Social Singles, l’amore oltre il monitor

Qualche tempo fa, all’angolo tra Glasshouse St. e Regent St., un’intera parete pubblicitaria recitava: “Quello intorno a te non è l’unico mondo possibile”. Con tanto di gigantografia di uno smartphone e l’ammiccante sorriso di una ragazza in cornice. Il messaggio è chiaro. Oggi viviamo in una società in rete, una social community dove la non connessione virtuale è una virtù di pochi.

Eppure, come ogni medium che si interpone al rapporto interpersonale, anche i social network veicolano emozioni, l’unica colonna portante dell’interazione umana.  Quale tematica più rappresentativa dell’amore per raccontare la psicologia emotiva di un mondo social con radici così radicate nella nostra routine. “Social Singles” è il libro novità firmato Collettivo Idra, edito da Comunication Project. Marco Apolloni, Francesca Riccioni, Paolo Musano, Silvia Del Beccaro, Jonathan Arpetti, Christina Barbara Assoud, autori in gran parte già conosciuti per Lavoricidi.

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 Il romanzo, dopo aver partecipato al Salone Internazionale del Libro, ritorna nelle marche e lo fa a Porto Sant’Elpidio, presso lo chalet Settemari. Complici i ragazzi della Compagnia del Buio, presentatori dell’iniziativa che ha ricevuto il saluto dell’assessore Milena Sebastiani, i quali sono stati protagonisti di alcuni dialoghi, rendendo reali i “social singles”.

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Tre storie d’amore e sei personaggi, ognuno corrispondente ad un autore, intrecciano la propria relazione attraverso social network diversi: Facebook, Twitter, aNobii. “Lo sviluppo non è una storia canonica. Ma una realtà letterarizzata, noi parliamo di amori virtuali, ma alla fine i nostri personaggi si vanno ad incontrare, quindi c’è un filone reale in ogni storia”. Afferma Apolloni, il cui personaggio, Piero, è un attivista pro-Palestina che conosce Jennifer, una studentessa liceale, attraverso Facebook. “Questo è un romanzo metaletterario, ci siamo immedesimati nei nostri personaggi, usando il linguaggio social”. Sottolinea Arpetti, creatore di Carlo un fotografo che tra matrimoni e sexy calendari, riceve un’inaspettata mail della sconosciuta Sabrina, aspirante scrittrice. “Il mio personaggio conosce l’altro protagonista attraverso un commento rilasciato sulla libreria di quest’ultimo, a cui piacciono libri rosa pur essendo un maschio”. Un paradosso che Caterina, guidata dalla penna di Francesca Riccioni, cercherà di svelare attraverso aNobii, social letterario dove ognuno può pubblicare la propria “libreria” virtuale.

                                                                                                                 Marco Vesperini

La Controra di Musicultura, il festival nel festival

Un’abitudine non solo nostrana quella della “siesta”, il pisolino pomeridiano che ha cullato molti di noi fin dall’infanzia. Ma il termine dialettale, usato per identificare la sveglia culturale e musicale della rassegna parallela alla XXIV edizione di Musicultura, non può che lasciare un sorriso. Dal 17 al 23 giugno è vietato dormire a Macerata.

Le ferventi giornate del festival riempiranno la città di musica e cultura, con moltissimi artisti di fama nazionale ed internazionale. Sergio Zavoli, Laura Morante, Gianni Mura, Ugo Gregoretti, Flavio Oreglio, Franca Valeri, Mauro Ermanno Giovanardi, TaranProject, Valerio Magrelli, Alberto Patrucco, Café Tangeri Orchestra, Rachel Blau DuPlessis, Giorgio Faletti, Massimo Cotto, Mariella Nava, Ennio Cavalli, Renzo Rubino, Arisa, Lillo&Greg, Francesco Guccini. Sono soltanto alcuni dei novanta ospiti che si esibiranno nei trentasei eventi organizzati per l’occasione.

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Un programma variegato, fortemente voluto dalle istituzioni per l’offerta di alto livello e un progetto dei giovani per i giovani, come ha sottolineato il sindaco Romano Carancini nella conferenza stampa di questa mattina. “Noi potevamo lasciare le ultime tre giornate del festival di Musicultura ma abbiamo fortemente puntato anche su quest’iniziativa parallela che siamo sicuri troverà riscontro nella cittadinanza”. Il tema della musica, ma non solo, è preponderante e il direttore artistico di Musicultura, Pietro Cesanelli, ha tenuto a ricordarlo. “La musica come condivisione del tempo, questo è il messaggio che vogliamo lanciare con questo festival. La cultura, la poesia, la letteratura e il teatro sono manifestazioni del nostro vivere insieme; quando si passa da una prima nazionale sulla vita di Guccini, agli spettacoli di una Laura Morante e una Franca Valeri, per non parlare dei molti altri ospiti e concerti in giro per la città,  possiamo fieramente dire che saremo investiti da un evento che racchiuderà anni di storia culturale italiana”.

I due festival sono sponsorizzati dal Comune di Macerata, dalla Provincia e dalla Regione Marche che, ci tiene a precisare il presidente della provincia, Antonio Pettinari, “hanno voluto investire nel progetto perché crediamo che sia un ottima occasione per promuovere il territorio provinciale e tutte le sue qualità”. Al progetto Controra hanno partecipato anche gli studenti dell’Università di Macerata e Camerino, nonché quelli di due licei scientifici della città. “Senza i quali non saremmo riusciti ad ampliare il laboratorio culturale, che mai come quest’anno è ricco di ospiti – afferma il vice sindaco Federica Curzi – quello di Musicultura è un festival dove la musica trasmette i saperi, una fucina di conoscenza per le giovani generazioni”.

L’edizione 2013 del festival di musica d’autore più popolare d’Italia ha visto come finalisti otto volti nuovi del panorama cantautorale. Alessio Arena, Cassandra Raffaele, Simone Cicconi, Gianluca Massaroni, Alfredo Marasti, Alice Clarini, Ducadombra, Os Argonautas. Gli artisti si esibiranno dal 20 al 23 giugno nella magnifica cornice dell’Arena Sferisterio. La partnership ufficiale con Radio1 Rai, Rai 2, Rai3 e Rai5 seguiranno da vicino l’evento; il conduttore sarà anche quest’anno Fabrizio Frizzi.

Non c’è altro da aggiungere, dal 17 al 23 giugno, se cercate musica e cultura, sapete dove trovarla!

                                                                                                                  Marco Vesperini

Pennette o porchetta? Le parole non si mangiano mica.

Siamo arrivati al capolinea di queste amministrative, c’è già chi festeggia e chi morde il freno sognando un riscatto. Nella giornata di ieri si sono svolte le rispettive feste conclusive dei due candidati sindaco. Il ballottaggio più noioso che l’umanità possa ricordare, combattuto a colpi di facebook perché la popolazione è troppo anziana soltanto per l’uso di twitter, senza poi andare oltre.

La strategia del “portone” della compagine di centro-sinistra, ritornare casa dopo casa per riportare la gente al voto e perché no a convincere quella parte di elettorato che non si riconosce nella figura di Putzu sindaco. La strategia del “vorrei che fossimo tutti insieme appassionatamente ma alcuni fanno gli stronzi” ha portato il candidato dei civici di destra (così ci inventiamo anche nuove etichette) a giocare il suo ballottaggio. Il si al papello pentastellato, un infrangersi di boccale con Belletti, un abbraccio con il Pdl locale che sembra aver capito cosa fare. Una risposta coerente con la propria campagna elettorale, nessuna poltrona e la frase ripetuta come un mantra in questi giorni. “Loro sono sempre gli stessi, è tempo di cambiamento”. Con tanto di magliette per chiarire che fanno sul serio. Una volta ci si sfidava a duello ma va bè si sa che è da coglioni crepare per un affronto alle proprie idee.

Arrivati sul posto, più che a due feste conclusive di campagna elettorale, sembrava il set di un film di Sergio Leone. Rojo contro Baxter. Con tanto di striscia di Gaza a separare i due schieramenti, armati di porchetta, pennette e vino novello, preferibilmente in boccioni di plastica come vuole la tradizione. Tra le file dei democratici si respirava un clima di certezza, non una gioia mascherata, no no proprio gioia. Ne era un esempio la futura assessora Annalinda Pasquali, volteggiando raggiante tra i convenuti o Milena Sebastiani, dispensatrice di sorrisi e strette di mano. C’erano tutti alla gran festa, dall’onorevole Paolo Petrini, all’ex sindaco Mario Andrenacci; quest’ultimo in sella alla bicicletta si mescolava con i 5 Stelle, tutti rigorosamente su Grazielle. Sui pronostici sono stati tutti molto cauti in casa del Pd, tranne Petrini che con la sicurezza di chi la sa lunga ha sentenziato: “1000 voti di vantaggio”. Ma Nazareno Franchellucci è stato più diretto. “Non basta mettersi una maglia con scritto cambiamento per far si che questo avvenga. Oggi ci vuole anche una vena di follia per guidare un’amministrazione, con i tanti problemi che ci sono e le restrizioni a cui siamo sottoposti. Dobbiamo chiedere scusa quando sbagliamo ed essere in grado di dire no quando è necessario. Abbiamo fatto un grande lavoro e siamo convinti di poter portare a casa la vittoria”.

Passato il fronte, dove vi sono stati anche feriti involontari (speranzosi che il signor Martellini si rimetta in sesto dopo la brutta caduta), l’immagine dell’avversario, schierato con le sue truppe su due grandi file di tavoli, stringeva il cuore. O forse era lo stomaco, trasportato dal profumo delle pennette arrabbiate. Andrea Putzu, gioviale ed entusiasta per il risultato del “primo ballottaggio dopo quindici anni”, intratteneva i suoi invitati, anfitrione inossidabile. L’aria anche da questa parte del mondo era in festa, anche se i numeri non sono dalla loro parte, la speranza di riunire tutti contro il nemico è forte. “Dicono che siamo divisi, in realtà siamo persone che stanno sempre in mezzo alla strada. Lo dico chiaramente a questi politici da quattro soldi che parlano di volti nuovi, la realtà parla chiaro, sono sempre gli stessi”. Poi i ringraziamenti agli “alleati” o ai “possibili alleati”. Poi le stoccate finali. “Diciamo a queste persone che oggi pomeriggio c’è stata una rapina a mano armata, di fronte le poste, per cinquanta euro. Questo significa che a Porto Sant’Elpidio non c’è sicurezza e quest’ultima va di pari passo con una crisi economica dilagante. Noi siamo persone vive, non siamo telecomandati. Non dobbiamo piegarci a scelte di partito. Vinceremo noi e il cambiamento, perché la protesta si fa con il voto tra chi ha fatto scelte schifose o una nuova classe dirigente”.

Se fossimo stati in un set di Leone, si sarebbe consumata la sfida sul campo. Con tanto di scena clou, lo scontro finale dove Ramón spara ripetutamente a Joe, mentre quest’ultimo si rialza dopo ogni colpo subito. Nell’incredulità dei suoi uomini, Ramón sfiancato capisce l’inganno, mentre il suo avversario lascia cadere la protezione di ferro sotto il poncho. Poi la certezza della sconfitta negli occhi, prima di essere freddato insieme ai suoi. “Al cuore Ramón, se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore”. Soltanto un film. Eppure domenica e lunedì, sarete voi quelli chiamati a dare un volto agli attori di quest’epica conclusione.

Marco Vesperini

Il vento caldo dell’Anatolia

Pensando alla Turchia, alla sua gente, affiorano spesso immagini legate al rosso del tramonto sull’altopiano, o tra le ombre delle case a ridosso del Bosforo. Con quei personaggi stanchi raccontati da Pamuk, i pescatori che salutano l’alba della città. La sua Istanbul. Abitata da grigie figure, dove i palazzi storici ottomani cozzano con il degrado urbano di una società cambiata troppo in fretta. Di una verginità perduta, raccontata da Süreya nelle sue poesie, dove descrive la nudità della provincia durante il periodo postbellico. Dei pastori che riposavano, sonnolenti, dietro le rocce ai margini dell’altopiano anatolico.

Non dorme più Istanbul. Scossa da due settimane di proteste, partite lunedì 27 maggio con l’occupazione del Gezi Park da parte di centinaia di giovani contro la distruzione dell’ultimo polmone verde urbano. L’abbattimento di seicento alberi per fare posto ad un centro commerciale. La rivolta si è allargata con il passare delle ore. Prima migliaia di giovani si sono riversati nel parco, poi la protesta si è estesa ai lavoratori, ai professionisti e intellettuali; tutti scesi in difesa di Piazza Taksim, simbolo delle manifestazioni della sinistra laica turca.

Il governo del partito islamico Akp, rappresentato dalla figura di Recep Tayyip Erdogan, si è dimostrato implacabile. “La distruzione nel parco non si fermerà – ha intimato lo stesso premier – qualunque cosa facciate”. Al posto della piazza, il progetto prevede, oltre al centro commerciale, la ricostituzione di caserme ottomane e una moschea. La città infatti attraversa da anni una estesa fase di cementificazione che ha trasformato profondamente il tessuto urbano. Al vaglio anche piani faraonici, come l’aeroporto ‘più grande del mondo’ e il nuovo ‘canale di Panama’ che dividerà in due parti lo stretto del Bosforo.

La rivolta si è estesa a macchia d’olio, contro il pugno di ferro del governo in carica, contro la corruzione e la difesa della libertà di espressione. Seppur comprendente molte province, i centri nevralgici rimangono la vecchia Costantinopoli e la capitale, Ankara. I dati degli scontri sono disarmanti. Più di 4,200 i feriti, sparsi per dodici province; 43 dei quali in gravi condizioni e 10 (la maggior parte giovanissimi) accecati in modo permanente dai lacrimogeni. I morti ammontano a quattro. Tre di questi poco più che ventenni, l’altro è un agente delle forze dell’ordine (morto negli scontri di questa notte). I rappresentanti dei dimostranti, che nella giornata di ieri sono stati ricevuti dal vicepremier Bulent Arinc, chiedono che vengano rimossi i capi della polizia delle due metropoli, ritenuti responsabili delle brutalità delle forze antisommossa.

In queste ore la tensione è ancora alta. Un vento caldo soffia sull’altopiano anatolico, fin sulle sponde del Corno d’Oro. Un vento caldo fatto di sogni spezzati e vite infrante, di rabbia e di passione, uno scontro generazionale in difesa del proprio modello di futuro.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Appello dalla Turchia

Pelin, una mia amica turca mi ha inviato questa mail, in cui chiede a tutti gli amici conosciuti in Erasmus di manifestare la propria vicinanza alla loro rivolta. Tutto è cominciato ad Istanbul, con la protesta per la costruzione di un centro commerciale al posto di un parco al centro della città. Dopo le prime proteste e l’occupazione del parco, la polizia ha violentemente represso la pacifica occupazione, bruciando tende, sparando gas lacrimogeno e picchiando duro. In un attimo la protesta è esplosa in tutte le maggiori città del paese, diventando a tutti gli effetti una “primavera turca” contro lo strapotere di Erdogan, accettato ed appoggiato anche dal silenzio della stampa.

Pubblico qui il testo integrale della mail, con lo scopo di sensibilizzare il maggior numero di persone riguardo questo tema. Spargete la voce, informatevi, parlatene, condividete.

Riccardo Marchionni

Dear Foreign Friends,

First of all, I sincerely apologize for my excessive posting in the last few days. I hope I won’t be jamming your inbox today.

We, people living in Turkey, need your help and expect your support.

What is now going on in Turkey started out small, but has taken on a life of its own. Last Monday, a handful of peaceful protesters occupied Gezi Park on Taksim Square, one of the few green spaces in downtown Istanbul, in protest against plans for its redevelopment into a mall. They were having a sit-in, reading books, planting trees to replace those already ripped out by municipal workers. These protests were triggered due to riot police attacks to peaceful protestors at 5 AM while they were sleeping and the police beating up people cruelly, burning down their tents, firing extreme amounts of tear gas while intentionally firing tear gas shells by aiming at people’s heads from a short distance. Elsewhere in the city, the prime minister, Recep Tayyip Erdogan, was announcing plans to push ahead with a third Bosphorus bridge despite the critical response to the project by environmentalists.

This has become a matter about more than just saving trees. This is an “I can do whatever I damn well want”, fascist mentality that not only suppresses but attacks its own people. As a consequence of these violent acts, the number of people injured and taken under custody has reached to hundreds.

I, as a friend whom you all know in person, have been tear gassed eight times only on Friday and suffer from rib fracture. I kindly ask you to show your support for these protests in which we exhibit our discontent for the violent suppression of legitimate demands. Those who have already shown interest and contacted me regarding me and my family, thank you!

Press in Turkey is not working. Please share the news –at the least the ones I’ve been sharing-, sign the petitions and spread the word. As friends far away, we need your help!

– For better information, news from across the world on the protests against brutal police violence in Turkey:
http://occupyturkey2013.tumblr.com/

– To help our cause by signing a community petition:
http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Greetings from Istanbul,

Pelin

Ed ecco la lettera tradotta in italiano.

Cari amici stranieri,

prima di tutto, mi scuso per i miei numerosissimi post di questi ultimi giorni. Spero di non intasare le vostre mail.

Noi che vivamo in Turchia, abbiamo bisogno del vostro aiuto e speriamo nel vostro supporto.

Quello che sta succedendo in Turchia è iniziato dal nulla, ma sta crescendo a vista d’occhio. Lunedì scorso, una manciata di protestanti pacifici hanno occupato il parco Gezi a piazza Taksim, uno dei pochi spazi verdi in centro ad Instanbul, per protestare contro la conversione della piazza in un centro commerciale. C’era in corso un sit-in, leggevano libri, piantavano nuove piante per rimpiazzare quelle già sradicate dagli operatori municipali. La protesta è stata innescata dagli attacchi della polizia contro dei protestanti pacifici alle 5 della mattina mentre stavano dormendo, la polizia ha picchiato la gente crudelmente, bruciato le tende, sparato gas lacrimogeni volontariamente mirando alla testa da breve distanza. Da un’altra parte della città, il primo ministro, Recep Tayyip Erdogan, stava annunciando il piano per costruire il terzo ponte sul Bosforo nonostante le critiche da parte degli ambientalisti.

Adesso non si tratta più di salvare degli alberi. Adesso si tratta di “posso fare il cazzo che voglio”, mentalità fascista che non solo reprime ma attacca il suo stesso popolo. Come conseguenza di questi atti violenti, il numero di persone ferite e prese in custodia ha raggiunto il centinaio.

Io sono stata colpita dai gas lacrimogeni otto volte e mi hanno rotto una costola. Vi chiedo gentilmente di dimostrare il vostro supporto per queste proteste, con le quali esprimiamo il nostro disappunto per le violente repressioni a delle legittime richieste.

Grazie a tutti coloro che hanno mostrato interesse e che mi hanno contattato!

La stampa in Turchia non sta facendo il suo lavoro. Per favore condividete la notizie, anche solo quelle che vi do io, firmate le petizioni e spargete la voce. Come amici lontani, abbiamo bisogno del vostro aiuto!

Pe maggiori informazioni e notizie riguardo le proteste contro le violenze della polizia in Turchia:

http://occupyturkey2013.tumblr.com/

Per aiutarci firmando la nostra petizione:

http://www.avaaz.org/en/petition/Erdogan_End_the_crackdown_now/?tRpYObb

Saluti da Istanbul,

Pelin

 

Il miracolo italiano

Si possono dire i nomi dei componenti della giunta prima del secondo turno? Sì, non è vietato. A cosa potrebbe servire? A dare un qualche elemento in più ai cittadini che hanno votato uno dei candidati che non sono andati al ballottaggio. O a convincere qualche astenuto, invogliato dalla bontà di una delle future giunte.

Convincere gli astenuti, e quelli che hanno votato i candidati che non sono al ballottaggio, serve a chi sta “sotto” per rimontare lo svantaggio di preferenze che si è manifestato al primo turno. Ecco perché Andrea Putzu ha colto al balzo la palla lanciata da Cerquozzi. Putzu ha tutto da guadagnare nel mostrarsi “trasparente” nella scelta del suo team di governo, dicendo: ”questa è la mia squadra. Se vi piace, votatemi”. La sua figura rimane comunque poco credibile: fuoriuscito dal Pdl per reinventarsi civico, ex “aiutante” di Maurizio Gasparri, ricopre il ruolo di consigliere provinciale e di consigliere comunale, come consigliere comunale è stato un fantasma più che un oppositore. Un passato da “vecchio politicante” più che da nuovo politico capace di cambiare i vecchi schemi.

Se c’è stato il ballottaggio soltanto per un pelo, vorrà dire pur qualcosa: la città ha detto no. No! Non si fida di chi si è proposto come cambiamento, nè di Putzu, nè di Cerquozzi, nè di Farina, nè di Belletti. Chi continua, nonostante tutto, ad ispirare fiducia agli elpidiensi è il buon caro vecchio Pd.

Franchellucci infatti ha bisogno di pochissimi voti in più rispetto a quelli che ha preso al primo turno, quindi per non rischiare di rimetterci, tace. Rischierebbe di perdere voti perché la giunta che proporrà sarà “in continuità con la vecchia amministrazione”, come ha ribadito più volte nel corso della campagna elettorale. Significa che per esempio l’assessore al turismo probabilmente sarà Milena Sebastiani, quello alla cultura Annalinda Pasquali, ai servizi sociali Rosanna Vittori, vice-sindaco Elio Natali. Questi sarebbero i nomi “sicuri” che in qualche modo siamo riusciti a sapere tramite vari informatori, poi ci sarebbe la diatriba dell’assessorato ai lavori pubblici/urbanistica, che dovrebbe andare o a Vallesi Carlo(Vallesi Renato in qualche modo spingerà la carriera del “ragazzo”), o a Daniele Stacchietti, fortemente voluto da Nazareno. Addirittura a Natali potrebbe andare la delega all’urbanistica, visto che Patti chiari è la seconda lista della coalizione di centro-sinistra, e sta battendo forte i pugni per occupare più poltrone possibile. Il nuovo equilibrio all’interno della coalizione mette in discussione anche il ruolo della Leoni, alla quale potrebbe andare il bilancio. E anche la tanto famigerata carica di presidente del consiglio comunale, non è detto che vada a Vitaliano Romitelli, in quanto sembra che sia non troppo ben voluto dai vertici Pd e che questa carica sia stata chiesta proprio da Patti chiari.

Naturalmente saremo molto lieti di essere smentiti tra una settimana, se vincerà Franchellucci, quando verrà svelata la sua giunta.

Nel frattempo ci godiamo gli ultimi giorni di campagna elettorale, momento fantastico in cui anche chi non ha mai letto nemmeno la guida tv può permettersi di ergersi ad opinionista politico: il miracolo italiano!

Riccardo Marchionni

Mediazione interculturale, strumento di integrazione

La convivenza interculturale è un tema più che mai attuale, soprattutto in un paese come il nostro dove l’immigrazione crescerà sempre di più, con previsioni di 14 milioni di stranieri entro il 2065 su una popolazione complessiva di 61,3 milioni di abitanti. I mediatori interculturali sono una delle chiavi di volta per gestire l’integrazione, oggi sono una categoria ancora sottovalutata. Su di loro sono puntati i riflettori dell’incontro, organizzato dall’Ambito XX e l’Anolf (associazione nazionale oltre le frontiere), che ha visto protagonisti il Prof. Eduardo Barberis, dell’Università di Urbino; il Prof. Giuseppe Buondonno, assessore alla cultura della Provincia di Fermo; il Dott. Alessandro Ranieri, coordinatore dell’Ambito sociale XX.

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Impreparati, disinformati e privi di un qualsiasi tipo di visione a posteriori. Se cercate un soggetto a cui attribuire queste qualità è presto fatto:  l’animale italicus. Vive la propria esistenza in un non-senso intellettuale e sopravvive al passato senza accorgersene. L’italiano è un animale in emergenza, perché il suo vocabolario, da un po’ di anni a questa parte, non contempla più la parola pianificazione. E uno dei temi dove la pianificazione, intesa come visione futura di un modello paese, è proprio l’integrazione.

Sotto questo punto di vista l’Europa si è mossa già da tempo. Guadagnandosi l’appellativo di “Roccaforte” per le politiche restrittive di immigrazione. Mentre i singoli stati hanno adottato leggi interne, diversificate tra loro, per le politiche di integrazione. Fondamentali sia per il controllo dei nuovi arrivati, sia per il mondo del lavoro, sia per l’offerta di un modello vita nel proprio territorio. Si vi siete già risposti, tra questi non vi è l’Italia, che non possiede, ad oggi, nessuna visione di integrazione né consapevolezza di come sfruttare a proprio vantaggio una risorsa, gli immigrati (spesso giovani), in un paese anziano. I dati parlano chiaro, secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2012, nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paese, di cui 15,2 milioni i rifugiati e 26, 4 gli sfollati interni. Nello stesso anno sono state presentante nell’UE 277mila domande di asilo, 37,35mila in Italia.

In un paese che sarà sempre più interculturale, i rapporti interpersonali con persone di culture e nazionalità diverse accresceranno maggiormente, noi siamo pronti? Quando si va a vedere che il welfare a livello nazionale viene tagliato e i comuni non avranno più le risorse per mantenere le figure, già oggi sottopagate e non effettivamente riconosciute, come i mediatori interculturali, si può capire la direzione intrapresa.

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A livello regionale qualcosa si è fatto. “Stiamo portando avanti il progetto M.I.R. (Mediazione Interculturale sociale e sanitaria nelle Marche) che abbraccia molti campi, tra cui l’assistenza sanitaria. Stiamo creando una mappatura completa dei mediatori della regione. Prendendo informazioni sia del lato dell’offerta, sia della domanda delle imprese”. Afferma Barberis, tale progetto è sotto la supervisione dell’Università di Urbino e viene finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. “Ad oggi non vi è questa mappatura, esistono solo elenchi a livello provinciale o comunale, nonostante una delibera regionale che definisce la figura del mediatore. Dal punto di vista della domanda, l’educazione della committenza è fondamentale perché pagare cinque euro all’ora operatori qualificati significa non avere bene in mente cosa si vuole”. L’idea è quella di avere un protocollo di intervento, in modo che i rapporto tra le imprese, pubbliche o private, venga regolato e non passi più soltanto per quello individuale. “Non si può continuare ad usare queste figure come tappabuchi per le emergenze, dobbiamo smettere di vedere l’integrazione come un problema sociale”.

Il professore continua sottolineando l’errore della società italiana di demonizzare il conflitto, cercando sempre di pacificare. Perché è proprio il conflitto in se, non quando sfocia in violenza, che permette la risoluzione delle problematiche che vengono così affrontate a livello nazionale in modo serio. “Noi abbiamo una sistema di negoziazione molecolare, in ambito locale. Questo se in un caso è una soluzione immediata, dall’altro crea paradossalmente un deterrente per cui una problematica non trova risalto in ambito nazionale e non trova risoluzione”.

Sollevata anche il grave problema in ambito scolastico dell’incapacità di riconoscere le competenze dei bambini stranieri. L’esempio è quello delle scuole elementari o medie, dove un bambino che parla abbastanza bene 2-3 lingue e male l’italiano, viene spostato in classi inferiori alla sua età, con consecutiva problematica per il suo futuro percorso di studi o abbandono in molti casi delle scuole superiori. La mancanza nel nostro sistema scolastico di valorizzare le conoscenze. Buondonno è schietto. “Dobbiamo riaprire il conflitto negli enti locali perché mancano i fondi e rischiamo che venga cancellata la mediazione interculturale – e lancia una provocazione – in questo paese frammentato, più che integrarci dovremmo disintegrare schemi e contraddizioni, iniziando a pensare come rifondare completamente la comunità italiana”. È un fiume in piena l’assessore provinciale. “Dobbiamo fermare la dispersione entropica delle professionalità. Non possiamo affidare la mediazione soltanto agli operatori, dobbiamo farlo anche nelle scuole cercando modelli di convivenza che rompano gli stereotipi già nei bambini”.

Questa delicata e strategica tematica è stata toccata marginalmente in questa campagna elettorale. Come può uno dei temi che definiranno questo paese, e questa città, non essere oggetto di un acceso dibattito?

                                                                                                                        Marco Vesperini

Toto-assessori, Putzu mostra la sua mano.

Il candidato al ballottaggio Andrea Putzu svela i nomi che andranno a comporre la sua giunta in caso di vittoria. Quattro gli assessorati, due occupati da personalità esterne alle liste presentate. Al bilancio, semplificazione, comunicazione: Massimiliano Cotechini, funzionario della Cassa depositi e prestiti. Al turismo, sport, pesca, commercio, agricoltura, artigianato: Milo Capponi, ing. gestionale. Alla cultura e sociale: Monica Genovese di Fratelli d’Italia. All’urbanistica, ambiente, lavori pubblici: Giorgio Marcotulli della civica Credere per ripartire, geometra.

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“Gli assessori vanno scelti in base alle capacità e professionalità, non dalle segreterie di partito o da chi ha portato più voti – afferma lo sfidante di Franchellucci – per noi è fondamentale, oltre alla trasparenza, dare la responsabilità ai consiglieri che fino ad oggi alzavano solo la mano. Noi andremo a modificare lo Statuto comunale, creeremo delle commissioni di supporto agli assessorati anche con personalità competenti esterne all’amministrazione”. Fare squadra, tutti devono dare il loro contributo. Ringrazia Sergio Belletti che “a differenza di altri non ci ha chiesto garanzie e apparentamenti perché vuole mandare a casa quest’amministrazione”. Anche Roberto Cerquozzi riceve il suo grazie, per cercare, anche dopo il voto, trasparenza per la cittadinanza e l’auspicabilità di un voto consapevole e sul programma. Mentre riguardo alla titubanza del Pdl, dichiara: “Ho chiamato la dirigenza del Pdl per proporgli un accordo, dicendo, non chiedeteci poltrone, parliamo del programma. Con l’apparentamento avremmo potuto avere undici consiglieri di maggioranza e il Pdl ne avrebbe avuti due in più (n.d.r. in caso di vittoria del Csx, entrerebbe come consigliere soltanto Enzo Farina), ma volevano maggiori garanzie”. Putzu sa benissimo che l’elettorato di destra deve stare unito. “Se il Pdl non vuole poltrone ma ha a cuore Porto Sant’Elpidio, se vuole veramente mandare a casa quest’amministrazione, domani indicano una conferenza stampa e dichiarino: noi appoggiamo Andrea Putzu, anche senza apparentamento”.

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Poi una lista di priorità da seguire, in parte snocciolando punti già presenti nel programma elettorale. Una piazza “fulcro della città, molto diversa da chi propone una palazzina sul sedime del vecchio comune”. Putzu vuole costruire una struttura soltanto commerciale. Questo sempre dopo la vendita del lotto, ancora deserta, di via Mameli. “Un piano coordinato sul commercio e sul turismo. Porto Sant’Elpidio deve diventare un grande centro commerciale, che ridia vita alla città. E con la destagionalizzazione degli eventi, avremo un turismo che duri tutto l’anno”. Sportello Europa e intesa di servizi con Sant’Elpidio a Mare, “per iniziare poi dovremmo aprire anche agli altri comuni limitrofi”. Referendum nei quartiere sui temi importanti, consigli comunali aperti; valorizzazione della storia elpidiense nelle scuole; un piano integrato dei rifiuti; rivedere il piano delle antenne, sia per Cretarola che per la Corva.

Prostituzione, aumentare i controlli facendo passare il principio che chi affitta alle prostitute può incappare in favoreggiamento alla prostituzione ed essere penalmente perseguibile. Ma anche aumentare le ora di lavoro della polizia municipale, finanche all’uso di telecamere “dal costo di dodicimila euro, che posizionate sopra i veicoli fotografano le targhe e ti arriva direttamente a casa la multa per il divieto di sosta e fermata”. Riguardo l’IMU invece “andremo ad aumentare il bonus che ora è di duecento euro, trovando i fondi in altri settori che possono essere ottimizzati, come ad esempio il risparmio energetico dell’illuminazione derivante da un ottimizzazione dell’impianto comunale”. Poi ancora verifica dello stato della bonifica presso la zona Fim, “fatta dal comune e non dal privato come invece hanno fatto i nostri avversari”; esternalizzazione delle commesse comunali e tagli agli stipendi dei dirigenti; rateizzazione immediata di pubblicità, passi carrabili e suolo pubblico (la Tares è già stata divisa in tre tranche dall’amministrazione uscente); percorsi ciclabili mare-monti in accordo con le altre amministrazioni.

Operazione trasparenza. “Faremo una grande inchiesta retroattiva per vedere tutto quello che è stato fatto dalle precedenti amministrazioni, riguardo i documenti e gli accordi presi per i progetti in corso d’opera; la affideremo al Movimento 5 Stelle. Firmerò un documento con queste priorità – continua Putzu – che consegnerò a Cerquozzi”.

Conclude con parole di sfida all’avversario, Nazareno Franchellucci. “Abbiamo dimostrato che senza grandi simboli si è riusciti a scrivere una pagina nuova per Porto Sant’Elpidio, questo ballottaggio lo dimostra, come lo dimostrano le due persone giovani, come me, che se andremo all’opposizione saranno i nostri consiglieri. Giovani, perché noi siamo il vero cambiamento, rilanciamo anche l’offerta di dare la presidenza del consiglio comunale all’opposizione, mentre i nostri avversari andrebbero all’opposizione con personalità che hanno già governato – e conclude – Dal 2008 ad oggi sono stati umiliati, lo dicono i numeri. Le liste hanno preso più voti di Franchellucci, segno che il candidato sindaco non piace alla città. Al popolo del centro-destra  dico che il 9-10 giugno deve essere un plebiscito contro chi governa da troppo tempo”.

                                                                                                                        Marco Vesperini

Breve analisi del voto

balotagio

Sicuramente non siamo abituati a votare col doppio turno. Alle politiche votiamo con una legge che supera i confini della costituzionalità per dannosità dei suoi effetti e per diabolicità dei suoi meccanismi. Alle amministrative il sistema elettorale è diverso, ma qui a Pse al secondo turno ci siamo arrivati poche volte ultimamente, quindi siamo disabituati a concepire il voto amministrativo come un voto a doppio turno.

Politologicamente parlando il doppio turno è un sistema molto bello, auspicato dai maggiori politologi anche per il sistema politico italiano(visto che in Francia funziona molto bene). Questo sistema di voto è utile quando funziona bene, cioè quando i cittadini lo hanno compreso e lo sanno usare, perché permette di dare il voto al candidato preferito al primo turno, successivamente se il candidato preferito arriva al ballottaggio allora si continuerà sulla strada intrapresa al primo turno, ma nel caso in cui al ballottaggio non vada il candidato preferito, si vota il “meno lontano” alle proprie idee tra i due candidati rimasti. Questo “gioco” serve a capire (al primo turno) quali sono le preferenze reali, e la forza di ogni partito. Al secondo turno i vari partiti si coalizzano(palesemente o tacitamente) e il più forte va a governare.

Dalle testimonianze raccolte in questi giorni, posso dire con estrema sincerità, che i cittadini elpidiensi non hanno capito come funziona il doppio turno. Ho parlato con persone, anche molto critiche con le amministrazioni passate che hanno votato Pd perché non volevano Putzu o Ceruqozzi sindaco. Accettabile, ma è un discorso da fare al ballottaggio, non al primo turno.

C’è da dire inoltre che mi ha spiazzato il comportamento degli elettori di certi quartieri. Ad esempio a Fonte di Mare, dove verranno costruite delle case popolari all’insaputa degli abitanti del quartiere, e dove verrà costruito il fantomatico polo del lusso che presumibilmente ucciderà ciò che è rimasto del piccolo artigianato locale, il centro-sinistra ha preso il 48%. Questo risultato può essere indicatore di almeno tre cose: che gli abitanti del quartiere sono felici di subire le scelte dell’amministrazione e di essere considerati meno del due di coppe; che gli abitanti del quartiere non hanno capito come l’amministrazione ha deciso che si svilupperà il loro quartiere; che gli abitanti non si interessano di come si svilupperà il loro quartiere.

Stessa storia per Cretarola, dove verrà innalzata(grazie alle penose leggi partorite dal governo Berlusconi) un’antenna per la telefonia mobile. Antenna infuocata dalle polemiche degli ultimi mesi, che riguardano la non adeguata pubblicizzazione del piano antenne, e l’ancor meno adeguato interessamento da parte dei cittadini a questo piano. Se i cittadini di Cretarola hanno quasi assalito i rappresentanti dell’amministrazione al confronto organizzato per parlare del “problema antenna”, suona stonato il 47% dato al centro-sinistra. Mistero.

La Corva, un quartiere sui generis. Maltrattato a livello di viabilità, sembra non preoccuparsi della pericolosità della “nuova” strada che collega il quartiere con villa Murri. Un ponte mobile non andava bene, non avrebbe permesso in futuro di edificare lungo quell’asse, che in realtà doveva essere il collegamento verde tra la Corva e il centro. Non c’è stata preoccupazione neanche per la localizzazione di un posto per un’antenna della telefonia alla rotonda ovest in uscita dal quartiere, che si verrebbe a posizionare a pochi metri dalle case circostanti. All’incontro tra candidati sindaco organizzato dall’associazione del quartiere Corva, poteva accidentalmente uscire una considerazione sulla possibilità di spostare l’antenna prima che un’azienda di telefonia faccia la richiesta di impiantarla. Niente di tutto ciò, alla Corva il centro-sinistra prende intorno al 45%.

I cittadini del centro hanno invece “punito” la mancata risoluzione di Piazza Garibaldi, e la progressiva estinzione dei commercianti a causa della creazione in aree periferiche di grandi supermercati e centri commerciali. In due sezioni del centro le preferenze per il centro-sinistra sono state meno del 35% e in una ha raggiunto di poco il 40%. Hanno invece accolto con favore le proposte del candidato Putzu che in queste tre sezioni alza di molto la percentuale presa complessivamente.

Neanche da commentare le percentuali bulgare raggiunte dal centro-sinistra al quartiere San Filippo. Testimonianza dell’ottimo rapporto dell’amministrazione con il quartiere.

Marina Picena(altro quartiere dimenticato) in parte boccia l’amministrazione uscente dando al centro-sinistra intorno al 40% in due sezioni, ma in una sezione raggiunge il 48%.

In generale la città sembra non volere il cambiamento che si era percepito in campagna elettorale. Probabilmente i cittadini non hanno avuto fiducia nei candidati che sfidavano lo strapotere Pd. O forse non se la sono sentita di svoltare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

La festa del Pd per celebrare la vittoria in programma alla Corva è rimandata di quindici giorni. Abbiamo capito però che non si vince più a mani basse al primo turno. Ed ora si voterà di nuovo, e questa volta sarà un voto d’approvazione o di disapprovazione nei confronti del modo di agire delle amministrazioni degli ultimi venti anni. Certo, Putzu che si presenta come “nuovo” o “civico” o come “cambiamento” è difficile da accettare, perché per dieci anni ha fatto un’opposizione a dir poco scarsa. Ma questo è quello che c’è: chi vuole dare una svolta al governo della città ha la possibilità di farlo votando Putzu, chi vuole la continuità può votare Franchellucci. Chi non se la sente, può restare a casa. A noi la scelta.

P.s. Sarebbe bello sapere, oltre ai nomi degli assessori, anche i nomi dei finanziatori della campagna elettorale in maniera completa ed esaustiva.

Riccardo Marchionni

Fino al voto ed oltre

Abbiamo iniziato quest’esperienza senza alcuna pretesa, se non quella di animare il dibattito politico-elettorale nell’opinione pubblica cittadina. Eravamo in due, un taccuino ed una telecamera. Poi in tre, si aggiunse una macchina fotografica. Ci siamo ritrovati in cinque, con l’apporto di due penne satiriche, senza nemmeno capir come. E poi ancora photoshoppari, consulenti legali, e tutti i conoscenti e gli amici che ci hanno aiutato in qualche modo a migliorare il nostro lavoro.

Abbiamo cercato di creare dei canali, dei collegamenti tra chi non si sarebbe interessato delle elezioni amministrative e i protagonisti di queste elezioni. Tutto è stato fatto in maniera gratuita, in buona fede, al meglio delle nostre capacità e possibilità.

Il primo traguardo di quest’esperienza è ormai arrivato. È tempo di votare. Ma non pensate che siamo arrivati alla fine. Anzi, il bello comincia proprio adesso. La nuova amministrazione si troverà ad affrontare una situazione per niente semplice. Credo che ora sia importante concentrarsi sulla formazione e sull’operato della giunta e del consiglio che usciranno dalle urne. Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione su ciò che riguarda il nostro comune. Non dobbiamo riaddormentarci in quel sonno quinquennale che prende quasi tutti i cittadini elpidiensi dopo ogni tornata elettorale.

Facciamo sì che insieme alla nuova amministrazione inizi una nuova era a Porto Sant’Elpidio. Fatta di interesse alla cosa pubblica e di partecipazione attiva da parte di tutti. Le intenzioni dei candidati sono unanimi quando si parla di aumentare la partecipazione dei cittadini nelle decisioni dell’amministrazione. Questa campagna elettorale ha aperto un portone: entriamoci!

Noi faremo la nostra parte, voi fate la vostra. Grazie a tutti!

Riccardo Marchionni