d’Europa, di cui fa parte la Turchia, ha la facoltà secondo l’articolo 52 della Convenzione europea dei diritti umani, di chiedere formalmente spiegazioni a un paese membro sul rispetto delle libertà fondamentali.

In queste ore si sta svolgendo il G8 in Irlanda del Nord, i potenti del mondo si dicono “scioccati” per gli avvenimenti in Turchia. Mentre Erdogan dopo la condanna della brutalità delle forze dell’ordine afferma. “Non riconosco il Parlamento Europeo”. Durante il summit irlandese la concentrazione ricadrà sulla Siria, chissà se le urla dei manifestanti anti-governativi turchi raggiungeranno Belfast.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Stoccaggio Gas, la Regione Marche verso il no

Di Marco Vesperini

I cittadini di Sant’Elpidio a Mare continuano la loro battaglia, insieme all’Amministrazione comunale, per bloccare qualsiasi possibilità di concessione di estrazione all’Edison. Questo il messaggio uscito dal convegno sulle problematiche inerenti lo stoccaggio del gas, tenutosi lunedì 10 giugno presso il cine-teatro “L.Cicconi” del borgo medievale. Promotori dell’iniziativa il Comune, con la presenza dell’assessore all’urbanistica Marcello Diomedi e il Movimento 5 Stelle, tra cui il geologo Serafino Angelini e il consigliere di Porto Sant’Elpidio Roberto Cerquozzi. Relatrice per l’occasione la Prof.ssa Maria Rita d’Orsogna, fisico, ordinario di dip. di matematica alla Northridge California State University.

2013-06-10 23.54.09

La zona “Palazzo Moroni” dove dovrebbe sorge l’impianto comprende due pozzi, in questi giorni alcuni addetti della società energetica stanno effettuando non specificati rilevamenti in loco. Probabilmente dovuti alla ricerca di una “scappatoia” dalla procedura avviata dal Comune per evitare il rilascio del N.o.f (Nulla osta di fattibilità), così da evitare che venga data la concessione dal Ministero dello sviluppo economico. Ma quest’ultimo deve aspettare l’ok della Regione che sembra orientata per il no, riguardo al caso elpidiense. “La provincia ci ha sostenuto formalmente in questa vicenda – afferma Diomedi – chi non ha espresso il parere ufficiale è la regione, ma l’assessore Sandro Donati ci aveva detto ufficialmente che la regione dirà no, e anche se l’assessore è cambiato sembra non essere cambiata quest’idea”. A Sandro Donati è subentrata la morrovallese  Sara Giannini.

Elevata l’affluenza all’evento di elpidiensi e non, di tutte le età. A dimostrazione di quanto la cittadinanza sia coinvolta e non voglia lasciare sola l’amministrazione in una battaglia che, purtroppo, sarà lunga e logorante. Lo sa bene la Prof. d’Orsogna che durante la serata ha esposto le problematiche riguardo l’estrazione petrolifera, lo stoccaggio del gas nei pozzi svuotati dal carburante fossile, i problemi legati alla subsidenza e i terremoti registrati nella vicinanza delle strutture di stoccaggio in America e in Europa. “L’estrazione del petrolio o gas italiano, il primo classificato ai maggiori livelli di impurità, avviene, come in ogni altra parte del mondo, con la tecnica del “fracking” (n.d.r. fratturazione idraulica). Attraverso lo sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare orizzontalmente una frattura in uno strato roccioso, precedentemente trivellato fino ad una certa profondità. Lo stoccaggio del gas – continua il fisico – è consequenziale, dato che proprio questi bacini vengono usati come magazzini naturali per l’inserimento del metano nel sottosuolo”.

Tale tecnica è altamente pericolosa, sia per la problematica riguardante la subsidenza, cioè all’abbassamento del livello del terreno, e l’aumento delle probabilità di terremoti anche in aree non sismiche. L’esempio più evidente della prima è quello del ravennese, dove un’ampia zona costiera è soggetta a questo inarrestabile “affossamento” del terreno; tanto che negli anni c’è stata la completa distruzione dei peschi, alberi con profonde radici che al contatto con l’acqua marina fattasi strada attraverso il terreno e contaminando anche le falde acquifere soprastanti. Proprio vicino Ravenna vi sono dei pozzi attivi di metano dell’Agip. E il collegamento può ritrovarsi anche nella legislazione, tanto che nella città e nelle zone limitrofe un cittadino non può costruire un pozzo artesiano tranne che per l’Eni.

Zone di stoccaggio in Lombardia, quelle rosse sono zone a rischio sismico, in quelle nere dovrebbe essere stoccato il gas.

Zone di stoccaggio in Lombardia, quelle rosse sono zone a rischio sismico, in quelle nere dovrebbe essere stoccato il gas.

Per quanto riguarda la probabilità del generarsi dei terremoti invece, gli esempi portati sono vari, dalla numerosa letteratura americana in materia, allo studio olandese fatto preventivamente la costruzione di questo tipo di impianto. “Lo studio olandese ha stimato che lo stoccaggio causerà terremoti fino a 3.9 Ml Richter e che nella durata della concessione potranno avvenire terremoti con intensità maggiori. Tanto che Shell ha stanziato 100 milioni di euro per eventuali danni alla popolazione”. Quel sito soggetto allo studio è una zona non a rischio sismico.

Un’altra problematica riguarda la depurazione del petrolio italiano, che nei suoi minuscoli giacimenti sparsi nel territorio (così bassi i quali insieme potrebbero coprire soltanto il 6 % del fabbisogno annuale di energia), necessitano di una depurazione da zolfo in loco. Di esempi ce ne sono vari, quello più vicino a noi è il progetto esistente in Abruzzo, presso Ortona. I desolforatori, cosi vengono chiamati questi impianti, bruciano nell’aria lo zolfo, bruciando anche idrogeno, benzene e altre sostanze cancerogene. Per darvi un’idea della pericolosità ambientale e per la salute, il benzene negli anni 50 è stato ritenuto pericolo a contatto con l’aria oltre lo 0 %.

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In Italia, i precedenti governi sono stati tutti favorevoli sia all’estrazione con la tecnica del “fracking” sia allo stoccaggio del gas, l’attuale governo è tuttora favorevole. Oltre a ciò, le compagnie multinazionali vedono l’Italia come uno stato fertile per i loro business, a differenza di altri paesi dove la legislazione è chiara e le barriere sono molte. “Come fa notare in una sua slide agli investitori la Petrolceltic, una compagnia inglese, che investire in Italia conviene perché la benzina costa cara, il rischio politico è basso, le concessioni costano pochissimo, non bisogna pagare niente per i danni, controlli bassi e spesso in conflitto di interessi”. Afferma il fisico della Northridge. Aggiungerei che in Italia lo Stato chiede l’1,9 al metro cubo per se, ai livelli più bassi del mondo, basti pensare che in Europa l’ultimo posto lo occupa l’Ungheria con il 3,1 e il primo è la Germania con il 10,9.

A Sant’Elpidio a Mare, Marcello Diomedi rassicura. “Abbiamo costretto l’Edison a fare, oltre che quattro previsioni documentali, anche una quinta molto pesante per loro, un rapporto preliminare di sicurezza. Non vi è dubbio che la partita si giocherà nella prossima conferenza finale dei servizi, ma se anche la Regione ci appoggerà, siamo fiduciosi del risultato e – continua l’assessore – senza il N.o.f. loro non possono costruire. Sono più ottimista di qualche mese fa, speriamo che la Regione non si tiri indietro”.