[Post.X] Putzu, c’è posta per te

Ormai tutti conosciamo la generosità di Andrea Putzu, l’abbiamo apprezzata in questa campagna dove ha lavorato benissimo e tantissimo. Ma purtroppo, in tutto questo trambusto elettorale Andrea si è dimenticato di qualcuno.

In esclusiva per Post-it la lettera del piccolo Abebe, il bambino adottato a distanza da Putzu

Caro Vabbo a distanza
So che a te non piace farlo sapere in giro che ti prendi cura di me, come hai scritto anche sul tuo sito, ma un soldato dell’Onu, che pattugliava il pozzo a 6km da casa dove prendo quotidianamente l’acqua, mi ha fatto usare il suo cellulare in cambio di informazioni sull’attuale posizione delle milizie ribelli, cosi’ ho provato a cercarti su facebook, ma non sapendo scrivere bene il tuo cognome ho scritto a Post-it nella speranza che tu potessi leggermi.

E’ un po’ di tempo che non riesco a contattarti, sono molto preoccupato per te. Purtroppo nel villaggio c’e’ un solo telefono. Io tutti i giorni faccio 2 ore di fila sotto il sole per sapere come stai, ma poi quando faccio il tuo numero è sempre occupato.
è rotto per caso?
Ho anche provato a scriverti una cartolina ma come risposta mi è arrivato il programma dell’Alternativa, certo, avrei preferito tue notizie, ma comunque ora sono l’unico della tribù che puo’ permettersi un poster in camera.

Approposito Vabbo ho visto che vuoi chiamare l’esercito, ma sai che li ribelli m’ha insegnato a usà li fucili d’assalto?
Un AK47 lu monto e lu smonto co 40 secondi, ce penso io a le meretrici vabbo. Che poi, se mi volessi stabilire li, per le case popolari posso partecipare alla graduatoria d’assegnazione con gli italiani?

Volevo ringraziarti anche per le 2 maglie della Juventus che mi hai spedito: con quella di Dino Baggio ce so fatto la cresima, lo so, con la panza gonfia che me ritrovo e la maglia originale sembravo Ricky de Tuccio! Invece con l’altra abbiamo battezzato il mio fratellino, il piccolo Dosso, (figlio di mamma e di un gruppo di soldati) solo che pareva Orko de li Masters con quella de Tacchinardi.

abebe

Scusa per il mio italiano ma Suor Maria, la maestra, è un po’ rincojonita, c’ha l’alzheimer e ci fa la stessa lezione da piu’ di 2 mesi ormai, pero’ ogni tanto rraccapezza e mi ha spiegato che sei una persona importante e che ti sei candidato per diventare il capotribù del tuo villaggio ma che purtroppo hai perso, cosi’ me so impaurito, ma poi mi sono ricordato che voi siete una grande democrazia e mi sono tranquillizzato, perchè qua chi perde le elezioni o lascia il paese o gli tagliano la testa.

Ora vabbo ti saluto che tra poco inizia il coprifuoco, ma sappi che capisco che le tue intenzioni sono buone quando dici P.S.Elpidio prima di tutto, perche’  tanto lo so che nel tuo cuore vengo prima io.

forza Vabbo, forza Juve e forza Amref!

Abebe

Vittorio Lattanzi

Social Singles, l’amore oltre il monitor

Qualche tempo fa, all’angolo tra Glasshouse St. e Regent St., un’intera parete pubblicitaria recitava: “Quello intorno a te non è l’unico mondo possibile”. Con tanto di gigantografia di uno smartphone e l’ammiccante sorriso di una ragazza in cornice. Il messaggio è chiaro. Oggi viviamo in una società in rete, una social community dove la non connessione virtuale è una virtù di pochi.

Eppure, come ogni medium che si interpone al rapporto interpersonale, anche i social network veicolano emozioni, l’unica colonna portante dell’interazione umana.  Quale tematica più rappresentativa dell’amore per raccontare la psicologia emotiva di un mondo social con radici così radicate nella nostra routine. “Social Singles” è il libro novità firmato Collettivo Idra, edito da Comunication Project. Marco Apolloni, Francesca Riccioni, Paolo Musano, Silvia Del Beccaro, Jonathan Arpetti, Christina Barbara Assoud, autori in gran parte già conosciuti per Lavoricidi.

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 Il romanzo, dopo aver partecipato al Salone Internazionale del Libro, ritorna nelle marche e lo fa a Porto Sant’Elpidio, presso lo chalet Settemari. Complici i ragazzi della Compagnia del Buio, presentatori dell’iniziativa che ha ricevuto il saluto dell’assessore Milena Sebastiani, i quali sono stati protagonisti di alcuni dialoghi, rendendo reali i “social singles”.

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Tre storie d’amore e sei personaggi, ognuno corrispondente ad un autore, intrecciano la propria relazione attraverso social network diversi: Facebook, Twitter, aNobii. “Lo sviluppo non è una storia canonica. Ma una realtà letterarizzata, noi parliamo di amori virtuali, ma alla fine i nostri personaggi si vanno ad incontrare, quindi c’è un filone reale in ogni storia”. Afferma Apolloni, il cui personaggio, Piero, è un attivista pro-Palestina che conosce Jennifer, una studentessa liceale, attraverso Facebook. “Questo è un romanzo metaletterario, ci siamo immedesimati nei nostri personaggi, usando il linguaggio social”. Sottolinea Arpetti, creatore di Carlo un fotografo che tra matrimoni e sexy calendari, riceve un’inaspettata mail della sconosciuta Sabrina, aspirante scrittrice. “Il mio personaggio conosce l’altro protagonista attraverso un commento rilasciato sulla libreria di quest’ultimo, a cui piacciono libri rosa pur essendo un maschio”. Un paradosso che Caterina, guidata dalla penna di Francesca Riccioni, cercherà di svelare attraverso aNobii, social letterario dove ognuno può pubblicare la propria “libreria” virtuale.

                                                                                                                 Marco Vesperini

La Controra di Musicultura, il festival nel festival

Un’abitudine non solo nostrana quella della “siesta”, il pisolino pomeridiano che ha cullato molti di noi fin dall’infanzia. Ma il termine dialettale, usato per identificare la sveglia culturale e musicale della rassegna parallela alla XXIV edizione di Musicultura, non può che lasciare un sorriso. Dal 17 al 23 giugno è vietato dormire a Macerata.

Le ferventi giornate del festival riempiranno la città di musica e cultura, con moltissimi artisti di fama nazionale ed internazionale. Sergio Zavoli, Laura Morante, Gianni Mura, Ugo Gregoretti, Flavio Oreglio, Franca Valeri, Mauro Ermanno Giovanardi, TaranProject, Valerio Magrelli, Alberto Patrucco, Café Tangeri Orchestra, Rachel Blau DuPlessis, Giorgio Faletti, Massimo Cotto, Mariella Nava, Ennio Cavalli, Renzo Rubino, Arisa, Lillo&Greg, Francesco Guccini. Sono soltanto alcuni dei novanta ospiti che si esibiranno nei trentasei eventi organizzati per l’occasione.

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Un programma variegato, fortemente voluto dalle istituzioni per l’offerta di alto livello e un progetto dei giovani per i giovani, come ha sottolineato il sindaco Romano Carancini nella conferenza stampa di questa mattina. “Noi potevamo lasciare le ultime tre giornate del festival di Musicultura ma abbiamo fortemente puntato anche su quest’iniziativa parallela che siamo sicuri troverà riscontro nella cittadinanza”. Il tema della musica, ma non solo, è preponderante e il direttore artistico di Musicultura, Pietro Cesanelli, ha tenuto a ricordarlo. “La musica come condivisione del tempo, questo è il messaggio che vogliamo lanciare con questo festival. La cultura, la poesia, la letteratura e il teatro sono manifestazioni del nostro vivere insieme; quando si passa da una prima nazionale sulla vita di Guccini, agli spettacoli di una Laura Morante e una Franca Valeri, per non parlare dei molti altri ospiti e concerti in giro per la città,  possiamo fieramente dire che saremo investiti da un evento che racchiuderà anni di storia culturale italiana”.

I due festival sono sponsorizzati dal Comune di Macerata, dalla Provincia e dalla Regione Marche che, ci tiene a precisare il presidente della provincia, Antonio Pettinari, “hanno voluto investire nel progetto perché crediamo che sia un ottima occasione per promuovere il territorio provinciale e tutte le sue qualità”. Al progetto Controra hanno partecipato anche gli studenti dell’Università di Macerata e Camerino, nonché quelli di due licei scientifici della città. “Senza i quali non saremmo riusciti ad ampliare il laboratorio culturale, che mai come quest’anno è ricco di ospiti – afferma il vice sindaco Federica Curzi – quello di Musicultura è un festival dove la musica trasmette i saperi, una fucina di conoscenza per le giovani generazioni”.

L’edizione 2013 del festival di musica d’autore più popolare d’Italia ha visto come finalisti otto volti nuovi del panorama cantautorale. Alessio Arena, Cassandra Raffaele, Simone Cicconi, Gianluca Massaroni, Alfredo Marasti, Alice Clarini, Ducadombra, Os Argonautas. Gli artisti si esibiranno dal 20 al 23 giugno nella magnifica cornice dell’Arena Sferisterio. La partnership ufficiale con Radio1 Rai, Rai 2, Rai3 e Rai5 seguiranno da vicino l’evento; il conduttore sarà anche quest’anno Fabrizio Frizzi.

Non c’è altro da aggiungere, dal 17 al 23 giugno, se cercate musica e cultura, sapete dove trovarla!

                                                                                                                  Marco Vesperini

Nazareno Franchellucci commenta a caldo la vittoria

Il neo sindaco Nazareno Franchellucci commenta a caldo la vittoria.

“Prima di tutto voglio fare i complimenti al mio avversario, è stato straordinario per aver compattato tutta la sua parte che non è andata al ballottaggio. Un avversario degno di nota, sicuramente questa è una cosa che fa riflettere, perché la vittoria è importante però è nelle corde di un sindaco il fatto che deve dialogare con tutti. In questo caso sicuramente darà ancora più stimolo, ancora più forza, del fatto di condividere quanto più possibile le scelte che vengono prese”.

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Pennette o porchetta? Le parole non si mangiano mica.

Siamo arrivati al capolinea di queste amministrative, c’è già chi festeggia e chi morde il freno sognando un riscatto. Nella giornata di ieri si sono svolte le rispettive feste conclusive dei due candidati sindaco. Il ballottaggio più noioso che l’umanità possa ricordare, combattuto a colpi di facebook perché la popolazione è troppo anziana soltanto per l’uso di twitter, senza poi andare oltre.

La strategia del “portone” della compagine di centro-sinistra, ritornare casa dopo casa per riportare la gente al voto e perché no a convincere quella parte di elettorato che non si riconosce nella figura di Putzu sindaco. La strategia del “vorrei che fossimo tutti insieme appassionatamente ma alcuni fanno gli stronzi” ha portato il candidato dei civici di destra (così ci inventiamo anche nuove etichette) a giocare il suo ballottaggio. Il si al papello pentastellato, un infrangersi di boccale con Belletti, un abbraccio con il Pdl locale che sembra aver capito cosa fare. Una risposta coerente con la propria campagna elettorale, nessuna poltrona e la frase ripetuta come un mantra in questi giorni. “Loro sono sempre gli stessi, è tempo di cambiamento”. Con tanto di magliette per chiarire che fanno sul serio. Una volta ci si sfidava a duello ma va bè si sa che è da coglioni crepare per un affronto alle proprie idee.

Arrivati sul posto, più che a due feste conclusive di campagna elettorale, sembrava il set di un film di Sergio Leone. Rojo contro Baxter. Con tanto di striscia di Gaza a separare i due schieramenti, armati di porchetta, pennette e vino novello, preferibilmente in boccioni di plastica come vuole la tradizione. Tra le file dei democratici si respirava un clima di certezza, non una gioia mascherata, no no proprio gioia. Ne era un esempio la futura assessora Annalinda Pasquali, volteggiando raggiante tra i convenuti o Milena Sebastiani, dispensatrice di sorrisi e strette di mano. C’erano tutti alla gran festa, dall’onorevole Paolo Petrini, all’ex sindaco Mario Andrenacci; quest’ultimo in sella alla bicicletta si mescolava con i 5 Stelle, tutti rigorosamente su Grazielle. Sui pronostici sono stati tutti molto cauti in casa del Pd, tranne Petrini che con la sicurezza di chi la sa lunga ha sentenziato: “1000 voti di vantaggio”. Ma Nazareno Franchellucci è stato più diretto. “Non basta mettersi una maglia con scritto cambiamento per far si che questo avvenga. Oggi ci vuole anche una vena di follia per guidare un’amministrazione, con i tanti problemi che ci sono e le restrizioni a cui siamo sottoposti. Dobbiamo chiedere scusa quando sbagliamo ed essere in grado di dire no quando è necessario. Abbiamo fatto un grande lavoro e siamo convinti di poter portare a casa la vittoria”.

Passato il fronte, dove vi sono stati anche feriti involontari (speranzosi che il signor Martellini si rimetta in sesto dopo la brutta caduta), l’immagine dell’avversario, schierato con le sue truppe su due grandi file di tavoli, stringeva il cuore. O forse era lo stomaco, trasportato dal profumo delle pennette arrabbiate. Andrea Putzu, gioviale ed entusiasta per il risultato del “primo ballottaggio dopo quindici anni”, intratteneva i suoi invitati, anfitrione inossidabile. L’aria anche da questa parte del mondo era in festa, anche se i numeri non sono dalla loro parte, la speranza di riunire tutti contro il nemico è forte. “Dicono che siamo divisi, in realtà siamo persone che stanno sempre in mezzo alla strada. Lo dico chiaramente a questi politici da quattro soldi che parlano di volti nuovi, la realtà parla chiaro, sono sempre gli stessi”. Poi i ringraziamenti agli “alleati” o ai “possibili alleati”. Poi le stoccate finali. “Diciamo a queste persone che oggi pomeriggio c’è stata una rapina a mano armata, di fronte le poste, per cinquanta euro. Questo significa che a Porto Sant’Elpidio non c’è sicurezza e quest’ultima va di pari passo con una crisi economica dilagante. Noi siamo persone vive, non siamo telecomandati. Non dobbiamo piegarci a scelte di partito. Vinceremo noi e il cambiamento, perché la protesta si fa con il voto tra chi ha fatto scelte schifose o una nuova classe dirigente”.

Se fossimo stati in un set di Leone, si sarebbe consumata la sfida sul campo. Con tanto di scena clou, lo scontro finale dove Ramón spara ripetutamente a Joe, mentre quest’ultimo si rialza dopo ogni colpo subito. Nell’incredulità dei suoi uomini, Ramón sfiancato capisce l’inganno, mentre il suo avversario lascia cadere la protezione di ferro sotto il poncho. Poi la certezza della sconfitta negli occhi, prima di essere freddato insieme ai suoi. “Al cuore Ramón, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore”. Soltanto un film. Eppure domenica e lunedì, sarete voi quelli chiamati a dare un volto agli attori di quest’epica conclusione.

Marco Vesperini

[Post.X] SI RIVOTA?!

Ebbene sì, Domenica (e Lunedì fino alle 15) si rivota. Dai per il sindaco. Lo dico a tutti quelli che hanno depositato la loro croce sulle schede elettorali e poi se ne son fottuti dei risultati. Che cazzo, cos’è che vi manca? Ah, i santini, con più di duecento consiglieri candidati, non c’è stato parente, amico, amico dell’amico che non sia stato raggiunto dall’avvisaglia della chiamata alle urne.
Credevate che fosse tutto finito? No, no, ci sono due giovani che lottano per un posto. Su, di questi tempi, dare un lavoro a un giovane è comunque una soddisfazione.
La mia domanda è: cittadini di Porto Sant’Elpidio, perché avete mollato la presa? C’avevo creduto, c’era così tanta partecipazione. Lo so, è arrivato il caldo, abbiamo sofferto uno strano prolungamento dell’inverno, e adesso è finita. Ed ecco, con ritorno di Don Matteo, della Fletcher scatta quell’idea d’estate, di spensieratezza, allentiamo la presa, iniziamo a lamentarci solo per l’afa e non più per le fottute buche per strada.
Ma verrà un altro inverno, cadranno mille petali di rose, la neve coprirà tutte le cose… No, le buche no, quelle torneranno a farvi incazzare. Quindi, prima di completare la vostra metamorfosi da pantofolai brontoloni a tipi da spiaggia, fate un ultimo sforzo.
Perché se non vi occupate di lui, prima o poi, questo paese si occuperà di voi.

Sergio Marinelli

Il vento caldo dell’Anatolia

Pensando alla Turchia, alla sua gente, affiorano spesso immagini legate al rosso del tramonto sull’altopiano, o tra le ombre delle case a ridosso del Bosforo. Con quei personaggi stanchi raccontati da Pamuk, i pescatori che salutano l’alba della città. La sua Istanbul. Abitata da grigie figure, dove i palazzi storici ottomani cozzano con il degrado urbano di una società cambiata troppo in fretta. Di una verginità perduta, raccontata da Süreya nelle sue poesie, dove descrive la nudità della provincia durante il periodo postbellico. Dei pastori che riposavano, sonnolenti, dietro le rocce ai margini dell’altopiano anatolico.

Non dorme più Istanbul. Scossa da due settimane di proteste, partite lunedì 27 maggio con l’occupazione del Gezi Park da parte di centinaia di giovani contro la distruzione dell’ultimo polmone verde urbano. L’abbattimento di seicento alberi per fare posto ad un centro commerciale. La rivolta si è allargata con il passare delle ore. Prima migliaia di giovani si sono riversati nel parco, poi la protesta si è estesa ai lavoratori, ai professionisti e intellettuali; tutti scesi in difesa di Piazza Taksim, simbolo delle manifestazioni della sinistra laica turca.

Il governo del partito islamico Akp, rappresentato dalla figura di Recep Tayyip Erdogan, si è dimostrato implacabile. “La distruzione nel parco non si fermerà – ha intimato lo stesso premier – qualunque cosa facciate”. Al posto della piazza, il progetto prevede, oltre al centro commerciale, la ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. La città infatti attraversa da anni una estesa fase di cementificazione che ha trasformato profondamente il tessuto urbano. Al vaglio anche piani faraonici, come l’aeroporto ‘più grande del mondo’ e il nuovo ‘canale di Panama’ che dividerà in due parti lo stretto del Bosforo.

La rivolta si è estesa a macchia d’olio, contro il pugno di ferro del governo in carica, contro la corruzione e la difesa della libertà di espressione. Seppur comprendente molte province, i centri nevralgici rimangono la vecchia Costantinopoli e la capitale, Ankara. I dati degli scontri sono disarmanti. Più di 4,200 i feriti, sparsi per dodici province; 43 dei quali in gravi condizioni e 10 (la maggior parte giovanissimi) accecati in modo permanente dai lacrimogeni. I morti ammontano a quattro. Tre di questi poco più che ventenni, l’altro è un agente delle forze dell’ordine (morto negli scontri di questa notte). I rappresentanti dei dimostranti, che nella giornata di ieri sono stati ricevuti dal vicepremier Bulent Arinc, chiedono che vengano rimossi i capi della polizia delle due metropoli, ritenuti responsabili delle brutalità delle forze antisommossa.

In queste ore la tensione è ancora alta. Un vento caldo soffia sull’altopiano anatolico, fin sulle sponde del Corno d’Oro. Un vento caldo fatto di sogni spezzati e vite infrante, di rabbia e di passione, uno scontro generazionale in difesa del proprio modello di futuro.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Appello dalla Turchia

Pelin, una mia amica turca mi ha inviato questa mail, in cui chiede a tutti gli amici conosciuti in Erasmus di manifestare la propria vicinanza alla loro rivolta. Tutto è cominciato ad Istanbul, con la protesta per la costruzione di un centro commerciale al posto di un parco al centro della città. Dopo le prime proteste e l’occupazione del parco, la polizia ha violentemente represso la pacifica occupazione, bruciando tende, sparando gas lacrimogeno e picchiando duro. In un attimo la protesta è esplosa in tutte le maggiori città del paese, diventando a tutti gli effetti una “primavera turca” contro lo strapotere di Erdogan, accettato ed appoggiato anche dal silenzio della stampa.

Pubblico qui il testo integrale della mail, con lo scopo di sensibilizzare il maggior numero di persone riguardo questo tema. Spargete la voce, informatevi, parlatene, condividete.

Riccardo Marchionni

Dear Foreign Friends,

First of all, I sincerely apologize for my excessive posting in the last few days. I hope I won’t be jamming your inbox today.

We, people living in Turkey, need your help and expect your support.

What is now going on in Turkey started out small, but has taken on a life of its own. Last Monday, a handful of peaceful protesters occupied Gezi Park on Taksim Square, one of the few green spaces in downtown Istanbul, in protest against plans for its redevelopment into a mall. They were having a sit-in, reading books, planting trees to replace those already ripped out by municipal workers. These protests were triggered due to riot police attacks to peaceful protestors at 5 AM while they were sleeping and the police beating up people cruelly, burning down their tents, firing extreme amounts of tear gas while intentionally firing tear gas shells by aiming at people’s heads from a short distance. Elsewhere in the city, the prime minister, Recep Tayyip Erdogan, was announcing plans to push ahead with a third Bosphorus bridge despite the critical response to the project by environmentalists.

This has become a matter about more than just saving trees. This is an “I can do whatever I damn well want”, fascist mentality that not only suppresses but attacks its own people. As a consequence of these violent acts, the number of people injured and taken under custody has reached to hundreds.

I, as a friend whom you all know in person, have been tear gassed eight times only on Friday and suffer from rib fracture. I kindly ask you to show your support for these protests in which we exhibit our discontent for the violent suppression of legitimate demands. Those who have already shown interest and contacted me regarding me and my family, thank you!

Press in Turkey is not working. Please share the news –at the least the ones I’ve been sharing-, sign the petitions and spread the word. As friends far away, we need your help!

– For better information, news from across the world on the protests against brutal police violence in Turkey:
http://occupyturkey2013.tumblr.com/

– To help our cause by signing a community petition:
http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Greetings from Istanbul,

Pelin

Ed ecco la lettera tradotta in italiano.

Cari amici stranieri,

prima di tutto, mi scuso per i miei numerosissimi post di questi ultimi giorni. Spero di non intasare le vostre mail.

Noi che vivamo in Turchia, abbiamo bisogno del vostro aiuto e speriamo nel vostro supporto.

Quello che sta succedendo in Turchia è iniziato dal nulla, ma sta crescendo a vista d’occhio. Lunedì scorso, una manciata di protestanti pacifici hanno occupato il parco Gezi a piazza Taksim, uno dei pochi spazi verdi in centro ad Instanbul, per protestare contro la conversione della piazza in un centro commerciale. C’era in corso un sit-in, leggevano libri, piantavano nuove piante per rimpiazzare quelle già sradicate dagli operatori municipali. La protesta è stata innescata dagli attacchi della polizia contro dei protestanti pacifici alle 5 della mattina mentre stavano dormendo, la polizia ha picchiato la gente crudelmente, bruciato le tende, sparato gas lacrimogeni volontariamente mirando alla testa da breve distanza. Da un’altra parte della città, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, stava annunciando il piano per costruire il terzo ponte sul Bosforo nonostante le critiche da parte degli ambientalisti.

Adesso non si tratta più di salvare degli alberi. Adesso si tratta di “posso fare il cazzo che voglio”, mentalità fascista che non solo reprime ma attacca il suo stesso popolo. Come conseguenza di questi atti violenti, il numero di persone ferite e prese in custodia ha raggiunto il centinaio.

Io sono stata colpita dai gas lacrimogeni otto volte e mi hanno rotto una costola. Vi chiedo gentilmente di dimostrare il vostro supporto per queste proteste, con le quali esprimiamo il nostro disappunto per le violente repressioni a delle legittime richieste.

Grazie a tutti coloro che hanno mostrato interesse e che mi hanno contattato!

La stampa in Turchia non sta facendo il suo lavoro. Per favore condividete la notizie, anche solo quelle che vi do io, firmate le petizioni e spargete la voce. Come amici lontani, abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Pe maggiori informazioni e notizie riguardo le proteste contro le violenze della polizia in Turchia:

http://occupyturkey2013.tumblr.com/

Per aiutarci firmando la nostra petizione:

http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Saluti da Istanbul,

Pelin

 

Il miracolo italiano

Si possono dire i nomi dei componenti della giunta prima del secondo turno? Sì, non è vietato. A cosa potrebbe servire? A dare un qualche elemento in più ai cittadini che hanno votato uno dei candidati che non sono andati al ballottaggio. O a convincere qualche astenuto, invogliato dalla bontà di una delle future giunte.

Convincere gli astenuti, e quelli che hanno votato i candidati che non sono al ballottaggio, serve a chi sta “sotto” per rimontare lo svantaggio di preferenze che si è manifestato al primo turno. Ecco perché Andrea Putzu ha colto al balzo la palla lanciata da Cerquozzi. Putzu ha tutto da guadagnare nel mostrarsi “trasparente” nella scelta del suo team di governo, dicendo: ”questa è la mia squadra. Se vi piace, votatemi”. La sua figura rimane comunque poco credibile: fuoriuscito dal Pdl per reinventarsi civico, ex “aiutante” di Maurizio Gasparri, ricopre il ruolo di consigliere provinciale e di consigliere comunale, come consigliere comunale è stato un fantasma più che un oppositore. Un passato da “vecchio politicante” più che da nuovo politico capace di cambiare i vecchi schemi.

Se c’è stato il ballottaggio soltanto per un pelo, vorrà dire pur qualcosa: la città ha detto no. No! Non si fida di chi si è proposto come cambiamento, nè di Putzu, nè di Cerquozzi, nè di Farina, nè di Belletti. Chi continua, nonostante tutto, ad ispirare fiducia agli elpidiensi è il buon caro vecchio Pd.

Franchellucci infatti ha bisogno di pochissimi voti in più rispetto a quelli che ha preso al primo turno, quindi per non rischiare di rimetterci, tace. Rischierebbe di perdere voti perché la giunta che proporrà sarà “in continuità con la vecchia amministrazione”, come ha ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Significa che per esempio l’assessore al turismo probabilmente sarà Milena Sebastiani, quello alla cultura Annalinda Pasquali, ai servizi sociali Rosanna Vittori, vice-sindaco Elio Natali. Questi sarebbero i nomi “sicuri” che in qualche modo siamo riusciti a sapere tramite vari informatori, poi ci sarebbe la diatriba dell’assessorato ai lavori pubblici/urbanistica, che dovrebbe andare o a Vallesi Carlo(Vallesi Renato in qualche modo spingerà la carriera del “ragazzo”), o a Daniele Stacchietti, fortemente voluto da Nazareno. Addirittura a Natali potrebbe andare la delega all’urbanistica, visto che Patti chiari è la seconda lista della coalizione di centro-sinistra, e sta battendo forte i pugni per occupare più poltrone possibile. Il nuovo equilibrio all’interno della coalizione mette in discussione anche il ruolo della Leoni, alla quale potrebbe andare il bilancio. E anche la tanto famigerata carica di presidente del consiglio comunale, non è detto che vada a Vitaliano Romitelli, in quanto sembra che sia non troppo ben voluto dai vertici Pd e che questa carica sia stata chiesta proprio da Patti chiari.

Naturalmente saremo molto lieti di essere smentiti tra una settimana, se vincerà Franchellucci, quando verrà svelata la sua giunta.

Nel frattempo ci godiamo gli ultimi giorni di campagna elettorale, momento fantastico in cui anche chi non ha mai letto nemmeno la guida tv può permettersi di ergersi ad opinionista politico: il miracolo italiano!

Riccardo Marchionni

LA ʻCCIGOMMA DELLA DISCORDIA

Agli elettori di Porto SantʼElpidio, con il deliberato intento di confondere le idee.
Tre bambini entrarono in un negozio di caramelle, masticando un chewing-gum. Il proprietario domandò come poteva essere loro utile. – Questo chewing-gum ha perso sapore – esordì il primo – ne voglio uno nuovo, della stessa marca. – Questo chewing-gum ha perso sapore – fece eco il secondo – ne voglio uno nuovo, ma di unʼaltra marca. Il terzo tacque.
Il bottegaio portò i chewing-gum, che scatenarono immediatamente una disputa tra i primi due ragazzini, in quanto ognuno considerava il prodotto che iniziò a masticare migliore dellʼaltro. Le motivazioni addotte vertevano principalmente sulla composizione chimica, la quale influiva in maniera diretta sulla capacità di conservare il gusto e fare palloncini più grandi.
Era evidente, secondo il primo, come gli ingredienti utilizzati dalla marca X fossero molto più affidabili, alla luce della sua lunga tradizione dolciaria. Il secondo bambino non concordava, additando quegli stessi ingredienti come i principali artefici delle carie ai denti e del dolore provocato dal dentista per curarle; gli ingredienti utilizzati dalla marca Y, quelli avrebbero fatto bene ai denti, risanando miracolosamente anche una bocca che risentiva degli effetti negativi del primo chewing-gum!
Il terzo bambino tacque.
La diverse opinioni si trasformarono rapidamente in insulti, gli insulti in botte, le botte in denti da latte che volarono da una parte allʼaltra del negozio di caramelle (con buona pace delle lobby delle gomme americane). Dal momento che la situazione non sembrava in procinto di migliorare, il terzo bambino, rimasto zitto fino a quel momento, venne interpellato in qualità di giudice, giacché la sua opinione poteva spostare gli equilibri della tenzone. – Perchè non ti sei espresso prima? – chiese il primo bambino, senza un molare e due incisivi laterali. – Eh, pefchè? Credi di effere fuperiore? – ribadì il secondo, a cui la mancanza di un incisivo centrale, un secondo premolare e un canino, aveva anche cambiato il modo di pronunciare le parole.
Il terzo lanciò una fugace occhiata ai due, prese fiato e attaccò: – In primis considero che qualunque chewing-gum faccia male ai denti, specialmente quando ci si accanisce al punto da farseli volare a vicenda; non mi piacciono le gomme perché sono un poʼ come le opinioni: una volta gettate, si appiccicano ed è difficile rimuoverle, anche se si trovano solo in superficie. Meglio pensarci due volte prima di sputarle. Secondariamente, tacevo perché non sono in grado di capire la composizione chimica di una gomma americana e, tranne xilitolo e fluoro, che sono continuamente promossi dalla pubblicità, non ho la più pallida idea di come sia fatto un chewing-gum. Anzi, potreste spiegarmelo, per cortesia?
Un silenzio imbarazzato pervase la bottega delle caramelle: i due bambini si resero conto di conoscere cosa cʼera dietro quelle gomme solo dagli slogan e dai due ingredienti citati dal terzo fanciullo: una marca esaltava la presenza di fluoro, lʼaltra introduceva xilitolo. Ma comʼera fatto veramente un chewing-gum?
– Il vostro amico ha ragione – prese la parola il proprietario della bottega, tra lo stupore generale – vi siete accapigliati e malmenati a causa di qualcosa che, praticamente, neanche conoscete: più che al prodotto in sé, eravate interessati a difendere le vostre posizioni. Vedete, il primo di voi ha decretato in partenza che qualsiasi altro prodotto diverso da quello esistente è destinato a fallire, non chiedendomi nemmeno se avevo altri gusti, magari di suo gradimento; il secondo, invece, cercava la novità a tutti i costi, demonizzando il chewing-gum che aveva masticato fino a quel momento e chiedendomi unʼalternativa qualsiasi. Se al primo avessi portato il suo vecchio chewing-gum e quello più buono del mondo, avrebbe continuato a scegliere il suo; se al secondo avessi portato la vecchia gomma e una al rabarbaro, avrebbe scelto questʼultima. Quindi fermatevi un attimo e ragionate, – proseguì, rivolto verso quelle piccole bocche sdentate e spalancate – perché non vi siete neanche accorti che vi ho dato lo stesso chewing-gum.

Lmc