E’ polemica per lo stato di degrado in cui versa villa Baruchello. E c’è anche stata una festa.
Bottiglie e bicchieri spaccati, rotto persino un pezzo della staccionata del parcheggio sottostante il centro anziani, ma poi Scotucci si è calmato.
Disappunto anche per il baccano che ha tenuto svegli molti elpidiensi, la musica era così forte che le prostitute chiedevano ai clienti di metterglielo nelle orecchie.
Per non parlare dell’interno della villa dove la gente comprava le pasticche solo per usarle come tappi auricolari.
La reazione di Scotucci appena giunto sul posto
Franchellucci, il sindaco che Pse ricorderà perchè si è sposato, dopo essersi assicurato che le catene fossero ben strette, ha deciso di togliere tutte le deleghe assegnate a Scotucci, che quella mattina aveva persino chiamato una televisione locale per far valere le sue ragioni.
“Le condizioni di degrado della villa rispecchiano quelle del paese, è semplicemente uno schifo” – hanno dichiarato alcuni romeni in via Mameli a Vera tv
Ed infatti non è bastato a riportare la calma l’intervento del buon Vallesi che, dopo aver redarguito il gestore di un locale molto in voga perchè colpevole di essere il gestore di un locale molto in voga, si era subito recato a cantarne 4 al boss dei rumeni coinvolto nell’agguato: “Abbassate il volume delle troie!”
Proprio per questo insuccesso, una settimana fa, in concomitanza con l’ennesima scossa di magnitudo 4.4 che ha fatto tremare le marche, è stato convocato il comitato provinciale per la sicurezza pubblica con questa missiva firmata Nazareno Franchellucci
una misura che ha dato subito i suoi frutti, in questi giorni sulla statale è talmente pieno di militari che sono andato a ricontrollare i risultati del ballottaggio e le prostitute si sono spostate nelle traverse, tranne la bionda dell’angolo della casa cantoniera, legittimata per aver vinto il contest di Post-X.
In molti hanno accusato l’attuale sindaco Franchellucci per la brutta vicenda dello scontro tra papponi sul lungomare. Con i potenti mezzi di Post-it Pse, siamo riusciti a fare una proiezione di come si sarebbe svolta la vicenda con Putzu sindaco.
I militari di pattuglia alla quadrata, appena intercettato il pericolo, hanno prima chiamato i rinforzi con la radio di bordo del Lince, per poi intervenire in prima persona a ristabilire l’ordine. Al primo “alt” dei militari, il primo dei 3 romeni con la spranga è stato subito abbattuto, costringendo gli altri 2 a ripararsi dietro gli alberi dove avevano nascosto le 2 molotov. Il magnaccia vittima dell’agguato, intanto, vedendo il carro armato dei rinforzi arrivare lanciato verso di lui, è partito a razzo in retromarcia travolgendo auto e passanti. Nel frattempo un mezzo anfibio affiorato dal ponticello ha sbarrato l’unica via di uscita degli aggressori che, ormai braccati, hanno iniziato a lanciare molotov in tutte le direzioni, causando numerose esplosioni che hanno ucciso tutti i civili rimasti sul posto prima di perire crivellati dai colpi.
Il bilancio finale della guerriglia è stato di 20 morti: 5 rumeni, 14 elpidiensi ed 1 turista di San Severino, 9 macchine carbonizzate e 60 feriti.
Vittorio Lattanzi
un grazie speciale a Lorenzo Cisbani, Stefano Pisani e Davide Rossi
In occasione della dipartita del vicesindaco nonché assessore ai lavori pubblici Daniele Scotucci, il compagno Remo De Viangalana ha composto un’opera commemorativa.
Ecco il testo integrale.
Una mattina io ho sclerato
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
una mattina io ho sclerato
e ho alzato il polveròn.
O Patti Chiari portami via
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
o Patti Chiari portami via
che mi sento di impazzir.
E se impazzisco quassu alla villa
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
e se impazzisco quassu alla villa
tu non devi farmi uscir
Ma se io esco, da questa giunta
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
Ma se io esco, da questa giunta
tu mi devi candidar
E le genti che penseranno
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
e le genti che penseranno
qua c’e’ l’ombra di Paolon
Questo è il capo del partitone
Scotucci ciao, Scotucci ciao, Scotucci ciao ciao ciao
questo è il capo del partitone
che governa la città
Dilaga la prostituzione lungo la costa fermana. Grazie all’ultimo blitz dei carabinieri di Fermo tra le notti di venerdì e sabato sono state segnalate e allontanate 33 ragazze e tutto questo solo entrando in un centro massaggi cinese.
Porto Sant’Elpidio è una delle città più colpite dal fenomeno, secondo il quadro fornito dall’associazione ‘On the road’ sono così tante che se scendessero dalle auto dei clienti tutte nello stesso istante finiremmo sott’acqua come Atlantide.
Sempre dai dati forniti dall’associazione si calcola che un 15% siano minorenni, a conferma di ciò, l’altro giorno ne ho incontrata una carinissima, minuta, un visetto candido, credo sia salita solo perché ha visto che dietro avevo il seggiolino per i bambini ed il parasole delle Winx; no, lo dico per quelli che mi hanno visto, la verità è che era così giovane che l’ho caricata solo per farla giocare con mia figlia di 2 anni. Lo so, ho un gran cuore, l’ho pagata per non farla prostituire, che c’è? a me non credete?
Si parla di emergenza sanitaria data l’enorme richiesta di aborti e la scarsità di medici non obiettori, ma non c’è da sottovalutare neanche l’emergenza sicurezza, recentissima infatti la notizia di una resa dei conti a colpi di spranghe tra papponi sul lungomare centro con tanto di agguato automobilistico stile american gangster.
Sul posto sono state abbandonate anche due bombe molotov probabilmente perché intimoriti dall’ordinanza che vieta di gironzolare con bottiglie in mano sul lungomare.
Porto Sant’Elpidio ha bisogno di un metodo ecosostenibile e non repressivo come in passato. Per arginare il fenomeno, sulla scia dei finti falchi per allontanare i piccioni a Venezia o come i poliziotti di cartone lungo le strade austriache,
anche noi di Post it PSE, che non siam qui a cuocere la magnanella sulla graticola,
proponiamo alla giunta di adottare il nostro metodo rivoluzionario, non militarizzato ed ecologico per arginare il fenomeno, denominato “Spaventapassere” di cui mostriamo un prototipo
Il metodo consiste nel posizionare sagome di cartone di prostitute e trans lungo la statale partendo da sotto il comune e procedendo gradualmente in ambo le direzioni lungo tutta la statale. Quando quelle ‘vere’ giungeranno sulla strada, vedendo una loro collega posizionata, specie dopo il pestaggio di due prostitute in via Diaz, si sposteranno un pò più giù o più su, senza fare troppe domande. Nel giro di 2 3 mesi si ritroveranno a battere sulla rotonda di Civitanova o all’incrocio delle Paludi senza rendersene conto.
Per rendere tutto più realistico, quando una macchina accosterà, grazie alla speciale pedana in dotazione a mo’ di rastrello calpestato, farà avvicinare la sagoma verso il cliente come per contrattare. Inoltre, l’utilizzatore finale verrà immortalato in una foto che sarà esposta in tutte le parrucchierie e pub del paese.
In alternativa si potrebbe foderare la statale di blocchi di cemento su ambo i lati come suggerisce la foto di copertina.
Comunque non è che nei paesi del fermano con meno prostitute vada meglio
a Pedaso un uomo è stato aggredito con un coltello mentre era intento a riparare una finestra. E’ stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma e spiegargli che stava riparando la finestra di un’altra casa. Mentre a Sant’Elpidio a Mare è stato ritrovato mentre vagava sulla trafficatissima strada Mezzina, disidratato e confuso, un bimbo di tre anni la cui scomparsa non era ancora stata denunciata dai genitori che ora rischiano una denuncia per abbandono di minore. Fortunatamente il piccolo dopo i primi accertamenti è stato dimesso dall’ospedale, sta bene e ora sta tornando a casa a piedi.
Vittorio Lattanzi
Foto in alto pubblicata per gentile concessione di Marialuisa Cortesi
Non sono razzista eppure non li sopporto, con le loro roulotte da cui partono fili con panni appesi in bella vista che si guardano in giro curiosi mentre, con il loro barbecue fumante si apprestano ad imbandire improvvisate tavolate, sporcando indiscriminatamente il nostro territorio da nord a sud e persino sull’ostile fila di alberi sul lungomare davanti alla stazione. E’ incredibile dove riescono a sostare certi camperisti quando gli chiedi di tirar fuori un euro.
Si, ci sono anche i Rom a tenerci compagnia in questa strana estate, e neanche per loro stravedo, o meglio, mi piacciono di piu’ quando si portano dietro il Tagadà o gli autoscontri.
E come di consueto, con il loro arrivo, partono i soliti discorsi; quelli che fanno gli auguri ai dittatori morti che urlano: “rubano, non pagano le tasse, auto di lusso, che vadano a lavorare, benzina” Ma chi assumerebbe un rom? Non certo io. Quindi per qualche meccanismo perverso siamo noi stessi che li manteniamo in questo stato? e siamo sicuri che i rom abbiano dei buoni motivi per entrare a far parte di un sistema di cui ci lamentiamo ogni giorno?
Poi i compassionevoli radical chic che rompono il cazzo a quelli che fanno gli auguri ai dittatori morti rispondono: “L’integrazione deve partire dalle basi, la formazione dell’individuo, distinguiamo i rom dai rumeni, la grande cultura Sinti, Moni Ovadia”
A questi invece racconto un episodio: torno a casa, salgo le scale a memoria, stavo cercando un numero sul cellulare e passai distrattamente davanti alla finestra spalancata del pianerottolo del primo piano, ad un certo punto la nostra badante rumena mi fa: “Chiudi tutto che sono arrivati gli zingari, è pieno non hai visto?” ed ho subito obbedito, poi ho riflettuto. Non è un problema di integrazione, anzi, quando uno straniero diventa razzista nei confronti di altre minoranze significa che il processo d’integrazione a Porto Sant’Elpidio sta avvenendo nel miglior modo possibile.
Nel frattempo fa discutere l’ordinanza del Sindaco Franchellucci nella notte di Ferragosto che prevede, ad eccezione dei camperisti, il divieto di bivaccare su potenziali lotti edificabili lungo tutto il litorale, con multe cosi’ salate che quasi conviene essere beccato a caricare una mignotta contromano di notte a fari spenti.
Saranno 2 le pattuglie impiegate di vigili urbani pronte a sequestrarvi il fuoco,
e che senza sosta, pattuglieranno il lungomare per ridurre al minimo il rischio di bottiglie spaccate sparse sulla spiaggia che un domani potrebbero ferire un costruttore avventato. L’obiettivo è anche quello di evitare il via-vai di ambulanze che tristemente intervalla le notti di ferragosto raccogliendo ragazzini alle prime armi, in preda a crisi d’astinenza da facebook.
Divieto su tutto il territorio anche per i fuochi liberi persino davanti alla Ex Fim dove c’è cosi’ poca spiaggia che l’anno scorso ho scambiato un falò per un funerale vichingo.
I vigili si sono detti entusiasti dell’iniziativa:”Meglio dell’Autovelox” mentre è sul web che monta la protesta degli elpidiensi, gente che come me, ha passato tutte le notti di ferragosto stazionata sotto uno chalet ad ubriacarsi non puo’ essere di punto in bianco obbligata a farlo. Molti gli hanno dato del ‘fascista’ altri del ‘vecchio’ ma in entrambe i casi ha risposto: “Grazie, troppo gentili”
Il bello, è che di tutti noi che critichiamo quest’ordinanza, nessuno dovrà accendere un fuoco o stare piu’ di 1 ora in spiaggia, ma ci indignamo lo stesso, forse perche’ vedere ragazzini alle prese con un falo’ intorno ad una chitarra è bello perchè per qualche istante ci fa ricordare i bei tempi o forse perchè anche le cose piu’ scontate, quando imposte, diventano opprimenti ed odiose.
“Nazzarè, gia’ stemo sfigati che
facemo ferragosto quajo lu portu
non ce lo fa pesà pure tu”
Paura nella notte per il terremoto del 4.9° della scala Richter, che ha colpito le Marche e che ha visto come epicentro la costa di Numana. Fortunatamente non si registrano danni o megaconcerti di beneficenza. La scossa è stata avvertita nitidamente anche a Porto Sant’Elpidio ed è stata talmente forte che gran parte delle mignotte si sono subito riversate in casa.
Tutti si sono messi subito all’opera per rassicurare i migliaia di turisti presenti sul territorio elpidiense: “Tranquilli, le nostre troie sono antisismiche”,
pare invece che nessun piccolo crollo sia riuscito a migliorare l’ex Fim.
In molti dopo la scossa delle 3,32 hanno trascorso la notte fuori o in macchina, come ogni sabato sera, ma le prime immagini diffuse sul web e tv di turisti che si affrettavano ad abbandonare anzitempo alberghi e case vacanza hanno gettato nel caos la popolazione locale, che ha preso d’assalto i centralini chiedendo terrorizzata: “Ma davvero Mario Monti è in vacanza a Porto Recanati?!”
L’ex Premier infatti si trovava proprio nella rinomata località balneare, famosa per l’Hotel House ed il parcheggio del Green Leaves, è corso in strada in piena notte, svegliato dalla scossa, e a caldo ha sentenziato: “La casa fissa è monotona”.
Intanto, il governatore regionale Gian Mario Spacca ha dichiarato “La nostra comunità è abituata e solida rispetto a questo tipo di fenomeni. Da noi la terra trema frequentemente. In questa stagione, i fenomeni si sono manifestati in quattro aree delle Marche, ogni anno accade così, tanto che stiamo lottando per ottenere la denominazione di origine controllata D.O.C.G. per i nostri terremoti e scosse di assestamento”. Ed ha concluso “La situazione è sotto controllo”, prima di rientrare nella sua tenda delle Winx in giardino.
Filippo Giardina, com’è nata l’idea di Satiriasi e soprattutto come mai hai voluto portare la stand-up comedy in Italia?
Mah, per sentirmi meno solo! cominciato tutto vedendo Lenny, film che mi ha rovinato la vita; allora ho pensato che fosse possibile. È partito prima un progetto che si chiamava Non rassegnata stampa nel 2006, per due anni mi sono chiuso in cantina con Mauro Fratini. Poi non è andata bene a fronte culo esagerato; poi ho pensato che servisse un gruppo più ampio. Quindi ho fatto un pó il talebano, ho scritto un manifesto di regole che sono state accettate da tutti. Da quattro anni, il prossimo sarà il quinto, lavoriamo alacremente sulla comicità, sul senso della comicità, sulla tecnica: soprattutto scriviamo a rotta di collo.
L’esperienza televisiva che hai avuto recentemente con il programma #Aggratis, come l’hai vissuta e come mai ti abbiamo visto in così poche puntate?
L’ho vissuta come una grande emozione perché sono stato chiamato dal capo di questo programma, che mi ha detto: «Porteremo la stand-up comedy in Italia, sarà una trasmissione costruita su Satiriasi, sarete voi al centro del programma». Poi piano piano è stato tolto tutto. Dalla prima puntata che facevamo circa una cinquantina di minuti, siamo passati a venti della seconda e alla quarta mi hanno detto: «Dovreste fare tre comici su sei…», ho detto che forse sarebbe stato meglio finirla li. Ma non è nemmeno colpa loro. Noi in fin dei conti siamo prostituiti perché dall’inizio abbiamo ceduto, purtroppo mi sono reso conto che la televisione ti fa cedere sempre di più. Abbiamo conosciuto il nemico e adesso non ci fregano più.
Il pubblico italiano credi che sia pronto ad ascoltare i messaggi di questo tipo di satira?
No. Assolutamente no. Il dramma non è tanto la televisione, non è tanto la mancanza di comici. Il dramma è proprio il pubblico; secondo me l’ironia è morta in Italia. E quindi bisognerebbe fare non so nemmeno che cosa, siamo rimasti agli anni ottanta. Non c’è possibilità di avere successo adesso, l’unica possibilità è farsi odiare e insultare. Infatti l’anno prossimo stiamo pensando a qualcosa per promuovere Satiriasi; perché tanto la gente non ti capisce, non ha termini di paragone e quindi non apprezzerà mai. Poi se un giorno dovessimo andare di moda allora ci sarà tanta gente che non capisce un cazzo che farà finta di dire: «Ah si sono fighi!», ma non ci capiscono, sono tutti permalosi, aprono tutti bocca: Facebook è lo specchio dell’Italia. Se venticinque milioni di persone pensano di avere qualcosa da dire ma non ce l’hanno, perché se uno lavora dieci ore al giorno, otto dorme, poi deve andare in palestra, comprarsi vestiti, probabilmente non ha elaborato un pensiero; però, il sistema gli ha dato illusione che il suo pensiero possa essere interessante e valido. Se vogliamo dare un messaggio pubblico: non lo è. Molti di voi sono nati pubblico e moriranno pubblico.
Parlaci del tuo spettacolo, di come lo hai scritto e da cosa hai tratto ispirazione. Considerando che sarà il numero sette…
Il collezionista di spettacoli! Niente vedendo Lenny c’è una bella scena nel film in cui lui litiga con la moglie e poi si vede lo stacco, lui sul palco che fa un pezzo sui rapporti di coppia. Io penso che sia quella la chiave per evitare di dire banalità, dal particolare all’universale. Cercare di trovare ambiti, aspetti, pensieri della propria vita che abbiano una rilevanza collettiva. Mentre molto spesso la satira è stata fraintesa perché con l’entrata in campo di Berlusconi si è creata comunque un’emergenza, e gli autori satirici hanno smesso di fare satira e hanno iniziato a fare contestazione politica. Questo ha snaturato il senso stesso di Satira che è comunque un gioco, un divertimento, una critica verso qualcosa. Prima parlavamo del pubblico che non ci capisce, perché? Perché quelli diciamo di destra non ci capiscono, quelli di sinistra penserebbero che noi siamo di destra. Se io dico frocio, a me non frega un cazzo, farei un pezzo contro froci solo per dire che siamo nel 2013 e non si può andare avanti con gli uomini, le donne, i transessuali, si dovrebbe iniziare a parlare di diritti della persona; però se evocassi la parola frocio si scatenerebbero quelli che direbbero omofobo, che mi darebbero del Giovanardi. Quindi è una battaglia persa.
Questo è importante, un mantra per chi si avvicina al mondo satirico. Luttazzi ha creato un equivoco gigantesco, non è che non ci siano limiti alla satira. È che, entrando una persona, mettendoci nome e cognome, quindi scordatevi le battute online; le battute sono fascistoidi, qualsiasi forma di battuta, estrapolata dal contesto, rischia di essere una banalizzazione di un concetto più ampio. Quindi raramente una battuta può essere satirica. Può essere comica, divertente, ben scritta ma quasi mai è satirica. L’errore di Luttazzi è che ha detto che ci sono limiti alla satira. In realtà la satira è limitata dall’autore. Se io ho perso mio figlio perché me l’ha ucciso un pedofilo, e io vado a fare battute sui pedofili, anche gravissime, io pago un prezzo; nel senso che ci metto la faccia e lo faccio per esorcizzare un dramma, un dolore. Il problema è invece che adesso sono tutti concentrati sulla tecnica della satira, che è totalmente disgiunta dal cuore, dall’arta. Come se un chitarrista iniziasse a dare due battute sulle corde, non sarebbe il più bravo del mondo. Poi che cazzo ne so Bob Dylan fa tre accordi ed è il più figo di tutti. Lo stesso vale per la satira.
Two Headed Baby di Stanhope è decontestualizzato. Perché lui lo fa all’interno di uno spettacolo di un’ora e lui è un disperato, trasuda il suo essere un perdente e uno sconfitto. E soprattutto, per fare un esempio, lui durante uno spettacolo usa più di venti volte la parola feggot, che è frocio in maniera molto brutta, e poi ad un certo punto si ferma e dice: «Halt! A me non frega niente, se c’è qualche amico frocio io gli farei un pompino adesso!». Cioè lui dice mi diverte la parola, non manda un messaggio razzista; e se l’avesse voluto mandare cazzi suoi, non esiste qualcuno che decide cosa è satira e cosa no. Prima di tutto bisogna far ridere. Poi bisogna vedere come, è il pubblico che dovrebbe dire se fai satira o no.
Domanda da mille punti. Satiriasi pensi che sia uscita con le ossa rotte dall’avventura televisiva?
Satiriasi non è uscita con le ossa rotte perché nasce, esageriamo, come un movimento culturale. Vuole ripristinare il concetto che si deve poter ridere di tutto. La satira o comunque la comicità più controversa, nasce nei paesi che sono in difficoltà economica. Stanhope diceva che difficilmente avrebbe fatto uno spettacolo alle Hawaii perché la gente li è già felice; lui andava a New York. L’Italia è triste quanto New York, quanto Londra, ma da venticinque anni vive sotto una cappa. Prima si pensava fosse una cappa religiosa, in realtà è proprio una cappa culturale. Credo che Berlusconi e tutte le persone che sono andate contro di lui hanno creato un’eccezione mondiale, solo in Italia poteva prendere il 30% un partito che dice mandiamoli tutti a casa. Non credo in nessun’altra parte del mondo sarebbe successo.
Ingoio o Facial?
È difficile rispondere a una domanda del genere. No ma io ci tenevo a mandare questo messaggio: un giorno arriveranno i bocchini! Quest’idea, questa pioggia, come fosse un film surreale; immagina che bello, tutte donne e uomini, che piovono bocchini. Quello sarebbe il nostro successo, non i soldi, non la critica che non esiste. A proposito! Un attentato ad Aldo Grasso lo vogliamo fare?! Sono trent’anni che quest’uomo dispone…a Fiorello a…mandatelo a casa, ecco. Invece di mandare a casa i politici mandiamo a casa Aldo Grasso! Singole persone vanno mandate a casa.
Pescato un cinghiale in mare a Porto Sant’Elpidio. Ma è niente se pensate che a Visso un cacciatore ha abbattuto uno stormo di calamari.
All’inizio si pensava che la vittima avesse occupato il “marciapiede sbagliato” invece, molto probabilmente, l’animale, ferito, è stato travolto di sorpresa dalla corrente del fiume e poi trascinato giù sino alla spiaggia senza dargli il tempo di procurarsi un’adeguata crema protettiva solare.
Sul corpo del cinghiale è ben visibile la ferita d’arma da fuoco che lo ha colpito, il povero animale è morto poco dopo tra atroci sofferenze, dopo essersi abbeverato nei pressi del fosso di Castellano.
E’ stato ripescato in acqua senza vita nel primo pomeriggio, eppure lo sanno tutti che non bisogna fare il bagno, prima delle 4.
Mancavano ancora 48ore al primo consulto della nuova giunta, in molti speravano che il lugubre evento potesse ravvivare un consiglio comunale, ma si sbagliavano. Infatti è caos nel comune dopo il clamoroso ripescaggio. Il peso, oltre un quintale, ha complicato non poco le operazioni per la sistemazione, ma alla fine comunque è stato eletto presidente del consiglio comunale.
Il corpo dell’animale invece, è rimasto per tutto il giorno adagiato sulla riva tra l’indifferenza degli altri cinghiali in spiaggia.
Mentre i mezzi di informazione locali continuano a prelevare foto da Post-It PSE senza neanche un grazie, il Corriere Adriatico, famelico di carcasse, si è fiondato con puntualità elvetica sulla notizia come nel caso del mattatoio di Ripatransone (con tanto di foto del Sindaco che brinda a champagne in mezzo ad un lago di sangue, carcasse di bovini e per coerenza, l’articolo di un macellaio) o come i 10mila auguri di compleanno a Mauro Tosoni ed ha trovato il tempo di intervistare l’assessore Vallesi che ha puntualizzato che lo smaltimento di un cinghiale deve essere affidato ad una società specializzata e non nell’umido, come quando lo trovi morto dentro un piatto di pappardelle. Per questo, durante il consiglio comunale, lo stesso Vallesi è stato elogiato da Putzu: “Non fa parte del mio partito”.
Ma la notizia della settimana è senza dubbio il giovane sangiorgese beccato a masturbarsi davanti al parco sul lungomare di Porto Sant’Elpidio.
I genitori dei bambini presenti hanno subito avvisato le forze dell’ordine che lo hanno bloccato, il giovane poi ha cercato di giustificare il suo gesto: “Bambini??? Scusate, credevo fossero nani!”.
Però d’altronde come biasimarlo? Neanche io riuscirei a masturbarmi avendo davanti il lungomare di Porto San Giorgio.
Vittorio Lattanzi
Grazie ad Andrea Michielotto ed Augusto Rasori di Acido Lattico/Lercio
Un’informale Flavio Oreglio quello che nella giornata di ieri è stato partecipe, presso il palazzo del Municipio, dell’iniziativa della Controra di Musicultura: “La vera storia del cabaret”. Il libro, pubblicato a fine 2012 da Garzanti, scritto insieme a Giangilberto Monti, che narra la cronistoria del cabaret, della sua nascita e dell’approdo nel Bel Paese.
“L’idea a cui viene associato il termine cabaret in Italia è sbagliata. Si pensa che sia valida l’equazione cabaret = comicità. La comicità è un concetto molto ampio e sicuramente una parte di essa (soprattutto quella di stampo satirico-umoristico) passa anche attraverso il cabaret, ma credere che tutta la comicità sia cabaret è come pensare che tutto ciò che si mangia sia caviale. Quello che viene propinato è varietà, avanspettacolo e animazione da villaggio generi di tutto rispetto (se fatti bene) ma che assolutamente non hanno niente a che fare con il cabaret che è fatto si di satira e umorismo, come già detto, ma anche e soprattutto di poesia e canzone d’autore”. Un percorso di vita, di storie vissute tra le due sponde della Senna, ma anche, e soprattutto, della svolta italiana dei futuristi, del genio-folle degli artisti italiani del periodo postbellico.
Partiamo dall’inizio. Dall’incontro tra un giornalista, poeta, Émile Goudeau, e un pittore scapestrato, Rodolphe Salis. Siamo nella Parigi del XIX secolo, in piena Belle Époque, i caf’conc o cafè chantant (spettacoli di piccole rappresentazioni teatrali e arte varia, durante i quali si beveva e mangiava) sono al massimo splendore. Goudeau era il leader degli Hydropahtes (colui che l’acqua rende malato) uno dei più noti circoli letterari parigini, contava più di settanta membri che si esibivano declamando poesie e testi di prosa. Salis invece, capendo di essere poco avvezzo alla pittura, si reinventa imprenditore e decide di aprire un locale, che diventerà famoso come Le Chat Noir. Infatti, il nostro sfigatissimo artista, era un frequentatore dell’ambiente impressionista e il suo locale, aperto a pochi passi da quello arredato proprio degli impressionisti, sfoggiava la stessa visione stilistica. Ma Salis voleva di più, qualcosa di innovativo, e reclutò l’intera compagnia degli Idropatici. Fu lui l’inventore del Cabret, dove vi racchiuse: poesia, satira, nuovi linguaggi e musica d’autore.
“Una differenza abissale tra la satira e il varietà, era che quest’ultima nasce sotto il controllo della polizia, un’arma distrazione di massa, doveva far ridere in poco tempo senza che avvenisse nessuna riflessione nel singolo – afferma Oreglio e continua – In Italia parallelamente avevamo avuto una buona idea con il movimento della Scapigliatura, ma come spesso accade nel nostro paese, non ci siamo presi sul serio”. Il più grande fallimento italiano, secondo il cabarettista, è stato il Futurismo. Perché fu Filippo Tomasso Marinetti, leader dei futuristi, il nostro Salis. Anche se quest’ultimi si rifanno al varietà rispetto al cabaret, lo stravolgono, apportando profonde modifiche e lo fanno diventare teatro futurista, con elementi molto simili al cabaret.
Durante il fascismo (il quale come il nazismo e altre dittatura, censuravano il cabaret ed esaltavano il varietà) Mussolini propose ai teatri di diventare cinematografi. Cosi che chi non accettò tale proposta si ritrovò a combattere la concorrenza delle pellicole. Le compagnie teatrali più facoltose portarono il varietà all’eccesso, creando la rivista, un modello sontuoso e stupefacente del predecessore. Mentre le compagnie povere seguirono il percorso opposto, spostandosi verso il minimalismo, crearono quello che verrà poi chiamato avanspettacolo (genere di pochi minuti dove i comici intrattenevano il pubblico prima dell’esposizione cinematografica). Di questa scuola faranno parte Totò, Sordi, Magnani ecc. Nel periodo postbellico invece, a Roma, Franca Valeri (ospite domenica a Macerata), Alberto Bonucci, Vittorio Caprioli, reintroducono il cabaret con il teatro dei Gobbi, con testi surreali per lo più fuoriusciti dalla mente geniale dell’artista romana. Parallelamente, a Milano, presso il Piccolo Teatro, il gruppo Fò, Durano, Parenti, portano avanti la loro idea di teatro e cabaret con spettacoli visionari come Dito nell’occhio e Sani da legare. Anche Genova è foriera di artisti, laboratorio di sperimentazione, come il locale Borsa di Arlecchino, dove si esibivano Paolo Villaggio, Fabrizio De André e Carmelo Bene.
“Il mito del Derby Club dei primi anni settanta, che assurge a locale simbolo del cabaret italiano, va un pó smitizzato perché ha passato dei periodi ambigui alternando direttori che hanno fatto varietà e direttori che hanno fatto cabaret. Questo fino alla fine degli anni sessanta, quando Enzo Jannacci entrò nel Derby con il “Gruppo Motore”, Cochi e Renato, Lino Toffolo, Felice Andreasi. Questa – continua Oreglio – è l’ultima generazione, che in quegli anni faceva ancora cabaret. Poi si è passati, sempre al derby ad un altro tipo di comicità, quasi identica al varietà”. Complice anche il cambiamento culturale dell’epoca e l’esplosione delle televisioni commerciali che puntavano a fare business con la comicità. L’esempio più lampante è la trasmissione Drive In; ed è proprio questo tipo di varietà che distorce il pensiero comune per cui questo tipo di comicità sia cabaret. “Abbiamo la distruzione della semantica. Quando una trasmissione ha una durata lunga nel tempo, ad esempio vent’anni, significa che non da fastidio a nessuno, mentre il cabaret è una denuncia al potere e alla società. Da questo punto di vista anche Zelig, trasmissione alla quale io ho partecipato fino al 2005, era nata sotto questo segno, denunciare il sistema. All’inizio ci è riuscita, anche nei primi anni di televisione, quando ancora era in seconda serata. Poi c’è stato il passaggio alla prima serata, cercando di fare una comicità per famiglie, e in Italia questo significa la fine del cabaret, perché si innesca una censura indiretta che passa sotto la forma del seguente trucco: questa cosa non funziona, io non la farei. Facendo passare la censura per controllo o sottolineatura artistica. Per questo ho lasciato Zelig, che si è rivelato un altro buco nell’acqua, venendo meno alla sua intenzione iniziale”.
1) Giorgio Montanini, comico, attore, doppiatore, dottore in comunicazione, perito chimico, com’è cambiato il tuo mondo dopo il “salto” in Rai o ancora cerchi di fabbricare bombe artigianali?
Il mio mondo non è cambiato per niente dopo il salto in Rai. Perché li come ci sono andato ritorno qui; è un piccolo salto di qualità, ma soltanto mediatico perché sei visto da più persone. Riguardo la qualità artistica quella si perde in Rai, quindi un passo in avanti perché una puntata in televisione è vista da cinquecento mila persone, mentre per raggiungere quella cifra mi ci vorrebbero venti anni di teatri tutti pieni. Un’esperienza importante ma relativa. #Aggratis! È una trasmissione che era partita con un’idea, forte, di portare la Stand-up comedy in Italia, cosa che noi facciamo nei locali ma in televisione non c’era mai stata. Ma come è partita è fallita subito perché non è stata recepita immediatamente né dalla Rai né dalla produzione, e quindi siamo rimasti come i dieci piccoli indiani, sempre di meno finché siamo rimasti io e Pietro Sparacino. Per fare la rivoluzione prima fai tante battaglie, le perdi, e poi piano piano arrivi a quella finale e la vinci.
2) Usando un’estensione morfologica, meglio fica o topa?
Questa della fica e la topa è assurda; quando si dice che questo paese è allo sfascio mica si vede dalla crisi economica, si vede da quanto sta indietro da un punto di vista culturale. Noi siamo un paese che sta veramente messo male. Se tu pensi che in televisione a mezzanotte non si può dire fica, capisci che la televisione non recepisce quello che è la realtà. Sessant’anni fa dire questa parola magari era rivoluzionario, per usare un termine abusato, oggi rischi di diventare già vecchio. Il fatto che non si possa dire è l’esempio lampante che un paese è arretrato culturalmente. Se loro considerano topa un termine più elegante, quando nessuno lo dice, forse in Toscana, secondo me è molto più volgare nell’accezione negativa, io che della volgarità faccio un cavallo di battaglia, volgarità da vulgus, linguaggio del popolo, che io cerco di riportare in maniera schietta e immediata, li non è permesso.
3) La stand-up comedy riesce ad infrangere le barriere in Italia? Data la tua esperienza sul campo, credi che gli italiani siano pronti a ridere delle proprie perversioni?
Io penso di si. La satira comunque infrange dei tabù, finché ci sono è giusto che esista la satira; quando questi tabù saranno ormai infranti non ci sarà più bisogno di parlare di certe cose. L’Italia è pronta da trent’anni, stiamo in ritardo. Tutto quello che noi facciamo adesso in America avviene da cinquant’anni. Siamo stracotti per essere pronti a fare un esperimento del genere. Ho fatto il mio spettacolo vietato ai minori, satirico, da Milano, Bergamo, Vicenza, centro Italia fino a Catania, dovunque sono stato nel 80-90% dei casi la gente che sapeva cosa andava a vedere si è divertita. Chi fa televisione, dirigenti ecc., non è al passo con quelle che sono le esigenze di una parte considerevole de pubblico. Perché noi possiamo anche essere una nicchia rispetto quello che può coprire la comicità nazional popolare, ad esempio Vanzina, Brignano, Siani; saremo sicuramente una nicchia ma di qualche milione di persone secondo me, quindi un programma televisivo ci starebbe perfettamente, teatri tutti pieni, quindi si prontissimi.
Manca una visione dell’offerta?
Si, manca qualcuno che si prenda la responsabilità, noi lo facciamo già sul palco; la devono prendere qualcuno che decide di fare qualcosa di diverso. La comicità in Italia è morta. Non è che me ne sono accorto io, quale programma comico oggi fa ridere? Ma non perché facciamo comicità solo noi, non è questo, ma quando tu hai fatto comicità per trent’anni sempre sulle stesse cose, su luoghi comuni, su tormentoni, fai ridere una volta, due, tre, poi diventa stantia quel tipo di comicità. Se Zelig chiude un motivo c’è. Questo la dice lunga sul livello della comicità in Italia.
Non potrebbe essere legato al controllo della politica, in questo caso la Rai, nei confronti della dirigenza?
Non so quanto la politica interverrebbe, ma sicuramente accadrebbe nella misura in cui tu riesci a fare certe cose; ad esempio disturbi qualcuno in televisione, ti arrivano diecimila mail di protesta perché insulti il papa, per dire una cosa, e allora qualcuno interviene. Ma se non interviene nessuno è perché tu non hai fatto una provocazione. La comicità è una tra le forme d’arte più nobili e ogni forma d’arte è rivoluzionaria in se. Se tu proponi cose a livello comico che non siano rivoluzionare da nessun punto di vista, facendoti rilassare sui tuoi luoghi comuni invece che sconvolgerti, lasciandoti di stucco, è una comicità reazionaria, funzionale al sistema. Dire che la donna pensa solo ai vistiti, che non ha mai voglia di fare sesso invece l’uomo è sempre arrapato, e che a Roma c’è il traffico, è una cosa che strappa una risata vuota ma lascia il tempo che trova. Secondo me uno che sale su un palco deve avere almeno qualcosa da dire, poi una volta che sai questa la puoi mettere anche in forma comica, o pittorica, o cinematografica, poi la forma d’arte la scegli tu. Non mi voglio definire un artista perché mi repelle che qualcuno mi definisca così, però bisogna capire da che parte stiamo andando. Si deve continuare con una comicità fatta di tormentoni che non dicono un cazzo o si può fare qualcosa che sconvolga positivamente lo spettatore?
Io parlo sempre della catarsi nel mio spettacolo, la funzione principale del teatro, la forza purificatrice che l’artista riesce a darti a te spettatore perché i vuoti e le paure della vita quotidiana le rivivi in una situazione protetta. Non ha senso dire una cosa se tutti la pensano a quel modo, peggio se è un luogo comune. Noi siamo un pó dei pionieri in Italia; perché le persone in televisione ci vedevano come degli alieni. La gente dice: “ho voglia di sentirlo?”. Tanti no ma moltissimi si.
“Martellate” contro “Martellone”?
Ah ah ah, ma è bello prendere a martellate le cose! Se tu lo fai rompi il guscio ed esce fuori una parte che tu non conoscevi. Questo fa la satira. Guarda la stessa cosa che guardi tu e guarda lui, ma lo fa da un punto di vista diverso. “The Dark Side of the Moon”. La parte oscura della luna; noi guardiamo una cosa da dove nessuno ha voglia di andare a vedere, o ha paura di andare a vedere. Quindi dire quelle cose in pubblico che tu avresti paura di tirare fuori, sentire qualcuno che te le spara sulla faccia, ti lascia un attimo perplesso, colpito. Questa è la funzione della satira, rompere gli schemi.
4) Secondo te c’è un mezzo per distinguere cos’è satira da cosa da cosa cerca di esserlo?
C’è il rischio di salire su un piedistallo dicendo che c’è un mezzo per distinguerla. Quello che penso io, ad esempio parlare di Berlusconi adesso, tutti sanno quello che ha fatto, sia chi lo vota che chi non lo vota. Questo è l’esempio più lampante, ce ne sono molti altri. Quindi che senso ha dire su un palco che Berlusconi probabilmente era colluso con la mafia, che è un puttaniere, un dittatore venuto in Italia pensando di fare la Repubblica delle Banane, ci occorre che lo dica io? Lo sanno tutti. Se stupra un bambino stasera e si ritrova un video che lo riprende, ci sarà chi dirà no non è vero è stato montano ad arte, è stato adescato, e ci sarà chi dirà basta di questo paese io me ne vado all’estero. È stupido.
Io sono molto più curioso di indagare su chi e perché si va a votare. Forse la democrazia è un sistema superato? Questo mi interessa. Perché se non c’è gente preparata ad accettarla, come nei momenti peggiore di un paese, quando c’è crisi economica, arretrato culturalmente, si trova male, difficilmente fa una rivoluzione democratica culturale, di solito fa una svolta reazionaria-autoritaria, fascismo e nazismo. Siamo in un momento in cui potrebbe tranquillamente avvenire una svolta autoritaria. Ecco, da questo punto di vista Beppe Grillo l’unica cosa “positiva” che ha fatto è intercettare voti che probabilmente sarebbero andati all’estrema destra; perché lui ha delle pulsioni estremiste. Lui vent’anni fa era uno che quando saliva sul palco tutti temevano cosa potesse dire, perché aveva dei connotati satirici molto forti. Adesso è uno che è salito sul piedistallo pontificando, dicendo cosa è giusto, cosa è sbagliato. Chi fa satira si sporca le mani di merda più di quelli che denuncia in quel momento; secondo me il pubblico non deve sentirsi accusato o indottrinato. Dovrebbe dire: “vedi, questo qui si mette in gioco per raccontarci una cosa e non è migliore di quello che racconta”. Perché io non sono migliore di quello che racconto dato che prima di tutto è già passato attraverso le mie esperienze.
Io che odio Brignano, anche dal punto di vista personale, lo trovo una persona scorretta artisticamente, come Siani per citarne un altro, è di cattivo gusto, non onesto intellettualmente. Chi sale su un palco non dovrebbe essere mai un paraculo, non dovrebbe essere disonesto intellettualmente nei confronti delle persone che hai davanti. Io mi posso permettere di dirlo perché non sono nessuno, lui è uno da cinquantamila euro a serata che riempie la curva sud del Napoli; e io quando vedo trentamila persone che osannano una persona mi viene in mente più il saluto romano piuttosto che un comico. Detesto chi sceglie la via più facile.
5) Adesso stai lavorando a qualcosa?
Si ho appena fatto l’anteprima del mio terzo monologo satirico in tre anni; diciamo che nonostante tutto mi sono mantenuto abbastanza prolifico. Per questo devo anche ringraziare Satiriasi (n.d.r. il progetto ideato da Filippo Giardina che racchiude spettacoli di Stand-up comedy V.M. 18) perché li noi dobbiamo lavorare come bestie per sei mesi e a fine anno ti ritrovi con un monologo praticamente pronto. Adesso ho fatto due giorni di anteprima e lo spettacolo è andato praticamente bene. Sono soddisfatto perché comunque non sai se è meglio questo di adesso o quello di prima, sono cose diverse, forme di provocazione diverse. Quello precedente era più senza speranza, più cupo, dove la razza umana ne esce distrutta. Questo c’è forse più speranza per le persone. Non lo so sinceramente, io mi diverto anche più del pubblico a volte. Speriamo vada bene com’è andato il precedente.
Ormai tutti conosciamo la generosità di Andrea Putzu, l’abbiamo apprezzata in questa campagna dove ha lavorato benissimo e tantissimo. Ma purtroppo, in tutto questo trambusto elettorale Andrea si è dimenticato di qualcuno.
In esclusiva per Post-it la lettera del piccolo Abebe, il bambino adottato a distanza da Putzu
Caro Vabbo a distanza
So che a te non piace farlo sapere in giro che ti prendi cura di me, come hai scritto anche sul tuo sito, ma un soldato dell’Onu, che pattugliava il pozzo a 6km da casa dove prendo quotidianamente l’acqua, mi ha fatto usare il suo cellulare in cambio di informazioni sull’attuale posizione delle milizie ribelli, cosi’ ho provato a cercarti su facebook, ma non sapendo scrivere bene il tuo cognome ho scritto a Post-it nella speranza che tu potessi leggermi.
E’ un po’ di tempo che non riesco a contattarti, sono molto preoccupato per te. Purtroppo nel villaggio c’e’ un solo telefono. Io tutti i giorni faccio 2 ore di fila sotto il sole per sapere come stai, ma poi quando faccio il tuo numero è sempre occupato.
è rotto per caso?
Ho anche provato a scriverti una cartolina ma come risposta mi è arrivato il programma dell’Alternativa, certo, avrei preferito tue notizie, ma comunque ora sono l’unico della tribù che puo’ permettersi un poster in camera.
Approposito Vabbo ho visto che vuoi chiamare l’esercito, ma sai che li ribelli m’ha insegnato a usà li fucili d’assalto?
Un AK47 lu monto e lu smonto co 40 secondi, ce penso io a le meretrici vabbo. Che poi, se mi volessi stabilire li, per le case popolari posso partecipare alla graduatoria d’assegnazione con gli italiani?
Volevo ringraziarti anche per le 2 maglie della Juventus che mi hai spedito: con quella di Dino Baggio ce so fatto la cresima, lo so, con la panza gonfia che me ritrovo e la maglia originale sembravo Ricky de Tuccio! Invece con l’altra abbiamo battezzato il mio fratellino, il piccolo Dosso, (figlio di mamma e di un gruppo di soldati) solo che pareva Orko de li Masters con quella de Tacchinardi.
Scusa per il mio italiano ma Suor Maria, la maestra, è un po’ rincojonita, c’ha l’alzheimer e ci fa la stessa lezione da piu’ di 2 mesi ormai, pero’ ogni tanto rraccapezza e mi ha spiegato che sei una persona importante e che ti sei candidato per diventare il capotribù del tuo villaggio ma che purtroppo hai perso, cosi’ me so impaurito, ma poi mi sono ricordato che voi siete una grande democrazia e mi sono tranquillizzato, perchè qua chi perde le elezioni o lascia il paese o gli tagliano la testa.
Ora vabbo ti saluto che tra poco inizia il coprifuoco, ma sappi che capisco che le tue intenzioni sono buone quando dici P.S.Elpidio prima di tutto, perche’ tanto lo so che nel tuo cuore vengo prima io.