[Post.X]KILL P.S.E.

Questa è la storia di un amore non corrisposto. Quello tra me e il mio paese. Sì, perché la verità è che io odio Porto Sant’Elpidio. Mentre lui m’ha sempre amato.
E voglio denunciare P.S.E per stalking.
Ogni volta che esco di casa me lo trovo lì il bastardo, fa finta di andare con tutti, ma è me che vuole. Mi rifugio dentro ad un bar, nella speranza di non ritrovarlo là fuori ad aspettarmi. Niente, impossibile seminarlo. E allora bevo, ribevo ancora per dimenticare, per cercare di farmi coraggio. E ormai ubriaco grido tutta la mia rabbia: “Fanculo, non ti voglio rivedere mai più”. Poi cado perché non mi reggo in piedi, ma non mi faccio male. E’ lui che mi protegge, gli spigoli dei marciapiedi s’arrotondano all’impatto con la mia testa.
Esco in macchina. Parto: via Trento, svolto in via Bolzano poi in via Merano e lui mi segue, ho i fari dei lampioni puntati ovunque. Allora scendo. Bar, bevo e bevo per farmi coraggio. Quando son fuori non trovo la macchina. E’ stato lui, me l’ha nascosta per paura che mi capiti un incidente, che mi ritirino la patente.

Ma niente, mai una multa, centinaia di sbronze ed ho ancora tutti i punti sulla patente. Lui mi vuol bene.
No, no, non è possibile, devo fare qualcosa per fermarlo. Ho paura. Devo uccidere questo maledetto paese, prima che lui uccida me.
Come posso riuscirci? Non ho i mezzi per farlo, e neanche la fantasia del killer.
Ma ho un’idea. Assolderò un professionista. Chi? Facile, sarà il vincitore del ballottaggio. Devo solo capire chi è il più veloce e silenzioso, chi dei due ha più sangue freddo.
Vediamo. Putzu vuole discontinuità, uhmm, questo creerebbe delle buone aspettative di vita a questo paese. Franchellucci vuol andar avanti così, bene, siamo al coma, finirebbe lui il lavoro. Uno a Zero per Franchellucci.

Putzu vuole occuparsi in particolar modo della Faleriense. Questa sarebbe un’amputazione, buona l’idea, ma voglio un lavoro pulito.
Però Franchellucci assolderebbe la solita gente per fare i lavori più sporchi, Putzu, ne sono convinto, farebbe tutto con le sue mani. Quindi, uno pari.
Franchellucci ha definito P.S.E. la città della “mobilità dolce”. Già, secondo me intendeva eutanasia. 2-1 per Nazareno.
Però l’esercito, cazzo, questa sì che è una figata. Paese stile “Full Metal Jacket” con le prostitute che promettono di fare amore lungo lungo. Ah, che bella immagine di devastazione che m’è venuta. Pareggio di Putzu.
Ok, mi manca un punto, l’ultimo e assegnerò il compito ad uno dei due…
Una cosa, la più importante: Devo riuscire ad entrare nelle loro teste. Se mi concentro ci riesco, lo so:

CANDIDATO SINDACO N.1

Lampeggia, uh come lampeggia, sono arrivati, hanno ricevuto il segnale, io sono pronto, sono qui grazie a loro. E’ una vita che mi seguono, da quando sono in fasce, adesso è arrivato il momento di ripagarli. Sanno che sto per conquistare questo paese, lo hanno sempre saputo, perché io sono una loro creatura. No, ma come, se ne vanno, AMICI! dove andate non lasciatemi qui solo, ho bisogno di voi. Però come vola, è uno dei dischi volanti più belli che abbia mai visto in vita mia.

CANDIDATO SINDACO N.2

Lampeggia, uh come lampeggia. Ah ah, lo sapevo che venivi. Mi sei mancato vecchio mio. Ehi, che macchina, sembra un’astronave, e tu proprio uno di un altro pianeta. Ma lo so che sei qui per me, in fondo io sono una tua creatura, e questa vittoria la dedicherò proprio a te caro. Con te al mio fianco farò la mia bella figura, e i voti mi fioccheranno addosso come neve fresca. Come? sei solo di passaggio, ah, vai ad Ancona per D’angelo. No, non farlo Maurizio, non lasciarmi qui da solo, ho ancora bisogno di te. Però che roba, è l’auto blu più cazzuta che io abbia mai visto.

No, non sono pensieri da killer questi. E adesso, che cazzo faccio? Porto Sant’Elpidio e là fuori che m’aspetta.
Ho capito, aspetterò che questo paese crepi di noia con le solite chiacchiere. Fino ad allora, mi difenderò da solo.
Buona vita

                                                                                                                         Sergio Marinelli

Mediazione interculturale, strumento di integrazione

La convivenza interculturale è un tema più che mai attuale, soprattutto in un paese come il nostro dove l’immigrazione crescerà sempre di più, con previsioni di 14 milioni di stranieri entro il 2065 su una popolazione complessiva di 61,3 milioni di abitanti. I mediatori interculturali sono una delle chiavi di volta per gestire l’integrazione, oggi sono una categoria ancora sottovalutata. Su di loro sono puntati i riflettori dell’incontro, organizzato dall’Ambito XX e l’Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere), che ha visto protagonisti il Prof. Eduardo Barberis, dell’Università di Urbino; il Prof. Giuseppe Buondonno, assessore alla cultura della Provincia di Fermo; il Dott. Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito sociale XX.

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Impreparati, disinformati e privi di un qualsiasi tipo di visione a posteriori. Se cercate un soggetto a cui attribuire queste qualità è presto fatto:  l’animale italicus. Vive la propria esistenza in un non-senso intellettuale e sopravvive al passato senza accorgersene. L’italiano è un animale in emergenza, perché il suo vocabolario, da un po’ di anni a questa parte, non contempla più la parola pianificazione. E uno dei temi dove la pianificazione, intesa come visione futura di un modello paese, è proprio l’integrazione.

Sotto questo punto di vista l’Europa si è mossa già da tempo. Guadagnandosi l’appellativo di “Roccaforte” per le politiche restrittive di immigrazione. Mentre i singoli stati hanno adottato leggi interne, diversificate tra loro, per le politiche di integrazione. Fondamentali sia per il controllo dei nuovi arrivati, sia per il mondo del lavoro, sia per l’offerta di un modello vita nel proprio territorio. Si vi siete già risposti, tra questi non vi è l’Italia, che non possiede, ad oggi, nessuna visione di integrazione né consapevolezza di come sfruttare a proprio vantaggio una risorsa, gli immigrati (spesso giovani), in un paese anziano. I dati parlano chiaro, secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2012, nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paese, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26, 4 gli sfollati interni. Nello stesso anno sono state presentante nell’UE 277mila domande di asilo, 37,35mila in Italia.

In un paese che sarà sempre più interculturale, i rapporti interpersonali con persone di culture e nazionalità diverse accresceranno maggiormente, noi siamo pronti? Quando si va a vedere che il welfare a livello nazionale viene tagliato e i comuni non avranno più le risorse per mantenere le figure, già oggi sottopagate e non effettivamente riconosciute, come i mediatori interculturali, si può capire la direzione intrapresa.

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A livello regionale qualcosa si è fatto. “Stiamo portando avanti il progetto M.I.R. (Mediazione Interculturale sociale e sanitaria nelle Marche) che abbraccia molti campi, tra cui l’assistenza sanitaria. Stiamo creando una mappatura completa dei mediatori della regione. Prendendo informazioni sia del lato dell’offerta, sia della domanda delle imprese”. Afferma Barberis, tale progetto è sotto la supervisione dell’Università di Urbino e viene finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. “Ad oggi non vi è questa mappatura, esistono solo elenchi a livello provinciale o comunale, nonostante una delibera regionale che definisce la figura del mediatore. Dal punto di vista della domanda, l’educazione della committenza è fondamentale perché pagare cinque euro all’ora operatori qualificati significa non avere bene in mente cosa si vuole”. L’idea è quella di avere un protocollo di intervento, in modo che i rapporto tra le imprese, pubbliche o private, venga regolato e non passi più soltanto per quello individuale. “Non si può continuare ad usare queste figure come tappabuchi per le emergenze, dobbiamo smettere di vedere l’integrazione come un problema sociale”.

Il professore continua sottolineando l’errore della società italiana di demonizzare il conflitto, cercando sempre di pacificare. Perché è proprio il conflitto in se, non quando sfocia in violenza, che permette la risoluzione delle problematiche che vengono così affrontate a livello nazionale in modo serio. “Noi abbiamo una sistema di negoziazione molecolare, in ambito locale. Questo se in un caso è una soluzione immediata, dall’altro crea paradossalmente un deterrente per cui una problematica non trova risalto in ambito nazionale e non trova risoluzione”.

Sollevata anche il grave problema in ambito scolastico dell’incapacità di riconoscere le competenze dei bambini stranieri. L’esempio è quello delle scuole elementari o medie, dove un bambino che parla abbastanza bene 2-3 lingue e male l’italiano, viene spostato in classi inferiori alla sua età, con consecutiva problematica per il suo futuro percorso di studi o abbandono in molti casi delle scuole superiori. La mancanza nel nostro sistema scolastico di valorizzare le conoscenze. Buondonno è schietto. “Dobbiamo riaprire il conflitto negli enti locali perché mancano i fondi e rischiamo che venga cancellata la mediazione interculturale – e lancia una provocazione – in questo paese frammentato, più che integrarci dovremmo disintegrare schemi e contraddizioni, iniziando a pensare come rifondare completamente la comunità italiana”. È un fiume in piena l’assessore provinciale. “Dobbiamo fermare la dispersione entropica delle professionalità. Non possiamo affidare la mediazione soltanto agli operatori, dobbiamo farlo anche nelle scuole cercando modelli di convivenza che rompano gli stereotipi già nei bambini”.

Questa delicata e strategica tematica è stata toccata marginalmente in questa campagna elettorale. Come può uno dei temi che definiranno questo paese, e questa città, non essere oggetto di un acceso dibattito?

                                                                                                                        Marco Vesperini

[Post.X] Vinti 30mila euro a Porto Sant’Elpidio ma nessuno ritira il premio

Si è svolto negli Stati Uniti il noto concorso fotografico canino “Abbandonati in casa” che come ogni anno, premia il cane domestico più lercio del mondo.

Il concorso, che si svolge annualmente nella ridente cittadina statunitense di Fancouver, ai confini col Canada, sceglie accuratamente l’amico a quattro zampe più inavvicinabile del globo.

Il premio in palio è stato aggiudicato ad un cane di Porto Sant’Elpidio che chiameremo ‘Pierre’ per questioni di privacy. Un turista aveva notato questo ammasso di zecche e rasta circa 3 anni fa ma solo quest’anno ha deciso di scattare delle foto ed iscriverlo.

I giudici di gara non hanno avuto dubbi su chi fosse il vincitore di questa edizione, ecco il verdetto: “Si nota una grande dedizione al raggiungimento di questo scopo e lavoro di squadra, il cane è stato fatto macerare con passione, si percepisce anche la cura con cui sia stata evitata ogni spazzolata ai peli donando al loro migliore amico dei dread degni di un punkabestia e la stilosissima riga di peli rasati intorno al collo dovuti allo strofinio del collare che, collegato ad un sistema di catene, ne ha delimitato lo spazio di libertà in modo strategico proprio sotto al balcone, consentendo alle briciole delle tovaglie di amalgamarsi meglio al sudicio manto. Fogliame, parassiti, sabbia e polvere poi, sapientemente glassate con la salsedine, gli hanno donato un look decisamente Walking Dead”.

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Il campione elpidiense ha battuto in finale il cane coreano Zampa, di cui la sua proprietaria Wei Chu Chei è ghiotta.
Zampa viene mangiato un po’ alla volta dalla sua famiglia in modo da avere sempre carne di cane fresca non potendo permettersi un congelatore, ma anche perché, come capita spesso con gli animali, poi ci si affeziona. Peccato che durante l’ultimo spezzatino di coda lo abbiano dovuto sciacquare a causa delle formiche rosse che gli avevano nidificato nell’orecchio, consegnando cosi’ la vittoria al nostro peloso concittadino.

Il premio, che consiste in 30000 euro di buoni toelettatura, deve essere ritirato entro l’estate, quindi se qualcuno conosce i proprietari è pregato di avvisarli che il concorso è finito in modo che possano tornare ad occuparsi del cane e che vadano al più presto a Fancouver a ritirare il premio.

                                                                                                                         Vittorio Lattanzi

Toto-assessori, Putzu mostra la sua mano.

Il candidato al ballottaggio Andrea Putzu svela i nomi che andranno a comporre la sua giunta in caso di vittoria. Quattro gli assessorati, due occupati da personalità esterne alle liste presentate. Al bilancio, semplificazione, comunicazione: Massimiliano Cotechini, funzionario della Cassa depositi e prestiti. Al turismo, sport, pesca, commercio, agricoltura, artigianato: Milo Capponi, ing. gestionale. Alla cultura e sociale: Monica Genovese di Fratelli d’Italia. All’urbanistica, ambiente, lavori pubblici: Giorgio Marcotulli della civica Credere per ripartire, geometra.

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“Gli assessori vanno scelti in base alle capacità e professionalità, non dalle segreterie di partito o da chi ha portato più voti – afferma lo sfidante di Franchellucci – per noi è fondamentale, oltre alla trasparenza, dare la responsabilità ai consiglieri che fino ad oggi alzavano solo la mano. Noi andremo a modificare lo Statuto comunale, creeremo delle commissioni di supporto agli assessorati anche con personalità competenti esterne all’amministrazione”. Fare squadra, tutti devono dare il loro contributo. Ringrazia Sergio Belletti che “a differenza di altri non ci ha chiesto garanzie e apparentamenti perché vuole mandare a casa quest’amministrazione”. Anche Roberto Cerquozzi riceve il suo grazie, per cercare, anche dopo il voto, trasparenza per la cittadinanza e l’auspicabilità di un voto consapevole e sul programma. Mentre riguardo alla titubanza del Pdl, dichiara: “Ho chiamato la dirigenza del Pdl per proporgli un accordo, dicendo, non chiedeteci poltrone, parliamo del programma. Con l’apparentamento avremmo potuto avere undici consiglieri di maggioranza e il Pdl ne avrebbe avuti due in più (n.d.r. in caso di vittoria del Csx, entrerebbe come consigliere soltanto Enzo Farina), ma volevano maggiori garanzie”. Putzu sa benissimo che l’elettorato di destra deve stare unito. “Se il Pdl non vuole poltrone ma ha a cuore Porto Sant’Elpidio, se vuole veramente mandare a casa quest’amministrazione, domani indicano una conferenza stampa e dichiarino: noi appoggiamo Andrea Putzu, anche senza apparentamento”.

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Poi una lista di priorità da seguire, in parte snocciolando punti già presenti nel programma elettorale. Una piazza “fulcro della città, molto diversa da chi propone una palazzina sul sedime del vecchio comune”. Putzu vuole costruire una struttura soltanto commerciale. Questo sempre dopo la vendita del lotto, ancora deserta, di via Mameli. “Un piano coordinato sul commercio e sul turismo. Porto Sant’Elpidio deve diventare un grande centro commerciale, che ridia vita alla città. E con la destagionalizzazione degli eventi, avremo un turismo che duri tutto l’anno”. Sportello Europa e intesa di servizi con Sant’Elpidio a Mare, “per iniziare poi dovremmo aprire anche agli altri comuni limitrofi”. Referendum nei quartiere sui temi importanti, consigli comunali aperti; valorizzazione della storia elpidiense nelle scuole; un piano integrato dei rifiuti; rivedere il piano delle antenne, sia per Cretarola che per la Corva.

Prostituzione, aumentare i controlli facendo passare il principio che chi affitta alle prostitute può incappare in favoreggiamento alla prostituzione ed essere penalmente perseguibile. Ma anche aumentare le ora di lavoro della polizia municipale, finanche all’uso di telecamere “dal costo di dodicimila euro, che posizionate sopra i veicoli fotografano le targhe e ti arriva direttamente a casa la multa per il divieto di sosta e fermata”. Riguardo l’IMU invece “andremo ad aumentare il bonus che ora è di duecento euro, trovando i fondi in altri settori che possono essere ottimizzati, come ad esempio il risparmio energetico dell’illuminazione derivante da un ottimizzazione dell’impianto comunale”. Poi ancora verifica dello stato della bonifica presso la zona Fim, “fatta dal comune e non dal privato come invece hanno fatto i nostri avversari”; esternalizzazione delle commesse comunali e tagli agli stipendi dei dirigenti; rateizzazione immediata di pubblicità, passi carrabili e suolo pubblico (la Tares è già stata divisa in tre tranche dall’amministrazione uscente); percorsi ciclabili mare-monti in accordo con le altre amministrazioni.

Operazione trasparenza. “Faremo una grande inchiesta retroattiva per vedere tutto quello che è stato fatto dalle precedenti amministrazioni, riguardo i documenti e gli accordi presi per i progetti in corso d’opera; la affideremo al Movimento 5 Stelle. Firmerò un documento con queste priorità – continua Putzu – che consegnerò a Cerquozzi”.

Conclude con parole di sfida all’avversario, Nazareno Franchellucci. “Abbiamo dimostrato che senza grandi simboli si è riusciti a scrivere una pagina nuova per Porto Sant’Elpidio, questo ballottaggio lo dimostra, come lo dimostrano le due persone giovani, come me, che se andremo all’opposizione saranno i nostri consiglieri. Giovani, perché noi siamo il vero cambiamento, rilanciamo anche l’offerta di dare la presidenza del consiglio comunale all’opposizione, mentre i nostri avversari andrebbero all’opposizione con personalità che hanno già governato – e conclude – Dal 2008 ad oggi sono stati umiliati, lo dicono i numeri. Le liste hanno preso più voti di Franchellucci, segno che il candidato sindaco non piace alla città. Al popolo del centro-destra  dico che il 9-10 giugno deve essere un plebiscito contro chi governa da troppo tempo”.

                                                                                                                        Marco Vesperini

A caccia di cinesi

18 febbraio 2013, torno nella mia amata Porto sant’Elpidio dopo 6 mesi di sano e puro smog pechinese. Neanche smaltisco il fuso orario che già vengo risucchiata nel dibattito politico che, manco fosse la febbre gialla, sta imperversando sul mio paese: le elezioni amministrative. Non mi sento pronta, tuttavia so di non avere scelta. Mi preparo ad aprire i programmi elettorali dei candidati sindaco e trovare campagne di decinesizzazione, ronde per fare la guardia ai gatti randagi improvvisamente scomparsi dai nostri quartieri, fiaccolate per porre fine alla pratica dei piedi fasciati. Mi infilo la tutina arancione regalatami da un monaco guerriero dello shaolin e lego i capelli con una fascetta rosso comunista comprata in piazza Tiananmen. Brevi esercizi di riscaldamento liberamente ispirati a Kungfu Panda, foglie di thé in infusione, incenso tibetano in combustione e ventaglio a portata di mano per rinvenire in caso di mancamento. Sono pronta. Scorro febbricitante le pagine dei programmi, passo in rassegna ogni punto, leggo e rileggo gli slogan elettorali, cerco messaggi subliminali nei cartelloni affissi in paese. Ne trovo tanti, ma non quelli che cerco. Dei cinesi non c’è più traccia. Con il passo felpato di un ninja, faccio un giro di perlustrazione della zona. Negozi chiusi, festoni spiccati dai muri, ai matrimoni non va manco più di moda far volare in cielo le lanterne di carta. La statale sembra il set di un film di Sergio Leone, dal centro in poi, uno di Tinto Brass. Dietro casa mia abitava una famiglia di cinesi e, prima di partire, ero solita rimanere in silenzio ad ascoltare gli scatarri del capofamiglia, che mi catapultavano indietro coi ricordi alla mia prima volta in Cina. Una delizia. Ora se ne sono andati e non trovo nulla di ugualmente evocativo.
Amareggiata dalla ricerca e ormai contagiata dalla febbre della rivoluzione che parte dalle masse, o forse delusa perché studiosa di un problema già passato di moda, decido di riportare l’attenzione dei miei compaesani sul dramma che fino allo scorso semestre attanagliava maggiormente i loro animi: l’invasione gialla. Conduco una limitata serie di interviste su un campione della popolazione elpidiense, raccogliendo materiale di scarso interesse, risposte livellate e tutte uguali: “Io co li cinesi? Mai un problema! Adè l’unici che paga!”, “Je se po’ dì tutto, a rutta, a sputa per terra, però a me m’ha sempre pagato prima dela fine delu mese.” Mi sento spaesata.
Questa non me l’aspettavo. Raccolgo le idee, faccio confronti, mi perdo in ipotesi ed interrogo pure l’antico oracolo cinese con le monetine. Il responso è semplice e immediato: “Accondiscendenza”. Ancora una volta l’I-Ching mi sorprende, conosce gli elpidiensi meglio di me! L’accondiscendenza è una caratteristica che da sempre contraddistingue l’esemplare elpidiense medio, spara a zero dalla conca del suo divano ma non è disposto ad alzare il culo per cambiare le cose. Se c’è da guadagnarci qualcosa un modo lo trova sempre ed è dotato dell’astuzia necessaria ad aggirare i problemi, almeno per il tempo che basta a guadagnarci un altro paio di mocassini.
Chi sto prendendo in giro? Quale Cina voglio raccontare? Mi sa che in questi sei mesi non mi sono mossa di un centimetro. Eppure i saggi elpidiensi mi avevano messa in guardia: “Che ce devi rrià a Pechino pe vedè li cinesi?? Ecco ci ni sta quanti ti ni pare!”. Avevate davvero ragione.
Per quanto riguarda l’abbandono cinese del jet set elpidiense, solo un dubbio non riesco ancora a sciogliere:
Chi s’è rotto prima li cojoni?
…Vediamo che mi dice l’I-Ching!

                                                                                                                               Giulia Cuini

 

Breve analisi del voto

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Sicuramente non siamo abituati a votare col doppio turno. Alle politiche votiamo con una legge che supera i confini della costituzionalità per dannosità dei suoi effetti e per diabolicità dei suoi meccanismi. Alle amministrative il sistema elettorale è diverso, ma qui a Pse al secondo turno ci siamo arrivati poche volte ultimamente, quindi siamo disabituati a concepire il voto amministrativo come un voto a doppio turno.

Politologicamente parlando il doppio turno è un sistema molto bello, auspicato dai maggiori politologi anche per il sistema politico italiano(visto che in Francia funziona molto bene). Questo sistema di voto è utile quando funziona bene, cioè quando i cittadini lo hanno compreso e lo sanno usare, perché permette di dare il voto al candidato preferito al primo turno, successivamente se il candidato preferito arriva al ballottaggio allora si continuerà sulla strada intrapresa al primo turno, ma nel caso in cui al ballottaggio non vada il candidato preferito, si vota il “meno lontano” alle proprie idee tra i due candidati rimasti. Questo “gioco” serve a capire (al primo turno) quali sono le preferenze reali, e la forza di ogni partito. Al secondo turno i vari partiti si coalizzano(palesemente o tacitamente) e il più forte va a governare.

Dalle testimonianze raccolte in questi giorni, posso dire con estrema sincerità, che i cittadini elpidiensi non hanno capito come funziona il doppio turno. Ho parlato con persone, anche molto critiche con le amministrazioni passate che hanno votato Pd perché non volevano Putzu o Ceruqozzi sindaco. Accettabile, ma è un discorso da fare al ballottaggio, non al primo turno.

C’è da dire inoltre che mi ha spiazzato il comportamento degli elettori di certi quartieri. Ad esempio a Fonte di Mare, dove verranno costruite delle case popolari all’insaputa degli abitanti del quartiere, e dove verrà costruito il fantomatico polo del lusso che presumibilmente ucciderà ciò che è rimasto del piccolo artigianato locale, il centro-sinistra ha preso il 48%. Questo risultato può essere indicatore di almeno tre cose: che gli abitanti del quartiere sono felici di subire le scelte dell’amministrazione e di essere considerati meno del due di coppe; che gli abitanti del quartiere non hanno capito come l’amministrazione ha deciso che si svilupperà il loro quartiere; che gli abitanti non si interessano di come si svilupperà il loro quartiere.

Stessa storia per Cretarola, dove verrà innalzata(grazie alle penose leggi partorite dal governo Berlusconi) un’antenna per la telefonia mobile. Antenna infuocata dalle polemiche degli ultimi mesi, che riguardano la non adeguata pubblicizzazione del piano antenne, e l’ancor meno adeguato interessamento da parte dei cittadini a questo piano. Se i cittadini di Cretarola hanno quasi assalito i rappresentanti dell’amministrazione al confronto organizzato per parlare del “problema antenna”, suona stonato il 47% dato al centro-sinistra. Mistero.

La Corva, un quartiere sui generis. Maltrattato a livello di viabilità, sembra non preoccuparsi della pericolosità della “nuova” strada che collega il quartiere con villa Murri. Un ponte mobile non andava bene, non avrebbe permesso in futuro di edificare lungo quell’asse, che in realtà doveva essere il collegamento verde tra la Corva e il centro. Non c’è stata preoccupazione neanche per la localizzazione di un posto per un’antenna della telefonia alla rotonda ovest in uscita dal quartiere, che si verrebbe a posizionare a pochi metri dalle case circostanti. All’incontro tra candidati sindaco organizzato dall’associazione del quartiere Corva, poteva accidentalmente uscire una considerazione sulla possibilità di spostare l’antenna prima che un’azienda di telefonia faccia la richiesta di impiantarla. Niente di tutto ciò, alla Corva il centro-sinistra prende intorno al 45%.

I cittadini del centro hanno invece “punito” la mancata risoluzione di Piazza Garibaldi, e la progressiva estinzione dei commercianti a causa della creazione in aree periferiche di grandi supermercati e centri commerciali. In due sezioni del centro le preferenze per il centro-sinistra sono state meno del 35% e in una ha raggiunto di poco il 40%. Hanno invece accolto con favore le proposte del candidato Putzu che in queste tre sezioni alza di molto la percentuale presa complessivamente.

Neanche da commentare le percentuali bulgare raggiunte dal centro-sinistra al quartiere San Filippo. Testimonianza dell’ottimo rapporto dell’amministrazione con il quartiere.

Marina Picena(altro quartiere dimenticato) in parte boccia l’amministrazione uscente dando al centro-sinistra intorno al 40% in due sezioni, ma in una sezione raggiunge il 48%.

In generale la città sembra non volere il cambiamento che si era percepito in campagna elettorale. Probabilmente i cittadini non hanno avuto fiducia nei candidati che sfidavano lo strapotere Pd. O forse non se la sono sentita di svoltare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

La festa del Pd per celebrare la vittoria in programma alla Corva è rimandata di quindici giorni. Abbiamo capito però che non si vince più a mani basse al primo turno. Ed ora si voterà di nuovo, e questa volta sarà un voto d’approvazione o di disapprovazione nei confronti del modo di agire delle amministrazioni degli ultimi venti anni. Certo, Putzu che si presenta come “nuovo” o “civico” o come “cambiamento” è difficile da accettare, perché per dieci anni ha fatto un’opposizione a dir poco scarsa. Ma questo è quello che c’è: chi vuole dare una svolta al governo della città ha la possibilità di farlo votando Putzu, chi vuole la continuità può votare Franchellucci. Chi non se la sente, può restare a casa. A noi la scelta.

P.s. Sarebbe bello sapere, oltre ai nomi degli assessori, anche i nomi dei finanziatori della campagna elettorale in maniera completa ed esaustiva.

Riccardo Marchionni

[Post.X] Elezioni falsate a Pse. Scandalo Whitewool-gate

Sono 336 le schede annullate alle amministrative di Porto Sant’Elpidio tutte contenenti come preferenza “Remo de Biancalana”, nome d’arte, con cui si è affermato nel campo della ristorazione massiva.
I voti ingiustamente sottratti al candidato Tomassini Remo hanno scatenato le proteste dei vertici della sua lista, Patti Chiari, che ha annuciato ricorso, lo stesso Remo ha annunciato che si aggirerà nudo per Porto Sant’Elpidio fino a quando quei voti non verranno restituiti.

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E non solo, la vicenda ha avuto anche risvolti a livello internazionale. In Corea del Nord migliaia di cittadini sono scesi in piazza con delle barbe finte ed in tutto il paese sono state organizzate feste della Pinturetta in segno di solidarietà nei confronti del compagno Remo amico intimo di Kim Jong Il, compianto dittatore.

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Lo scandalo, ribattezzato ‘Whitewool Gate’ dalla CNN, ha provocato un forte ribasso a Piazza Affari che ha perso 6 punti solo nella mattinata. Remo, che con quelle preferenze si sarebbe piazzato appena sotto la Pasquali, aveva provato durante tutta la campagna elettorale, a far capire agli elpidiensi quale fosse il suo cognome, organizzando cene e banchetti e stampando persino dei ‘santini’.

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Ma purtroppo, proprio questa idea ha avuto un effetto boomerang per il suo successo elettorale. In effetti il “Santino” di Remo de Biancalana è già di per se un ossimoro, lui che di solito li ‘cala’, tanto da disorientare i propri elettori, che per assicurarsi di non sbagliare candidato, hanno rimarcato Biancalana (in alcuni casi Viancalana) sfidando le solite rigide e burocratiche regole elettorali.

SanRemo

 

Vittorio Lattanzi

Fino al voto ed oltre

Abbiamo iniziato quest’esperienza senza alcuna pretesa, se non quella di animare il dibattito politico-elettorale nell’opinione pubblica cittadina. Eravamo in due, un taccuino ed una telecamera. Poi in tre, si aggiunse una macchina fotografica. Ci siamo ritrovati in cinque, con l’apporto di due penne satiriche, senza nemmeno capir come. E poi ancora photoshoppari, consulenti legali, e tutti i conoscenti e gli amici che ci hanno aiutato in qualche modo a migliorare il nostro lavoro.

Abbiamo cercato di creare dei canali, dei collegamenti tra chi non si sarebbe interessato delle elezioni amministrative e i protagonisti di queste elezioni. Tutto è stato fatto in maniera gratuita, in buona fede, al meglio delle nostre capacità e possibilità.

Il primo traguardo di quest’esperienza è ormai arrivato. È tempo di votare. Ma non pensate che siamo arrivati alla fine. Anzi, il bello comincia proprio adesso. La nuova amministrazione si troverà ad affrontare una situazione per niente semplice. Credo che ora sia importante concentrarsi sulla formazione e sull’operato della giunta e del consiglio che usciranno dalle urne. Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione su ciò che riguarda il nostro comune. Non dobbiamo riaddormentarci in quel sonno quinquennale che prende quasi tutti i cittadini elpidiensi dopo ogni tornata elettorale.

Facciamo sì che insieme alla nuova amministrazione inizi una nuova era a Porto Sant’Elpidio. Fatta di interesse alla cosa pubblica e di partecipazione attiva da parte di tutti. Le intenzioni dei candidati sono unanimi quando si parla di aumentare la partecipazione dei cittadini nelle decisioni dell’amministrazione. Questa campagna elettorale ha aperto un portone: entriamoci!

Noi faremo la nostra parte, voi fate la vostra. Grazie a tutti!

Riccardo Marchionni

La guerra degli Antò

Come voterà Porto Sant’Elpidio domani e lunedì? In queste ore in molti, nel silenzio elettorale, sanno, sperano, o credono di poter sapere l’esito di queste elezioni amministrative. Viviamo in una fase dove per la prima volta, dopo molto tempo, i cittadini sentono la necessità di scegliere con forza una direzione. Necessità dettata non da una controcultura, non da un pensiero nuovo che vuole imporsi, ma da un bisogno viscerale di quotidianità. La crisi economica è forte e ha profondamente modificato il modus operandi dei nostri concittadini, la consapevolezza del delicato equilibrio con cui dovrà essere guidata la macchina amministrativa è destabilizzante. La rabbia è forte, ancor di più l’amarezza.

Siamo pronti? Si, non si potrà dire che la cittadinanza non abbia partecipato, che i giovani non abbiano partecipato, eppure la storia ci insegna che non avviene mai un taglio netto con il passato. Certe abitudini, certi rituali culturali italiani non vanno via con una passata di spugna. Hanno radici profonde. Incappare in queste inadeguatezze è ancor più difficile quando si ha fame; qualsiasi fune di salvataggio è quella buona.

Di una cosa possiamo essere certi, il peso economico e la mancanza di fondi tracceranno un percorso comune nella prossima amministrazione di questa città. Lo hanno già fatto. Basta leggere i programmi elettorali delle varie forze politiche, dove tralasciando le differenze sostanziali sull’urbanistica, sono molto simili su sociale, turismo, lavoro, maggiore partecipazione. C’è da dire che quest’ultima ha un sapore piuttosto amaro in bocca a chi non si è fidato della propria cittadinanza, o di chi ha finto di conoscerne le dinamiche, con una storia alle spalle di opacità e inadeguatezza.

Alla fine l’unica cosa che conta è la direzione da intraprendere. Una visione futura di città, soprattutto quando siamo chiamati a scegliere quell’amministrazione che andrà a decidere, tra due anni, il nuovo piano urbanistico. Come sarà Porto Sant’Elpidio tra vent’anni. Per quel poco che ci è rimasto da poter decidere.

Ogni cittadino dovrebbe recarsi al seggio con la consapevolezza di aver ben salda la propria decisione. Ben salda l’idea del  proprio avvenire e che dia peso alla responsabilità dell’atto che compie. Dopotutto ricordiamoci che questa è una guerra degli Antò, dopo il voto le problematiche rimarranno e dovranno essere affrontate insieme, senza distinzioni di colori.

“Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza!”, scriveva Benjamin Franklin. Non svendiamoci!

Buon voto a tutti!

                                                                                                                        Marco Vesperini

[Post.X] Troie a Pse

Attraversando per l’ennesima volta la statale del mio paese, mi sento osservato. Gli sguardi che mi fissano mentre scorro veloce con la mia Panda a metano, sono inquietanti. I volti accennano un mezzo sorriso. Ma non voglio cedere al loro richiamo, no, non mi avrete mai.

Allora capisco: sì, il vero problema sono loro, inutile negarlo, ormai hanno invaso il mio paese, in maniera oscena. E non vogliono che una cosa da me: il mio voto!
Ecco le vere troie! Ti propongono ogni cosa: una darsena, una piazza nuova, una strada, una bonifica, più controlli e servizi. Le modalità e i tempi sono da valutare. Promettono di togliere le troie (quelle finte) dalla strada. Ambiscono maledettamente alla tua firma da analfabeta sul loro simbolo.

Riempiono la tua cassetta con i loro mezzibusti, tagliano volutamente la parte inferiore per non incorrere a fraintendimenti con il corriere incontri.
Ma la cosa più dura da mandar giù sono gli slogan, rendono la cosa ancora meno appetibile. Ma ve le immaginate le puttane (sempre quelle finte) con gli slogan: “Nel mio didietro c’è posto anche per te” “Per dei testicoli più leggeri scegli me!” “Goditi il futuro, il prossimo quarto d’ora passalo con me!” No, invece sono concrete, te lo fanno un pompino per 30 euro e basta. Ma ve l’immaginate se una di loro, mentre sta facendo un servizietto, ti dice “Eh, questo pompino ha subito una maggiorazione in corso d’opera e costerà un po’ di più, e poi avevamo detto che te lo facevo stasera, ma mi sa che non potrò iniziarlo prima della settimana prossima.” No, dai, così fanno le troie vere, quelle immortalate in foto gigantesche che, per piazzarle ad un metro dalle vetrine, è dovuta intervenire la prefettura.

Allora mi tocca sognare. Sì, sognare che il futuro sindaco del mio paese sia il meno troia possibile. Qualcuno ha detto che la priorità di Porto Sant’Elpidio è eliminarle. Giusto, sono d’accordo, eliminate la troia che è in voi!

Buon voto a tutti.

                                                                                                                         Sergio Marinelli