Agguato ad un romeno con spranghe e molotov, 5 i feriti

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Un agguato studiato nei minimi dettagli quello avvenuto in pieno centro a Porto Sant’Elpidio. 5 i feriti, 8 le persone coinvolte, forse una decina gli aggressori e 10 le auto danneggiate; tutte tra Via Mameli e Via Gramsci.

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Pompieri, carabinieri e soccorritori sopraggiunti sul luogo

Le vittime, un romeno sulla quarantina e la sua compagna, erano a bordo di un’Audi A4 grigia quando, intorno alle 24, si sono visti bloccare la strada da un’alfa nera. Dal mezzo sarebbero scesi cinque uomini con spranghe e altri dieci sarebbero fuoriusciti da altre due vetture parcheggiate lungo Via Mameli. Gli assalitori avrebbero poi sfondato i finestrini e colpito i due ancora all’interno dell’auto. Nel frattempo dietro l’Audi sono sopraggiunti altri veicoli di passaggio, un Suv con dentro alcune ragazze e una signora, una coppia di signori di mezza età a bordo di una Volvo; residenti di Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio. Mentre gli astanti si stavano rendendo conto di cosa stesse succedendo, l’auto assalita fa retromarcia per sfuggire agli assalitori ed urta la fiancata delle altre vetture e di quelle costeggiate in Via Gramsci, fermandosi poi all’incrocio con il lungomare. Durante la fuga, una signora sui cinquant’anni, scesa dalla Volvo prima del marito perché raggiunta dalle urla delle ragazze che probabilmente avevano visto le bottiglie incendiarie, si è appoggiata  ad un furgoncino Volkswagen, ed è rimasta schiacciata tra quest’ultima e la sua auto, urtata durante il tentativo di fuga dell’Audi.

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L’Audi A4 vittima dell’agguato

Gli aggressori, probabilmente romeni, avevano nascosto, secondo alcuni testimoni, delle bottiglie molotov nel verde che costeggia il marciapiede; ma durante il panico non sarebbero riusciti a far esplodere il contenuto sull’auto del loro bersaglio. Sono esplosi invece, sempre secondo i testimoni, alcuni colpi d’arma da fuoco verso l’alto. Probabilmente, secondo una possibile ricostruzione, la vittima si è fermata e, scesa dall’auto. ha messo in fuga gli aggressori sparando in aria. Questi ultimi si sono dileguati attraverso il sottopassaggio pedonale che fuoriesce dall’altra parte della ferrovia. Nello stesso frangente i volontari della croce verde di Porto Sant’Elpidio, di passaggio per un’altro intervento, si sono ritrovati sul posto per primi, assistendo alle ultime fasi dell’agguato e prestando i primi soccorsi.

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Le auto in via Gramsci, di fronte il lungomare

Il bilancio: 5 feriti, di cui uno con denti rotti e costole probabilmente rotte anch’esse, il conducente dell’Audi; la sua compagna che ha riportato ferite al braccio dovute alle schegge dei vetri; la signora sulla cinquantina incastrata ha riportato la frattura della gamba e probabilmente lo schiacciamento del femore; una ragazza classe ’94 ha riportato un lieve colpo di frusta mentre le altre sono potute andare al pronto soccorso con il proprio mezzo. Le auto usate dagli aggressori sono state lasciate in loco, probabilmente erano state rubate per l’occasione. Indagano i carabinieri di Fermo che hanno fatto tutti i rilevamenti del caso e che conoscono l’identità della vittima, un romeno già noto alle autorità.

Sembrerebbe un regolamento di conti vero e proprio, una faida forse collegata alle aggressioni di prostitute avvenute nelle precedenti settimane. Resta il fatto che sono rimaste coinvolte molte persone estranee e che le nostre strade non sono sicure. Un accadimento senza precedenti che riscriverà la mappatura del degrado e sicurezza di Porto Sant’Elpidio.

Foto: Alessio Cimadamore

Piazza Garibaldi. Come stanno le cose?

Dovevamo aspettare l’arrivo di Scotucci per ridare dignità alla piazza? Evidentemente si. E da come ha reagito il Partito Democratico a questo progetto di ripristino della decenza, probabilmente se non ci fosse stato lui ci saremmo tenuti la piazza stile Beirut per molti altri anni.

Il progetto di restauro della piazza è fermo, perché dai piani alti del Pd elpidiense hanno storto il naso. Sarebbe stato meglio lasciare la piazza come una periferia abbandonata così qualsiasi riqualificazione(anche una palazzina) verrebbe vista di buon grado. Installare quattro panchine, sistemare l’aiuola, riassestare la pavimentazione non va bene, perché poi i cittadini potrebbero abituarsi ad avere una piazza normale(dove ci si cammina e ci si siede), anziché una piazza dove vengono costruiti edifici residenziali.

Il progetto è diviso in due parti: messa in sicurezza della zona del sedime dell’ex municipio, e risistemazione della pavimentazione e del verde. La messa in sicurezza è stata eseguita, il resto ancora no. Dobbiamo aspettare il 28 agosto, giorno della riunione di maggioranza nella quale si decideranno le sorti di questi lavori.

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Il progetto ci è stato mostrato in tutta la sua interezza dal vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Daniele Scotucci. Al centro dell’area dell’ex municipio verrà realizzato un mosaico(calpestabile) con il simbolo della città, verso sud si prevede la realizzazione di un mosaico con una rosa dei venti, e nella zona nord il posizionamento di una piccola lancia da pesca, simbolo della vita marinara della città. Di contorno ci saranno delle panchine e delle vasche di pietra e tufo contenenti delle essenze. Verrà ripristinato il verde antistante e retrostante l’area. Il tutto verrà realizzato con materiali facilmente rimovibili, per non ostacolare una definitiva sistemazione della piazza.

Tutti i materiali vengono donati come sponsorizzazioni dalle ditte che eseguono i lavori, i costi che ricadono sulle casse comunali sono soltanto quelli relativi alla manodopera. In totale si spenderanno circa dodicimila euro. Una spesa di entità infinitamente minore rispetto ai mega progetti che siamo stati abituati a vedere per la sistemazione di piazza Garibaldi.

A noi questo progetto sembra discretamente buono, ma Scotucci non è sicuro che vada a buon fine: “non lo approveranno, ma ancora non sanno che se fanno così me ne andrò io”.

Il vicesindaco ci lascia con la conferma di una voce che gira da tempo, “posso dire con estrema chiarezza che la lista Patti chiari si presenterà alle elezioni regionali”, ed aggiunge che non è contrario ad un apparentamento con forze politiche di destra. Vedremo finalmente “Patti chiari” e “Fratelli d’Italia” a braccetto?

Riccardo Marchionni

L’ordinanza di ferragosto contro alcool e bivacco

Stamattina è stata firmata dal sindaco Franchellucci l’ordinanza che vieta il consumo di alcool e l’accensione di fuochi nelle zone pubbliche nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2013.

Ecco il documento completo, scaricabile in pdf.

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Fino all’ultima battaglia, fino all’ultima bottiglia

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Era l’estate del 2004, o giù di lì. Ricordo un carrello pieno di arrosticini, carbonella, patatine e lattine di birra. Dopo le otto si era scaldata a tal punto che avrebbero dovuto pagare noi per berla. Ma poco importava, perché avevamo sedici anni e aspettavamo quella sera dall’inizio delle vacanze. Avevamo iniziato a pianificarla con largo anticipo, fantasticando su ragazze che non ci avrebbero mai considerato e goliardia obbligatoria. Già, obbligatoria. Perché la notte dell’alba divertirsi rasentava l’imposizione.
Fa strano parlare di obblighi di divertimento proprio oggi che l’amministrazione comunale ha introdotto divieti. Niente falò e 200 euro di multa per chi consuma alcolici nelle aree pubbliche del centro abitato.

“Siamo partiti dalla considerazione che, da alcuni anni, la notte tra il 14 e il 15 agosto, è caratterizzata oltre che da attività diverse organizzate dai gestori dei pubblici esercizi, anche dall’occupazione delle spiagge libere per l’accensione di fuochi per bivacco notturno di gruppi di persone dedite al consumo di bevande alcoliche. […] Noi ci teniamo a far capire alla cittadinanza il valore di prevenzione della salute pubblica e della sicurezza”. La ratio formale risiede, dunque, nella propaganda del cosiddetto “divertimento sicuro”, termine un po’ bacchettone tendente all’ingiunzione paradossale. Ossia?
L’esempio classico di ingiunzione paradossale è “sii spontaneo”, ma rendono l’idea anche “amami” e il ricorrente “non sudare”, caldeggiato almeno una volta da ogni madre ansiosa ed ansiogena prima di una partita di calcio del povero pargolo. Quando ho sentito del provvedimento comunale, sono stato catapultato in una dimensione derivante da sindrome da apprensione indotta, immaginandomi sindaco, polizia municipale e Vallesi che si rivolgevano al me sedicenne con in mano una tavola riportante il diktat sul divertimento.
– Non bere, o se proprio non riesci a rinunciare ad una birra, consumala in uno chalet in modo responsabile
– Non accendere il fuoco in spiaggia: non sei esperto e il mix diavolina/alcool è pericolosissimo
– Non farti il bagno a mezzanotte: non siamo attrezzati per eventuali emergenze, vuoi davvero rischiare così tanto per una goliardata?
– Evita schiamazzi notturni e intrattenimenti rumorosi: abbiamo organizzato apposta un concerto di musica classica alle 4; mentre aspetti puoi giocare a scacchi o dedicarti ad altre attività intellettualmente stimolanti

Detto questo, divertiti.
Capite ora cos’è l’ingiunzione paradossale?

Lungi da me veicolare messaggi inneggianti a violenza, degrado, autodistruzione ed alcolismo, resto fermamente convinto che il provvedimento in atto mini seriamente la lecita possibilità di divertirsi degli adolescenti, ossia gli unici ad occupare la spiaggia fino all’alba del 15 agosto. Per chi ha sempre vissuto in casa dei genitori, in un paese monopolizzato dai circoli per anziani, trascorrere una notte all’aperto con i propri amici, preparando cibo in autonomia e bevendo, è un’evasione agognata da mesi.
“In alcuni casi negli anni precedenti, hanno dato fuoco ad ombrelloni ed usato la staccionata della pineta per i falò; per non parlare dei mezzi che costantemente entrano nel demanio per scaricare materiali in spiaggia”. La seconda giustificazione al provvedimento verte sul decoro urbano e, in particolare, sull’alto numero di incendi dolosi. Qui mi sembra necessario soffermarmi sulla distinzione tra divertimento e vandalismo, specificando che il secondo è di natura intenzionale e, in quanto tale, muove esclusivamente da motivazioni interiori difficili da identificare e arginare. In altre parole, chi trova appagamento nel bruciare un ombrellone, può farlo con un comunissimo accendino, a qualsiasi ora e a prescindere dalla situazione. Limitare i falò per non creare occasione per i vandali di accendere attrezzatura ricettiva è come proibire l’uso dell’aeroplano perché qualcuno, poi, potrebbe utilizzarlo per gettare bombe. Combattere il vandalismo in questo modo significa procedere a tastoni, demonizzando tutte le occasioni in cui si possa potenzialmente manifestare. Mi dev’essere sfuggita, probabilmente, la parte del programma elettorale sugli esperimenti sul riflesso condizionato, dove fuoco e alcol sono il metronomo, gli adolescenti i cani e l’amministrazione comunale veste i panni di Pavlov.

Forse è vero che gli adolescenti di oggi sono più irrequieti e trasgressivi di quanto io lo fossi un tempo. Ma questa affermazione mi suona da vecchio compassato e saccente, che trova nell’età la sua unica ricchezza e si rivolge al giovane in questo modo:
“Quanti anni hai ragazzino?”
“16”
“Io alla tua età ne avevo molti di più”.
Forse, mi avessero imposto una proibizione simile all’epoca, non sarei proprio uscito la notte dell’alba. Mi sarei rinchiuso in casa a divorare Bukowski, perché solo nelle sue pagine avrei ritrovato vino, bivacco e bighellonaggio. Per le puttane, invece, sarebbe andata ancora benone la statale.

Lmc

Fonte foto: http://thebaltimorechop.com/2011/10/19/daydrinking-not-just-for-saint-patricks-day-anymore/bukowski/

Ferragosto, proibizionismo per una notte

Una multa di 200 euro per chi consuma alcol, di qualsiasi gradazione, nella notte tra il 14 e 15 agosto. Interessate le aree pubbliche del territorio comunale: il centro, spiagge, strade, piazze, aree verdi ecc; unici esenti i pubblici esercizi di somministrazione di bevande alcoliche e le superfici esterne ad essi autorizzate al consumo.

Due saranno le pattuglie che copriranno l’intero territorio, sia in strada che in spiaggia, con un servizio di 36 ore continue. L’ordinanza emessa dall’amministrazione per l’occasione vieta anche l’accensione di fuochi per il bivacco di persone lungo l’intero tratto del demanio marittimo comunale e l’abbandono di rifiuti come bottiglie di vetro e simili: pena lo smantellamento e ripristino dei luoghi.

Lo scopo del divieto è soprattutto preventivo. Gli amministratori non vogliono che chi ha consumato alcolici metta a repentaglio la propria sicurezza e quella di altre persone, soprattutto minori. Ma anche che nella giornata del 15 la spiaggia non dia un’immagine di degrado ed abbandono per i festeggiamenti notturni. La notte rosa di Porto San Giorgio deve aver fatto scuola.

“È la prima volta che viene emessa un’ordinanza di questo tipo – spiega il sindaco Franchellucci – con divieto assoluto di  consumo nella fascia oraria tra le 21 e le 8 del mattino, compreso il divieto di accensione di falò. Noi ci teniamo a far capire alla cittadinanza il valore di prevenzione della salute pubblica e della sicurezza; nonché della tutela del patrimonio pubblico. Da qualche anno a questa parte è aumentato esponenzialmente il consumo d’alcol in questa notte ed anche le sue conseguenze”. “In alcuni casi – interviene l’ass. Vallesi – negli anni precedenti, hanno dato fuoco ad ombrelloni ed usato la staccionata della pineta per i falò; per non parlare dei mezzi che costantemente entrano nel demanio per scaricare materiali in spiaggia”.

Un’azione forte da parte dell’amministrazione, staremo a vedere quanto sarà utile una tale presa di posizione.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Stoccaggio Gas, incontro con l’assessore Marcello Diomedi

Di Marco Vesperini

Continua il braccio di ferro tra l’Amministrazione di Sant’Elpidio a Mare e l’Edison sulla costruzione dello stabilimento in zona Luce Elettrica. “La regione sembra orientata verso il no. A settembre ci sarà la prossima riunione del CTR (n.d.r. Consiglio Tecnico Regionale) e in quella sede proporremo di vietare il rilascio del Nulla Osta di Fattibilità in base all’art. 1 del dlgs 334”.

Ostenta sicurezza l’ass. all’Urbanistica Marcello Diomedi che ci ha gentilmente accolto nel suo ufficio, insieme a Marco Fioschini del Movimento 5 Stelle di Porto Sant’Elpidio, per delle delucidazioni in merito alla situazione riguardante lo stoccaggio del gas. “Oggi – afferma – posso dire di essere più ottimista dello scorso anno quando avevamo davanti un colosso e non sapevamo bene come affrontarlo”. Non per scomodare la mitologia greca, ma tendo a vedere una multinazionale, e non me ne vogliano i francesi, come un Idra di Lerna.

Partiamo dall’inizio. La compagnia aveva incassato il si dalla precedente Amministrazione riguardo la procedura di VIA  (Valutazione di Impatto Ambientale) e quindi, con il cambio di bandiera, chi li ha succeduti ha eseguito tre impugnative al TAR. Tra cui la possibilità di fare dopo i primi tre anni delle valutazioni di sicurezza agli impianti. Il secondo procedimento invece riguarda la direttiva europea Seveso II. Quest’ultima, infatti, impone ai paesi europei di identificare i siti industriali a rischio e di adottare adeguate misure per prevenire gli incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose e limitarne le conseguenze per le persone e per l’ambiente. Il limite, imposto dalla direttiva, sotto il quale non vi sono obblighi di previsione di tipologie di incidenti rilevanti è di 200 t. Il sito elpidiense ne dovrebbe contenere 65000, senza parlare della vicinanza all’abitato.

A fine 2012 Diomedi entra nel gruppo di lavoro che deve presentare, insieme ad Edison, le valutazioni contenute in un rapporto al quale il CTR da parere favorevole o meno. Il gruppo di lavoro è composto da rappresentanti della compagnia, del ministero nella figura del comandante dei vigili del fuoco, di un geologo ministeriale dell’UMIG, dei rappresentanti del Comune e loro consulenti. Al primo incontro, avvenuto a settembre dello stesso anno, l’ass. ha esposto alcune perplessità riguardo i dati forniti da Edison per le questioni geologiche. La risposta del comandante dei vigili del fuoco, se così si può definire, è stata che non bisognava parlare di tali questioni dato che il geologo dell’UMIG non era presente. L’azione di Sant’Elpidio a Mare non si fa attendere. Viene chiamato come consulente il geologo Serafino Angelini e come d’incanto alla riunione successiva si presenta anche il geologo del Ministero.

Edison è tenuta ad ipotizzare la probabilità che si verifichino incidenti, attraverso calcoli fatti su banche dati internazionali, con delle aree di criticità. Letali, inizio letalità, lesioni irreversibili e lesioni reversibili, queste le categorie di danno descritte in aree concentriche. Nello specifico sono due le tipologie che Diomedi ha presentato: quella del Jet Fire, derivante da rottura dei tubi, dal diametro di un pollice fino all’intero diametro, costituito da una fiammata costante in verticale; il Flesh Fire, derivante dalla saturazione dei gas nei tubi che, attraverso una miscela con l’aria, generino l’incendio per orizzontale di un’intera area. “Noi abbiamo dichiarato l’incompatibilità attraverso la tabella ministeriale contenuta nel decreto, e io stesso ho portato nel gruppo di lavoro un esempio di un’incidente di questo tipo avvenuto in Germania”. Il grado di casualità usato dagli ingegneri della compagnia è stimato sotto 10-6 di casualità con una tolleranza del 20%. Edison ha risposto con un internamento completo di una tubatura interessata, quindi secondo lei evitando l’esposizione orizzontale, mentre la seconda fuoriesce dal suolo per 40m. Secondo questo limite, non previsto dalla legge, che si sono dati non è ritenuto credibile il verificarsi di incidenti. Peccato che la legge non preveda questo limite di credibilità.

La terza contestazione invece, riguarda il trasporto tra gli impianti collegati. A sua difesa la compagnia francese ha portato un’interpretazione della legge fatta dai vigili del fuoco secondo coi non è incompatibile una tale visione. Questo semplicemente perché la possibilità del verificarsi di incidenti è inferiore al limite che loro si sono dati. Per fare chiarezza su questo limite del calcolo attestato ad un valore di casualità 10-6; nel Comune di San Benedetto del Tronto, la cui area in cui dovrà sorgere il complesso è vicina a molte infrastrutture tra cui l’A14, la compagnia GasPlus ha dovuto calcolare gli incidenti con un limite superiore, pari a 10-7, perché se inferiore non avrebbero ricevuto il Nulla Osta.

Nell’ultimo gruppo di lavoro Edison ha portato anche la valutazione di compatibilità per le condotte che collegano i due impianti dello stabilimento e il trasporto di sostante trasportate fuori da quest’ultimo. “Noi contestiamo queste valutazione perché la legge parla chiaro e è presente il trasporto di sostante soltanto fuori dagli impianti ma non fuori dallo stabilimento”. In ultimo un’osservazione che l’assessore porterà nel prossimo incontro riguarda  il calcolo circolare degli inviluppi di dolo (l’area esposta a incidenti), perché dovrebbero essere due segmenti che si riuniscono e non un’area dato che in ogni punto dovrebbe esserci la stessa distanza da prendere in considerazione, e non soltanto in un diametro centrale.

Alla domanda se l’area dello stabilimento ricopra anche parte del territorio di Porto Sant’Elpidio, l’ass. ha risposto di no, ma dicendo anche che questo secondo quanto dichiarato e mostrato da Edison. Perché una volta partiti i lavori nessuno potrà controllare cosa faranno a tali profondità e, con i mezzi di oggi riguardo alle trivellazioni orizzontali, difficilmente si potrà sapere se sconfineranno o meno.

Vedremo gli sviluppi dopo le vacanze estive. L’amministrazione di Sant’Elpidio a Mare giocherà tutte le carte a disposizione, Edison ostenta sicurezza, forte di tre CTR con parere favorevole anche se all’ultimo quello di qualche settimana fa non vi è stato ne un parere sfavorevole ma neanche favorevole dopo i molti interrogativi posti da Diomedi e Angelini. Se la Regione Marche si pronuncerà ufficialmente per un no questo dovrà essere ben motivato, altrimenti si potrebbe rischiare di incappare in ricorsi da parte della multinazionale.

Torna il cinema all’aperto a Pse

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“Finalmente, dopo cinque o sei anni di stop, si terrà una rassegna cinematografica estiva a Porto Sant’Elpidio”, inizia con queste parole dell’assessore Pasquali la conferenza stampa di presentazione di “Ti Porto al Cinema, cineforum alla Torre”. La rassegna inizierà domenica 4 Agosto con la proiezione del film “Flight” (R. Zemeckis – Usa 2012), e finirà giovedì 22 Agosto con la proiezione del film “Piazza Garibaldi” (D. Ferrario – Italia 2011).
Annalinda Pasquali introduce il progetto facendo notare che la rassegna cinematografica all’aperto è mancata molto ai cittadini del centro, ed in particolare agli anziani, ed “anche Vivi il centro ne auspicava un ritorno”.
Partner della rassegna è Sì con te Superstore, che ha fatto fronte alle spese di pubblicizzazione dell’evento. Il direttore del Sì, Giacomo Manuali, è “molto orgoglioso di promuovere questa attività”, ed ha aggiunto che sono “propensi a sponsorizzare eventi culturali in città”. Inoltre ad ogni partecipante verrà dato un buono spesa di cinque euro, così da far pari e patta col costo del biglietto.
La direzione artistica è di Andrea Cardarelli del circolo del cinema “Metropolis”, che cura già la rassegna cinematografica estiva di Porto San Giorgio e Sant’Elpidio a Mare. Altri due elpidiensi doc hanno partecipato alla stesura del programma: Manuel Devenuti e Simone Paglialunga.
Nelle serate del 10, 18 e 22 Agosto la proiezione del film sarà preceduta da un aperitivo bagnato dai vini Fontezoppa, organizzato dalla cooperativa turistica Marche Flavoured. Quest’ultima rappresentata da un altro giovane elpidiense: Riccardo Maranesi, che evidenzia la necessità di “mettere in mostra le eccellenze eno-gastronomiche locali”, ma anche “i luoghi belli e meno conosciuti della città”, proprio come lo spazio retrostante la torre dell’orologio.

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Per quanto riguarda la scelta dei film è Devenuti che esplica in modo chiaro l’intento della rassegna, dicendo di puntare ad “un qualcosa con sfumature un po’ più commerciali, un programma in cui ci siano molte cose diverse, non monotematico”. “Ciò a cui mi ispiro è il Bellaria Film Festival- continua Devenuti- ma per non essere troppo utopici partiamo dalle piccole cose per poi crescere nel tempo, magari organizzando dei veri e propri eventi intorno alla proiezione dei film”.
Conclude l’assessore Pasquali riconoscendo in questo programma la potenzialità per attrarre i giovani tra i 16 ed i 21 anni. Si auspica di poter creare in futuro una rassegna cinematografica per i giovani tra i 12 e i 15 anni(magari subito dopo il teatro per ragazzi), per i quali non c’è ancora nessun tipo di offerta culturale a Porto Sant’Elpidio, e si sbilancia dicendo che addirittura ci potrebbero anche essere i soldi: “ho fatto richiesta in regione per recuperare i fondi necessari a finanziare questo progetto”.

Possiamo dire con estrema sincerità che il ritorno del cinema all’aperto è proprio una buona notizia. La scelta della location ci sembra azzeccata. I cultori “duri e puri” del cinema rimarranno forse un po’ delusi dai titoli in programma, ma come detto da Devenuti l’intento era proprio quello di attrarre un pubblico ampio, per creare quell’humus necessario a far crescere e anche in qualche modo migliorare le future edizioni della rassegna. Unica nota stonata è il patrocinio dell’assessorato alle politiche giovanili e della terza età, ci saremmo aspettati che fosse l’assessorato alla cultura ad occuparsene.

Riccardo Marchionni

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Team Atletica Porto Sant’Elpidio, lo sport al primo posto

Wilde descrisse in una sua opera la bellezza del movimento prodotto durante il lancio di un giavellotto. Lo scrittore, estasiato dalla maestosità e delicatezza dell’esecuzione, ne riportò su carta ogni minimo dettaglio, ogni minuziosità dell’atto, sentenziando: “L’essere umano può raggiungere il gradino più alto del suo essere soltanto sfidando se stesso”. Questo fa l’atletica leggera. Un insieme di discipline sportive che possono si unire anche se ognuna si gioca sempre di fronte uno specchio. Lo sa bene Leonardo Paci, tecnico e presidente della Team Atletica Porto Sant’Elpidio, che ha festeggiato venerdì scorso, insieme ai suoi ragazzi e alle loro famiglie, il gruppo, i singoli allievi, vecchi e nuovi.

L’attuale società è composta dalla maggior parte del vecchio direttivo della Podistica Moretti, dalla quale si è scissa, destituita dallo stesso patron che, senza comunicarlo agli altri membri, l’aveva sciolta. Molti sono stati gli ostacoli, soprattutto di carattere finanziario, per chi si è fatto carico di non abbandonare il progetto.  Lo stesso Paci, tecnico, è stato scelto dagli altri membri del nuovo Team Atletica, anche per ricoprire la carica di amministratore; affiancato dal vice, Giancarlo Grilli. Con gli attuali quarantacinque iscritti, per lo più giovani e giovanissimi (i più piccolo ha sei anni), vengono praticate tutte le discipline, tranne alcune che “dividendo l’impianto con le squadre di calcio, non ci è permesso praticare il lancio del martello e disco sull’erba, mentre soltanto in una zona limitata possiamo lanciare il peso”. Afferma il presidente.

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La Team Atletica Porto Sant’Elpidio

La società non si apre soltanto agli aspiranti atleti e ai giovani, ma anche agli amatori dell’atletica di tutte le età. Ne è un esempio Fausto Pepi, classe 1966, operaio. “A noi farebbe molto piacere che gli amatori si avvicinassero alla nostra realtà. Qui oggi insieme ai ragazzi ci sono tutti i genitori (n.d.r. tra gli altri anche l’onorevole Paolo Petrini, che ha accompagnato la figlia) che sostengono la società e che speriamo di veder crescere di numero perché abbiamo bisogno anche del loro sostegno. Come quello dei ragazzi – e continua – abbiamo avuto molti podi nelle gare provinciali, e cerchiamo di spronare tutti i ragazzi a parteciparvi. Abbiamo cercato, anche per il periodo di crisi, di avere abbonamenti annuali a prezzi modesti per i ragazzi e la possibilità per i genitori di allenarsi gratuitamente”. La società, infatti, può usufruire di una struttura al coperto, adiacente l’impianto sportivo, dove si praticano gli allenamenti con i macchinari e la palestra.

Il fattore economico è fondamentale per far fronte alla manutenzione della pista, dei macchinari, del vestiario, delle trasferte ed altro. La convenzione con il Comune è di circa 5600 euro all’anno, manutenzione inclusa. Così è stato costretta a cercare dei “soci sostenitori”. “Abbiamo bisogno di investire perché le bollette ci sono, le gare, la manutenzione, il vestiario ecc, cerchiamo di sopravvivere con un po’ di fatica. Stiamo aspettando quell’input che ci spinga oltre; più che un investitore forte abbiamo bisogno di una collaborazione totale, anche di piccole quote. Ad esempio abbiamo trovato alcuni sponsor per le magliette e le borse, ma avendo aumentato gli iscritti le abbiamo già finite”. Riguardo la pista poi, Paci ha incontrato l’amministrazione in questi giorni, rappresentata dalla figura dell’ass. Scotucci. “Chiediamo all’Amministrazione la possibilità di sfruttare l’antistadio (n.d.r. il terrapieno a nord dell’impianto) per praticare il lancio del martello e del disco; ed anche la ristrutturazione della prima fila di spalti che sono fatiscenti ed usurati”. L’incontro però si è risolto con un nulla di fatto, dato che la parte interessata è zona adibita alle squadre di calcio e si dovrà trovare un punto di incontro. Tutto rimandato a settembre quindi.

L’aria che si respira tra le tavolate, tra gli adulti e i meno grandi è quella della comunità, e nei volti dei genitori si legge chiaramente la soddisfazione di poter dare la possibilità ai propri figli di praticare uno sport formativo come l’atletica. “Il fatto che noi siamo qui – conclude il presidente – che facciamo una festa con i ragazzi, le famiglie, che siamo tutti insieme, è una cosa che mi riempie di gioia. Poi io l’ho sempre voluta questa cosa, far parte di una società, dopo trentacinque anni che hai fatto l’atleta e fai la professione dell’insegnante, con un gruppo di ragazzi che ti seguono; per me è un motivo di orgoglio e soddisfazione”.

                                                                                                                        Marco Vesperini

E la chiamano estate…

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Arriva Caron dimonio con occhi di bragia (che è lo stesso dell’anno scorso, i tempi c’impongono di riciclare anche gli anticicloni, e le stronzate dei metereologi) e, come auspicabile, mi traghetta verso l’anelato refrigerio dei lidi locali, con le tradizionali remate nei reni a trentasei gradi centigradi. Per una villica tradizione, o per ancestrali reminiscenze di vita in branco, mi reco da anni nello stesso pezzo di spiaggia libera, chiuso tra due ali di ombrelloni a pagamento e tagliato in due da un fossato perpendicolare che, dal nulla, sbuca dalle profondità ghiaiose, e come una trincea che non difende nulla, ma suscita visioni di decomposto abbandono e fluttuante olezzo nei giorni di umido piattume, si tuffa rapida nei flutti nostrani insigniti di bandiere di un cromatismo fuori luogo. Tant’è, sono affezionato a cotanto sfarzo di bella stagione, e non riesco ad immaginare nulla di più bello, niente che possa reggere il confronto con questo mio angolo di paradiso a poche decine di falcate dalla mia abitazione.Così, vista la vicinanza, scelgo a caso un mezzo di locomozione di mia proprietà, preferibilmente con motore a scoppio, per arrivare in spiaggia, cosa che denota a gran voce la mia appartenenza a questa intraprendente comunità. Dopo un esotico parcheggio sono finalmente sull’acciottolato della spiaggia con a destra il fosso che ruggisce grigio.

Negli ultimi tempi, devo ammettere, non trovo più quell’intima solitudine, caratteristica dei giorni feriali, e i fan della tintarella sono decuplicati, tanto che spesso trovo difficile accamparmi in un fazzoletto che abbia intorno almeno quei sette barra otto metri di raggio vuoti, a garanzia di una distanza minima di sopravvivenza da altre forme di vita. Con discrezione mi defilo e trovo il mio lembo di terra, dribblando ombrelloni multicolore piantati a casaccio come mine antiuomo. I miei vicini di bagno hanno una caratteristica comune: la multietnicità. Direi che, a parte un drappello di enthusiasts provenienti dalle province del nord, come da quelle del sud, e dai famigerati coppi calpestati dell’interno, un buon sessantacinque per cento arriva dall’Europa unita dell’est, da quelle lande gloriose che ci ricordano il fine pasto, o da quelle distese di querce nere, sotto le cui chiome, le abitanti di quelle zone sono solite riunirsi in crocchio, per scambiarsi opinioni di generale cultura e filosofeggiare sullo scibile umano. Cosa che oggi fanno nei pressi dei nostri, più radi, lampioni dell’illuminazione stradale, al massimo in coppia per non dare nell’occhio, e, qui, a pagamento elargiscono consulti di varia natura, che poi inevitabilmente portano a conclusione nei loro studi, tutti siti lungo la statale, dove ovviamente si recano per interrogare voluminosi tomi in cui trovano le più disparate risposte alle esigenti domande dei propri clienti. Cosa che avviene con incredibile celerità, dieci minuti al massimo, dopo i quali i soddisfatti avventori escono dai lignei portoni con passo rapido, di sicuro per l’esaustiva risposta che l’oracolo dell’est ha con professionalità saputo dare, e con capo chino a custodire gelosamente da occhi altrui la nuova verità di cui sono portatori. Ecco, mi sembra di riconoscere, più nei fondoschiena discinti, che nei volti inguainati da gigantesche lenti al fumè, quelle inesauribili professioniste. Dico dai fondoschiena perché, non essendo avvezze al torrido clima esotico locale, le onniscienti fanciulle sono solite abbigliarsi leggere anche nei mesi più rigidi, da loro preferiti per via dell’inevitabile riferimento con l’aria di casa, mettendo in mostra, oltre che la professionalità, dei generosi quarti di manzo. In tutto questo sfoggio di facce viste, una signora del posto, colloquiando amabilmente con una forestiera non di Porto S.Elpidio, non della provincia di Fermo, nemmeno della regione Marche e dello stato italiano, ma dell’Euro zona tutta, avendo caratteri inequivocabilmente asiatici sparsi sul viso, si profonde in una considerazione dettata dai tempi: “Ehhhhhh, vedi? Stemo diventenne un postu turisticu!”. Di rimando colui che, in canotta bianca a costine, di sicuro è la sua dolce metà: “Ao guarda che le puttane ci sta de casa ecco lu Portu. Loco, de là de la ferrovia”, e lei, cercando di nascondere un velato imbarazzo, “E daglie sciapu!”.

Una volta disteso sul telo da mare avverto già la freschezza dei trentasei gradi all’ombra frollarmi le membra, e valuto la possibilità di un istantaneo tuffo in acqua, così mi siedo carponi e inevitabilmente scruto intorno a me. Svetta, a qualche metro sullo sfondo, il trespolo rosso del bagnino, figura mitologica delle estati in genere, forse romagnole, perché qui da noi di mitologico c’è solo la speranza vederli fare qualcosa di inerente alla loro attività, cioè adescare fanciulle consapevolmente ingenue per collezionare trofei in quantità, di cui pavoneggiarsi insieme ai compiaciuti colleghi. Nello specifico c’è un serpeggiante e pericoloso narcisismo in questi testosteronici giovanotti. Il bronzo di Riace che svetta di fronte a me, ad esempio, sfoggia una banana cotonata di brillantina che anche Elvis avrebbe avuto pudore a mostrare in pubblico, abbronzatura impeccabilmente tostata, maglietta d’ordinanza tirata su a mostrare la scacchiera degli addominali, Ray Ban a specchio da Poncharello, e, in tutto questo, pensi che di lì a poco si produrrà in ore di sesso pubblico sulla spiaggia con qualsiasi turista, o locale, di genere femminile che inconsapevole attraversi la sua visuale. Ed invece tutte le sue ormonali energie sono tese a fotografare, con il fido smartphone, altri amici, pseudo palestrati e portatori di innaturali rotondità toraciche che, di fronte ai miei occhi quanto meno dubbiosi, si lanciano in pose da discoboli e lanciatori di grechi giavellotti. Effigi che poi con smisurato orgoglio verranno ostentate in bacheche virtuali al pubblico ludibrio. Colpito dall’equivoca visione, vengo brutalmente risvegliato, dal mio torpore, dal dirompente frastuono che un crocchio di taglie forti genere alla mia sinistra: tre donne e due bambini, tutti che alla bilancia non avrebbero passato l’ammissione all’incontro valido per il titolo di ciccione del millennio, per eccesso di adipe e assoluta mancanza di buon gusto. Mentre i cuccioli di pachiderma sguazzano ghignanti e spruzzanti sulla battigia, le matrioske, dalle enormi casse toraciche, ululano grida acutissime pronunciando random i nomi degli infanti, e dando loro perentori ordini di uscita dai flutti forza nove, secondo loro inspiegabilmente agitati, vista la mancanza di vento, e oggettivamente stagnanti nell’afa delle dodici. Le urla di disperazione dei piccoli barbapapà non si fanno attendere e lacerano, come una vetrata infranta da un sasso, il brusio dell’acqua che sciaborda e il ciarlare di gente lontana. Le scaltre massaie ricattano i cinghiali in erba con minacce di medievali pene corporali, prima, e allettandoli con promesse di abbuffate culinarie, poi, lanciandosi in una litania con evidente accento partenopeo: “la volète la fetta a latte? La volète la fetta al latte? La volete la fetta al latte?”, e poi tra loro “Marì la vuuuoi la fetta a latte? La vuuuuoi la fetta al latte? La vuuuuoi la fetta al latte??????”. Nello stesso istante un autoctono non troppo lontano da me, fronte corrugata, denti stretti e faccia da mocassino di cuoio, esclama sardonico: “Signò magneteve pure sa fetta a latte, parete cinque varattoli demmerda!”.

Decido che l’ora è matura per reidratare i miei padiglioni auricolari, mi alzo in piedi e gigioneggio circospetto verso l’acqua. A riva due ruderi meneghini tirati a festa, inguainati in bikini che a stento trattengono strabordanti tessuti morti, pinnano festosi tra un “uè testina” e l’altro. Con i piedi ormai a mollo alzo lo sguardo verso la costa Slava, ed incredulo inizio una panoramica della superficie marina: da nord a sud mi si para davanti una distesa liquida color ruggine, sul pelo della quale si estende per centinaia di metri una schiumetta beige che, diciamocelo, è vero star bene su tutto ma, insomma, non mi sembra faccia pandane col resto della scenografia. Tuttavia l’acqua è affollata di incuranti bagnanti che tra tuffi olimpionici, bracciate vigorose e spruzzi d’acqua sguazzano in questa pozza putrescente bevendone a piene mani. Resto per qualche istante combattuto ed immobile, fino a quando sento dietro di me i sassi muoversi veloci e, girandomi, vedo una donna cinese, con cappello di paglia e mercanzia d’ordinanza svolazzante, correre come i vietcong bombardati al napalm. A seguirla un ragazzo di colore sommerso da parei e asciugamani, con falcate di sicuro più toniche ed efficaci, raggiungerla, ed entrambe tentare di sfuggire ad un agente, di non so quale corpo dell’italico stato in declino, in pantalone di flanella grigio, camicia celestino e fondina di pelle nera stretta dalla mano destra mentre col braccio sinistro tenta di dare slancio alla sua corsa in un copioso imperlarsi di sudore dell’ampia fronte glabra. Dal lido lombardo sento alzarsi commenti da sciure in meno pausa da sempre: “Uè, era ora è!”, e l’unico pensiero che mi balena in testa è “Pensi sia il più grosso dei tuoi problemi Tutankhamon? Tieni a mollo le tue vene varicose nello scolo della fogna!”. Mentre rifletto su tutto questo, decido che per oggi di refrigerio ne ho abbastanza, e già caricata tutta la mia poca roba, penso al divano in soggiorno, alla birra nel frigo e al climatizzatore sulla parete. Mi giro in direzione dell’Africa e, con malcelata rassegnazione ed ostentato orgoglio, esclamo: “Caronte, stacce tu a sputà sango ecco”.

                                                                                                                             Atticus Finch

Post Scriptum “Elidù, non mangi?”
“No ma’, grazie, non posso mangià idrocarburi.”

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Bruno Martino

Fonte img1 e img2, blogstop.com

Presentato il progetto per l’ex-Fim, nuovo quartiere con 300 appartamenti

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – Il progetto di riqualificazione dell’area ex-FIm è stato presentato alla cittadinanza, nella serata di ieri, presso la sala conferenze di villa Baruchello. Presenti vari rappresentanti dell’amministrazione, il sindaco Nazareno Franchellucci, i tecnici del comune Stefoni e Catani, gli architetti Andreoli della FIMA engineering di Osimo (senior e junior) ideatori del progetto, e nelle prime file, i privati della società che realizzerà questo monumentale complesso urbano.

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“Speriamo di fare cosa gradita alla cittadinanza con questa serata in cui vedo tanta partecipazione e in cui, in modo trasparente, andremo a mostrare il nuovo progetto dell’area ex-Fim, in sostituzione di quello precedente, bocciato dalla Soprintendenza”. Nei fatti non c’è molto di nuovo rispetto a quanto riferito giorni fa dallo stesso Stefoni nella IV Commissione. Tranne appunto il fatto che questo sia stato spiegato e mostrato alla cittadinanza, e qui sono venuti fuori alcuni “accorgimenti” di non poco conto. “Dobbiamo ricordare l’importanza della bonifica, partita nel 2008, e di cui l’amministrazione precedente e questa vogliono la realizzazione prima di qualsiasi progetto urbanistico – ha sottolineato il primo cittadino – e abbiamo mantenuto e rivisto punti progettuali importanti, tra cui: il mantenimento del parco urbano e la piazza a mare davanti la cattedrale, mantenere la viabilità alternativa ad ovest, standard qualitativi alti e a risparmio energetico degli edifici, un sottopassaggio ciclo-pedonale tra l’area e via Giovanni Pascoli, una struttura alberghiera (n.d.r. inserita nell’area della cattedrale)”.

Per accelerare la procedura amministrativa della variante urbanistica che dovrà essere fatta per avviare l’iter del progetto, l’amministrazione ha scelto la modalità dell’accordo di programma: il Presidente della Provincia farà un decreto, poi entro trenta giorni, il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare tale decisione. Riguardo la bonifica si aspettano i rilevamenti dell’Arpam fatti ad aprile e se non ci saranno problemi, la bonifica dovrebbe ripartire entro fine anno. Riguardo al materiale sotto al manto stradale del lungomare, Stefoni ha ricordato come, secondo i rilevamenti effettuati dall’Arpam, non sia nocivo e semplicemente basterà effettuare interventi di copertura, come già sta avvenendo.

Le volumetrie totali adibite a residenziale sono passate dai 21500 mq, del precedente progetto, ai 25.000 mq dell’attuale. Dei totali 35000 mq, 5000 saranno adibiti a commerciale, 5000 al ricettivo (l’albergo all’interno dell’area della cattedrale) e i restanti 25000 al residenziale. Il commerciale è previsto nella zona adiacente al “boulevard” (“Un nuovo corso”, sono state le parole dell’architetto Matteoli), sotto il porticato dell’albergo, che sarà completamente permeabile al pubblico, e uno spazio commerciale di media distribuzione da circa 700 mq. I sei complessi residenziali prevedono dai 240 ai 300 appartamenti, divisi in due tipi: quelli più costosi, fronte mare, saranno costruiti dai 2 ai 3 piani d’altezza, di circa 70 mq vivibili; quelli più economici, dal lato della ferrovia, dai 4 ai 5 piani d’altezza; tutti in verticale rispetto la costa. Un vero e proprio quartiere adiacente al borgo marinaro.

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L’albergo sarà diviso in due parti, una all’interno della cattedrale, l’altra di architettura moderna al lato sud della cattedrale; le due strutture saranno ben distinte, ma unite da una struttura in vetro. “Abbiamo previsto di abbattere il corpo a sud della Cattedrale per costruirci un volume moderno”. Afferma Andreoli. Eppure il vincolo della Soprintendenza parla chiaro. Alle domande degli astanti, l’architetto risponde che ancora “non c’è nessun documento. Questo è il frutto di un dialogo; i soprintendenti cambiano spesso e ognuno ha il suo modo di vedere. Il nuovo soprintendente ha condiviso la previsione di un hotel all’interno della Cattedrale. E poi, quando si parla di bene vincolato, non c’è un parametro fisso. Più che altro si tratta di una procedura di attenzione”. E poi ancora, rispondendo a chi puntualizzava sul fatto che la struttura è vincolata ad un uso pubblico. “Il Comune ha preferito una destinazione di interesse pubblico per la Cattedrale. Dunque, cosa di meglio di un albergo?

Oltre a ciò è avvenuta, almeno dal progetto presentato alla cittadinanza, la “scomparsa” del famoso parco pubblico. Infatti dei previsti 26.450 mq, 9200 mq saranno cementificati e adibiti a parcheggio, circa 700 posti macchina fruibili da tutti. Il resto si divide tra la piazza a mare di fronte la struttura ricettiva, una piccola area a sud, il verde di contorno della nuova strada pedo-ciclabile che taglierà l’area da nord a sud (boulevard,) tra l’abitato e la strada ovest-est che collegherà il quartiere al borgo marinaro. Mentre il parco pubblico inteso come area verde, quello maggiore, nel lato sud e adiacente il mare, dopo la bonifica non sarà riqualificato, in quanto di proprietà demaniale. In pratica il privato, per il momento non è vincolato a piantare quella nuova pineta sud che molti si aspettano. Questo come si è detto durante la serata e nelle discussioni a fine presentazione, dovrà essere inserito nella convenzione. Se dovesse venire a mancare, ci si dovrà chiedere con quali fondi il Comune riqualificherà l’area una volta che gli verrà affidata dal Demanio.