Pennette o porchetta? Le parole non si mangiano mica.

Siamo arrivati al capolinea di queste amministrative, c’è già chi festeggia e chi morde il freno sognando un riscatto. Nella giornata di ieri si sono svolte le rispettive feste conclusive dei due candidati sindaco. Il ballottaggio più noioso che l’umanità possa ricordare, combattuto a colpi di facebook perché la popolazione è troppo anziana soltanto per l’uso di twitter, senza poi andare oltre.

La strategia del “portone” della compagine di centro-sinistra, ritornare casa dopo casa per riportare la gente al voto e perché no a convincere quella parte di elettorato che non si riconosce nella figura di Putzu sindaco. La strategia del “vorrei che fossimo tutti insieme appassionatamente ma alcuni fanno gli stronzi” ha portato il candidato dei civici di destra (così ci inventiamo anche nuove etichette) a giocare il suo ballottaggio. Il si al papello pentastellato, un infrangersi di boccale con Belletti, un abbraccio con il Pdl locale che sembra aver capito cosa fare. Una risposta coerente con la propria campagna elettorale, nessuna poltrona e la frase ripetuta come un mantra in questi giorni. “Loro sono sempre gli stessi, è tempo di cambiamento”. Con tanto di magliette per chiarire che fanno sul serio. Una volta ci si sfidava a duello ma va bè si sa che è da coglioni crepare per un affronto alle proprie idee.

Arrivati sul posto, più che a due feste conclusive di campagna elettorale, sembrava il set di un film di Sergio Leone. Rojo contro Baxter. Con tanto di striscia di Gaza a separare i due schieramenti, armati di porchetta, pennette e vino novello, preferibilmente in boccioni di plastica come vuole la tradizione. Tra le file dei democratici si respirava un clima di certezza, non una gioia mascherata, no no proprio gioia. Ne era un esempio la futura assessora Annalinda Pasquali, volteggiando raggiante tra i convenuti o Milena Sebastiani, dispensatrice di sorrisi e strette di mano. C’erano tutti alla gran festa, dall’onorevole Paolo Petrini, all’ex sindaco Mario Andrenacci; quest’ultimo in sella alla bicicletta si mescolava con i 5 Stelle, tutti rigorosamente su Grazielle. Sui pronostici sono stati tutti molto cauti in casa del Pd, tranne Petrini che con la sicurezza di chi la sa lunga ha sentenziato: “1000 voti di vantaggio”. Ma Nazareno Franchellucci è stato più diretto. “Non basta mettersi una maglia con scritto cambiamento per far si che questo avvenga. Oggi ci vuole anche una vena di follia per guidare un’amministrazione, con i tanti problemi che ci sono e le restrizioni a cui siamo sottoposti. Dobbiamo chiedere scusa quando sbagliamo ed essere in grado di dire no quando è necessario. Abbiamo fatto un grande lavoro e siamo convinti di poter portare a casa la vittoria”.

Passato il fronte, dove vi sono stati anche feriti involontari (speranzosi che il signor Martellini si rimetta in sesto dopo la brutta caduta), l’immagine dell’avversario, schierato con le sue truppe su due grandi file di tavoli, stringeva il cuore. O forse era lo stomaco, trasportato dal profumo delle pennette arrabbiate. Andrea Putzu, gioviale ed entusiasta per il risultato del “primo ballottaggio dopo quindici anni”, intratteneva i suoi invitati, anfitrione inossidabile. L’aria anche da questa parte del mondo era in festa, anche se i numeri non sono dalla loro parte, la speranza di riunire tutti contro il nemico è forte. “Dicono che siamo divisi, in realtà siamo persone che stanno sempre in mezzo alla strada. Lo dico chiaramente a questi politici da quattro soldi che parlano di volti nuovi, la realtà parla chiaro, sono sempre gli stessi”. Poi i ringraziamenti agli “alleati” o ai “possibili alleati”. Poi le stoccate finali. “Diciamo a queste persone che oggi pomeriggio c’è stata una rapina a mano armata, di fronte le poste, per cinquanta euro. Questo significa che a Porto Sant’Elpidio non c’è sicurezza e quest’ultima va di pari passo con una crisi economica dilagante. Noi siamo persone vive, non siamo telecomandati. Non dobbiamo piegarci a scelte di partito. Vinceremo noi e il cambiamento, perché la protesta si fa con il voto tra chi ha fatto scelte schifose o una nuova classe dirigente”.

Se fossimo stati in un set di Leone, si sarebbe consumata la sfida sul campo. Con tanto di scena clou, lo scontro finale dove Ramón spara ripetutamente a Joe, mentre quest’ultimo si rialza dopo ogni colpo subito. Nell’incredulità dei suoi uomini, Ramón sfiancato capisce l’inganno, mentre il suo avversario lascia cadere la protezione di ferro sotto il poncho. Poi la certezza della sconfitta negli occhi, prima di essere freddato insieme ai suoi. “Al cuore Ramón, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore”. Soltanto un film. Eppure domenica e lunedì, sarete voi quelli chiamati a dare un volto agli attori di quest’epica conclusione.

Marco Vesperini

[Post.X] SI RIVOTA?!

Ebbene sì, Domenica (e Lunedì fino alle 15) si rivota. Dai per il sindaco. Lo dico a tutti quelli che hanno depositato la loro croce sulle schede elettorali e poi se ne son fottuti dei risultati. Che cazzo, cos’è che vi manca? Ah, i santini, con più di duecento consiglieri candidati, non c’è stato parente, amico, amico dell’amico che non sia stato raggiunto dall’avvisaglia della chiamata alle urne.
Credevate che fosse tutto finito? No, no, ci sono due giovani che lottano per un posto. Su, di questi tempi, dare un lavoro a un giovane è comunque una soddisfazione.
La mia domanda è: cittadini di Porto Sant’Elpidio, perché avete mollato la presa? C’avevo creduto, c’era così tanta partecipazione. Lo so, è arrivato il caldo, abbiamo sofferto uno strano prolungamento dell’inverno, e adesso è finita. Ed ecco, con ritorno di Don Matteo, della Fletcher scatta quell’idea d’estate, di spensieratezza, allentiamo la presa, iniziamo a lamentarci solo per l’afa e non più per le fottute buche per strada.
Ma verrà un altro inverno, cadranno mille petali di rose, la neve coprirà tutte le cose… No, le buche no, quelle torneranno a farvi incazzare. Quindi, prima di completare la vostra metamorfosi da pantofolai brontoloni a tipi da spiaggia, fate un ultimo sforzo.
Perché se non vi occupate di lui, prima o poi, questo paese si occuperà di voi.

Sergio Marinelli

Il vento caldo dell’Anatolia

Pensando alla Turchia, alla sua gente, affiorano spesso immagini legate al rosso del tramonto sull’altopiano, o tra le ombre delle case a ridosso del Bosforo. Con quei personaggi stanchi raccontati da Pamuk, i pescatori che salutano l’alba della città. La sua Istanbul. Abitata da grigie figure, dove i palazzi storici ottomani cozzano con il degrado urbano di una società cambiata troppo in fretta. Di una verginità perduta, raccontata da Süreya nelle sue poesie, dove descrive la nudità della provincia durante il periodo postbellico. Dei pastori che riposavano, sonnolenti, dietro le rocce ai margini dell’altopiano anatolico.

Non dorme più Istanbul. Scossa da due settimane di proteste, partite lunedì 27 maggio con l’occupazione del Gezi Park da parte di centinaia di giovani contro la distruzione dell’ultimo polmone verde urbano. L’abbattimento di seicento alberi per fare posto ad un centro commerciale. La rivolta si è allargata con il passare delle ore. Prima migliaia di giovani si sono riversati nel parco, poi la protesta si è estesa ai lavoratori, ai professionisti e intellettuali; tutti scesi in difesa di Piazza Taksim, simbolo delle manifestazioni della sinistra laica turca.

Il governo del partito islamico Akp, rappresentato dalla figura di Recep Tayyip Erdogan, si è dimostrato implacabile. “La distruzione nel parco non si fermerà – ha intimato lo stesso premier – qualunque cosa facciate”. Al posto della piazza, il progetto prevede, oltre al centro commerciale, la ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. La città infatti attraversa da anni una estesa fase di cementificazione che ha trasformato profondamente il tessuto urbano. Al vaglio anche piani faraonici, come l’aeroporto ‘più grande del mondo’ e il nuovo ‘canale di Panama’ che dividerà in due parti lo stretto del Bosforo.

La rivolta si è estesa a macchia d’olio, contro il pugno di ferro del governo in carica, contro la corruzione e la difesa della libertà di espressione. Seppur comprendente molte province, i centri nevralgici rimangono la vecchia Costantinopoli e la capitale, Ankara. I dati degli scontri sono disarmanti. Più di 4,200 i feriti, sparsi per dodici province; 43 dei quali in gravi condizioni e 10 (la maggior parte giovanissimi) accecati in modo permanente dai lacrimogeni. I morti ammontano a quattro. Tre di questi poco più che ventenni, l’altro è un agente delle forze dell’ordine (morto negli scontri di questa notte). I rappresentanti dei dimostranti, che nella giornata di ieri sono stati ricevuti dal vicepremier Bulent Arinc, chiedono che vengano rimossi i capi della polizia delle due metropoli, ritenuti responsabili delle brutalità delle forze antisommossa.

In queste ore la tensione è ancora alta. Un vento caldo soffia sull’altopiano anatolico, fin sulle sponde del Corno d’Oro. Un vento caldo fatto di sogni spezzati e vite infrante, di rabbia e di passione, uno scontro generazionale in difesa del proprio modello di futuro.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Appello dalla Turchia

Pelin, una mia amica turca mi ha inviato questa mail, in cui chiede a tutti gli amici conosciuti in Erasmus di manifestare la propria vicinanza alla loro rivolta. Tutto è cominciato ad Istanbul, con la protesta per la costruzione di un centro commerciale al posto di un parco al centro della città. Dopo le prime proteste e l’occupazione del parco, la polizia ha violentemente represso la pacifica occupazione, bruciando tende, sparando gas lacrimogeno e picchiando duro. In un attimo la protesta è esplosa in tutte le maggiori città del paese, diventando a tutti gli effetti una “primavera turca” contro lo strapotere di Erdogan, accettato ed appoggiato anche dal silenzio della stampa.

Pubblico qui il testo integrale della mail, con lo scopo di sensibilizzare il maggior numero di persone riguardo questo tema. Spargete la voce, informatevi, parlatene, condividete.

Riccardo Marchionni

Dear Foreign Friends,

First of all, I sincerely apologize for my excessive posting in the last few days. I hope I won’t be jamming your inbox today.

We, people living in Turkey, need your help and expect your support.

What is now going on in Turkey started out small, but has taken on a life of its own. Last Monday, a handful of peaceful protesters occupied Gezi Park on Taksim Square, one of the few green spaces in downtown Istanbul, in protest against plans for its redevelopment into a mall. They were having a sit-in, reading books, planting trees to replace those already ripped out by municipal workers. These protests were triggered due to riot police attacks to peaceful protestors at 5 AM while they were sleeping and the police beating up people cruelly, burning down their tents, firing extreme amounts of tear gas while intentionally firing tear gas shells by aiming at people’s heads from a short distance. Elsewhere in the city, the prime minister, Recep Tayyip Erdogan, was announcing plans to push ahead with a third Bosphorus bridge despite the critical response to the project by environmentalists.

This has become a matter about more than just saving trees. This is an “I can do whatever I damn well want”, fascist mentality that not only suppresses but attacks its own people. As a consequence of these violent acts, the number of people injured and taken under custody has reached to hundreds.

I, as a friend whom you all know in person, have been tear gassed eight times only on Friday and suffer from rib fracture. I kindly ask you to show your support for these protests in which we exhibit our discontent for the violent suppression of legitimate demands. Those who have already shown interest and contacted me regarding me and my family, thank you!

Press in Turkey is not working. Please share the news –at the least the ones I’ve been sharing-, sign the petitions and spread the word. As friends far away, we need your help!

– For better information, news from across the world on the protests against brutal police violence in Turkey:
http://occupyturkey2013.tumblr.com/

– To help our cause by signing a community petition:
http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Greetings from Istanbul,

Pelin

Ed ecco la lettera tradotta in italiano.

Cari amici stranieri,

prima di tutto, mi scuso per i miei numerosissimi post di questi ultimi giorni. Spero di non intasare le vostre mail.

Noi che vivamo in Turchia, abbiamo bisogno del vostro aiuto e speriamo nel vostro supporto.

Quello che sta succedendo in Turchia è iniziato dal nulla, ma sta crescendo a vista d’occhio. Lunedì scorso, una manciata di protestanti pacifici hanno occupato il parco Gezi a piazza Taksim, uno dei pochi spazi verdi in centro ad Instanbul, per protestare contro la conversione della piazza in un centro commerciale. C’era in corso un sit-in, leggevano libri, piantavano nuove piante per rimpiazzare quelle già sradicate dagli operatori municipali. La protesta è stata innescata dagli attacchi della polizia contro dei protestanti pacifici alle 5 della mattina mentre stavano dormendo, la polizia ha picchiato la gente crudelmente, bruciato le tende, sparato gas lacrimogeni volontariamente mirando alla testa da breve distanza. Da un’altra parte della città, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, stava annunciando il piano per costruire il terzo ponte sul Bosforo nonostante le critiche da parte degli ambientalisti.

Adesso non si tratta più di salvare degli alberi. Adesso si tratta di “posso fare il cazzo che voglio”, mentalità fascista che non solo reprime ma attacca il suo stesso popolo. Come conseguenza di questi atti violenti, il numero di persone ferite e prese in custodia ha raggiunto il centinaio.

Io sono stata colpita dai gas lacrimogeni otto volte e mi hanno rotto una costola. Vi chiedo gentilmente di dimostrare il vostro supporto per queste proteste, con le quali esprimiamo il nostro disappunto per le violente repressioni a delle legittime richieste.

Grazie a tutti coloro che hanno mostrato interesse e che mi hanno contattato!

La stampa in Turchia non sta facendo il suo lavoro. Per favore condividete la notizie, anche solo quelle che vi do io, firmate le petizioni e spargete la voce. Come amici lontani, abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Pe maggiori informazioni e notizie riguardo le proteste contro le violenze della polizia in Turchia:

http://occupyturkey2013.tumblr.com/

Per aiutarci firmando la nostra petizione:

http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Saluti da Istanbul,

Pelin

 

Il miracolo italiano

Si possono dire i nomi dei componenti della giunta prima del secondo turno? Sì, non è vietato. A cosa potrebbe servire? A dare un qualche elemento in più ai cittadini che hanno votato uno dei candidati che non sono andati al ballottaggio. O a convincere qualche astenuto, invogliato dalla bontà di una delle future giunte.

Convincere gli astenuti, e quelli che hanno votato i candidati che non sono al ballottaggio, serve a chi sta “sotto” per rimontare lo svantaggio di preferenze che si è manifestato al primo turno. Ecco perché Andrea Putzu ha colto al balzo la palla lanciata da Cerquozzi. Putzu ha tutto da guadagnare nel mostrarsi “trasparente” nella scelta del suo team di governo, dicendo: ”questa è la mia squadra. Se vi piace, votatemi”. La sua figura rimane comunque poco credibile: fuoriuscito dal Pdl per reinventarsi civico, ex “aiutante” di Maurizio Gasparri, ricopre il ruolo di consigliere provinciale e di consigliere comunale, come consigliere comunale è stato un fantasma più che un oppositore. Un passato da “vecchio politicante” più che da nuovo politico capace di cambiare i vecchi schemi.

Se c’è stato il ballottaggio soltanto per un pelo, vorrà dire pur qualcosa: la città ha detto no. No! Non si fida di chi si è proposto come cambiamento, nè di Putzu, nè di Cerquozzi, nè di Farina, nè di Belletti. Chi continua, nonostante tutto, ad ispirare fiducia agli elpidiensi è il buon caro vecchio Pd.

Franchellucci infatti ha bisogno di pochissimi voti in più rispetto a quelli che ha preso al primo turno, quindi per non rischiare di rimetterci, tace. Rischierebbe di perdere voti perché la giunta che proporrà sarà “in continuità con la vecchia amministrazione”, come ha ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Significa che per esempio l’assessore al turismo probabilmente sarà Milena Sebastiani, quello alla cultura Annalinda Pasquali, ai servizi sociali Rosanna Vittori, vice-sindaco Elio Natali. Questi sarebbero i nomi “sicuri” che in qualche modo siamo riusciti a sapere tramite vari informatori, poi ci sarebbe la diatriba dell’assessorato ai lavori pubblici/urbanistica, che dovrebbe andare o a Vallesi Carlo(Vallesi Renato in qualche modo spingerà la carriera del “ragazzo”), o a Daniele Stacchietti, fortemente voluto da Nazareno. Addirittura a Natali potrebbe andare la delega all’urbanistica, visto che Patti chiari è la seconda lista della coalizione di centro-sinistra, e sta battendo forte i pugni per occupare più poltrone possibile. Il nuovo equilibrio all’interno della coalizione mette in discussione anche il ruolo della Leoni, alla quale potrebbe andare il bilancio. E anche la tanto famigerata carica di presidente del consiglio comunale, non è detto che vada a Vitaliano Romitelli, in quanto sembra che sia non troppo ben voluto dai vertici Pd e che questa carica sia stata chiesta proprio da Patti chiari.

Naturalmente saremo molto lieti di essere smentiti tra una settimana, se vincerà Franchellucci, quando verrà svelata la sua giunta.

Nel frattempo ci godiamo gli ultimi giorni di campagna elettorale, momento fantastico in cui anche chi non ha mai letto nemmeno la guida tv può permettersi di ergersi ad opinionista politico: il miracolo italiano!

Riccardo Marchionni

LA ʻCCIGOMMA DELLA DISCORDIA

Agli elettori di Porto SantʼElpidio, con il deliberato intento di confondere le idee.
Tre bambini entrarono in un negozio di caramelle, masticando un chewing-gum. Il proprietario domandò come poteva essere loro utile. – Questo chewing-gum ha perso sapore – esordì il primo – ne voglio uno nuovo, della stessa marca. – Questo chewing-gum ha perso sapore – fece eco il secondo – ne voglio uno nuovo, ma di unʼaltra marca. Il terzo tacque.
Il bottegaio portò i chewing-gum, che scatenarono immediatamente una disputa tra i primi due ragazzini, in quanto ognuno considerava il prodotto che iniziò a masticare migliore dellʼaltro. Le motivazioni addotte vertevano principalmente sulla composizione chimica, la quale influiva in maniera diretta sulla capacità di conservare il gusto e fare palloncini più grandi.
Era evidente, secondo il primo, come gli ingredienti utilizzati dalla marca X fossero molto più affidabili, alla luce della sua lunga tradizione dolciaria. Il secondo bambino non concordava, additando quegli stessi ingredienti come i principali artefici delle carie ai denti e del dolore provocato dal dentista per curarle; gli ingredienti utilizzati dalla marca Y, quelli avrebbero fatto bene ai denti, risanando miracolosamente anche una bocca che risentiva degli effetti negativi del primo chewing-gum!
Il terzo bambino tacque.
La diverse opinioni si trasformarono rapidamente in insulti, gli insulti in botte, le botte in denti da latte che volarono da una parte allʼaltra del negozio di caramelle (con buona pace delle lobby delle gomme americane). Dal momento che la situazione non sembrava in procinto di migliorare, il terzo bambino, rimasto zitto fino a quel momento, venne interpellato in qualità di giudice, giacché la sua opinione poteva spostare gli equilibri della tenzone. – Perchè non ti sei espresso prima? – chiese il primo bambino, senza un molare e due incisivi laterali. – Eh, pefchè? Credi di effere fuperiore? – ribadì il secondo, a cui la mancanza di un incisivo centrale, un secondo premolare e un canino, aveva anche cambiato il modo di pronunciare le parole.
Il terzo lanciò una fugace occhiata ai due, prese fiato e attaccò: – In primis considero che qualunque chewing-gum faccia male ai denti, specialmente quando ci si accanisce al punto da farseli volare a vicenda; non mi piacciono le gomme perché sono un poʼ come le opinioni: una volta gettate, si appiccicano ed è difficile rimuoverle, anche se si trovano solo in superficie. Meglio pensarci due volte prima di sputarle. Secondariamente, tacevo perché non sono in grado di capire la composizione chimica di una gomma americana e, tranne xilitolo e fluoro, che sono continuamente promossi dalla pubblicità, non ho la più pallida idea di come sia fatto un chewing-gum. Anzi, potreste spiegarmelo, per cortesia?
Un silenzio imbarazzato pervase la bottega delle caramelle: i due bambini si resero conto di conoscere cosa cʼera dietro quelle gomme solo dagli slogan e dai due ingredienti citati dal terzo fanciullo: una marca esaltava la presenza di fluoro, lʼaltra introduceva xilitolo. Ma comʼera fatto veramente un chewing-gum?
– Il vostro amico ha ragione – prese la parola il proprietario della bottega, tra lo stupore generale – vi siete accapigliati e malmenati a causa di qualcosa che, praticamente, neanche conoscete: più che al prodotto in sé, eravate interessati a difendere le vostre posizioni. Vedete, il primo di voi ha decretato in partenza che qualsiasi altro prodotto diverso da quello esistente è destinato a fallire, non chiedendomi nemmeno se avevo altri gusti, magari di suo gradimento; il secondo, invece, cercava la novità a tutti i costi, demonizzando il chewing-gum che aveva masticato fino a quel momento e chiedendomi unʼalternativa qualsiasi. Se al primo avessi portato il suo vecchio chewing-gum e quello più buono del mondo, avrebbe continuato a scegliere il suo; se al secondo avessi portato la vecchia gomma e una al rabarbaro, avrebbe scelto questʼultima. Quindi fermatevi un attimo e ragionate, – proseguì, rivolto verso quelle piccole bocche sdentate e spalancate – perché non vi siete neanche accorti che vi ho dato lo stesso chewing-gum.

Lmc

[Post.X]KILL P.S.E.

Questa è la storia di un amore non corrisposto. Quello tra me e il mio paese. Sì, perché la verità è che io odio Porto Sant’Elpidio. Mentre lui m’ha sempre amato.
E voglio denunciare P.S.E per stalking.
Ogni volta che esco di casa me lo trovo lì il bastardo, fa finta di andare con tutti, ma è me che vuole. Mi rifugio dentro ad un bar, nella speranza di non ritrovarlo là fuori ad aspettarmi. Niente, impossibile seminarlo. E allora bevo, ribevo ancora per dimenticare, per cercare di farmi coraggio. E ormai ubriaco grido tutta la mia rabbia: “Fanculo, non ti voglio rivedere mai più”. Poi cado perché non mi reggo in piedi, ma non mi faccio male. E’ lui che mi protegge, gli spigoli dei marciapiedi s’arrotondano all’impatto con la mia testa.
Esco in macchina. Parto: via Trento, svolto in via Bolzano poi in via Merano e lui mi segue, ho i fari dei lampioni puntati ovunque. Allora scendo. Bar, bevo e bevo per farmi coraggio. Quando son fuori non trovo la macchina. E’ stato lui, me l’ha nascosta per paura che mi capiti un incidente, che mi ritirino la patente.

Ma niente, mai una multa, centinaia di sbronze ed ho ancora tutti i punti sulla patente. Lui mi vuol bene.
No, no, non è possibile, devo fare qualcosa per fermarlo. Ho paura. Devo uccidere questo maledetto paese, prima che lui uccida me.
Come posso riuscirci? Non ho i mezzi per farlo, e neanche la fantasia del killer.
Ma ho un’idea. Assolderò un professionista. Chi? Facile, sarà il vincitore del ballottaggio. Devo solo capire chi è il più veloce e silenzioso, chi dei due ha più sangue freddo.
Vediamo. Putzu vuole discontinuità, uhmm, questo creerebbe delle buone aspettative di vita a questo paese. Franchellucci vuol andar avanti così, bene, siamo al coma, finirebbe lui il lavoro. Uno a Zero per Franchellucci.

Putzu vuole occuparsi in particolar modo della Faleriense. Questa sarebbe un’amputazione, buona l’idea, ma voglio un lavoro pulito.
Però Franchellucci assolderebbe la solita gente per fare i lavori più sporchi, Putzu, ne sono convinto, farebbe tutto con le sue mani. Quindi, uno pari.
Franchellucci ha definito P.S.E. la città della “mobilità dolce”. Già, secondo me intendeva eutanasia. 2-1 per Nazareno.
Però l’esercito, cazzo, questa sì che è una figata. Paese stile “Full Metal Jacket” con le prostitute che promettono di fare amore lungo lungo. Ah, che bella immagine di devastazione che m’è venuta. Pareggio di Putzu.
Ok, mi manca un punto, l’ultimo e assegnerò il compito ad uno dei due…
Una cosa, la più importante: Devo riuscire ad entrare nelle loro teste. Se mi concentro ci riesco, lo so:

CANDIDATO SINDACO N.1

Lampeggia, uh come lampeggia, sono arrivati, hanno ricevuto il segnale, io sono pronto, sono qui grazie a loro. E’ una vita che mi seguono, da quando sono in fasce, adesso è arrivato il momento di ripagarli. Sanno che sto per conquistare questo paese, lo hanno sempre saputo, perché io sono una loro creatura. No, ma come, se ne vanno, AMICI! dove andate non lasciatemi qui solo, ho bisogno di voi. Però come vola, è uno dei dischi volanti più belli che abbia mai visto in vita mia.

CANDIDATO SINDACO N.2

Lampeggia, uh come lampeggia. Ah ah, lo sapevo che venivi. Mi sei mancato vecchio mio. Ehi, che macchina, sembra un’astronave, e tu proprio uno di un altro pianeta. Ma lo so che sei qui per me, in fondo io sono una tua creatura, e questa vittoria la dedicherò proprio a te caro. Con te al mio fianco farò la mia bella figura, e i voti mi fioccheranno addosso come neve fresca. Come? sei solo di passaggio, ah, vai ad Ancona per D’angelo. No, non farlo Maurizio, non lasciarmi qui da solo, ho ancora bisogno di te. Però che roba, è l’auto blu più cazzuta che io abbia mai visto.

No, non sono pensieri da killer questi. E adesso, che cazzo faccio? Porto Sant’Elpidio e là fuori che m’aspetta.
Ho capito, aspetterò che questo paese crepi di noia con le solite chiacchiere. Fino ad allora, mi difenderò da solo.
Buona vita

                                                                                                                         Sergio Marinelli

Mediazione interculturale, strumento di integrazione

La convivenza interculturale è un tema più che mai attuale, soprattutto in un paese come il nostro dove l’immigrazione crescerà sempre di più, con previsioni di 14 milioni di stranieri entro il 2065 su una popolazione complessiva di 61,3 milioni di abitanti. I mediatori interculturali sono una delle chiavi di volta per gestire l’integrazione, oggi sono una categoria ancora sottovalutata. Su di loro sono puntati i riflettori dell’incontro, organizzato dall’Ambito XX e l’Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere), che ha visto protagonisti il Prof. Eduardo Barberis, dell’Università di Urbino; il Prof. Giuseppe Buondonno, assessore alla cultura della Provincia di Fermo; il Dott. Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito sociale XX.

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Impreparati, disinformati e privi di un qualsiasi tipo di visione a posteriori. Se cercate un soggetto a cui attribuire queste qualità è presto fatto:  l’animale italicus. Vive la propria esistenza in un non-senso intellettuale e sopravvive al passato senza accorgersene. L’italiano è un animale in emergenza, perché il suo vocabolario, da un po’ di anni a questa parte, non contempla più la parola pianificazione. E uno dei temi dove la pianificazione, intesa come visione futura di un modello paese, è proprio l’integrazione.

Sotto questo punto di vista l’Europa si è mossa già da tempo. Guadagnandosi l’appellativo di “Roccaforte” per le politiche restrittive di immigrazione. Mentre i singoli stati hanno adottato leggi interne, diversificate tra loro, per le politiche di integrazione. Fondamentali sia per il controllo dei nuovi arrivati, sia per il mondo del lavoro, sia per l’offerta di un modello vita nel proprio territorio. Si vi siete già risposti, tra questi non vi è l’Italia, che non possiede, ad oggi, nessuna visione di integrazione né consapevolezza di come sfruttare a proprio vantaggio una risorsa, gli immigrati (spesso giovani), in un paese anziano. I dati parlano chiaro, secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2012, nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paese, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26, 4 gli sfollati interni. Nello stesso anno sono state presentante nell’UE 277mila domande di asilo, 37,35mila in Italia.

In un paese che sarà sempre più interculturale, i rapporti interpersonali con persone di culture e nazionalità diverse accresceranno maggiormente, noi siamo pronti? Quando si va a vedere che il welfare a livello nazionale viene tagliato e i comuni non avranno più le risorse per mantenere le figure, già oggi sottopagate e non effettivamente riconosciute, come i mediatori interculturali, si può capire la direzione intrapresa.

2013-06-01 10.48.57

A livello regionale qualcosa si è fatto. “Stiamo portando avanti il progetto M.I.R. (Mediazione Interculturale sociale e sanitaria nelle Marche) che abbraccia molti campi, tra cui l’assistenza sanitaria. Stiamo creando una mappatura completa dei mediatori della regione. Prendendo informazioni sia del lato dell’offerta, sia della domanda delle imprese”. Afferma Barberis, tale progetto è sotto la supervisione dell’Università di Urbino e viene finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. “Ad oggi non vi è questa mappatura, esistono solo elenchi a livello provinciale o comunale, nonostante una delibera regionale che definisce la figura del mediatore. Dal punto di vista della domanda, l’educazione della committenza è fondamentale perché pagare cinque euro all’ora operatori qualificati significa non avere bene in mente cosa si vuole”. L’idea è quella di avere un protocollo di intervento, in modo che i rapporto tra le imprese, pubbliche o private, venga regolato e non passi più soltanto per quello individuale. “Non si può continuare ad usare queste figure come tappabuchi per le emergenze, dobbiamo smettere di vedere l’integrazione come un problema sociale”.

Il professore continua sottolineando l’errore della società italiana di demonizzare il conflitto, cercando sempre di pacificare. Perché è proprio il conflitto in se, non quando sfocia in violenza, che permette la risoluzione delle problematiche che vengono così affrontate a livello nazionale in modo serio. “Noi abbiamo una sistema di negoziazione molecolare, in ambito locale. Questo se in un caso è una soluzione immediata, dall’altro crea paradossalmente un deterrente per cui una problematica non trova risalto in ambito nazionale e non trova risoluzione”.

Sollevata anche il grave problema in ambito scolastico dell’incapacità di riconoscere le competenze dei bambini stranieri. L’esempio è quello delle scuole elementari o medie, dove un bambino che parla abbastanza bene 2-3 lingue e male l’italiano, viene spostato in classi inferiori alla sua età, con consecutiva problematica per il suo futuro percorso di studi o abbandono in molti casi delle scuole superiori. La mancanza nel nostro sistema scolastico di valorizzare le conoscenze. Buondonno è schietto. “Dobbiamo riaprire il conflitto negli enti locali perché mancano i fondi e rischiamo che venga cancellata la mediazione interculturale – e lancia una provocazione – in questo paese frammentato, più che integrarci dovremmo disintegrare schemi e contraddizioni, iniziando a pensare come rifondare completamente la comunità italiana”. È un fiume in piena l’assessore provinciale. “Dobbiamo fermare la dispersione entropica delle professionalità. Non possiamo affidare la mediazione soltanto agli operatori, dobbiamo farlo anche nelle scuole cercando modelli di convivenza che rompano gli stereotipi già nei bambini”.

Questa delicata e strategica tematica è stata toccata marginalmente in questa campagna elettorale. Come può uno dei temi che definiranno questo paese, e questa città, non essere oggetto di un acceso dibattito?

                                                                                                                        Marco Vesperini

[Post.X] Vinti 30mila euro a Porto Sant’Elpidio ma nessuno ritira il premio

Si è svolto negli Stati Uniti il noto concorso fotografico canino “Abbandonati in casa” che come ogni anno, premia il cane domestico più lercio del mondo.

Il concorso, che si svolge annualmente nella ridente cittadina statunitense di Fancouver, ai confini col Canada, sceglie accuratamente l’amico a quattro zampe più inavvicinabile del globo.

Il premio in palio è stato aggiudicato ad un cane di Porto Sant’Elpidio che chiameremo ‘Pierre’ per questioni di privacy. Un turista aveva notato questo ammasso di zecche e rasta circa 3 anni fa ma solo quest’anno ha deciso di scattare delle foto ed iscriverlo.

I giudici di gara non hanno avuto dubbi su chi fosse il vincitore di questa edizione, ecco il verdetto: “Si nota una grande dedizione al raggiungimento di questo scopo e lavoro di squadra, il cane è stato fatto macerare con passione, si percepisce anche la cura con cui sia stata evitata ogni spazzolata ai peli donando al loro migliore amico dei dread degni di un punkabestia e la stilosissima riga di peli rasati intorno al collo dovuti allo strofinio del collare che, collegato ad un sistema di catene, ne ha delimitato lo spazio di libertà in modo strategico proprio sotto al balcone, consentendo alle briciole delle tovaglie di amalgamarsi meglio al sudicio manto. Fogliame, parassiti, sabbia e polvere poi, sapientemente glassate con la salsedine, gli hanno donato un look decisamente Walking Dead”.

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Il campione elpidiense ha battuto in finale il cane coreano Zampa, di cui la sua proprietaria Wei Chu Chei è ghiotta.
Zampa viene mangiato un po’ alla volta dalla sua famiglia in modo da avere sempre carne di cane fresca non potendo permettersi un congelatore, ma anche perché, come capita spesso con gli animali, poi ci si affeziona. Peccato che durante l’ultimo spezzatino di coda lo abbiano dovuto sciacquare a causa delle formiche rosse che gli avevano nidificato nell’orecchio, consegnando cosi’ la vittoria al nostro peloso concittadino.

Il premio, che consiste in 30000 euro di buoni toelettatura, deve essere ritirato entro l’estate, quindi se qualcuno conosce i proprietari è pregato di avvisarli che il concorso è finito in modo che possano tornare ad occuparsi del cane e che vadano al più presto a Fancouver a ritirare il premio.

                                                                                                                         Vittorio Lattanzi

Toto-assessori, Putzu mostra la sua mano.

Il candidato al ballottaggio Andrea Putzu svela i nomi che andranno a comporre la sua giunta in caso di vittoria. Quattro gli assessorati, due occupati da personalità esterne alle liste presentate. Al bilancio, semplificazione, comunicazione: Massimiliano Cotechini, funzionario della Cassa depositi e prestiti. Al turismo, sport, pesca, commercio, agricoltura, artigianato: Milo Capponi, ing. gestionale. Alla cultura e sociale: Monica Genovese di Fratelli d’Italia. All’urbanistica, ambiente, lavori pubblici: Giorgio Marcotulli della civica Credere per ripartire, geometra.

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“Gli assessori vanno scelti in base alle capacità e professionalità, non dalle segreterie di partito o da chi ha portato più voti – afferma lo sfidante di Franchellucci – per noi è fondamentale, oltre alla trasparenza, dare la responsabilità ai consiglieri che fino ad oggi alzavano solo la mano. Noi andremo a modificare lo Statuto comunale, creeremo delle commissioni di supporto agli assessorati anche con personalità competenti esterne all’amministrazione”. Fare squadra, tutti devono dare il loro contributo. Ringrazia Sergio Belletti che “a differenza di altri non ci ha chiesto garanzie e apparentamenti perché vuole mandare a casa quest’amministrazione”. Anche Roberto Cerquozzi riceve il suo grazie, per cercare, anche dopo il voto, trasparenza per la cittadinanza e l’auspicabilità di un voto consapevole e sul programma. Mentre riguardo alla titubanza del Pdl, dichiara: “Ho chiamato la dirigenza del Pdl per proporgli un accordo, dicendo, non chiedeteci poltrone, parliamo del programma. Con l’apparentamento avremmo potuto avere undici consiglieri di maggioranza e il Pdl ne avrebbe avuti due in più (n.d.r. in caso di vittoria del Csx, entrerebbe come consigliere soltanto Enzo Farina), ma volevano maggiori garanzie”. Putzu sa benissimo che l’elettorato di destra deve stare unito. “Se il Pdl non vuole poltrone ma ha a cuore Porto Sant’Elpidio, se vuole veramente mandare a casa quest’amministrazione, domani indicano una conferenza stampa e dichiarino: noi appoggiamo Andrea Putzu, anche senza apparentamento”.

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Poi una lista di priorità da seguire, in parte snocciolando punti già presenti nel programma elettorale. Una piazza “fulcro della città, molto diversa da chi propone una palazzina sul sedime del vecchio comune”. Putzu vuole costruire una struttura soltanto commerciale. Questo sempre dopo la vendita del lotto, ancora deserta, di via Mameli. “Un piano coordinato sul commercio e sul turismo. Porto Sant’Elpidio deve diventare un grande centro commerciale, che ridia vita alla città. E con la destagionalizzazione degli eventi, avremo un turismo che duri tutto l’anno”. Sportello Europa e intesa di servizi con Sant’Elpidio a Mare, “per iniziare poi dovremmo aprire anche agli altri comuni limitrofi”. Referendum nei quartiere sui temi importanti, consigli comunali aperti; valorizzazione della storia elpidiense nelle scuole; un piano integrato dei rifiuti; rivedere il piano delle antenne, sia per Cretarola che per la Corva.

Prostituzione, aumentare i controlli facendo passare il principio che chi affitta alle prostitute può incappare in favoreggiamento alla prostituzione ed essere penalmente perseguibile. Ma anche aumentare le ora di lavoro della polizia municipale, finanche all’uso di telecamere “dal costo di dodicimila euro, che posizionate sopra i veicoli fotografano le targhe e ti arriva direttamente a casa la multa per il divieto di sosta e fermata”. Riguardo l’IMU invece “andremo ad aumentare il bonus che ora è di duecento euro, trovando i fondi in altri settori che possono essere ottimizzati, come ad esempio il risparmio energetico dell’illuminazione derivante da un ottimizzazione dell’impianto comunale”. Poi ancora verifica dello stato della bonifica presso la zona Fim, “fatta dal comune e non dal privato come invece hanno fatto i nostri avversari”; esternalizzazione delle commesse comunali e tagli agli stipendi dei dirigenti; rateizzazione immediata di pubblicità, passi carrabili e suolo pubblico (la Tares è già stata divisa in tre tranche dall’amministrazione uscente); percorsi ciclabili mare-monti in accordo con le altre amministrazioni.

Operazione trasparenza. “Faremo una grande inchiesta retroattiva per vedere tutto quello che è stato fatto dalle precedenti amministrazioni, riguardo i documenti e gli accordi presi per i progetti in corso d’opera; la affideremo al Movimento 5 Stelle. Firmerò un documento con queste priorità – continua Putzu – che consegnerò a Cerquozzi”.

Conclude con parole di sfida all’avversario, Nazareno Franchellucci. “Abbiamo dimostrato che senza grandi simboli si è riusciti a scrivere una pagina nuova per Porto Sant’Elpidio, questo ballottaggio lo dimostra, come lo dimostrano le due persone giovani, come me, che se andremo all’opposizione saranno i nostri consiglieri. Giovani, perché noi siamo il vero cambiamento, rilanciamo anche l’offerta di dare la presidenza del consiglio comunale all’opposizione, mentre i nostri avversari andrebbero all’opposizione con personalità che hanno già governato – e conclude – Dal 2008 ad oggi sono stati umiliati, lo dicono i numeri. Le liste hanno preso più voti di Franchellucci, segno che il candidato sindaco non piace alla città. Al popolo del centro-destra  dico che il 9-10 giugno deve essere un plebiscito contro chi governa da troppo tempo”.

                                                                                                                        Marco Vesperini