Sacchi alimentari posti a difesa degli chalet. Serve chiarezza.

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Ecco alcune immagini che ritraggono la situazione della spiaggia di Porto Sant’Elpidio al 25 ottobre 2014. In particolare il tratto in direzione della ex Fim, dei casotti dei pescatori e di una parte del lungomare sud.

 

Si vede chiaramente che i sacchi in alcune zone hanno fatto il loro lavoro, ma in altre si sono strappati ed hanno iniziato a perdere sabbia. I casotti dei pescatori sembrano veramente spacciati. I sacchi fanno da barriera alle fondamenta, sono l’ultimo baluardo prima del loro crollo. Facile immaginare che durante l’invernata si potrebbero verificare dei danni importanti. Nei punti in cui i sacchi non sono presenti, naturalmente il mare ha mangiato più spiaggia e arriva quasi a lambire le palme che arredano la passeggiata del lungomare.

Di fronte all’ex Fim invece abbiamo fatto una scoperta interessante. Dalla spiaggia erosa è emerso il vecchio canale di scarico della fabbrica di concimi, immerso in un tappeto di pirite solidificata che il mare ha spezzato in maniera frastagliata, creando una zona surreale, quasi un paesaggio vulcanico. È da considerare anche questo come archeologia industriale ed eventualmente da salvare e da riqualificare? Oppure finite le mareggiate verrà ricoperto di nuovo di ghiaia e lasciato nel dimenticatoio?

Il caso dei sacchi alimentari

Rimane il dubbio sull’adeguatezza dei sacchi utilizzati per difendere gli stabilimenti balneari. I sacchi in questione sono in polipropilene, certificati per contenere materia prima alimentare tipo orzo, grano, riso ecc. e proprio in bella vista, sul fogliettino attaccato ad ogni sacco è indicato che nel caso in cui i sacchi vengano posti all’esterno debbano essere al riparo dalla luce del sole e dalla pioggia. sacchialimenti A Senigallia l’inverno scorso hanno sperimentato per la difesa della costa e di alcuni stabilimenti balneari dei sacconi in geotessuto denominati “Stop Wave”, appositamente progettati per questo uso. Questo materiale, estremamente robusto e permeabile all’acqua, può essere riempito di sabbia, terra, ghiaia ecc. e va a formare un’opera stabile e resistente nel tempo. Si può inoltre facilmente rimuovere l’opera nel momento opportuno ripristinando la situazione iniziale della spiaggia. Il costo per 200 sacchi in geotessuto specifici per la difesa della costa da cm. 160 x 120 x 40 è stato di 4500 euro circa. Noi per 150 sacchi da alimenti abbiamo speso 3500 euro.

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

Sacchi in geotessuto

La critica che è stata mossa al Sindaco non è quella al metodo utilizzato. L’uso di sacchi per difendere gli stabilimenti balneari è sacrosanto, anzi è la “toppa” che l’inverno scorso è mancata. Mossa azzeccata quindi. La critica alla quale il Sindaco non ha voluto rispondere è quella sull’adeguatezza del materiale con cui sono fatti questi sacchi. Siccome nascono e vengono certificati per altri utilizzi, e nel “bugiardino” attaccato al sacco è sconsigliato di tenerli al sole e all’acqua allora nasce spontanea la domanda se siano idonei o meno.

“Il nostro obiettivo era quello di creare a costo minimale una barriera meccanica che in caso di mareggiata medio-grande potesse arginare i piccoli danni che gli stabilimenti puntualmente registrano in queste situazioni”, sostiene il Sindaco Franchellucci, che continua “è chiaro che come li abbiamo usati noi non devono tenere per chissà quanti anni, ma solo per un tempo limitato di sei mesi”. La vera notizia però non è che i sacchi hanno tenuto alla prima mareggiata per altro di media intensità. La notizia è che con una mareggiata di media intensità già i sacchi hanno iniziato a rompersi. Ma se si sono rotti con una media mareggiata, quando in pieno inverno ci saranno mareggiate imponenti che presumibilmente romperanno altri sacchi che facciamo? Ci rimettiamo le mani? Forse sarebbe stato meglio utilizzare materiali idonei creati apposta per questo tipo di utilizzo.

“Facciamo come a Senigallia”

Da uno studio del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università di Firenze intitolato “Opere di difesa della costa costruite con contenitori in geotessuto riempiti di sabbia”, si capisce che l’intervento realizzato a Porto Sant’Elpidio è assimilabile agli interventi che si facevano negli anni ’80 e ’90 cioè con “sacchi non specificamente studiati per l’impiego marino, che non avevano sufficienti caratteristiche di resistenza e durabilità”, mentre invece “negli ultimi anni sono state realizzate difese con nuovi geosintetici”, quelli utilizzati per l’appunto a Senigallia.

A questo punto il Sindaco e l’assessore Pasquali che ha la speciale delega alla salvaguardia della costa dovrebbero rendere conto ai propri cittadini in maniera seria delle loro scelte, non buttare fumo negli occhi e difendendosi dichiarando delle banalità. Devono dire chi ha consigliato di acquistare questi sacchi e chi li ha forniti. E come mai l’assessore Pasquali a settembre dichiarava “faremo come a Senigallia”, e che non sarebbero stati utilizzati i sacchi messi a disposizione dalla regione, ma che sarebbero stati presi “quelli prodotti da una ditta italiana, gli stessi utilizzati a Senigallia (cioè gli StopWave, ndr), che hanno determinate caratteristiche tecniche”. Come giustifica questo cambio di strategia?

Ci sarebbe da ridire anche sul fatto che i sacchi sono stati posizionati “di volta in volta seguendo le indicazioni degli operatori turistici”, come sostenuto dagli assessori Buono e Pasquali. A Senigallia invece i sacchi sono stati posizionati in base ad una relazione tecnica di un ingegnere dell’Università di Ancona.

Un detto popolare recitava: “contenti e cojonati”.

 

DOCUMENTAZIONE

 

La determina del dirigente del comune di Senigallia per l’acquisto dei sacchi in geotessuto:

DeterminaDirigenteSenigallia

OPERE DI DIFESA DELLA COSTA COSTRUITE CON CONTENITORI IN GEOTESSUTO RIEMPITI DI SABBIA – relazione a cura di Pier Luigi Aminti ed Enrica Mori del dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli studi di Firenze:

operedifesacostaingeotessuto

La Delibera della giunta di Porto Sant’Elpidio per l’acquisto dei sacchi a difesa degli stabilimenti balneari:

Deliberagiuntapse

 

Il Partito Pigliatutto

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Il sindaco Franchellucci continua la lunga tradizione di controllo ferrato del territorio e dei “luoghi” strategici della città. L’ultima azione a riguardo è la totale occupazione da parte dei giovani del Partito Democratico (GD) dell’associazione che organizza la festa di San Crispino.

Alle prime notizie del cambio di guardia eravamo contenti e fiduciosi che ci fosse un ricambio generazionale e un ammodernamento della festa. Peccato scoprire poi che la nuova associazione è composta quasi totalmente dai Giovani Democratici di Porto Sant’Elpidio. Presidente il fratello minore dell’ex assessore ai lavori pubblici Catini, e nel direttivo il segretario dei GD Senesi.

“Sindaco e giunta non hanno la minima intenzione di confrontarsi democraticamente con i cittadini e soprattutto con coloro che non sono considerati “amici”. L’unico obiettivo di questa amministrazione è quello di pensare a come assicurarsi una continuità amministrativa – commenta il consigliere Perticarini – non cercando il consenso attraverso scelte giuste per il paese ma cercando di controllare politicamente tutti i nodi strategici.”

Focalizza il problema sul metodo con cui è stata gestita la transizione Gian Daniele Battilà. “Il problema non è la partecipazione politica della nuova associazione. La cosa su cui bisogna discutere è il ‘come’ si assegna la gestione per una associazione che ha 27 anni”. Dalle critiche di Battilà non esce indenne neanche l’opposizione, “sono tre anni che parlo di una operativa di gestione degli eventi, del montaggio palchi. Qualcosa che dia lavoro ai giovani. Io contesto all’opposizione che arriva dopo l’amen”.

Non è della stessa opinione il sindaco Franchellucci che si assume la responsabilità del cambio di gestione della festa. “Quando a giugno è emersa la volontà della vecchia gestione di lasciare, ci siamo trovati in difficoltà e questi giovani da anni collaborano, ma sarebbe meglio dire faticano, al fianco degli storici organizzatori”. Quindi il loro merito consiste nell’aver sgobbato da facchini nelle edizioni passate? E allora cosa cambia tra tutti quelli che hanno faticato con gli organizzatori durante gli anni passati e i ragazzi che hanno preso in mano la festa? Forse l’età, o l’appartenenza politica?

“Non c’era tempo” dice il sindaco. Eppure da giugno a ottobre è bastato il tempo per mettere insieme una nuova organizzazione targata Giovani Democratici, ma non per coinvolgere altri comuni mortali. E l’invito del sindaco a partecipare è qualcosa di fenomenale, “dietro loro quattro ci sono almeno quindici persone e appena finita la festa dialogheremo con chiunque voglia fare parte della nuova associazione. La città, oltre a parlare, ora agisca”. Chi volesse entrare nell’associazione occupata dai Giovani Democratici potrà comodamente farlo, alla fine della festa. Che la città s’impegni! Ma per l’anno prossimo.

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Intanto, notizia di pochi giorni fa, la guardia di finanza e l’agenzia delle entrate hanno fatto visita alla vecchia associazione San Crispino per controllare i conti dei bilanci. Un’associazione che negli anni oltre ad organizzare la festa del Patrono ha fatto da “spalla” all’assessore al turismo in diversi eventi, tra i quali il primo maggio. Staremo a vedere gli sviluppi dell’inchiesta.

A pensar male si potrebbe dire che il sindaco abbia voluto affidare l’organizzazione della festa a qualcuno di vicino e fidato magari per coprire qualche magagna del passato, o qualche modo d’agire non troppo trasparente. Altrimenti non si spiega il perché invece di “aprirsi” alla città in cerca di aiuto, abbia deciso di “chiudersi” a riccio e affidarla a qualcuno dei suoi. La successione degli eventi è eloquente. La vecchia associazione si defila, subentra la nuova di sotterfugio, e il comune raddoppia pure il contributo per la festa (ben 17mila euro, a fronte dei 9mila previsti in precedenza).

Sull’aumento del finanziamento comunale stendiamo un velo pietoso, l’assessore al bilancio Leoni si è giustificata con un semplice “sono ragazzi giovani, bisogna aiutarli” pronunciato durante il consiglio comunale del 30 settembre. Non mi sembra una spiegazione degna di un assessore al bilancio. A questo punto un comune cittadino che deve pensare vedendo che gli amici dell’amministrazione vengono premiati con posti di comando?

Alla fine della fiera, chi ci perde a livello di rispettabilità nei confronti della città sono proprio i ragazzi che stanno gestendo la festa. La loro appartenenza partitica e l’ammissione di responsabilità del Sindaco li espongono alla critica del “stanno lì perché sono del partito”. E la buona riuscita della festa non cancellerà questa macchia. Un gesto di responsabilità, ed infine di dignità ci sarebbe da aspettarselo proprio da loro, per non essere tacciati di nepotismo o peggio ancora di servilismo. Ma purtroppo questo scatto non c’è stato. Comprensibile in effetti, perché il Partito Pigliatutto è l’unica istituzione cittadina nella quale si può fare carriera. E in questi tempi di vacche magre, quale carriera migliore di quella politica?

 

 

Riqualificazione della pineta, l’amministrazione presenta il progetto.

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Di Redazione POST IT PSE 

PORTO SANT’ELPIDIO – Il prossimo 25 agosto alle ore 21.15 nella sala conferenze della casa del Volontariato l’Amministrazione Comunale ha organizzato un incontro pubblico per informare la cittadinanza sul progetto di riqualificazione della Pineta nord che negli ultimi anni, a causa delle intemperie ed in particolare della nevicata eccezionale del 2012, aveva subito ingenti danni.

“Si tratta di un progetto volto a riqualificare ed implementare Il patrimonio arboreo della città  con la messa a dimora di ben 350 piante” – dichaira il sindaco Nazareno Franchellucci – .La pineta demaniale di Porto Sant’Elpidio ha 60 anni di vita ed ha bisogno di manutenzione e di nuove piantumazioni.”

“Sotto il profilo procedurale – commenta l’Assessore all’ambiente Annalinda Pasquali –  il progetto che andremo ad illustrare prevede diverse fasi: l’infittimento della fascia arborea  protettiva delle prime due file esterne verso il mare, prevalentemente con Tamerici e Lecci; sottopiantagione nelle radure interne con conifere autoctone; potatura del secco e delle branche stroncate di circa 70 piante;  abbattimento di una cinquantina piante morte o a rischio di schianto, qualora dovessero verificarsi condizioni metereologiche eccezionali; estirpamento e rimozione di circa 350 ceppi di piante morte per la messa a dimora delle nuove piante.”

I lavori partiranno l’8  settembre e saranno seguiti dal dott. Marco Cardinali, Agronomo, che ha redatto anche il progetto di riqualificazione della pineta. Non si procederà alla chiusura totale di tutta l’area, ma il cantiere sarà itinerante e si circoscriveranno le aree d’intervento, in modo da favorirne la fruizione.

Illuminazione Lungomare Nord, Franchellucci: “100 mila euro investimento sul futuro”

Sono 42 i lampioni led a basso consumo energetico. Lavori fatti in economia; sui ritardi si l’ass. ai lavori pubblici Buono: “problematiche dovute al maltempo” . E aggiunge Stefoni: “la vecchia illuminazione andava comunque cambiata perché non più a norma”.

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – E luce fu. Finalmente il lungomare nord riacquista la sua visibilità notturna terminati i lavori per la nuova illuminazione a basso consumo. 42 lampioni a led che vanno dal Fosso dell’Albero alla Pineta Nord.

Il progetto ha avuto una lenta gestazione, sarebbe dovuto iniziare prima della stagione estiva ma si è concluso soltanto il 18 luglio. “Il maltempo ha rallentato i lavori ma ora funziona tutto alla perfezione – assicura Buono – la precedente amministrazione ha speso molto tempo per scegliere la tipologia di lampione, noi abbiamo scelto di fare”. Altro ritardo precisa il dirigente dell’ufficio lavori pubblici Stefoni “riguarda la legge regionale 10 del 2001, che rendeva la vecchia illuminazione non a norma”.

Lavori fatti in economia; la campionatura e i lavori preliminari sono stati eseguiti prima della stagione estiva e con gli operai del comune. “Gli obiettivi erano di illuminare la passeggiata, la pista ciclabile e parte del verde. Per questo è stato scelto un palo a doppia luce”. Il progetto si è sviluppato sulle infrastrutture esistenti, mentre il posizionamento dei lampioni è stato eseguito dalla Mariani di Macerata: vincitrice dell’appalto da 65 mila euro. “I 100 mila euro che la precedente Amministrazione aveva destinato per l’opera – precisa Franchellucci – sono stati spesi anche per i materiali e aspettiamo il consuntivo per eventuali risparmi”. Soldi dovevano essere spesi in fretta per il progetto “altrimenti sarebbero finiti sarebbero dovuti essere disimpegnati”. Una complicazione riscontrata dalla soprintendenza di Ancona oltre all’approvazione dell’impatto ambientale sullo skyline. “Anche se i lavori sono finiti nel mese di luglio – conclude Franchellucci – abbiamo lasciato un’infrastruttura che durerà nel tempo”.

Consiglio Comunale: uscita dal Cosif e approvazione variante lotto Via Mameli

“Perdite in rosso registrate nel 2011-2012, nessun servizio effettivo per la città”. Così il sindaco Nazareno Franchellucci liquida il Consorzio Industriale del fermano facendo risparmiare 14 mila euro alle casse comunali. Approvata anche la variante al Prg che renderà possibile la costruzione di un seminterrato nel lotto di Via Mameli; la vendita di quest’ultimo infatti risulta essere un tassello fondamentale per reperire risorse per il progetto di Piazza Garibaldi.

Di Marco Vesperini

PORTO SANT’ELPIDIO – L’assise cittadina, all’unanimità, ha stabilito di uscire dal Cosif (Consorzio Industriale del fermano) facendo risparmiare 14 mila euro alla cittadinanza. La partecipata era nata negli anni duemila con l’intenzione di facilitare l’accesso ai fondi europei, ma negli anni ha disatteso queste aspettative. Il risultato? Un peso per le amministrazioni più grandi della provincia che in un periodo di crisi cercano di fare cassa. “L’ex sindaco Paolo Petrini è stato uno dei presidenti della partecipata, ma oggi, in un momento di difficoltà per i bilanci dei comuni, non possiamo permetterci di pagare una quota di una partecipata che è in perdita da alcuni anni e non dà servizi utili per la nostra città – afferma Franchellucci – ci tengo a sottolineare che il consiglio di amministrazione e il presidente non prendono remunerazioni, mentre il direttore si, e direi anche troppo”. Il voto è unanime. Enzo Farina condivide la scelta e rilancia “spero che in futuro ci sia il pieno scioglimento di una partecipata di fatto inutile”. Mentre Putzu e Fioschini si interrogano su come poter intercettare i fondi europei in una città che non ne è riuscita mai a prenderli. Il primo cittadino si prende la responsabilità dell’azione. “Alcuni membri del Pd, anche cittadino, mi hanno detto di essere stato troppo avventato ma rispondo che stiamo cercando di tagliare cifre intorno ai cinquecento mila euro per il prossimo bilancio”.

Approvata la variante del lotto in Via Mameli con riserva di critica di alcuni membri dell’opposizione. L’iter porterà in Provincia la decisione che poi ritornerà in Consiglio comunale per l’approvazione definitiva: entro settembre la nuova asta. Previsto un piano seminterrato a 50 cm per problematica derivante dalla vicinanza alla falda (1,30 m di vicinanza). L’area aumenterà di 800 m con possibilità di avere dei garage, rendendo così più appetibile il possibile acquisto. Tale vendita infatti è propedeutica per reperire le risorse necessarie alla viabilità di Piazza Garibaldi. “Le prescrizioni della Provincia prevedevano un divieto dei seminterrati ed è stata aperta un’asta di quel lotto sapendo fosse poco appetibile per i privati – dichiara Fioschini – oggi ci accingiamo ad approvare una variante che ha fatto ritardare per due anni i lavori di piazza, qui si denota l’incapacità dell’Amministrazione a gestire questa situazione”. Votano favorevoli i cinque stelle per non ritardare la costruzione della piazza ma “crediamo che ci sarebbe dovuto essere un maggior coinvolgimento della cittadinanza, siete voi che avete perso tempo non noi”. Il capogruppo di Forza Italia, Enzo Farina, si dice “favorevole come ho già fatto a gennaio, benché penso che quell’errore ci ha fatto perdere del tempo inutile”. Mentre il consigliere dimissionario Andrea Putzu, che all’inizio della seduta ha ricevuto la solidarietà di tutta l’assise per le sue dimissioni dopo il rinvio a giudizio, afferma che “il sindaco è stato intelligente a cancellare il vecchio progetto di piazza e coraggioso ad ascoltare le nostre proposte, questa volta voteremo favorevolmente seppur non dobbiamo legarci alla vendita di quel lotto per la costruzione della piazza: bisogna coinvolgere maggiormente i cittadini”.

Tanta voglia di piazza, o di negozi?

Vecchia sede comunale in fase di ultimazione 1961, di fianco il teatro Beniamino Gigli. - foto del gruppo facebook Porto Sant'Elpidio nelle immagini

Vecchia sede comunale in fase di ultimazione 1961, di fianco il teatro Beniamino Gigli. – foto del gruppo facebook Porto Sant’Elpidio nelle immagini

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Dopo l’hashtag coniato dal Sindaco per lanciare l’ultimo nuovo progetto di riqualificazione di piazza Garibaldi, torna a parlare Angela Serafini ed il suo gruppo di amici. La signora Serafini, veterana della lotta per il mantenimento dell’identità cittadina ed in particolare di piazza Garibaldi, sviscera la proposta del sindaco e ne mette a nudo le incoerenze.

“Non è vero, come dice il sindaco, che non costruiranno sull’area del sedime dell’ex municipio, perché ci realizzeranno un edificio di un piano con un loggiato verso ovest, a destinazione commerciale – e continua la Serafini – il teatro non sarà usato per spettacoli e attività culturali di ogni genere, a disposizione di tutti, ma per il commercio. Diventerà una piazza coperta, ad uso e vantaggio esclusivo del privato”.

Sulla destinazione del teatro Gigli la Soprintendenza nel decreto di vincolo del 2010 sentenzia “la necessità che il ripristino dello spazio interno non rischi di stravolgere la destinazione d’uso per cui era stato concepito“. Nel progetto del sindaco dentro al teatro verranno costituiti degli spazi commerciali. Ci dovrà spiegare se e come vorrà eludere il vincolo.

Un altro punto del quale Angela Serafini non è affatto soddisfatta è la copertura che unirà il cine-teatro al mercato coperto, e al riguardo ricorda nuovamente le parole della soprintendenza che raccomandava di “salvaguardare la prospettiva della luce, l’integrità visuale, il decoro e la libera percezione” del cine-teatro.

Una volta creata la strada che costeggia la ferrovia e costruito l’edificio commerciale sul sedime dell’ex municipio, non rimarrà praticamente nessuna area verde, e la piazza si trasformerebbe in un “grande centro commerciale“. “I commercianti forse credono che questo potenzierà le loro attività?” si chiede retoricamente la Serafini, che lancia anche un’ultima stoccata al sindaco, “Questa è la piazza che vuole il sindaco, o è quella che pretendono di ottenere i proprietari del “Beniamino Gigli”? Forse a risarcimento per l’affare sfumato con l’imposizione del vincolo?”

Conclude però speranzosa, “ci auguriamo che sul potere speculativo prevalga l’intelligenza, la sensibilità, l’amore per la propria città e la sua storia.”

 

Anche il consiglio comunale dei ragazzi ha deliberato una “piazza libera, con il verde e senza costruzioni in mezzo”

Il progetto di piazza presentato dal Sindaco

La nostra analisi del progetto di piazza

Ex Fim. La Provincia approva l’accordo di programma

Un grande ‘fardello’ quello che si accinge a portare il presidente Fabrizio Cesetti nel canto del cigno del governo politico del fermano. Un accordo di programma firmato in bianco, senza nessuna documentazione agli atti se non il progetto presentato dai privati nel luglio 2013. “Franchellucci merita il nostro appoggio ma sia chiaro che questo non significa che domani partiranno i lavori”.

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Di Marco Vesperini

FERMO – Il Consiglio provinciale approva, nel suo ultimo giorno di vita, la procedura di accordo di programma dell’area ‘Ex Fim’. Uno strumento più veloce rispetto la variante al PRG che consiste nell’accordo tra Comune e Provincia o Regione per “rilevante interesse pubblico regionale, provinciale o comunale”. In questo caso si tratta della bonifica, ancora non terminata, di un sito inquinato su cui si prevedono 35.000 mq di superfice edificabile sui 22.160 precedentemente previsti. Un aumento di 13.160 mq, un regalo non da poco ai privati se pensiamo che nel giugno 2013 è scaduto il tempo che gli stessi si erano dati per la bonifica: un contratto disatteso con il Comune; e quest’ultimo invece di incamerare i 3 milioni rimanenti dalla fidejussione ha pensato bene non solo di disattendere, ma anche di non rinnovarla, lasciando il pubblico interesse dei suoi abitanti di vedere bonificato quel sito alla mercé del caso. La motivazione del ritardo adottata dall’attuatore, nonché uno dei 3 soci privati, l’Eco Elpidiense, riguarda il calcolo sbagliato di piombo risultante da una parte dell’area inquinata, maggiore delle previsioni; per il quale è stato necessario il trasporto in un sito adatto allo smaltimento prima non previsto.

Cesetti sottolinea che “l’accordo reale dovrà essere ancora costruito dalle sua fondamenta che passerà per la conferenza dei servizi, il Via e il Vas – e continua – la nostra è solo una procedura di garanzia di valutazione della conformità ai piani sovraordinati e all’interesse pubblico”. Una mera approvazione burocratica, secondo il presidente, che non vuole rimanere “indifferente perché quel sito è una vergogna, una ferita”. D’accordo tutti i membri della maggioranza democrat e molti nelle file dell’opposizione, che di fatto, visti gli interventi, sembrano non conoscere a fondo il tema trattato.

Un'immagine del progetto urbanistico

Un’immagine del progetto urbanistico

 

Tutti d’accordo tranne Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo. “Noi stiamo approvando una procedura di accordo di programma in bianco, senza nessun documento – e sottolinea che – il motivo problematico sono i tempi di attuazione. Se non hai pianificato la bonifica, come si può adottare l’accordo di programma non conoscendo i tempi?”. Infatti il Comune ha chiesto ai privati di rifare un progetto di bonifica adeguato viste le problematiche prima citate. Non si può far dopo “perché poi chi controlla?”; e ricorda che per la legge le volumetrie che sono state abbattute non sono recuperabili dal privato “quindi quelle aggiuntive sono delle concessioni”. Mentre il business plan, secondo le stime del consigliere, sarebbe intorno ai 98 milioni di euro per il costo e 113 milioni il ricavato complessivo. “Porto Sant’Elpidio ha la capacità di riassorbire 350 appartamenti, un albergo e svariati metri cubi di comparto commerciale? A me sembra il film di Lido Tre Archi”.

Poi cita alcuni nomi che si intrecciano tra affari e politica nella città rivierasca. “Ho visto che l’ex presidente dell’Eco Elpidiense al tempo dell’asta di acquisto dell’area, Massimo Properzi, è oggi il segretario del Pd a Porto Sant’Elpidio; Il figlio dell’attuale presidente(Nicolai) è il segretario provinciale del PD; mentre il presidente del Tennacola è Renato Vallesi(ex assessore comunale e provinciale), padre dell’assessore Carlo Vallesi (dipendente dell’Ecoelpidiense). Un intreccio tra il Pd e i vertici dell’Eco Elpidiense, tra il Pd il Tennacola e l’Eco Elpidiense – e conclude – quindi parliamo del Pd o dell’Eco Elpidiense? Non ho le prove per dire che qualcosa non va, ma sarebbe buona norma separare affari e politica”. Incassato l’ok della provincia la stipula dell’accordo di programma dovrà essere depositata presso le sedi dei due enti, dopodiché partiranno i sessanta giorni di consultazioni pubbliche dove cittadini e associazioni interessate potranno dire la loro sul progetto.

Dirigenti come cda Farmacie, perché no?

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Bella mossa quella del sindaco Franchellucci, che ha diminuito di due terzi il gettone di presenza per i membri del cda delle Farmacie Comunali(2 più il presidente), e ha legato una parte dello stipendio del presidente ai risultati raggiunti dalla società.

Riconosciamo il merito al sindaco quando fa delle scelte azzeccate, e questa è una di quelle. Si vede che quando può agire in autonomia, slegato dalla pesantezza degli accordi presi dalle amministrazioni precedenti, Franchellucci si distingue per la bontà delle sue politiche.

Ricordiamo per esempio quando qualche mese fa in consiglio comunale, aveva esternato l’intenzione di rideterminare il contratto con l’Ecoelpidiense, per migliorare il servizio(e far risparmiare il comune) tramite la creazione di isole ecologiche nelle quali dapprima i commercianti(che hanno esigenze diverse dalle famiglie) potessero riversare i propri rifiuti, evitando le situazioni spiacevoli che si creano ogni tanto con la raccolta porta a porta. Attendiamo fiduciosi gli sviluppi di quest’idea.

Buone idee quindi, quelle partorite dalla mente del sindaco. Risparmio, razionalizzazione delle spese, stipendio legato ai risultati. Ottimi criteri, applicati in modo ineccepibile.

Ora che il sindaco ha incassato le lodi di molti, ora che ha visto come ci si sente bene quando si fanno delle scelte positive, ora che ha rodato questo modo d’agire con la società Farmacie Comunali spa, attendiamo di tessere future lodi per quando applicherà i sopracitati criteri anche agli stipendi dei dirigenti comunali.

Infatti, al di là del ritorno mediatico di questa politica, il risparmio generato sarebbe intorno ai diecimila euro all’anno secondo i nostri calcoli. Andando ad agire sull’indennità di posizione dei dirigenti(portandola al minimo di legge, 11mila euro all’anno) si risparmierebbero circa 50mila euro all’anno. Stessa politica, ma con più sostanza.

Avremmo potuto commentare dicendo che diecimila euro non risolvono i problemi della città, ma questo lo lasciamo fare a qualche consigliere comunale; non ci spingiamo fino a suggerire al presidente del consiglio Renzi di prendere esempio da noi, questo lo lasciamo fare ai giornalisti in carriera. Diciamo solo: bravo Nazareno, ti sei allenato con le Farmacie, ora tocca ai dirigenti comunali.

Associazioni di quartiere e verde pubblico

verde associazioni

Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – Le associazioni di quartiere, organi sempre più importanti all’interno della vita cittadina, gestiranno parte delle aree verdi della città. Due di queste, San Filippo e Cretarola, lo fanno già da alcuni anni, mentre le altre inizieranno a breve. All’interno di questo progetto di cura del verde, oltre alle associazioni di quartiere, rientrano anche il centro anziani di villa Murri e della Faleriense.

“Le associazioni, oltre a fare le segnalazioni, ora agiranno direttamente diventando così ancora più responsabili”, ha affermato l’assessore Buono durante la conferenza stampa di oggi, e continua “con la promessa che se ci sarà bisogno faranno anche di più di quello che gli viene realmente corrisposto”.

Infatti il contributo che il comune darà alle associazioni sarà al ribasso rispetto ai costi che sosteneva il comune servendosi dell’Ecoelpidiense. “Si fa un computo forfettario al ribasso rispetto a prima e i soldi risparmiati andranno nel sociale”, dichiara il sindaco Franchellucci.

Rimarca il grande spirito di volontariato delle associazioni di quartiere l’assessore Leoni, che spiega come “partendo dallo statuto della associazioni di quartiere, e anche su proposta di alcune di loro, abbiamo voluto allargare l’esperimento già iniziato con San Filippo e Cretarola”.

“Le associazioni con i soldi incassati andranno ad implementare le molte attività che compiono durante l’anno”, spiega il presidente dell’associazione di quartiere Corva Gaetano Pieroni.

Una bella iniziativa che responsabilizza i cittadini rendendoli partecipi della cura del proprio quartiere. Due punti restano da capire: se la pertinenza da parte delle associazioni rispetto alle 92 aree verdi individuate sarà limitata soltanto al proprio quartiere o se come adesso si “sconfinerà” in altri. E in che maniera, nello specifico, verranno impiegati i soldi risparmiati con questa operazione.

Le priorità dell’amministrazione Franchellucci

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Di Riccardo Marchionni

PORTO SANT’ELPIDIO – L’ampliamento del parco San Filippo odora di regalo per il buon comportamento elettorale di quel quartiere. Molte altre zone della città versano in condizioni pessime, l’ingrandimento del parco già di per se gigante non sembrerebbe una questione tanto urgente. E non possiamo credere che quest’intervento risolverebbe il problema sicurezza.

“E’ un intervento importante  – commenta l’assessore Pasquali – Il piano regolatore degli anni 80 qui ci permette di intervenire con questo tipo di struttura che può davvero essere un centro che caratterizzerà la città così come la pineta o le ville. Si procederà per stralci ma già così possiamo dire di essere molto soddisfatti”.

Un centro che caratterizzerà la città, come la pineta o le ville quindi. Che il “centro” per l’amministrazione sia il quartiere San Filippo non c’erano dubbi. Che il parco San Filippo sia come la pineta o le ville invece, non sembra proprio.

Il parco in questione è probabilmente il più grande della città. La manutenzione è affidata all’associazione di quartiere San Filippo, che percepisce dal comune ventimila euro l’anno. Da quello che sappiamo la gestione funziona molto bene e il parco è sempre in ordine e pulito.

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La pineta, al contrario, si trova in una situazione per niente bella. Massacrata dal maltempo e dalle nevicate degli ultimi anni, non ha mai ricevuto la cura necessaria al suo perfetto mantenimento. Nessun serio lavoro di manutenzione è stato fatto da almeno dieci anni, infatti le passeggiate e le staccionate interne sono scomparse, il percorso sportivo lato mare è andato distrutto e non è mai stato pensato un “ricambio generazionale” e una diversificazione delle piante fino a poco tempo fa. Un progetto è stato realizzato nel 2013, finanziato dalla regione Marche con 80mila euro. I lavori per la sistemazione della pineta si sarebbero dovuti svolgere tra ottobre 2013 e marzo 2014, il sindaco aveva proclamato: “a primavera concludiamo”. Siamo a Maggio e non s’è visto niente, perché?

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Villa Baruchello versa in condizioni pietose: il boschetto è stato sventrato dai lavori di ampliamento dell’autostradaè pieno di alberi pericolanti che potrebbero cadere da un momento all’altro(tanto che uno è caduto distruggendo il gazebo vegetale vicino ai “giochi”), il giardino è in totale stato di abbandono(ed è diventato meta fissa di personaggi a dir poco loschi). E come se non bastasse la Limonaia soffre di umidità a causa di infiltrazioni d’acqua. Il sindaco Franchellucci aveva dichiarato che prima di Natale(2013 in teoria) avrebbe affidato la gestione della villa all’associazione di quartiere Marina Picena. Ma non si può affidare una struttura del genere in queste condizioni ad un’associazione di quartiere senza prima rimetterla a posto, infatti a novembre scorso Franchellucci asseriva: “prima di darla in affidamento a chiunque è necessario che alcune parti progettuali vengano fatte”. “Prima di natale facciamo tutto, sia l’affidamento che l’altra parte”. Anche in questo caso niente di fatto. Speriamo che  non venga utilizzata la tecnica ormai rodata dalle amministrazioni precedenti dell'”abbandona e distruggi” o dell'”abbandona e vendi”.

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Riguardo al parco della Marchesa il Sindaco commenta così: “si tratta di un intervento che renderà particolarmente fruibile e sicura l’intera area”- e continua –  “se ancora non c’è una delibera di giunta è solo perché abbiamo prima voluto comunicare il progetto ai cittadini”. Ma veramente qualcuno crede che l’ampliamento del parco porterà maggiore sicurezza? Siamo sicuri che i residenti di quel quartiere, e i cittadini tutti, siano d’accordo con il portare avanti questa politica? E poi, la concezione di partecipazione che ha il sindaco lascia a dir poco a desiderare: fare una presentazione del progetto bell’e pronto non equivale al concetto di partecipazione, significa mettere al corrente i cittadini di una scelta già presa.

In un momento come questo, con le risorse economiche all’osso, ogni intervento deve essere pesato bene sulla bilancia delle priorità, è così tanto prioritario ampliare l’enorme parco della Marchesa? Forse si potrebbe spendere diversamente quella cifra(85mila euro), per esempio sistemando le strade disastrate di cui è piena la città, che portano più cause per danni che altro. Oppure, rimanendo nell’ambito del quartiere San Filippo, lo si poteva dotare di un centro d’aggregazione giovanile, visto che manca da ormai troppi anni. Si poteva assumere un vigile(o più) che coadiuvasse il difficile lavoro della Polizia Locale di contrasto alla criminalità. Potremmo stilare una lista lunghissima di cose più stringenti, più necessarie rispetto all’ampliamento di un parco gigante.

La ratio delle scelte politiche dei nostri amministratori che emerge dai fatti è evidente: gratificare gli allineati con azioni eclatanti e puramente di facciata per fortificare e mantenere il potere di elezione in elezione. Più chiaro di così si muore.